INTERVISTA a NESLI: “In Kill Karma il peso specifico del sangue che ognuno ha nel corpo. Un viaggio viscerale e animalesco verso il mio paradiso…”

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Oggi, primo luglio 2016 ha inizio per Nesli l’era Kill Karma. Noi di All Music Italia lo abbiamo incontrato per voi proprio in occasione del lancio del secondo capitolo della sua trilogia musicale che segna una delle tappe più intense e sentite della sua carriera, un disco che ci prepara al raggiungimento del climax che – con il terzo capitolo – ci svelerà finalmente il volto del “paradiso dantesco” inteso dal giovane cantautore.

Dopo la netta virata musicale di Andrà Tutto bene, è tempo di sviscerare senza filtri le emozioni e le ombre di una mente complessa ed empatica come la sua. Oggi il poeta punk si racconta al nostro sito: oltre alla musica, le scelte difficili come l’abbandono del “carrozzone Fibra” e le altre zone d’ombra attraversate per poter conquistare una libertà che, sebbene unica nel nostro panorama discografico, non riesce lo stesso a contenere la straripante indole artistica di Nesli, che potrebbe presto trovare libero sfogo all’interno del Nesli Lab

Benvenuto Francesco, come nasce Kill Karma?

Kill Karma nasce nella libertà: libertà espressiva, libertà musicale e libertà nei tempi. Sono andato in studio senza che nessuno me lo avesse chiesto, senza nessuna fretta. Mi sono divertito davvero tanto come non mi capitava da un pò. Non che in precedenza non mi divertissi ma a volte le dinamiche del lavoro si prendono più spazio di quello che dovrebbero.

Collegandomi alla libertà che sottolinei e rivendichi nella realizzazione di questo disco, mi sembra chiaro che nella tua vita fare musica si avvicini più all’idea di bisogno fisiologico che non a quella di professione. Hai paura che in futuro possa venire meno la possibilità di lavorare così? Volente o nolente devi comunque confrontarti con l’industria discografica e le sue logiche…

In realtà già così faccio molta fatica. Scrivo e produco molto più di quello che propongo, proprio per via di quelle logiche. Detto questo, sono uno che la discografia ufficiale l’ha un pò scassata se vuoi, ho cambiato spesso le regole: l’uscita di Andrà tutto bene, il DVD, il libro e questo album in un anno e mezzo è una cosa che non ti fa fare nessuno. Al massimo lo fa chi è indipendente, realtà come Machete o Roccia Music… Io riesco a fare tutto questo con una major, in un contesto mainstream.

Come ci sei riuscito?

L’ho imposto, perché sono una scheggia impazzita nella discografia italiana e non avevo nessuna traccia da seguire per il mio percorso. Il fatto è che se io mi fido di te, tu ti fidi di me, altrimenti io vado per la mia strada. Ho sempre fatto così, ricordo quando Nesliving Vol.1 è stato uno dei primi dischi ad uscire in free download sul portale hano.it, un sistema ora adottato in tante salse. Per quanto mi riguarda già all’epoca la mia esigenza non era soddisfatta dalla possibilità di esprimermi e da lì ho sempre continuato a produrre e fare tanto.

Non mi hai detto se ti spaventa la prospettiva di dover ridurre la tua produttività musicale?

No, non mi spaventa. So che comunque mi inventerò qualcosa per riuscire a farlo…

Immagino e credo che tu abbia quindi voglia di trovare altri canali per sfogare ed esprimere tutto ciò, non è così?

Eh caro, ma sai che io mi spacco la testa tutti i giorni… Brando non ne può più. In realtà non smetto mai di pensare, inventare… però è difficile sai… per avere il totale sfogo dovrei tornare autoprodotto e indipendente, rinunciando all’amplificazione importante sulla quale posso contare oggi. Poi il modo lo trovo, ad esempio a casa ho 3 dischi inediti che ascolto solo io, una collezione privata che tanto so che non potrà mai uscire adesso… Faccio anche disegni e quadri “da schizzato”, nonostante io disegni malissimo.

Credo che potrebbero esserci anche altri modi. Tu hai dimostrato in più occasioni quanto ascendente hai sul tuo pubblico e quanto tu sia in grado di lanciare messaggi e di farli seguire, senza mai venir meno in fatto di sensibilità ed educazione, spaziando tra temi importanti come il rispetto della musica… o meglio il rispetto in senso assoluto. Potresti benissimo mettere a frutto queste doti e la presa che hai anche sui giovanissimi, anche in progetti non puramente musicali…

Il mio sogno è quello di creare Nesli Labun laboratorio di artigiani che fanno cose. Prima o poi lo realizzerò. Proprio per il discorso che mi hai appena fatto: è fondamentale creare una sorta di educazione civica, nella musica come in qualunque cosa fai. Quando hai rispetto del tuo lavoro, ti piace che anche gli altri lo rispettino e che abbiano la stessa sensibilità. Poi sta a te, laddove non è così, farglielo capire. Io prima che cantante mi sento comunicatore.

Possiamo contare di vedere presto la realizzazione di questo sogno?

Assolutamente, l’obbiettivo è quello. Vedrai che l’idea del Nesli Lab porterà presto ad un pò di attività. La voglio mettere in atto, già al termine di questo percorso (la triologia di dischi ndr). Magari non pubblicamente ma partendo con chi è interessato… è una parte del mio percorso che non mancherà sicuramente.

La tua storia professionale è frutto di una serie di scelte non facili…

Io ho rinunciato a tante cose che altri non avrebbero mai mollato, vedi il carrozzone Fibra: sarebbe bastato restare e mi sarei fatto i soldi… ma io a star lì a veder gente che ti mandava affanculo tutto il giorno proprio non ce la facevo. Così come avrei potuto cavalcare l’onda del rap continuando comunque a fare quel che facevo. In molte occasioni avrei potuto fare scelte più vantaggiose, che poi però mi sarebbero state strette, c’è poco da fare. Ho iniziato con me stesso una sorta di selezione alla porta che poi ho adottato anche nel gestire i miei social.

Proprio sui social, dopo Equivale all’immenso – come dopo ogni tuo nuovo lavoro – sono arrivate molte critiche e “accuse”. Come ti spieghi  che alcuni tuoi fan fanno davvero fatica ad accettare un cambiamento legato al tuo modo di fare musica?

Chi ti critica in quel momento lo fa perché è molto più fan di chi ti elogia. Vede nei nuovi lavori qualcosa che ti allontana da lui, vorrebbe averti tutto per sè, capirti solo lui. È un rapporto simbiotico un pò malato.

Con i primi tre pezzi pubblicati di Kill Karma mi sono comunque accorto che le critiche sono state molto più numerose che in passato… spesso costruttive e fatte bene, non in stile “Vaffanculo, fai cagare…” o “Che musica di merda“… Sono critiche di chi ti ha ascoltato e a me va bene, è normale. È vero che il mio pubblico dovrebbe essere abituato ai cambiamenti, ma è altrettanto vero che i miei cambiamenti sono estremi, credo che chi non lo accetta lo faccia per via di un grosso attaccamento a me.

È doveroso ricordare la tua storia, anche perché altrimenti sembri solo inspiegabilmente più fortunato dei tuoi colleghi nell’essere libero di far quel che vuoi. Questo status invece lo hai conquistato con non poche difficoltà…

Mi è costato carissimo arrivare a poter fare quel che faccio, non dico “faccio quel che voglio” con arroganza ma veramente la mia proposta è priva di filtri, sempre onesta e fedele alla mia visione. Per arrivarci però ho dovuto vivere un sacco di zone d’ombra, mi sono scoperto disposto a farlo.

Un percorso il tuo che potrebbe creare un parallelo con i primi due capitoli della tua trilogia. Andrà tutto bene lanciava un mantra ottimista che molti hanno fatto proprio. Però forse andava spiegato alle persone che per arrivare al bene occorre spesso affrontare strade fatte di ombre e difficoltà. Corretto?

Infatti era al futuro “Andrà” e non “Va tutto bene”… (ride ndr)

Quindi per la rivelazione del vero bene dovremo aspettare il terzo capitolo?

Il terzo capitolo sarà il paradiso dantesco. Kill Karma è il passaggio per arrivarci, la parte più cruda, viscerale. Un passaggio animalesco, istintivo e sanguigno. Il concetto del sangue è forse il migliore, quello che ti scorre nelle vene: nè una goccia in più nè una goccia in meno. In Kill Karma c’è il peso specifico del sangue che ognuno ha nel corpo.

Un peso specifico che troviamo anche nelle parole dei tuoi testi, calibrate quasi maniacalmente per essere pesanti e al posto giusto. Intervistarti dopo pochi ascolti del disco è difficilissimo e ingiusto. Per analizzare per bene poche frasi ci andrebbe mezza giornata, ci si riuscirebbe forse dopo qualche mese ed aver consumato il disco sotto la puntina…

E allora promettimi che ne riparleremo quando lo avrai fatto (ride ndr).

Con questa promessa si conclude la nostra intervista a Nesli. Del nuovo disco potrà parlarne con lui anche chi parteciperà all’Instore Tour estivo in partenza con l’uscita di  Kill Karma (QUI il calendario completo), una serie di eventi completamente rinnovati (“l’idea dell’instore come: disco, foto, firma era un pò satura… ci sarà un mini live in 5 eventi e resta lo spazio e il tempo per chiacchierare…”), mentre in autunno sarà invece tempo di live (“mi piacerebbe portare in giro lo spettacolo e il disco con la stessa band dell’anno scorso, ma questa volta nei club, luoghi più raccolti che garantiscono un miglior impatto sonoro…”).


Ringraziamo Giovanna Palombini per la collaborazione nella realizzazione dell’intervista.


 

Ieri sera, a Milano, si è tenuto lo show case di presentazione dell’album di Nesli. Noi eravamo presenti e vogliamo condividere con voi alcune immagini della serata.

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  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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