INTERVISTA a PAOLA FOLLI: “è arrivato il momento di salire su un palco importante per far sentire me stessa”

PAOLAFOLLI

All Music Italia vi propone oggi un’intervista a Paola Folli, cantante di grande talento ed esperienza, una grande voce abbinata ad un volto reso noto da una lunga e varia serie di esperienze musicali. In questa lunga chiacchierata Paola ci racconta il suo percorso, partito con il featuring con gli Articolo 31 in  Domani e proseguito con un esperienza a Sanremo nel 1998, oltre che con numerose collaborazioni, su tutte quella lunghissima con Elio e le Storie Tese, sino al prestigioso ruolo di Vocal coach nel talent show X-Factor. Un percorso artistico e umano che ora la vede arrivare ad una tappa cruciale, un nuovo disco in arrivo, anticipato dal singolo Woodstock (cover del brano di Joni Mitchell), con il quale si auspica di avere l’opportunità di salire su un grande palco come quello del Festival di Sanremo, per dare ancora maggior risalto al progetto discografico che la vedrà unica protagonista con la sua voce e la sua musica. Un’intervista nella quale ci racconta dei nuovi progetti e dei grandi artisti con i quali ha collaborato, oltre che dell’esperienza a XFactor, parlandoci dei vincitori degli ultimi anni e dei giudici dei talent show più amato d’Italia.

Benvenuta Paola, su All Music Italia, abbiamo appena presentato la tua nuova versione remix, di Woodstock, la cover di Joni Mitchell che hai realizzato a maggio e che vuole essere un omaggio ad un gran bel mondo musicale anni ’70, cosa ti ha spinto in questa direzione e cosa ti ha conquistato della musica di quel periodo?

Frequentando musicisti più grandi di me e molto bravi, pur essendo molto giovane mi sono avvicinata presto al mondo della musica anni ‘70, una vera fortuna dato che poi gli anni ’80 – a parte rari casi – non hanno regalato un altissimo livello musicale. Io sono vicina a quel periodo perché da li sono uscite musica e idee straordinarie, tutte cose molto nuove che pur ascoltate adesso restano estremamente moderne: il testo di Woodstock ne è l’esempio, potrebbe essere stata scritta ieri, purtroppo tratta argomenti molto attuali come la guerra e il conseguente desiderio di pace. In quel periodo c’erano molte idee, che forse oggi mancano un po’. Un musicista non può non esser vicino a quel mondo, ne ho avuto la conferma poco tempo fa, quando sono andata a vedere il musical Jesus Christ Superstar con i protagonisti originali e sono uscita sconvolta dall’emozione di vedere Ted Neely da vicino, una cosa che ti distrugge (nel senso positivo della parola ), una bella lezione di musica e di vita, una leggenda vivente che parla con tutti e che sul palco porta un timbro capace di buttarti indietro nel tempo di 40 anni. I segni del tempo possono anche aver cambiato in parte la sua voce , perché ha pur sempre più di 70 anni, ma senti la stessa emozione presente nel film…questo lo puoi provare solo se sei vicino a questa musica, a questa cultura, basata molto sulla comunicazione dei testi  e del loro significato della quale ultimamente sento forte la mancanza. E’ pazzesco, Yvonne Elliman ha cantato I Don’t Know How to love him in una tonalità leggermente inferiore a quella originale, perché giustamente la voce col tempo cambia, ma quando la ascolti dici: “questo pezzo va cantato così, lei lo ha cantato nell’unico modo in cui va cantato, l’hai sentita in mille reinterpretazioni ma è quello l’unico modo in cui va eseguita, insomma il modo “giusto”…sono situazioni  che riescono a farti emozionare molto, io nel momento dell’esecuzione di I only want to say ho pianto a dirotto e con me tre quarti del pubblico.

Immagino che questo coinvolgimento e questa passione per il mondo musicale anni ’70 ti abbia fatto avvicinare alla cover di Woodstock e al mondo di Joni Mitchell con molta attenzione?

Certo, massimo rispetto per questa grande artista.. Abbiamo realizzato il brano  con un arrangiamento diverso sia per la versione pop di maggio che per il remix di adesso, ma in entrambi i casi abbiamo rispettato tutta la parte melodica – e il testo che è “sacro” – senza cambiare quasi nulla, tranne piccole variazioni per farla un po’ più mia, questo “rispetto” è stato anche motivo di apprezzamento da parte dei puristi del genere, nonostante abbia ricevuto anche delle critiche, che accetto di buon grado perché se ti esponi con brani di questo tipo e spessore è normale che arrivino. Alcuni poi sono arrivati a scrivermi “ma l’hai sentita la versione originale?” …ma come se l’ho sentita ?!?…(ride ndr), era impensabile farla uguale all’originale perché Joni Mitchell è inarrivabile, idem per lo stesso brano nella versione di Crosby, Stills, Nash & Young: sono interpretazioni intoccabili

Questo primo singolo è l’anticipazione di un tuo nuovo album in arrivo, ci puoi raccontare cosa ci proporrai?

Certo, a causa dei molti impegni stiamo procedendo con molta calma, ma stiamo lavorando bene, sarà un disco fatto sia di cover che di inediti, alcuni scritti da me, altri da Francesco Rapaccioli – che è stato anche autore dei miei pezzi di Sanremo  – ci sarà poi un pezzo di Rocco Tanica, uno con il testo di Claudio Bisio, sarà presente Fabio Treves,… ci saranno poi tutti gli Elio e Le Storie Tese che parteciperanno separatamente  a diverse canzoni, ad esempio Elio è venuto a fare i cori in un brano e la chitarra in un altro…un onore per me averli tutti.

Non poteva mancare la loro partecipazione perché tu se in un certo senso la “settima” degli Elii…

(Ride ndr)… si, settima è un po’ troppo…anche meno… mi accontento della maglia 7 bis!!!  Diciamo che per me, come ti ho detto prima,  è sempre un onore dividere il palco con loro, li reputo dei musicisti meravigliosi, anzi stratosferici, con delle teste super intelligenti e geniali, aperte a tutti i tipi di musica. Stare sul palco con loro è una grande scuola, che “frequento” dal 2008, dato che da allora sono in tour fissa con loro….

Infatti, pur avendo collaborato con moltissimi artisti, con loro hai dato vita ad un sodalizio di fedeltà assoluta, cosa credi che ti abbia portato questo percorso fatto al loro fianco, sia nella gestione del live che nel tuo stile che porti poi in studio di registrazione?

Guarda, per quanto riguarda il live, se tu vedessi il primo concerto fatto con loro vedresti un piccolo pulcino. Stavo entrando in una realtà consolidata e su un palco di un gruppo prettamente maschile, che non aveva mai avuto nessuna figura femminile con loro; all’inizio ho dovuto capire le loro dinamiche, essere giustamente rispettosa dei loro spazi e loro sono stati molto carini, mi hanno accolta benissimo, scherzando anche molto con me, ricordandomi sempre che c’è sempre “un’altra” pronta a prendere il mio posto… devi sapere che è un tormentone…ogni volta che li avviso di un eventuale ritardo, la risposta è sempre “…si si Paola non c’è problema, raccogli i tuoi quattro stracci tanto c’è l’”altra” pronta….” (ride ndr)….c’è un rapporto ormai basato su continue battute, un gran bel clima che si è creato nei tanti anni di collaborazione. Per quanto riguarda la mia crescita artistica legata a quanto porto poi in studio nei miei progetti da solista, sicuramente vederli lavorare sui brani, vedere come curano ogni particolare senza lasciare nulla al caso, mi ha fatto maturare molto, senza contare il lavoro che fanno sui tempi musicali che prediligono, come sai non troppo semplici, ormai i “sette ottavi – nove ottavi” non hanno più segreti per me (ride ndr). All’inizio ero abituata a cantare molto su tempi molto più semplici e avevo qualche problemino, adesso mi sembra normale fare determinate cose….

Praticamente hanno creato un mostro….

(ride ndr)….è vero, però cantare e stare sul palco con loro è veramente come fare uno stage lunghissimo condensato in pochi anni, un corso intensivo di arrangiamenti, e di tutto ciò che riguarda la musica. Mi hanno anche permesso di suonare le percussioni,  dall’ovetto al tamburello, allo shaker e ora sotto la guida del mitico maestro Christian Meyer, sono in crescita continua…

Nel 1996 hai partecipato ad un progetto innovativo, forse il primo featuring tra voce femminile melodica e rap italiano, nel brano Domani degli Articolo 31, pezzo che ti ha fatta conoscere al grande pubblico grazie ad un successo clamoroso, quali sono i tuoi ricordi legati a quell’esperienza?

Si, erano i primi momenti dei featuring, specialmente nel rap in Italia… ora è normalissimo, c’è una forte collaborazione tra cantanti e rap, nel 1996 era una novità, io lavoravo con il produttore degli Articolo 31, Franco Godi, feci un provino e da subito ho trovato bellissima la melodia e splendido il testo. Appena ho cantato quel brano ho avuto la percezione della forza che quella canzone avrebbe potuto avere perché sentivo che tutto rotolava perfettamente, la mia voce, le parole e inoltre ho sempre apprezzato Ax come rapper, l’ho conosciuto da giovanissimo e ho subito visto in lui grandi qualità. Domani è stato un grande successo, il pezzo dell’estate e ancora adesso viene passato in radio e vengo fermata da persone che mi ricordano aneddoti legati a quel brano. Una mia amica mi raccontava che lo avevano addirittura suonato al suo matrimonio fuori dalla chiesa, una canzone rimasta tantissimo nella memoria delle persone e alla quale lego anche l’esperienza di una splendida tournée. Ricordo al Forum di Assago 10.000 persone che cantavano con me… non sentivo né la mia voce né Ax da quanto la gente ci sovrastava, un’esperienza veramente irripetibile, meravigliosa.

Una delle tante esperienze live prestigiose della tua carriera, tu hai cantato con i più grandi artisti italiani e in occasioni speciali come davanti a Papa Giovanni Paolo II, qual è l’esibizione che ti ha colpito maggiormente?

Beh sicuramente San Siro con Renato Zero, una cosa impressionante perché quando esci ti trovi un “muro” di gente davanti ed hai un impatto emotivo pazzesco, quest’estate ero lì a vedere Vasco e rivedendo quello stadio e quel pubblico, ho ritrovato la sensazione di allora,….poi l’esibizione davanti al Papa è un esperienza che ricorderò tutta la vita: mi sono girata e ho visto Woytjla che guardava me e Luca Velletri mentre cantavamo il Laudato sii, un emozione incredibile… è come se quel giorno avessi ricevuto la sua benedizione!!!. Poi ci sono tanti altri concerti nel mio cuore, questi sono gli eventi più eclatanti, anche con Elio al Primo Maggio… ogni volta che ti esibisci davanti a queste folle e la gente canta con te, allora capisci la vera potenza della musica, capisci che non c’è nulla di più forte, è impressionante. Oltre ai live ho avuto altre esperienze eccezionali, come ad esempio il cartoon Johan Padan a la descoverta delle Americhe, dove ho conosciuto Dario Fo. Lavorare con un Premio Nobel non è una cosa che ti capita tutti i giorni; in questo mestiere incontri veramente personaggi, con i quali non smetteresti mai di parlare, esperienze di confronto uniche.

Tra l’altro guardando il tuo curriculum, mi pare che tu abbia una particolare predisposizione alla collaborazione e al confronto con altri artisti, rispetto a tuoi colleghi più “individualisti”, sbaglio?

No, mi pace tantissimo da sempre, sono partita come vocalist e corista quindi ho sempre collaborato alla riuscita di un brano, ho sempre visto la musica come frutto di collaborazione e anche nei miei progetti solisti ho sempre cercato di condividere sempre nuove esperienze, dal duetto con Fausto Leali a quelli con Elio e Le Storie Tese, a quello con Fiorello (nel film Johan Padan ndr) a quello con Francesco Baccini. Appartengono tutti a mondi musicali molto diversi tra loro ma il bello è proprio questo. Il mio è un lavoro che permette di fare veramente esperienze di ogni genere conoscere gente davvero interessante. Ma non è sempre così, capita anche di trovare qualcuno che non avresti mai voluto incontrare….

Immagino che se ti chiedessi di farmi qualche esempio, non ti tireresti indietro…

Assolutamente, neanche sotto tortura (ride ndr), però ti dico che ci sono state persone, non tantissime fortunatamente , con le quali non ho avuto belle esperienze e con le quali non mi sento per niente a mio agio.  Cerco comunque e sempre di concentrarmi sulle cose positive di questo lavoro, preferisco; certo che poi, guardando il caso dell’altra sera a teatro dove mi sono avvicinata a Yvonne Elliman (del cast originale di Jesus Christ Superstar ndr), le ho cantato You’re so beautiful e lei mi ha risposto “to me”, io rifletto… ecco, pensare che una grande come lei si metta a giocare con me, mi fa dire: Ecco, io da grande voglio essere così … è in quello che vedi la vera grandezza di un artista,  ti ripeto, sono delle gran belle lezioni di vita.

Capitolo X-Factor, nelle ultime 4 edizioni sei nel cast del programma in qualità di vocal coach; fino all’anno scorso eri nella squadra capitanata da Simona Ventura, quest’anno l’organizzazione è cambiata e segui tutti i concorrenti, con la tua collega Rossana Casale, come ti trovi con questo cambio di formula?

Sicuramente negli anni scorsi avendo una squadra si sentiva molto la gara, avevi il tuo giudice e parteggiavi per il tuo gruppo, anche se poi ci si legava inevitabilmente a tutti i ragazzi,

Con Simona Ventura come è andata?

Devo dire che Simona Ventura, nonostante tutte le critiche ricevute, a volte leggevo cose assurde sul Web, era un giudice sempre molto presente, molto disponibile con i ragazzi era sempre in studio, curava il look, curava gli inediti ecc, li ha anche aiutati dopo il programma: era un giudice forte, con delle belle intuizioni musicali, come quando sapeva prevedere il successo di alcuni brani dopo pochissimi ascolti. Simona è una che su molte cose ci “becca”, poi ovviamente su alcuni aspetti ammetteva di non essere preparata, quelli più tecnici ad esempio, per questo ci compensavamo tantissimo, in alcuni casi ci siamo trovate in disaccordo sui pezzi… lei ha un carattere molto forte ma è stata capace anche di ascoltarmi, ha sempre avuto molto rispetto della mia competenza musicale e della mia persona.

Quest’anno è cambiato tutto…

Non avendo più un giudice di riferimento, sento un po’ meno la gara ma nonostante questo sono come una  “mamma” per i ragazzi e come me Rossana Casale. Ci affezioniamo a tutti e viviamo molto male le eliminazioni, quest’anno a me manca moltissimo la parte di tensione legata alla competizione ma restano comunque molte emozioni…

E quest’anno sei già sicura di vincere…

(Ride ndr)..si si quest’anno vinciamo sicuro, sia io che Rossana, resta la gara tra i giudici ma noi siamo in una botte di ferro!

Tu non partecipi all’assegnazione dei brani da presentare in puntata, giusto?

No quest’anno no, fino all’anno scorso mi confrontavo con Simona sui pezzi, facevo i tagli, lavoravo sugli arrangiamenti con Lucio Fabbri e in più seguivo il vocal coaching, Quest’anno i giudici si confrontano con i producer per le scelte e noi lavoriamo successivamente su queste scelte con i ragazzi…affrontiamo le problematiche tecniche del brano, lavoriamo sul testo, l’interpretazione e tutto ciò che riguarda la performance canora.

Se invece potessi scegliere una cover da assegnare ad un concorrente, quale sceglieresti?

Io farei Can’t find my way home, versione acustica, forse non sarebbe molto televisiva però mi piacerebbe moltissimo, poi magari un pezzo di Carmen Consoli, che non è stata molto “saccheggiata”, lei mi piace molto per i testi, potrei scegliere Blunotte. Ora ti ho detto questi due ma ce ne sono un sacco che vorrei fare, Peter Gabriel, Genesis, anche Joni Mitchell …farei  anche brani di Crosby, Stills, Nash & Young …dai, potrei elencarti brani per ore…

Un commento sui vincitori delle ultime edizioni, partiamo da Francesca Michielin, che era nel tuo team.

Francesca Michielin è un’artista molto giovane, un talento molto forte ma ai tempi di X-Factor un po’ tormentato e inquieto, forse ancora alla ricerca della sua strada musicale. A X-Factor non era mai pienamente convinta dei brani però ora è cresciuta, si sta evolvendo, ogni tanto la sento, presto ci vedremo a Milano.

Passiamo Chiara, vincitrice con Morgan della seconda edizione targata Sky…

Per quanto riguarda Chiara, che non ho seguito direttamente ma che ho preparato poi per Sanremo, ti posso dire che secondo me deve trovare ancora la sua strada dal punto di vista musicale; io con lei mi sarei concentrata un po’ di più sull’interpretazione e sull’aspetto comunicativo delle sue esibizioni. Soprattutto nei brani lenti, avrei lavorato molto volentieri con lei su questo, un aspetto che ho curato molto anche su me stessa, mentre sul lato tecnico niente da dire, lei ha una voce perfetta, una tecnica naturale e innata.

Ora ti chiedo di Michele Bravi, vincitore dell’ultima edizione…

Michele Bravi è giovanissimo e molto in gamba, secondo me non si aspettava di vincere, ora si è rimesso subito a studiare; nonostante non fosse in squadra con me, abbiamo legato molto, ci sentiamo spesso e vedo che si sta impegnando moltissimo nello studio e nella crescita: ti faccio un esempio, io ho ripreso da poco a fare lezioni intensive di inglese e lui, appena lo ha scoperto, ha voluto immergersi nello studio di questa lingua e ora abbiamo lo stesso insegnante, inoltre so che ha ripreso a studiare canto, è una persona che ha preso la vittoria nel modo giusto, come un gran bel punto di partenza.

Anche perché il rischio che il meccanismo del talent faccia perdere aderenza alla realtà, per un cantante giovane è alto, giusto?

Guarda, io lo dico a tutti i ragazzi, X-Factor è un punto di partenza, dovete usarlo come un momento di crescita, in questo contesto i ragazzi possono cantare tutti i giorni, hanno la possibilità di lavorare con Luca Tommassini, imparano a stare davanti ad una telecamera, a sostenere un giudizio che spesso non è quello che si vorrebbe sentire. Io li invito sempre a cercare di imparare il più possibile perché in 3 mesi, o anche solo in alcune settimane nel caso di chi viene eliminato, hanno la possibilità di fare una grande esperienza , dalla musica al balletto, ai costumi, al trucco,…però occorre aver chiaro che questo è solo un punto dal quale partire per iniziare a lavorare, specialmente se sei tanto giovane, come nel caso di Francesca e Michele. Se pensi di essere “arrivato” avendo fatto XF hai sbagliato tutto!

Per quanto riguarda i nuovi ingressi di quest’anno tra i giudici come vedi Fedez e Victoria Cabello?

Sono forti, ti assicuro che è difficile fare il giudice, io l’ho fatto in un’occasione, alle prove generali in sostituzione di Simona e ho capito che è tosto dover dare un proprio giudizio in quei momenti. Victoria all’inizio mi sembrava un po’ spaesata, ma ora ho visto che sta carburando bene. Fedez lo vedo molto rilassato e lo trovo anche  divertente. Inoltre stanno entrambi facendo un bel lavoro sui ragazzi, con scelte musicali particolari che spesso non conosco ma che grazie a loro e ai producer scopro. Questo porta  al programma un’offerta musicale davvero eterogenea.

Tornando a te, nel 1998 hai partecipato a Sanremo tra le Nuove Proposte e recentemente hai esternato la voglia di provare a tornare su quel palco, me la confermi?

Beh si mi piacerebbe tantissimo,…

Ma stai lavorando concretamente per poter partecipare al Festival nel 2015?

Si si, ci sto lavorando, ho un paio di brani che sto valutando, devo scegliere quale presentare.

Una partecipazione che, nel caso, ti vedrebbe da sola sul palco o presentando una collaborazione?

No, io da sola, capisco che spesso mi si veda come figura al fianco di qualcuno, ma credo sia il momento di salire su un palco importante per far sentire me stessa e il frutto di tutte le cose fatte in questi anni, so che sarà difficile perché è una vetrina ambita dalla gran parte dei cantanti italiani. Questo è almeno il mio intento, anche se è ovvio che di fronte a una proposta molto interessante potrei valutare anche una scelta diversa.

Certo, anche se molti tuoi colleghi sembrano snobbarlo, salvo poi scoprire che sono gli stessi che si candidano senza successo….

Io non credo a quelli che sminuiscono il Festival di Sanremo, ci sono molti che negano di essersi presentati, mentre invece lo hanno fatto e non sono stati presi, io ammetto tranquillamente di essermi presentata in più occasioni e solo una volta mi hanno presa, nel 1998…(ridendo)…uno ci prova, è un peccato non provarci, è un’occasione troppo grande per poter far conoscere la propria musica al pubblico, le occasioni non sono tantissime, è vero che esiste anche il web, ma per me l’idea di salire su un palco come quello, per l’importanza che ricopre per la musica italiana, resta una gran cosa e io anche quest’anno ci provo.

Il tuo disco quindi avrà molta musica in italiano?

A me piace cantare in inglese, ma moltissimo farlo anche in italiano, nel disco le cover saranno sia in italiano che in inglese, mentre gli inediti saranno tutti in italiano….

Puoi anticiparci la cover in italiano?

Non farmela dire se no il mio produttore mi “licenzia”, però prometto che sarai uno dei primi a saperlo…

Allora speriamo di sentirci presto, sicuramente per parlare del tuo il disco ma sperando di poterlo fare in occasione di una tua partecipazione al Festival di Sanremo…

A prescindere da Sanremo, l’album c’è, quindi sarò felice di risentirti in ogni caso, nel frattempo mando un saluto a voi e a tutti i vostri lettori.

All Music Italia ringrazia Paola Folli per quest’intervista, che racconta di un’artista affermata, umile e disponibile, dotata di un talento oggettivo e capace di grande generosità artistica oltre a sapersi  mettere continuamente in gioco, un racconto nel quale emerge anche il ritratto di una persona intelligente e attenta ai dettagli e alle sfumature, dotata di una solarità non comune che porta con sé un contagioso entusiasmo nei confronti della musica e della vita, attitudine che siamo certi non potrà che portarle grande fortuna.

ECCO IL SALUTO DI PAOLA FOLLI AI LETTORI DI ALL MUSIC ITALIA

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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