INTERVISTA a CRISTINA D’AVENA: Dalle sigle che amo di più alla mia nuova “Magia di Natale”

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Ladies and gentlemen, mamme e papà, grandi e piccini, state per leggere una delle nostre interviste più belle: la protagonista è proprio lei, la Paladina delle sigle dei cartoni animati, una combattente che non veste alla marinara, ma con un elegantissimo abito rosso d’occasione! Il suo nome è… Cristina D’Avena!

L’artista bolognese è la donna dei record! Non ci credete? Ebbene, vi basti sapere che è l’unico personaggio dello spettacolo, la cui voce è presente sulla tv italiana ininterrottamente dai primi anni ’80 ad oggi, almeno una volta al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno! E non è tutto: tra i suoi risultati più strabilianti, ha stabilito per ben due volte il primato, al momento mantenutosi insuperato, mai raggiunto online da un CD in Italia, con la vendita su eBay di un suo album, il raro Cristina D’Avena e… i tuoi amici in TV 3,  battuto all’asta per la “piccola” cifra di 3.010,00 euro!

E così, per esaudire un desiderio dei suoi innumerevoli fan, la dolce Cristina quest’anno ha rubato il mestiere a Babbo Natale, ripubblicando in una veste nuova la sua raccolta, Magia di Natale, già uscita nel 2009, ma riproposta in “Deluxe Edition” dallo scorso 18 novembre in tutti i negozi di dischi e nei digital store, con una tracklist ancora più preziosa, contenente ora tre nuovi brani: Noi vorremmo (Versione 2014), Dio fa’ qualcosa Hallelujah.

La storia di Cristina D’Avena è davvero fantastica e ricca di avventure, proprio come i cartoni animati per i quali, da ormai 30 anni a questa parte, canta con gioia le sigle, cosicché la sua voce è diventata per tutti noi la più efficiente e magica macchina del tempo per tornare indietro ai nostri giorni felici, quando da bambini gustavamo la semplicità della vita senza pesi sul cuore e il pomeriggio era “finire qualche compito sul quaderno, cartoni animati in tv e poi via, fuori a giocare a palla con gli amichetti del quartiere”.

Ma la nostalgia qui non serve: basta mettere su una canzone della nostra Cristina e poi sognare, di nuovo, ricucendo le ali al cuore e lasciando a terra tutto ciò che impedisce il volo. Ci proviamo insieme parlando del suo nuovo album ma anche delle sigle che più ha amato, vi va?

Avere la grande Cristina D’Avena ospite di All Music Italia non è davvero cosa di tutti i giorni, siamo molto felici che tu abbia accettato il nostro invito!
Come stai, Cristina? Come sta procedendo la promozione del tuo nuovo lavoro? In questi giorni la tua agenda trabocca di impegni…

Benissimo! Sono molto contenta e soddisfatta, perché è un disco che il mio pubblico ha apprezzato moltissimo e che vuole celebrare, attraverso di me, i grandi classici del Natale. È stato curato in ogni sua parte e negli arrangiamenti, brano per brano, per cui ne vado tanto orgogliosa. Sicuramente la promozione andrà avanti anche a gennaio, dopo le feste di Natale e dell’Epifania, anche se immagino che, come accade normalmente per tutti gli album natalizi, anche la mia raccolta verrà poi “parcheggiata” per un anno fino al Natale successivo: devo dire che secondo me, un disco di Natale andrebbe invece ascoltato sempre, ogni volta che si vuole e non solo nel suo periodo più congeniale.

A distanza di 5 anni dalla prima versione, hai pubblicato la riedizione della raccolta Magia di Natale, esaudendo il desiderio di migliaia di fan.
Con che spirito sei entrata in studio di registrazione per realizzare le nuove tracce?

Aver ripreso e dato nuova linfa a Magia di Natale mi ha emozionata molto: come dicevi, è stata una richiesta del mio pubblico, che voleva avere fra le mani il disco di Natale e, siccome la prima edizione non si trovava più, l’abbiamo ripubblicato in una veste tutta nuova; quindi, abbiamo fatto un nuovo servizio fotografico, con questo vestito rosso bellissimo; in più abbiamo deciso di inserire queste tre nuove canzoni, che ho scelto personalmente perché mi piacciono tanto e sono dei pezzi importanti. Sono entrata in studio con molta emozione, quando canti le canzoni di Natale torni bambino, proprio come succede con le sigle dei cartoni animati: ti vengono in mente l’albero, Babbo Natale, la tua famiglia, i tuoi ricordi.

Com’è il Natale di Cristina D’Avena?

È molto tradizionale, è dedicato alla famiglia. Tutti gli anni, la Vigilia di Natale vado a Messa e il giorno dopo sono al classico Pranzo di Natale, con i familiari riuniti, con gli zii che non incontri mai, con tutti i parenti e i cari con cui non riesci mai vederti: quando si lavora tanto e poi magari si abita in città diverse, è così.

Immagino le leccornie sulla tavolata, poi lì a Bologna avete una certa tradizione culinaria!

Vero, da me si cucina molto bene, ma dappertutto sai? Girando fra una regione e l’altra, in un posto ti offrono la mozzarella fatta in un certo modo, in un altro le polpettine… Lascia perdere, va là! Per la serie, viva la dieta! (ride, ndr)

I nuovi pezzi presenti in Magia di Natale – Deluxe Edition sono tre e rispecchiano delle scelte artistiche precise, così vorrei dare a ciascun brano lo spazio che merita.
Partiamo con la canzone Dio fa’ qualcosa, che hai ripreso dal Gobbo di Notre Dame e che nel film è interpretata da Mietta.

Questo brano a me piace molto, parla di fede e di amore: nella storia del Gobbo di Notre Dame è la preghiera di Esmeralda, che si rivolge a Dio con grande speranza. È una preghiera per tutte quelle persone che soffrono e che pensano che Dio non le guardi e non le stia aiutando.
Il suo messaggio per loro è che Dio c’è, Dio ci guarda e ci è vicino: basta solo credere, avere fiducia in Lui.

Io sono molto credente, poi è normale che ognuno abbia la sua visione e che scelga liberamente la sua religione, ma Dio fa’ qualcosa è una preghiera universale ed è bellissima per questo.

Il secondo pezzo è Noi vorremmo, dal telefilm Cristina del 1989…

Sì, Noi vorremmo è un brano che ho cantato per tanti anni, ma da un po’ che non lo cantavo più: così ancora una volta, ho voluto esaudire il desiderio dei miei fan incidendolo nuovamente, ho colto la palla al balzo diciamo. Me lo son fatto riarrangiare e ho registrato la nuova versione per questo CD: sono molto contenta di com’è venuta.

Come congedo, l’ultima traccia dell’album è la cover inedita di Hallelujah, brano melanconico, di forte simbolismo, contenente i temi della violenza e dell’amore carnale.
Hai detto che ti ha colpito molto il testo, che trovi bellissimo: quale delle strofe o delle immagini presenti ti emoziona di più? Ti sei rifatta alla versione originale di Cohen o a qualche valida reinterpretazione successiva, come ad esempio quella di Jeff Buckley?

Quando devo ricantare i pezzi di altri, mi piace partire dagli originali e ascoltarli così come sono nati.

Mi piace molto il testo, è vero… Non riuscirei a dirti se c’è una frase che apprezzo più delle altre, Hallelujah è un pezzo che ho sempre ascoltato e che mi colpisce per la sua intensità e per l’emozione che riesce a trasmettermi: questo è il motivo per cui l’ho scelto.

È diventato luogo comune dire che siamo diventati tutti meno sensibili al Natale.
Pensi anche tu che sia così? Se sì, dipende secondo te dalla crisi economica che ci rende tutti più ansiosi, oppure dalla millantata (e possibile) crisi di valori, che sempre si chiama in causa e che ci avrebbe fatto perdere il gusto per certe tradizioni?

La domanda è complessa: ti dico, può essere che sia così, anzi sicuramente è così, e cioè che ci siamo un po’ allontanati da certe tradizioni e dall’emozione che suscitano nel cuore il Natale o altre ricorrenze simili. La crisi ci mette del suo, indubbiamente. Riguardo al secondo quesito, io non indicherei una delle due a dispetto l’altra: può essere un po’ e un po’, sai? Sia la crisi economica, sia quella di valori. O almeno secondo me sì…

Come vivi il rapporto con la tua famiglia? 

La famiglia è un punto di riferimento molto importante per me: la mia è molto unita, poi mi ha dato tanto e mi ha rispettata sempre, in tutte le mie cose: non sono mai stata ostacolata sul lavoro, lo stesso posso dire nelle mie scelte. Amo molto i miei genitori, amavo molto mio papà che non c’è più e al quale ero legatissima, nonostante talvolta fosse tanto apprensivo e geloso di me fino quasi a risultare possessivo, cosicché a volte la cosa mi dava un po’ d’ansia e finivo col dirgli: «Ma papà, fidati un po’ di me!». Ma del resto, erano altri tempi, lui era un uomo tutto d’un pezzo, “tosto” nei suoi valori, io poi ero figlia femmina, puoi immaginare… Ci volevamo un gran bene e non potevo fare a meno di lui, così come non posso fare a meno della mia mamma e di mia sorella Clarissa: la mia è una grande famiglia, pur essendo piccola visto che siam in pochi!

Per Natale molte persone scelgono la via della beneficenza e, in questo senso, tu puoi senz’altro insegnare qualcosa: la tua carriera si incontra spesso con questa meritoria consuetudine, anche se so che non ti piace parlare di ciò più del dovuto, né per vanto.
Qual è il ricordo più prezioso che senti nel cuore?

Ne conservo più di uno, ma certamente potrei ricordare la grande emozione di tre miei concerti realizzati alcuni anni fa (due al PalaTrussardi di Milano e uno al Mediolanum Forum di Assago, allora detto FilaForum), il cui incasso è stato interamente devoluto all’ AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) di Umberto Veronesi: e col termine “interamente”, intendo dire che avevam coinvolto proprio tutti nel nostro intento benefico, cosicché anche gli addetti ai lavori per l’occasione svolsero le loro mansioni gratuitamente, seppur con la professionalità di sempre.

Consegnai personalmente l’assegno, con grande gioia nel cuore: ricordo che avevam fatto il “tutto esaurito” e che addirittura, ad Assago, oltre ai 13mila spettatori presenti nella struttura, c’erano ancora 3mila persone in ascolto fuori dal Forum!

Mi rendo conto che sto per farti una domanda crudele e che tra figli non si fanno differenze, ma… Cristina, ci dici qual è la tua sigla preferita fra tutte? E il cartone che hai amato di più?
Incomincio io: il mio cartone preferito è Rossana, ma è stata dura decidere tra Pollon, I Puffi e Mila e Shiro

Ce ne son tante. Dovessi sceglierne solo una, ti direi Kiss me Licia perché è la sigla di un cartone animato importantissimo per me, mi ha permesso di farmi conoscere al pubblico e ha avuto un suo ricco seguito, con le diverse serie: Love me LiciaLicia Dolce LiciaTeneramente LiciaBalliamo e cantiamo con Licia. Io ero lei, ho interpretato il suo personaggio, la incarnavo, perciò indissolubilmente Licia fa parte di me… Ho amato tanto quel cartone e quella sigla.

Cosa pensi dei cartoni animati di oggi?

I cartoni animati sono affascinanti e piacciono sempre ai bambini, non c’è niente da fare: sono la Fantasia, il Colore, la Gioia.

Ti potrei solo dire che alcuni cartoni di oggi forse han perso un po’ di magia, rispetto a quelli più vecchi degli Anni Ottanta. Quando penso a MemoleDavid GnomoGeorgieVola mio mini PonyI Puffi, il loro pregio maggiore che mi viene in mente è che avevano una grande storia da narrare, non particolarmente segnata o scandita dalla divisione in episodi: ecco, magari oggi si raccontano meno storie rispetto al passato, ma del resto anche il mercato dev’essere un po’ cambiato nel tempo.

Sono certa che se alcuni cartoni animati classici venissero rimandati in onda adesso, i bimbi ne resterebbero affascinati e amerebbero gli stessi personaggi che io e tutte le persone della mia generazione, cresciute con loro e col mitico Bim Bum Bam, abbiamo tanto amato. Sono intramontabili, proprio come le sigle che li hanno accompagnati e che, a distanza di 30 anni, continuano a farci cantare e divertire con straordinaria modernità!

In Dio fa’ qualcosa c’è un verso che afferma: “E i sogni che non fanno più nemmeno i bimbi ormai.
Tra tecnologia e mille altre occupazioni, i bambini restano tali per così poco tempo, sono sempre più impegnati e a volte persino stressati, alla pari degli adulti.
Stiamo sbagliando qualcosa nei loro riguardi?

I bambini cambiano perché cambia la società: fanno quel che possono, si evolvono, si adeguano. È difficile dire dove sbagliamo e cosa dovremmo fare per il loro bene, perché vogliono essere al passo coi tempi, come noi adulti; personalmente, credo che ai bambini farebbe un gran bene trovare più tempo per giocare tra di loro, anzi direi il più possibile, lasciando che la spensieratezza permetta loro di solleticare e liberare fantasia.

L’infanzia è un periodo meraviglioso, è una tappa bellissima della vita ed è un peccato bruciarla; poi è normale che, in un mondo che cambia, i bimbi non si devono sentire esclusi o indietro rispetto ai coetanei, ma devono poter fare tutto: a volte rimango a bocca aperta di come siano più bravi di me nell’uso del computer o del telefonino, sono sveglissimi!

In più occasioni hai ribadito, a buon diritto, che le sigle tv sono musica italiana, ne fanno parte al pari delle produzioni dei grandi cantautori. 

Sì, più semplicemente dico che sono nate come sigle, ma poi sono state riconosciute negli anni come vere e proprie canzoni, creando quindi un genere musicale. Naturalmente non mi riferisco solo alle mie, ma parlo in senso generale di tutte le sigle: non a caso han fatto dei programmi tv a esse dedicati.

Mi ritengo molto fortunata ed è per me un vanto aver avuto, negli anni, collaboratori importantissimi: per portare qualche esempio, per me han scritto il figlio di Mina, il compositore Piero Cassano e ancora altri… Questo solo per ribadire che la sigla tv rientra a tutti gli effetti nella musica italiana e se ci pensi, i miei ascoltatori ne sono la dimostrazione.

Sei una persona scaramantica? C’è un portafortuna che hai con te o una prassi che fai sempre prima di un concerto?

Scaramantica non direi, ma sono molto devota a Sant’Antonio e non deve mai mancarmi la sua immagine, la porto sempre con me.

Appena posso, raggiungo Padova per “andarlo a trovare” e per ringraziarlo, perché mi aiuta tanto: naturalmente di sue immagini ne ho diverse, ma ce n’è una in particolare, benedetta, a cui tengo al punto che, se per qualche motivo l’ho spostata dal portafogli e non ricordo subito dove l’ho messa, vado nel panico.

Com’è nata l’irriverente collaborazione con i Gem Boy? Qual è la loro rivisitazione di un tuo classico che ti fa più ridere?

Ecco, diciamo subito che loro son dei pazzi scatenati! Ebbene sì, cambiano i testi alle mie canzoni e purtroppo lo han fatto anche con la sigla di Georgie che è diventata Giorgio! Ne han dette di ogni a quella poverina… Lascia perdere, guarda! (ride, ndr) Han scritto anche una “simpatica” canzone a me dedicata, in cui dicono di volermi tagliare le corde vocali e che si intitola Ammazza Cristina!

Li ho incontrati per caso in autogrill, in quel periodo mia sorella Clarissa lavorava da ufficio stampa per Red Ronnie e stava pianificando i concerti del suo Roxy Bar: Red Ronnie mi voleva nel suo programma e a me mancava la band, così Clarissa mi propose di collaborare con loro, ma io per ovvi motivi non ne avevo la minima intenzione. Ci siam trovati poi, come ti dicevo, in questo autogrill (a ordinare lo stesso panino, pensa un po’) e non appena mi han riconosciuta, hanno iniziato a fare i pazzi! Naturalmente mi han chiesto scusa per quella canzone, mi hanno dato anche il loro disco, che ho ascoltato; alla fine ho capito che in realtà mi amavano e che sarebbe stato un bellissimo esperimento lavorare con loro.

Facemmo il nostro primo concerto insieme al Roxy Bar, andò benissimo e di lì in poi non ci siamo più persi di vista.

Morgan definirebbe la tua “una bella storia”, hai iniziato piccolissima e di lì in poi, la tua carriera è proseguita a pieno regime fino ad oggi: la tua prima sigla, Bambino Pinocchio, è arrivata come un regalo, quando il canto per te era ancora un hobby.
Cosa pensa Cristina D’Avena di se stessa? Cosa rivorrebbe indietro degli anni belli che ha vissuto in passato?

Mi sento a posto con me stessa, sono contentissima di quello che ho fatto e lo rifarei miliardi di volte. Ho avuto una famiglia splendida che mi ha sempre aiutata e che è stata presente con dolcezza e discrezione, ho fatto tutto con serenità e senz’altro con una buona dose di fortuna, perché nel mio lavoro ci vuole anche quella. Sono contenta di aver incontrato dei collaboratori meravigliosi, come Alessandra Valeri Manera, con la quale ho condiviso quasi tutti i testi delle mie canzoni, e ancora i maestri Augusto MartelliCarmelo CarucciFranco Fasano… Ho vissuto momenti indimenticabili.

Mi è piaciuto tanto lavorare ai miei telefilm e riprenderei volentieri quel filone, mi vengono in mente tutte le serie di Licia, Arriva CristinaL’Europa siamo noi… Ne ho fatti tanti e questi, devo dire, un po’ mi mancano.

Andando ancora indietro, c’è tutta la mia infanzia, gli anni bellissimi del Piccolo Coro dell’Antoniano e dello Zecchino d’Oro, con la Dolce Fata Mariele Ventre, insieme alla quale ho fatto viaggi stupendi: uno in particolare in Israele, con la mia famiglia al seguito. È un pezzettino della mia vita che sarebbe bello riavere indietro, mi piacerebbe tornare lì, a quel momento.

Ma del resto anche il presente mi rende felice, perché amo il mio lavoro, continuo a fare tantissimi concerti in giro per l’Italia e così posso incontrare tanti ragazzi, tanta gente che vuole conoscermi. È la mia vita ed è ricca di magia, sono molto fortunata.


Cristina D’Avena – Il Valzer Del Moscerino (HD) di STARDUST72

30 anni e poi… Ti piacerebbe avere una famiglia tua? Tornerai in tv, magari con un programma tuo per i più piccoli, come ai vecchi tempi (un remake di Bim Bum Bam!) ?

Magari! Mi piacerebbe tornare in tv, con un programma mio per i ragazzi o per i bambini, spero che accada presto. Avere una famiglia tutta mia? Anche questo è un mio desiderio, spero di averne ancora il tempo, ma chissà, non si sa mai.

E poi… Ho ancora tantissime idee e una grande voglia per riuscire a realizzarle!

E All Music Italia non può che rivolgerti un grande in bocca al lupo, per le tue idee e la tua musica!

Viva il lupo! Grazie!

Cristina, è stato un immenso piacere averti per questa bella chiacchierata, torna presto a trovarci e… Buone magie di Natale a te e ai tuoi affetti! Alla prossima!

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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