INTERVISTA ad AL BANO: tra Racconti, retroscena e aneddoti di 50 anni in musica

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Intervistare Al Bano per un giornalista figlio degli anni 80 come me, a cui sono legati tanti ricordi televisivo/musicali di bambino, è un po’ come intervistare papà; ti sembra di conoscerlo da sempre e quel che vuoi sapere da lui è, in fin dei conti, che ti racconti momenti che per te sono ricordi un po’ fumosi, artefatti magari dall’immaginazione e purezza fanciullesca e che invece per lui sono realtà da riportare alla mente vissute in prima persona e magari solo facciata di qualcosa di più complesso, bello o brutto che sia.

Riuscire a percepire oltretutto mentre ci chiacchiero la sua rilassatezza, la sua contentezza perché nella nostra intervista si parlerà solo di musica, il suo stupore di fronte a quei ricordi di bambino e la contentezza poi di poter togliere qualche ragnatela agli stessi, dandomi l’idea, non solo a me, ma anche ai tanti affezionati nostri lettori, dell’esatta luminescenza di quel periodo, è per me un ulteriore motivo di vanto. Caxxo sto intervistando un signore che ha fatto la storia di 50 anni della musica italiana!
Ed Al Bano di cose da raccontare ne ha davvero molte, come della sua fuga dalla Puglia, verso la città delle possibilità, Milano, per provare a spiccare il volo…

Era esattamente il 5 di Maggio del 1961!

Non ci credo, ricorda addirittura la data esatta?

Come potrei dimenticarla? E’ una data che ha significato tanto per me. Ho fatto di tutto quando arrivato a Milano; posso chiamarla tranquillamente la mia università.

Ed in mezzo a tutte le difficoltà del caso, è comunque riuscito a farsi ascoltare da chi contava. Oggi è completamente diverso: i giovani hanno i talent come via ufficiale ed il web come generale, dove la differenza sta nel fatto che in tanti ti ascoltano ma chissà quanti davvero con interesse. Lei che ricordo ha di quel mondo discografico oggi svanito?

Era una discografia fiorente, penso il momento migliore per l’industria di settore, che fu proprio un fiore all’occhiello in quegli anni per l’industria italiana tutta. Dagli anni 60 in poi c’è stato un fiorire di idee, ma non solo tra chi se ne occupava; c’era proprio interesse totale da parte del pubblico.

E per raccontarlo ai giovani artisti di oggi, come era rapportarsi a quel tipo di mondo?

Per quanto mi riguarda io lessi su un giornale che il Clan Celentano cercava nuove voci. Mi iscrissi, fui chiamato per un provino e subito mi misero sotto contratto. Sottolineo che il Clan non era ovviamente curato da Adriano, impegnato con la sua carriera, ma dal grande maestro Pino Massara, Micky Del Prete ed il fratello di Adriano, Sandro. Rimasi con loro due anni e sono stati un’intensa palestra. Ho girato tutta l’Italia, sono stato in Svizzera ed ho avuto l’occasione di vedere Adriano come lavorava, studiandolo da vicino. Credo che impegnato come era in quel periodo, non si sia nemmeno accorto che io fossi li.

Molti di quelli che però han fatto parte del Clan Celentano, dopo non ne hanno parlato bene. La voce costante sembrava essere quella che poi le cose migliori prodotte al suo interno andavano ad Adriano e agli altri restavano i suoi scarti. Conferma?

Non posso assolutamente confermare questa cosa perché non è vera. Adriano faceva le sue cose, scriveva ed ascoltava tanta musica americana di cui spesso poi riproponeva delle cover in italiano come era costume in quegli anni. Si è sempre autogestito.

Dopo quei due anni di “palestra” arriva il suo più primo e grande successo. E’ il 1967, il brano è la celeberrima Nel Sole che ha venduto un numero esorbitante di copie oggi impensabile…

Era Giugno del 1967 e le copie sono state solo in quei sei mesi 1,3 milioni.

Ma quando l’ha scritta ha subito capito che era la canzone della svolta?

Onestamente era impensabile, almeno non in quelle proporzioni. Arrivavo comunque da alcune incisioni che erano state notate. Avevo pubblicato un brano di Pino Donaggio con cui partecipai al Festival delle Rose che si teneva a Roma e dove arrivai secondo, poi uno dei Temptation ed un altro ancora di Gene Petney a cui un giovane Mogol aveva riscritto il testo in italiano… ma non era successo granché. Le cose invece avevano iniziato a muoversi con la canzone Io Di Notte, ma certo non potevo immaginare che con la successiva sarebbe accaduto quel che grazie a Dio è successo.

Che canzone mi ha nominato! Io Di Notte è un brano bellissimo, che però lei non riesegue mai, perché?

Non è proprio così. E’ un periodo che non la rieseguo per far girare un po’ il repertorio. Però non sei il primo che mi dice questa cosa e mi tocca rimontarla per i prossimi concerti perché il pubblico la vuole. Non solo questa ma anche La Siepe con cui partecipai al mio primo Sanremo nel 1968 e che è un po’ che non rieseguo. Alla fine però il concerto dura due ore e mezzo al massimo, tutto non ci sta.

Come fu l’evolversi di Nel Sole?

Con quel disco io stavo simultaneamente in gara sia al Disco Per L’Estate che al Festivalbar. Vinsi entrambi ed anche la Gondola D’Argento, il Festival di Pesaro, Il Festival di Malta, 4 puntate di Settevoci. Insomma, dove arrivavo spiazzavo tutti.

E poi da quella canzone in poi è arrivato anche il cinema..

Era una bella abitudine; le canzoni di successo si trasformavano in film ed io ne ho fatti ben 9.

Ed in quei 9 film lei ha lavorato con la storia del teatro, del cinema e dell’avanspettacolo italiano: da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia a Nino Taranto, da Enzo Cannavale a Paolo Villaggio, da Antonella Steni a Bice Valori. Che ricordo ha di questi miti?

Ho imparato tantissimo, da come si sta sul palcoscenico al gioco e alla magia delle luci per finire ai piccoli ma significativi movimenti d’espressione durante un primo piano. E chi può scordare lo stare assieme a quei mostri sacri? Pensa che con Franco e Ciccio, ad esempio, a volte dovevo schiaffeggiarmi da solo per smettere di ridere.

Escludendo proprio tra i film Nel Sole che è stato anche galeotto per la sua storia poi da li partita con la Sig.ra Power, di quale ha ricordi più belli?

Ho solo ricordi belli. Erano tutti divertenti tanto da non costare fatica. Pensa che ne facevo 4 all’anno. Abbiamo girato a Capri, Amalfi, Napoli e poi a Tivoli ed ovviamente Roma. La media di lavorazione era circa 5 settimane l’uno.

Per lei Sanremo, non ne ha mai fatto mistero, è l’adrenalina manifesta. Lei adora quella scarica ed è per questo che ci torna con piacere. Era così anche al suo debutto nel 1968, con La Siepe?

Era un Sanremo con i grandi, ma davvero grandi. C’era Louis Armstrong, Dionne Warwick, Paul Anka, Wilson Pickett, Shirley Bassey ma anche artisti italiani altrettanto grandi come Domenico Modugno, Milva, Adriano Celentano e tanti altri. Io arrivavo da outsider per via del grandissimo successo dell’anno prima. Eppure tutti credevano che vincessi e ci credevano talmente tanto che finì col crederci un po’ anche io. Invece arrivai “solo” nono e vinse Sergio Endrigo con Canzone Per Te che era un brano con una melodia classica ma bellissima.

Poi finito il decennio del boom economico, negli anni 70 l’aria in Italia s’è fatta un po’ pesante ed anche verso i beniamini del pop c’era rifiuto popolare. Emergevano i cantautori impegnati. Ranieri ripiegò sul teatro e cinema, Morandi ebbe le sue fortissime difficoltà. Lei come li affrontò quegli anni?

La situazione politica in quegli anni era davvero brutta e per noi non c’era davvero modo di poterla affrontare. Massimo col cinema trovò la sua “nuova strada” , Morandi ripiegò allontanandosi dalle scene ed iscrivendosi al conservatorio. Io che mi sono sempre sentito una persona libera invece decisi di andare all’estero.

Quali paesi l’hanno accolta in particolar modo?

Dapprima la Spagna, poi il Sud America e di ritorno in Europa, Bulgaria, Svizzera, Grecia, Turchia, fino addirittura al Giappone e l’Australia, Canada e Stati Uniti.

E quando tornarono ad essere favorevoli per lei i venti in Italia?

Qualcosa si è riaperto nel 1975 ma dovetti liberarmi del contratto con la mia casa discografica di allora la Emi.

E perché?

Perché avevo capito che non gli interessavo più e non mi sembrava il caso di aspettare. Chiesi di scioglierlo e loro subito mi accordarono la cosa. Una volta libero partecipai al Disco Per L’Estate con Romina e la canzone Dialogo. In Italia andò benino ma il boom reale lo ebbe all’estero con Spagna e Sud America che ne fecero un vero e proprio inno. Poi andammo all’Eurofestival con We’ll Live It All Again l’anno dopo e li il botto fu nei paesi di lingua francofona. In Italia invece per ritrovare continuità bisognerà aspettare la fine degli anni 70, quando dopo la pesante situazione politica, dopo le Brigate Rosse, l’omicidio Moro ed altri fatti tristi del periodo ci fu una nuova ripresa economica.

La riscoperta di Al Bano & Romina, perché oramai anche artisticamente eravate una coppia, come avvenne?

Fu merito di Pippo Baudo che ci chiamò offrendoci la sigla di Domenica In. Realizzammo un brano che ancor oggi trovo bellissimo che è Aria Pura ma non ci fermammo li. In Spagna e Messico eravamo al n° 1 in classifica con Sharazan e decidemmo di provarci anche qui. Fummo invitati a Fantastico dove la proponemmo e da allora non ci siamo più fermati, anche perché non si poteva. Pensa che all’inizio del 1982 eravamo in classifica con 4 canzoni simultaneamente: Aria Pura, Sharazan, Il Ballo del Qua Qua ( della sola Romina ) e Felicità.

E’ cominciato così un periodo magico della vostra carriera che andava di pari passo con la vita familiare. Mi interessa però il gossip musicale! Quante volte ha dovuto convincere Romina a cantare un brano o viceversa?

Non credo ci sia mai stato bisogno, anche perché il fiuto ce l’ho sempre avuto più io che ovviamente conoscevo il mercato italiano. Romina è sempre stata amante di uno stile più americano che però in certi contesti non avrebbe funzionato. Lasciava quindi fare a me e si riservava all’interno degli album di esplorare anche la sua natura, appunto più americana.

Romina non ha mai fatto mistero di non amare invece Sanremo per via della gara. Ma anche per lei, amante invece dell’adrenalina, farne alcuni cantando su base, o addirittura in playback ( come nel 1984 anno della vittoria con Ci Sarà ) non le era fastidioso?

Quelli erano festival di ripartenza dopo che negli anni 70 avevano cercato in ogni modo di abbatterlo. La gente invece dimostrò di volere il suo Festival, che però ebbe bisogno di ricrescere, ed in quegli anni crebbe molto, per ritrovare lo splendore dell’orchestra riportata da Adriano Aragozzini.

E ad esempio nell’anno in cui cantaste Felicità, il 1982, non la infastidiva che la stampa di settore avesse già proclamato vincitore Riccardo Fogli? Anzi si dice che era proprio un accordo…

Erano voci di corridoio ma la certezza non ce l’aveva nessuno. In quel periodo però contava più cosa accadeva dopo con le vendite ed ero sicuro del risultato del mio brano. Quando ascoltai Felicità per la prima volta, la volli fortemente come mi era già successo con Sharazan e poi in seguito con Nostalgia Canaglia ed ipotizzai per lei un milione e mezzo di copie.

E come è andata a finire?

Che ho sbagliato poco poco ( ride ndr ).. di circa otto milioni e mezzo, visto che quel brano ha superato i dieci milioni di copie nel mondo.

E dopo un successo del genere come si fa a scegliere altre canzoni con questa pressione di dover tenere botta come si dice?

Beh ti affidi un po’ anche al discografico che però scelse per noi Tu Soltanto Tu che non mi convinceva. La incidemmo lo stesso ed andò anche abbastanza bene, però non a quei livelli. Il fiuto ne ho. Ad esempio anche quando portammo a Sanremo anni dopo Oggi Sposi, quella volta li a scegliere fu mia figlia Ylenia che l’amava particolarmente. “Papà portate questa, vedrai che andrà bene” diceva. Io le risposi che seppur bellissima, e per me ancora oggi è un pezzo splendido, non sarebbe andata al di là del settimo/ottavo posto.

E come vi qualificaste?

Ottavi!

Ecco! Però con Oggi Sposi, a differenza della partecipazione di due anni prima, nel 1989, con Cara Terra Mia dove nonostante il terzo posto foste addirittura fischiati e molto criticati, ci furono larghissimi applausi in sala ed anche critiche benevole. Ricordo bene?

Si ricordi bene. Ma di Cara Terra Mia non fu capita l’ironia. Tuttavia non le impedì di diventare un tormentone col suo “Come va come va, tutto ok tutto ok”. Li anche i giornalisti furono molto faciloni già dal prima, con titoli che dicevano che stavamo dedicando la canzone al paesello, senza leggere il testo, poi durante il Festival Beppe Grillo ci mise su la sua di ironia.

Comunque si parlava sempre di voi..

Che nel frattempo abbiamo trovato il tempo anche di fare altre due figlie.

Una delle due bambine è anche venuta con voi sul palco di Sanremo… Romina era incinta..

Si era l’anno di Nostalgia Canaglia su cui ho anche un altro ricordo e cioè la morte di Claudio Villa durante la serata finale. Pippo Baudo me lo disse dietro le quinte mentre cantava l’artista prima di noi. Per me uscire dopo una notizia del genere, su una persona con cui avevo condiviso tanti palchi e cantare una canzone con quel testo, che assumeva chiaramente un nuovo connotato specifico, non fu per nulla facile.

Musicalmente gli anni 90 sono stati invece contraddistinti da situazioni extramusicali, tanto che per rivederla sul palco si è atteso Sanremo 1996, dove partecipò con E’ La Mia Vita. Lei in quella occasione vinse nuovamente lo scetticismo della critica…

Ho imparato con gli anni che bisogna fare come dice il sommo poeta Dante Alighieri e cioè: “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Non si può parlare prima di aver ascoltato un brano. La gioia infatti furono le standing ovation che ho ricevuto ad ogni singola esibizione. Non ho vinto ma la le vittorie sono tante. Li c’erano, ricordo, degli impresari giapponesi che impazzirono letteralmente e mi scritturarono per tre tour nel loro paese.

Poi Sanremo da li è tornato ad essere un appuntamento più o meno fisso per lei, anche con risultati alterni. Come mai?

Perché volevo propormi sempre in maniera diversa. Ho fatto quel pop blues di Verso Il Sole, poi sono tornato più classico del classico con L’Amore E’ Sempre Amore, poi nuovamente con una bellissima melodia che era Ancora In Volo che non capirò mai come si sia fatto a non amarla e poi Amanda E’ Libera con cui mi eliminarono addirittura ma cacciato dalla porta rientrai dalla finestra col ripescaggio del pubblico arrivando alla fine persino terzo.

Di tutte le sue partecipazioni da solista, ormai tante anche quelle, a quale è più legato?

E’ quasi scontato rispondere a quella del 1996 con E’ La Mia Vita, ma non solo; l’anno di Amanda è Libera per esempio fu molto intenso, mentre se devo pensare al divertimento, devo dire che l’anno di Verso Il Sole mi sono proprio divertito e li fu bello bello proprio il Festival. Era l’ultimo di Mike Bongiorno.

Chi in questo mondo complicato ed anche molto competitivo sente davvero amico?

I Ricchi e Poveri, Gianni Morandi, i Matia Bazar, Pupo. E poi Adriano Celentano, pur se non ci vediamo quasi mai.

Ma se l’è ricordato poi che lei faceva parte del Clan?

Si certo. Pensa che venne anche in sala d’incisione mentre incidevo il singolo dopo Nel Sole che aveva come titolo L’Oro Del Mondo.

Che è stato un altro film…

Ma sai anche questo? Vero. Anche con quel brano vinsi il Festival Delle Rose in un anno in cui in gara c’erano Claudio Villa, Paul Anka e Gianni Morandi.

Non si può non ricordare, però, nella sua meravigliosa carriera la famosa disputa con il Re del Pop Michael Jackson: la sua Will You Be There era davvero uguale alla vostra I Cigni di Balaka. Ce ne racconta in breve?

Fu mio figlio Yari che me ne fece accorgere, chiedendomi se avessi dato una canzone a Michael per l’appunto. Ovviamente non ne sapevo nulla, solo che mentre la nostra era del 1987, lui la propose nel 1991, all’interno dell’album Dangerous. Ed erano uguali, non c’era dubbio.

Si è spiegato come fosse possibile che Jackson fosse entrato in possesso della sua canzone?

Ho una mia teoria. Per chi ricorda, quel brano di Jackson fu già citato perché si apriva con un’overtures presa da un brano della Simphony Cleeveland Orchestra, che gli fece causa e fu costretto ad eliminarla dalle stampe successive del disco, oltre a pagare una multa salata. Poi continuò nella causa con me, che durò qualcosa come 5 anni. Fu il suo avvocato a dirmi, quando era tutto abbastanza chiaro, che Michael non poteva permettersi di perdere una causa, lui star mondiale, contro un artista italiano. Trovammo così un accordo, rispettato, ed in più avremmo dovuto tenere un concerto benefico assieme a Verona con raccolta fondi a favore dei bambini disagiati. Poco dopo però arrivarono le accuse di pedofilia e chiaramente la cosa fu messa in stand-by. Spiegarmi come fosse arrivato in possesso del brano? Diciamo che una mia idea me la sono fatta e cioè che qualche furbetto gliel’abbia fatta ascoltare e venduta, senza sapere che fosse già edita. E’ un’idea personale sia chiaro, ma non posso mai immaginare che Michael Jackson possa aver copiato nota per nota la mia canzone.

Al Bano qual è la sua canzone, che dal punto di vista dei risultati, l’ha delusa rispetto a ciò che si aspettava e quale invece quella che l’ha stupita?

Felicità è indubbiamente la canzone che mi ha stupito in positivo di più, perché come raccontavo prima ero convinto sarebbe stata un grandissimo successo ma non certo in quelle proporzioni. Cioè quel brano oltre ai numeri strepitosi, me lo richiedono in ogni angolo del mondo. E’ una canzone di tutti. Invece forse la delusione di risultato fu La Siepe perché io ero convinto di aver proposto una cosa nuova ed invece fui sconfitto dalla melodia.

Si è mai spiegato perché in alcuni paesi, tipo la Russia, lei è stato accolto ed ancora oggi è acclamato in maniera particolare?

Il tutto è nato dalla partecipazione ad un programma che si chiamava Le Magiche Notti Bianche che si teneva nell’allora Leningrado oggi San Pietroburgo, spettacolo ripreso poi da un grande regista. Quando fu mandato in onda diventò un evento, con un audience pari a 200 milioni di persone. Era il 1984. Li fu una vera consacrazione, ma in precedenza eravamo comunque diventati già famosi in quei territori, perché l’unica finestra che si concedevano sull’occidente era acquistare il Festival di Sanremo cosa che fanno ancora oggi. Diciamo quindi che la vita spesso è un caso!

A volte piacevole direi, no?

Molto piacevole.

Quest’anno lei è tornato a Sanremo e proprio pochi giorni prima dell’annuncio del suo ritorno tra i big, ha avuto un’operazione importante. Non ha pensato mai, nemmeno per un attimo, di non sottoporsi allo stress fortissimo che è la settimana sanremese?

No mai! E perché avrei dovuto? La musica è vita, è terapia, è medicina, è energia. Non potevo stare lontano e poi prima di Sanremo ero già in tour in Germania, mi ero ripreso alla grande.

E guarda un po’! Dopo Sanremo e non le accadeva credo da una ventina d’anni lei ha un disco tra i primi 20 in classifica. Che effetto fa?

Era ora. Questo è il bello. Il disco è trainato da una canzone di cui io mi sono davvero innamorato. Avevo altre due canzoni da presentare al festival quando mi è arrivato Maurizio Fabrizio, l’autore, con appunto Di Rose e Di Spine. Come l’ho ascoltata non ho avuto dubbi. Ci dovevo andare con quella. Era il brano giusto, tanto che a Sanremo mi aspettavo come risultato finale decisamente di più.

Come ha vissuto in quel del Festival il fatto che non solo lei, ma un certo tipo d’artista, più classico, sia stato eliminato?

Se dai ad otto persone la capacità di pesare il 30% su una votazione totale… Lasciando stare i giovani tra di loro, mi chiedo come sia possibile che gente come Rita Pavone, come il figlio del maestro Morricone, anche lui maestro, o come lo stesso Linus non abbia capito la bellezza della musica di Maurizio Fabrizio, lasciando stare Al Bano. Sentirmi dire poi: “Non ti abbiamo votato perché pensavamo ti salvasse il pubblico” poi fa quasi rabbia perché il vostro voto pesava comunque il 30% ed era come se noi, ai nastri di partenza partivamo, da meno quel 30%. Va bè non fa niente.

Mi sembra di capire che la rivediamo li tranquillamente l’anno prossimo?

L’anno prossimo sicuro no, vediamo tra due anni.

Ed ora, adesso, domani cosa c’è in programma?

C’è un tour in partenza nei mesi un po’ più caldi. Sarà un tour mio da solista che non esclude però nel mezzo dei live in coppia con Romina ( proprio qualche giorno fa sono stati annunciati 3 concerti in estate) . In più posso dire che ho appena firmato per un tour in Germania, Belgio Olanda, che mi impegnerà a Marzo 2018.

Chiudiamo con il famoso spettacolo che lei voleva realizzare con Massimo Ranieri e Gianni Morandi; ma alla fine glielo fanno fare?

Ma li sarebbe già tutto pronto! Il problema è Gianni che si ostina a dire no. Dice che ha paura di esser massacrato da noi, di non uscirne bene. Invece secondo me sarebbe una cosa senza pari.

E sostituirlo?

Con chi?

E non so, mi viene in mente ad esempio Toto Cutugno…

No, non va bene, non per Toto sia chiaro. Non va bene perché lui viene dopo di noi. Noi abbiamo iniziato assieme, tutti negli anni 60. Si potrebbe provare con Adriano Celentano ma lui è inarrivabile.

Aspettiamo allora che Gianni di convinca e frattempo via con la musica che per Al Bano è veramente la vita.

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica