INTERVISTA a MARIO VENUTI: “Festeggio trent’anni di musica con gli amici. Sanremo? No grazie”

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All Music Italia ha raggiunto Mario  Venuti telefonicamente alla vigilia di una data importante, il 21 gennaio, in cui si esibirà al Blue Note per un concerto speciale ricco di sorprese da condividere con alcuni amici illustri per festeggiare l’ultimo disco Il tramonto dell’Occidente e venti anni di musica e successi.

La storia di Mario Venuti comincia a Catania qualche anno fa… più precisamente nel 1982 dall’incontro con Toni Carbone e i fratelli Gabriele e Luca Madonia, quartetto che andrà a comporre li a breve i Denovo e quattro album fortunati ed apprezzati dalla critica.

Dopo alcuni anni di concerti e canzoni la band si scioglie e nel 1994 Mario inizia la sua avventura da solista con un singolo – Fortuna – che ottiene un grande successo commerciale e apre la strada all’ album di debutto intitolato Un po’ di febbre che ne delinea da subito i contorni della personalità musicale, da sempre in equilibrio tra canzone d’autore, melodia e pop.

Seguono anni e canzoni di successo (Veramente; Qualcosa brucia ancora;Nella fattispecie), quattro presenze al Festival di Sanremo (Il più bravo del reame tra i giovani nel 1997; Crudele nel 2004; Un altro posto nel mondo nel 2006; A ferro e fuoco nel 2008) e numerose collaborazioni con altri artisti come autore o in duetto (Carmen Consoli, Antonella Ruggiero, Syria, Raf, Delta V e molti altri) fino al 2010 che l’ha visto addirittura in teatro vestire panni di “Pilato” in Jesus Christ Superstar.

A settembre 2014 è uscito Il tramonto dell’Occidente, ottavo album in studio di Mario Venuti scritto insieme a Kaballà e Francesco Bianconi (particolare che Mario ci tiene a sottolineare spesso nell’intervista) con undici brani che indagano la crisi e il decadimento dei valori dei giorni nostri. Lo sguardo rivolto al modello di Battiato risuona moderno e centrale, e gli ospiti-amici d’eccellenza tra cui Alice e Giusy Ferreri completano il cerchio di uno degli dischi più particolari dell’anno appena trascorso.

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Alla luce degli ultimi fatti di cronaca (strage di Charlie Hebdo) il titolo del tuo disco Il tramonto dell’Occidente risuona quantomai attuale e centrato. Da artista come vivi la privazione della libertà qualsiasi essa sia? Ti senti un artista libero?

Si, scrivo le canzoni che voglio scrivere. Diciamo che i brani de Il tramonto dell’Occidente raccolgono contenuti più “modesti” delle cronache degli ultimi giorni, ma ognuno può interpretare a modo suo la fine di un era e di un ciclo. Noi con queste canzoni abbiamo voluto spostare lo sguardo da “noi” al “mondo intorno a noi” per confrontarci con i problemi e le domande che affliggono oggi l’uomo moderno.

Un brano tra i più significativi dell’album – I capolavori di Beethoven – fa una citazione altissima e classica. Che cosa c’entra con la crisi dei valori?
Abbiamo cercato di far capire che il disagio che stiamo vivendo attualmente potrebbe anche essere un’opportunità, uno stimolo per migliorarsi e cercare qualcosa di meglio. Parlare di una cosa che ci riguarda oggi prendendo ad esempio Beethoven: di come la sua sordità non sia stata un impedimento per lui ma per certi versi la condizione per cui venissero alla luce alcune delle sue opere maggiori. Così a tutti noi potrebbe accadere magari!

Sempre più artisti dichiarano di ispirarsi a Franco Battiato per le loro canzoni… Cosa accomuna secondo te tanti musicisti diversi per generazioni e background musicale nella discografia di Franco?

Non è una novità. La discografia, o meglio l’opera di Battiato è un punto di riferimento importante a cui ispirarsi. La caratteristica rispetto al altri cantautori è quella di non tenere conto, se non con stilemi occasionalmente utilizzati dei modelli della scuola musicale anglo americana; Battiato è sempre stato molto europeo, rivolto semmai alla contaminazione dell’est, e questo tipo di impostazione è tutta la sua cifra stilistica che lo rende un Maestro, ma ci sono mille altre sfumature interessanti del suo stile…

In che modo hai interpretato tu lo stile di Franco Battiato per Il tramonto dell’occidente?

Nel caso del nostro disco, ci siamo ispirati alla fase post modern negli anni pop della sua produzione, a dischi come L’era del cinghiale bianco, Patriots e La voce del padrone che ci sembravano dei modelli stilistici adatti per caratterizzare questo disco mischiando cultura alta e cultura bassa, la canzone che apre il disco Il tramonto ne è quasi un manifesto: il testo che più serio, di denuncia e una musica fintamente pop commerciale creano una distonia assoluta tra loro ed è proprio quello che volevamo ottenere.

IL TRAMONTO – OFFICIAL VIDEOCLIP

Non hai pensato che potesse essere rischioso scrivere un album impegnato e ricercato in un periodo in cui vanno molto più moda (e si vendono) dischi leggeri ed immediati?

Non credo sia un disco impegnato o impegnativo, sono comunque canzoni pop ma con qualcosa in più da raccontare. Un tempo eravamo molto più avvezzi a questo tipo di concetto mentre negli ultimi anni la qualità è andata ad affievolirsi per ridursi ad un bieco sentimentalismo che ha contagiato tanta musica italiana. Purtroppo. Io cerco di migliorare sempre il livello.

I tuoi fans e le radio hanno gradito questa nuovo progetto?

Si devo dire. è stato bene accolto, i singoli sono andati bene in radio, il mio pubblico ha notato la differenza forse, ma ha apprezzato. Del resto non credo di essermi snaturato, e poi… c’è tempo per tutto.

Quali saranno le sorprese annunciate dell’atteso concerto del 21 gennaio al Blue Note di Milano?
Tutti i miei ospiti: Francesco Bianconi, Kaballà, Giusy Ferreri e Mauro Ermanno Giovanardi, degli amici che suoneranno e canteranno con me per festeggiare venti anni di carriera.. anche se considerando anche quelli con i Denovo sono già trenta!

Che bilancio ti senti di tirare?

Beh che dire.. una decina di album da solo.. penso di avere costruito un “canzoniere” abbastanza consistente, con dei brani anche popolari. Sono abbastanza soddisfatto di quello che ho prodotto anche per altri artisti, non ho mai fatto grandi numeri, ma sono uno che c’è sempre ed ho il mio pubblico che mi segue, così posso continuare a fare il mio lavoro. Negli anni ho visto tante meteore passare per grandi successi e spegnersi dopo poco.. Io sono ancora qui e faccio quello che mi piace fare, credo che questo sia la cosa importante.

Di quale tra le tante prove da autore per altri artisti vai maggiormente fiero?

E’ capitato più di una volta e conservo tutti bei ricordi di queste collaborazioni. Echi d’infinito cantata da Antonella Ruggiero è sicuramente una canzone speciale, cosi come Per causa d’amore che è diventata un duetto bellissimo condiviso con Patrizia Laquidara. Sono tutte canzoni che porto con me.

 Tra qualche giorno inizierà il Festival di Sanremo. Perché non sei in gara con un album così importante da promuovere ?

Non ci ho nemmeno provato. Non sempre il Festival di Sanremo è il posto più giusto dove presentare un progetto importante, e quest’anno stavo bene anche senza. Poi nei prossimi anni.. chissà…

Vorrei chiudere facendo cenno a L’alba, il pezzo che chiude il tuo disco, in cui dici di “camminare verso l’alba, recitando il tuo nuovo mantra”. Illuminaci su questo tuo nuovo cammino..

Non sono buddista, o meglio lo sono stato ma non mi riferisco a quel tipo di mantra. Il mio è molto più concreto e popolare, è quello di pensare in positivo e guardare avanti.. del ” ce la faremo e…passerà!” oppure per dirtela come Eduardo De FIlippo “..Adda passà a’nuttata”!

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  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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