INTERVISTA ad ANNALISA: “Sanremo per me è stato fondamentale, sogno di tornarci”

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Oggi è un gran giorno, i nostri lettori affezionati se ne saranno accorti a colpo d’occhio: All Music Italia si evolve, passando alla versione 2.0, con tante novità, nuove rubriche e una veste grafica tutta nuova.
E siamo molto entusiasti e gratificati di poter festeggiare e inaugurare la nuova fase del nostro portale con una graditissima super ospite, una grande voce italiana che da qualche anno ormai è entrata davvero nel cuore di tutti, con la sua classe e con il suo impareggiabile talento interpretativo.
Ladies and gentlemen, Annalisa!

Dopo averla ascoltata per tutta l’estate con il brano Sento solo il presente, scritto per lei da Francesco “Kekko” Silvestre dei Modà, è appena tornata con un nuovo singolo, L’Ultimo addio, mentre le voci di una sua partecipazione a Sanremo si fanno sempre più insistenti.
Benché presa in questi giorni da mille impegni promozionali Annalisa ha accettato con entusiasmo di fare quattro chiacchere con noi facendo il punto della situazione sulla sua carriera, sul nuovo album e non solo. Buona lettura.

Ciao Annalisa, ti diamo il benvenuto su All Music Italia! Con la tua intervista, inauguriamo la versione 2.0 del nostro portale e siamo molto felici di questo, grazie per aver accettato il nostro invito.
“Sento solo il presente” e “L’ultimo addio” anticipano il nuovo album di inediti. Come sarà questo nuovo lavoro? C’è una data d’uscita?

Grazie, è un piacere. Allora, la data d’uscita del nuovo disco ancora non la so nemmeno io, ti dico soltanto che entro la metà di novembre spero di averlo in mano, perché finiamo le registrazioni e la sua produzione sarà fra ottobre e i primi di novembre appunto.
Una volta pronto, bisognerà capire quale sia il percorso più giusto e più conveniente per promuoverlo, visti i nostri “sbattimenti” per organizzare un’uscita diversa dal solito!
I singoli che avete ascoltato finora sono come tanti tasselli di un puzzle. Andremo avanti su quest’onda!

Ci saranno dei duetti? Proprio sul nostro sito abbiam pubblicato un’indiscrezione poco tempo fa, circa una possibile collaborazione con Francesco Renga…

Mmm guarda, riguardo a questa cosa precisa, ti direi che non è vero, anche se mi piacerebbe veramente tantissimo! (ride, ndr) Sarebbe bello cantare una canzone con lui.
Per quanto riguarda i duetti effettivi nel disco, capiremo meglio come muoverci adesso che entriamo in studio a ultimare le 8 canzoni che abbiamo provinato, ma non ancora prodotto in modo definitivo. Stiamo pensando se inserirli e in caso chi poter coinvolgere, fermo restando che il diretto interessato o interessata deve anche accettare. Vedremo, personalmente vorrei farlo.

E questa volta, oltre che interprete, sei autrice dei brani…

Sì esatto. Ci saranno testi scritti da me in collaborazione con altri autori. E oltre a Sento solo il presente, ascolterete anche il secondo dei due brani scritti per me da Kekko.

In quest’avventura, Kekko dei Modà ti sta seguendo in veste di produttore. Com’è nata la collaborazione con lui? E’ stata una tua precisa scelta artistica?

La nostra collaborazione nasce in primis da una reciproca stima, io non ho mai fatto mistero di essere un’ammiratrice sua e dei Modà, lo stimo soprattutto come autore. Gliel’ho sempre detto e lui mi ha sempre fatto tanti complimenti a sua volta. Ci siamo trovati in sintonia sin dall’inizio.
Così, quest’anno si è presentata l’occasione di lavorare insieme per questo nuovo album. Stavo facendo un lavoro di scrittura molto intenso e ho deciso di chiedergli un parere, per tutte le ragioni di cui sopra. Dai nostri incontri, è emersa da entrambi la voglia di approfondire la collaborazione: non solo ha scritto due brani per me, ma si è spinto oltre e prenderà parte all’intera produzione del disco.

A Rockol, Kekko ha dichiarato che prima di iniziare a lavorare sul disco, tu avevi in mente un progetto elettro-pop. Dopodiché lui e il suo collaboratore Enrico Palmosi ti han dissuasa dal realizzarlo, a beneficio di una pubblicazione di genere pop melodico.
Com’è andata esattamente? Perché Annalisa non può fare anche elettro-pop, visto che è così brava in questo e in passato lo ha dimostrato?

Allora, diciamo che c’eran tanti pezzi: ce n’erano un sacco da valutare, anche di natura diversa. E sì, ce n’era qualcuno più elettronico, ma non esattamente elettro-pop, direi meglio con suoni più “crudi”, e questo anche per via di come eran stati eseguiti i provini.
Quando butti giù una canzone, non sempre la prima veste che gli dai è quella più giusta: lavorandoci a casa, con collaboratori che usano programmi con suoni soprattutto elettronici, sono venuti fuori vestiti un po’ più elettronici, mentre i pezzi di base eran tutti pop, son sempre stati pop.

C’è un’indicazione precisa che ti ha dato Kekko?

Sì, di cantare tanto e far venire fuori in maniera prepotente la mia voce, che secondo lui, e per me aveva ragione, non era uscita così tanto, con le reali potenzialità: nei nuovi brani era sì venuto fuori il mio mondo sonoro, ma la cifra vocale non era ancora abbastanza chiara, non parlo di estensione.
Per cantare tanto e bene, il pop rock melodico è il massimo e poi, è il gradino giusto per me in questo momento, avevo assolutamente bisogno di sterzare e questa è stata l’occasione per farlo.

E’ arrivato in radio “L’ultimo addio”. Dici che questo brano per te è molto speciale, ti fa male e bene allo stesso tempo.
Cosa racconta di te? Qual è lo stato d’animo che sottende al brano? Sei anche autrice del testo…

Sì, questo pezzo è molto importante per me, perché mi riguarda da vicino, parla di me in prima persona e racconta qualcosa che ho vissuto io, non qualcun altro.
Di solito quando si scrivono canzoni d’amore e d’esperienze quali l’abbandono e l’addio, si usano dei codici e si dicono delle cose che in realtà, si sono sentite tantissime volte; io invece ne L’ultimo addio non ho utilizzato codici, ho parlato di me, con riferimenti precisi e personali.

Attraverso Amici abbiamo imparato a capire e ad apprezzare il tuo gusto musicale: tra i tuoi ascolti ci sono Joni Mitchell, Bjork, Eurythmics, per citarne alcuni.
In futuro pensi di fare una svolta musicale in questa direzione? Ti piacerebbe incidere un album, magari anglofono, per il mercato europeo?

Non è facile pensare a progetti in vista dell’Europa, perché noi italiani siamo un po’ un mondo a parte, lontano dagli artisti che citi. La musica italiana non è la musica che si fa nel resto del mondo, ma rappresenta un “genere” di per se stessa, all’interno del quale si possono contare moltissimi stili e sfaccettature.
Bjork ad esempio, è islandese, ma la sua è una produzione molto nordeuropea in generale; e il Nord Europa è un mondo molto diverso dal nostro, noi musicalmente e culturalmente, siamo forse più affini a Paesi come il Portogallo, la Spagna o il Brasile. Non a caso, noi italiani, nel momento in cui vogliamo andare all’estero e ampliare i nostri orizzonti artistici, passiamo quasi sempre dalla Spagna o in generale, dai Paesi latini.
Il fatto che io abbia gusti differenti, più nordici, è una cosa mia, sicuramente mi aiuta a essere sempre nuova, a non essere banale in quello che faccio, che però è italiano.

“Alice e il blu” è una delle tue canzoni più belle, forse è quella che meglio rappresenta la tua cifra stilistica e interpretativa. Come mai non hai voluto sottoporla alla giuria artistica di Sanremo? Senza nulla togliere a “Non so ballare” e a “Scintille”, brano al quale sei molto legata.

Alice e il blu è un brano a cui tengo tanto, è una voce fuori dal coro, una favola dark, quindi sicuramente ha una valenza particolare per me.
Quello di Sanremo è stato un anno molto bello: è stato difficile partecipare, perché nella mia edizione, volevano andarci tutti. Nel momento in cui bisognava fare la selezione delle canzoni da presentare, sono state scelte quelle che, secondo un po’ tutto il team, potevano convincere di più chi era chiamato a definire il cast degli artisti in gara. E’ stato fatto in base a questo, non ci son dietro grandi pensate, in realtà! (ride, ndr)

Com’è il rapporto con i tuoi fan? Conti migliaia di sostenitori fra “FaNali” e “CrimiNali”, nel “Nalicomio” quanto su “Nalilandia”. E han molta fantasia, meritano un plauso anche solo per la varietà dei nomi, anche se a volte sono molto critici nei tuoi riguardi, si aspettano molto da te…

E’ un rapporto complice, nel senso che con molti di loro sono diventata amica, abbiamo approfondito i rapporti, li vedo e mi confronto spesso con loro: mi danno dei pareri, io racconto loro le cose che sto facendo dal mio punto di vista, che chiaramente è più “dentro” a tutto, e loro rimangono sempre molto colpiti dalle cose che racconto.

Esiste un tuo album non ufficiale che si intitola “Le origini” e ci mostra una giovane Annalisa già così matura e musicalmente pronta, nonostante ancora non fosse passato il treno di Amici a prenderla e portarla al grande pubblico italiano e alla Warner Music.
Sei contenta del cammino percorso finora? Cosa pensi di aver imparato dai tempi in cui indossavi la tuta di Amici ad oggi?

Ho imparato tante cose, in primis a stare in questo mondo come si deve, ho capito che cosa fare e come comportarmi. In generale, la regola è sapere qual è il proprio ruolo all’interno delle situazioni, essere sempre coscienti di chi si ha di fronte ed essere onesti.
Nel mondo della musica, a volte le cose accadono e non te ne accorgi, ma ci sono degli episodi che ti aprono la visuale. Nel mio percorso, un passaggio fondamentale che ho vissuto è stata la partecipazione a Sanremo: ho capito tantissime cose che prima non avevo chiare, ho molta più consapevolezza del mio lavoro, sono più professionale. So le cose che sto facendo: prima magari mi sfuggiva qualcosa, adesso non mi sfugge più niente.

Occorre essere sempre al top e dare il massimo in ogni occasione.
Com’è cambiata la tua vita in questi anni?

E’ cambiata per molti aspetti, non ho più una giornata tipo: arrivano momenti caldissimi, a differenza di altri in cui sono più tranquilla.
Le giornate non si somigliano mai una con l’altra, può sempre succedere di tutto e devi essere pronta.

Hai scelto un mestiere molto complesso. Secondo te, qual è il peccato più grave per un artista? Quale dovrebbe essere invece, il suo maggiore pregio?

Mah, la pecca più grande è farsi fare le cose dagli altri, lasciare loro la scelta su cosa fare e delegare tutto, perché, per dire, quello che ti compete è solo cantare: questa è una grandissima cretinata.
Di contro, una qualità è prendere parte in tutto e per tutto al progetto, chiedere sempre così da non rimanere all’oscuro di niente. Però per fare tutto questo, devi esser preparato, perché se non lo sei, tanto vale che non fai nulla, a quel punto va bene così. La preparazione è fondamentale, devi essere sul pezzo e non ti deve sfuggire niente di quello che succede intorno a te.

Ci salutiamo così. Conosci il nostro gioco rompi-disco? In pratica devi scegliere, fra le coppie di artisti che ti proponiamo, a chi rompere il disco, a beneficio dell’altro che automaticamente trai in salvo… ovviamente tutto in chiave molto ironica visto che, di questi tempi, rompere un cd sarebbe quasi blasfemo. All Music Italia ti chiede: a chi rompi il disco fra…

Elisa o Laura Pausini?
Sì, fra le due lo rompo a Laura, perché Elisa è la mia artista preferita di sempre in Italia, perciò era anche facile scegliere! (ride, ndr) Con tutti il rispetto, sia sempre benedetta la Pausini!

Valerio Scanu o Marco Carta?
Lo rompiamo a Valerio.

Francesco Renga o Gianluca Grignani?
Lo rompiamo… a Gianluca Grignani! (ride, ndr)

Claudio Baglioni o Gino Paoli?
Difficile… A Baglioni, Gino Paoli è ligure come me!

Celine Dion o Beyoncé?
A Celine Dion. Beyoncé tutta la vita!

The Beatles o The Doors?
The Beatles …Premesso che, detta così, è una grandissima cavolata romperlo ai Beatles, però ai Doors sono affezionata tanto e Jim Morrison non si può rompere!

Perfetto! Annalisa, ora ci dobbiamo proprio lasciare, grazie di nuovo per la tua spontaneità e la tua simpatia, un grosso in bocca al lupo per tutto quello che verrà da All Music Italia! A presto!

Grazie mille, è stato un piacere. Alla prossima, crepi il lupo!

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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