INTERVISTA a MARCO MASINI: “Con Cronologia ripercorro la mia storia. L’amore non cambia il mondo, lo idealizziamo”

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Inizia alla grande la settimana musicale di All Music Italia, con una bella intervista a un artista di quelli che non han certo bisogno di presentazioni. Ladies and gentlemen, l’unico e inimitabile Marco Masini!

Il cantautore, fiorentino doc, ha iniziato in bellezza il Cronologia Tour (QUI il calendario completo dei concerti), con una grande tappa d’apertura sabato 11 aprile, a Mestre (VE): vero protagonista del live il suo ultimo album antologico Cronologia, con cui Masini ha ripercorso le fasi più importanti della sua carriera, attraverso le sue canzoni più amate, da Ti vorrei a Vaffanculo, da T’innamorerai a Bella stronza, da L’uomo volante (brano con cui ha vinto il 54° Festival di Sanremo) fino all’ultimo successo sanremese, Che giorno è.

Abbiamo raggiunto l’artista telefonicamente, per fare il punto sulle ultime novità. Nell’intervista che state per leggere, si parla un po’ di tutto: del brano presentato all’Ariston quanto del nuovo singolo Non è vero che l’amore cambia il mondo; e ancora, del rapporto col pubblico e coi social, della stima affettuosa per Francesco Nuti e… dai, non vi anticipiamo altro, buona lettura! 

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Ciao Marco, benvenuto su All Music Italia, siamo felicissimi che tu abbia accettato il nostro invito.
Il nuovo singolo estratto da Cronologia s’intitola Non è vero che l’amore cambia il mondo.
È una provocazione o lo pensi davvero?

Ciao! Partiamo dalla cosa più importante, e cioè il concetto che vuole esprimere questa canzone: non è l’amore – e mi riferisco all’amore da noi idealizzato egoisticamente, perché ci deve far stare bene –  che può portarci a cambiare dentro noi stessi e quindi, a cambiare il mondo. Siamo noi e noi soltanto a poter realizzare questo cambiamento: è chiaro che il mondo di cui parlo non va inteso come il pianeta, ma come la società. E quella possiamo cambiarla solo noi, non può da sola.

Il titolo potrà sembrare una provocazione, ma non lo è, il messaggio della canzone è del tutto positivo. Non è vero che l’amore cambia il mondo (qui Masini sta parafrasando il ritornello del brano, ndr), quell’amore che non è riuscito a cambiare né me né te, che comunque ci sopportiamo e che non ci amiamo con quell’amore puro che è e deve essere nascosto da qualche parte; solo che noi esseri umani non possiamo trovarlo, fin quando adattiamo il concetto “amore” unicamente ai nostri fabbisogni e ai nostri interessi.

Per il Festival di Sanremo hai scelto probabilmente l’inedito più intenso tra le nuove canzoni di Cronologia.
Com’è nata Che giorno è? So che l’hai scritta a più mani con Federica Camba e Daniele Coro.

È nata da un’idea musicale, che in un primo momento abbiamo provinato con un testo fittizio. L’atmosfera ci ha portato a parlare della normale evoluzione della vita, così com’è per tutti quanti: crescere e sentire dentro non più la voglia di ribellarsi a una realtà a volte cruda come quella attuale, ma il desiderio di viversi e di vivere la vita stessa a pieno, sempre come fosse l’ultimo istante. Del resto la voglia di crescere credo, porti spontaneamente alla necessità di vivere, al di là del desiderio di farlo.

In un’intervista in tv hai affermato che la frase più importante di questo pezzo è “Smettila di smettere”.
A cosa si riferisce?

Mmm no, non è proprio la frase più importante, direi che è un concetto ben espresso in sintesi: un essere umano che smette è un essere umano rassegnato, perciò “smetterla di smettere” vuole essere un gesto di reattività, per sentirsi vivo. Certo, questa frase adesso è divenuta un hashtag, ma succede sempre così: l’autore scrive e poi sono gli altri a decidere la chiave di lettura, così come chi ascolta sceglie le frasi o le parti più importanti nei testi delle canzoni. Noi componiamo, ma sta al pubblico amare o non amare, condividere o non condividere ciò che scriviamo.

“Che giorno è, ti stai annoiando di te, che parli cinicamente, niente vale niente, ti vedo ma sei assente, quasi trasparente”.
A chi (o a cosa) pensi quando canti questa strofa?

A chi è rimasto indietro, a chi ancora si ferma e ha paura delle buche e delle salite, a chi non si vuole guardare allo specchio o non vuole guardare avanti, ma solo indietro: a mio parere, questo è un incitamento a procedere, a non cadere nei rimpianti, perché anche quando pensiamo di aver preso il percorso sbagliato, possiamo fare qualcosa per renderlo quello giusto.

“Un appuntamento con la casualità”.
Ma tu credi di più nella casualità o nella causalità, ovvero nel principio 
che la vita ci restituisca giorno dopo giorno, ciò che grosso modo abbiamo seminato?

Secondo me è tutto intrecciato: quello che generi nel tuo percorso e nelle tue azioni porta a una causalità, che quando meno te l’aspetti ti restituisce i suoi frutti ed è senz’altro figlia di ciò che hai costruito, e non parlo di destino; ma la causalità può essere casuale, nessuno può prevedere quello che gli può succedere in una vita intera: a mio parere, sono più le casualità, che non le causalità. E non è detto che queste ultime si possano dirigere o costruire con un ragionamento logico: la vita non funziona come la matematica, invertendo l’ordine dei fattori non sempre il risultato quadra, oppure resta un’incognita, non lo si conosce.

Com’è il tuo rapporto con la spiritualità?

Sono ateo! (ride, ndr) Anche se la spiritualità è un’altra cosa e, non per riagganciarmi al buddismo, credo che la meditazione possa essere un’arma importante, così come la presa di coscienza di avere una propria anima pensante ed emozionale. Essere centrati su di sé porta a prendere decisioni con maggiore fermezza e serenità; poi, credere in un dio è altra faccenda, spesso si fa confusione, spiritualità e religione non si equivalgono ed essere atei non vuol dire non essere spirituali: si può credere nel futuro, negli esseri umani, nell’evoluzione e nella pace.

Personalmente non pratico meditazione regolarmente, però credo di avere un atteggiamento meditativo nel pensare che si possa essere, nella mente e nel cuore, in linea con l’Universo e con se stessi, giungendo ad analizzarsi a fondo, e ciò può accadere nel tempo di un giorno, di un momento o di una vita.

In Cosa rimane (a Marco) canti: “Noi camminiamo in mezzo a questa gente che non sa che questa voglia dentro per sempre durerà”. Il fatto di non essere compresi può sotterrarti o servirti a diventare più forte, come è successo a te.
Credi che dopotutto sia stato un bene vivere i momenti difficili cui è legato questo brano?

I momenti difficili servono a tutti, l’importante è trovare la soluzione e il modo per ritornare più forti. Non nego di aver trovato proprio in quei momenti, una grande forza per uscirne fuori.

Alla fine di Cronologia non c’è Disperato come forse molti avrebbero immaginato, ma Bugie, la tua vera prima canzone, mai incisa prima su disco.

Sì esatto, Cronologia parte dall’ultima canzone scritta fino ad arrivare alla prima. L’idea è molto semplice: un lungo viaggio indietro nel tempo per giungere a Bugie, la prima canzone che nella mia vita ho scritto e pubblicato, nonostante non tutti lo ricordino.

La copertina ti ritrae con un orologio a cipolla in mano, anche i tre dischi hanno quadrante e lancette.
Che valore ha il tempo per Marco Masini?

Il tempo non esiste, il tempo è una freccia che attraversa l’Universo, finché questo si espanderà: quando l’Universo smetterà di espandersi, allora il tempo si fermerà e incomincerà un universo tutto nuovo, questa è la mia idea. Ce l’ha insegnato il buon Einstein con la legge della relatività, per me anche il valore del tempo è relativo.

Raccontami di te è inserita nel secondo disco della raccolta ed è nella rosa delle tue canzoni sanremesi, eppure ai concerti sei solito cantarne solo il ritornello, lo hanno notato in molti.
C’è un motivo particolare?

Beh sì, è che quando hai scritto molte canzoni che la gente conosce, devi trovare il modo di farle entrare nel concerto, a volte dovendole accorciare inserendole in un medley: Raccontami di te è una delle canzoni che si presta, perché nel ritornello è pienamente espresso il contenuto di tutto il brano.

E a proposito di Sanremo, sei contento della tua ultima partecipazione? Che voto ti daresti? Non sembra, ma son passati già due mesi dall’avventura festivaliera…

È vero… Io mi son divertito tantissimo e mi sono emozionato ancora nel condividere la mia musica con tanta gente, che è la cosa più importante. Poi la canzone può piacere o non piacere, la matematica mi interessa meno quando si parla di emozioni, anzi non mi sembra giusto dare i voti neanche a scuola, sono relativi. La mia esibizione non conta, il pubblico mi conosce e dopo tanti anni, sa come interpreto; conta invece tornare con storie sempre nuove da raccontare e sono felice che l’album stia andando bene, perché vuol dire che il pubblico apprezza le mie storie.

Nella serata delle cover hai eseguito Sarà per te, con un omaggio al grande Francesco Nuti. Hai detto inoltre che, più che reinterpretare un suo brano, con Sarà per te hai voluto essere Francesco per tre minuti. 

Sì, per me e per noi toscani Francesco Nuti è un mito, ha portato un modo di fare cinema nuovo e rappresenta un punto di riferimento. Essere riuscito nei tre minuti e mezzo di Sanremo a emozionare lui, per me è stato un grande onore, un evento meraviglioso.

Con il Cronologia Tour racconterai le tue storie sui palcoscenici di tutta Italia.

Sì, lo spettacolo sarà molto semplice e fedele al filo conduttore dell’album, spero di regalare molte emozioni alla gente che verrà ad ascoltarmi: procederemo con un viaggio lento lento a tornare indietro, partendo dal presente fino a toccare l’inizio della mia storia musicale, nel 1989.

Ai tuoi concerti inviti il pubblico a seguirti su Facebook.
Che rapporto hai coi social? Vedo che sei molto attivo!

Un rapporto molto buono! Oggi c’è questo nuovo mezzo per interagire col pubblico: negli anni ’90 rispondere alle migliaia di lettere che ricevevo era complicato, mentre ora so che con un post su un social puoi arrivare prima e a tutti. Ho riscontrato un modo per me molto valido e bello per confrontarsi e sentirsi insieme, direi, quotidianamente.

Con quale artista del nuovo panorama italiano collaboreresti? Chi ti piace delle nuove leve?

Mah, gli artisti di oggi sono tutti bravi, certo molti arrivano e poi spariscono, ma per me la musica quando è bella è bella, collaborerei con tutti. È giusto che soprattutto i giovani siano preparati e sperimentino, perché la musica italiana deve mantenere alta la sua tradizione.

In questi anni cosa ti ha entusiasmato maggiormente ascoltare?

Faccio una premessa: per me, le canzoni belle sono belle e le canzoni brutte sono brutte, ma questo lo decido io secondo i miei gusti. Un brano che può essere brutto per me, magari a te può piacere, il discorso è soggettivo. Credo che i Coldplay negli ultimi anni abbiano un po’ rivoluzionato la musica, forse non come fecero i Beatles, ma comunque in maniera significativa, soprattutto per quanto riguarda la sperimentazione di nuove sonorità. E poi, almeno per me, hanno scritto una delle canzoni più belle degli ultimi vent’anni, Viva la vida.

Molti artisti italiani degli anni duemila arrivano dalla tv.
E se ti venisse fatta la proposta di prendere parte a un talent show, nelle vesti di giudice?

Ma a me piacerebbe fa’ l’arbitro! (Marco glissa sulla domanda, ndr) Sì, l’arbitro per dirigere un bel Juventus – Roma, o anche una finale di Europa League, magari con la Fiorentina… Certo, in quel caso farei l’arbitro ma naturalmente, fischierei dieci rigori a favore della Fiorentina!

Ho capito, preferisci guardarli da casa… I talent! (rido)

Preferisco far l’arbitro per ora! (ride anche Marco, ndr)

I ringraziamenti in Cronologia sono molto sobri, per prima cosa nomini il Masini Official Fan Club. 

Il loro sostegno è meraviglioso, sono dei ragazzi tenaci e mostrano, come si direbbe in gergo calcistico, grande attaccamento alla maglia, da sempre. Li sento vicini in ciò che faccio, nelle emozioni che vivo nel mio lavoro; so che le mie gioie di domani saranno anche le loro, provo rispetto ed entusiasmo. Inoltre il fan club sta crescendo, si stanno aggregando ragazzi molto giovani e ciò mi fa ben sperare di poter essere adatto a parlare alle nuove generazioni, mi riempie di orgoglio.

Hai festeggiato i 25 anni di carriera: che augurio fai a te stesso per i prossimi 25?

La salute!

E noi di All Music Italia aggiungiamo a questo augurio, il successo e tanti dischi nuovi da ascoltare. Grazie di nuovo per essere stato con noi, torna presto a trovarci!

Si ringraziano Marta Falcon e Parole & Dintorni per quest’intervista.
E grazie alla consulenza e all’entusiasmo di Stefano Fanuli.

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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