INTERVISTA a BENJI & FEDE: “20:05 è il punto di inizio. Qual è il nostro segreto? Il sostegno dei fan”

Cover album Benji & Fede

Giovani, grintosi ed entusiasti. Benji & Fede, il fresco duo modenese che sta facendo impazzire i teenager di tutta Italia (e non solo!), hanno deciso di non fermarsi più e, reduci dal gran successo del singolo estivo Tutta d’un fiato, debuttano oggi con 20:05, il loro primo album prodotto e distribuito da Warner Music.

Attualmente – e che ve lo diciamo a fare? – 20:05 è balzato direttamente in cima alla classifica dei dischi più venduti di iTunes, pur essendo disponibile per il download da pochissime ore. Noi lo abbiamo ascoltato in anteprima e ci sembra che il prodotto rispecchi in pieno l’identità artistica del duo: arrangiamenti pop gagliardi dal gusto internazionale, al servizio di testi immediati e vicini alla realtà dei ragazzi.

Il disco ha due anime: una più ritmica ed elettronica, dal sapore quasi dance, caratterizzata da tracce quali il secondo singolo estratto Lunedì, oppure Stroboscopica, con la produzione di Andy Ferrara (Gue Pequeno, Emis Killa, Marracash, Fedez); l’altra più pop rock ed è questo il caso di Lettera Senza Te, prodotte da Marco Barusso (ha lavorato con Nek, Modà, Annalisa, ma anche con 30 seconds to Mars, Coldplay, Lacuna Coil, Him.)

Con il lancio dell’album, Benji & Fede sono in procinto di partire per una nutrita serie di appuntamenti instore, così da incontrare tutti i fan su e giù nella penisola. Ma prima di lasciarli andare (col rischio di non riuscire a beccarli più!), abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con il chitarrista e autore Benji, all’anagrafe Benjamin Mascolo, che con simpatia e disponibilità ha risposto a tutte le nostre domande. E questo è quanto ci ha raccontato sulle ultime novità del duo… Buona lettura.

Ciao Benjamin, bentrovato su All Music Italia! Siamo molto contenti di averti qui con noi proprio oggi, nel giorno d’uscita del primo album del duo. Dormito bene stanotte? Siete carichi?

Ciao! Beh, io ho dormito qualche ora, dai, fino alle sette, poi mi son svegliato. Sono e siamo carichi, ma anche tesi, perché si tratta, appunto, del primo album e non sappiamo come andrà. D’altro canto, siamo felicissimi, abbiamo lavorato molto in questi anni e finalmente abbiamo realizzato il nostro sogno: anche solo fino a pochi mesi fa non ci saremmo mai aspettati di uscire con un disco e invece eccoci qui… È il nostro punto di inizio, pur consapevoli di dover ancora crescere e lavorare tanto. Adesso vediamo come andrà!

Le premesse sono delle migliori: in poche ore avete conquistato il primo posto in cima alla classifica dei dischi più venduti in iTunes, inoltre su Twitter stamattina siete stati in tendenza con l’hashtag #BenjieFedePRIMOALBUM. Chi ben comincia…

Sì, siamo partiti bene, però sai, il problema è farlo durare. Vedremo…

Il disco si intitola 20:05 e il motivo di questa scelta è simbolico.

Una sera del dicembre 2010, esattamente alle ore 20:05, Fede mi ha mandato un messaggio privato su Facebook, chiedendomi di far la band, perché aveva visto dei video in cui suonavo la chitarra su Youtube e così aveva deciso di contattarmi. A mia volta gli ho chiesto di farmi avere qualcosa di suo, mi ha mandato una cover di Mad World e sono rimasto colpito dalla sua voce, mi è piaciuto, quindi abbiamo deciso di lavorare insieme. Tuttavia la settimana successiva son dovuto partire per l’Australia, avevo già stabilito di voler fare la quarta e la quinta superiore all’estero. In un primo momento credevo che i nostri progetti sarebbero naufragati, invece abbiamo continuato a sentirci praticamente tutti i giorni, tramite Facebook Skype; io gli inviavo i pezzi e Fede me li mandava indietro cantati da lui.

Finita la scuola, sono rientrato in Italia e, potendo lavorare finalmente a quattr’occhi, abbiamo fatto uscire subito il nostro primo video. (Benji si riferisce a Quello che resta, caricato su Youtube il 15/12/2011, ndr).

In contemporanea col debutto discografico, partirà questo pomeriggio un ricco tour instore che vi porterà in giro per tutto lo stivale italiano.
Come ve lo aspettate? Pronta la valigia?

Sì, in realtà son due le valigie, una per i vestiti e una vuota per metterci i regali… Siamo molto fortunati! Le persone che ci seguono, ci regalano di tutto, pupazzi, lettere, cartelloni, disegni… Occorre il bagaglio aggiuntivo. (ride, ndr) Abbiamo la possibilità di far ascoltare l’album e di conoscere direttamente la gente che ci sostiene, per noi questo è importante, ogni incontro è speciale: dietro ogni clic sui nostri social c’è una persona reale e poterla conoscere ci rende felici.

Nella prima tappa incontrerete i fan della vostra città, Modena. Che importanza hanno avuto in questi quattro anni di musica, i vostri affetti? Mamma e papà hanno compreso subito il vostro sogno o han fatto un po’ di fatica?

Beh, i nostri genitori han sempre avuto una sola richiesta nei nostri confronti, e cioè di finire la scuola. Una volta che l’abbiamo finita, ci hanno accordato la libertà di seguire la nostra passione, in questo senso ci hanno sempre sostenuto, e come loro anche i nostri amici, che ci hanno visto crescere, evolverci passo dopo passo e adesso sono molto orgogliosi di noi. Pensa che perfino i vicini, che prima lamentavano il fatto che io mi mettessi a suonare in piena notte, oggi comprano il nostro disco!

La prima traccia dell’album è Tutta d’un fiato, il singolo estivo con cui siete stati accolti dal grande pubblico, mettendovi in gioco anche sul palco del Coca Cola Summer Festival.
Di cosa parla il brano? Qual è il suo punto di forza secondo te?

È un inno al cogliere l’attimo, al fare tesoro delle occasioni che ci vengono date. Ci rispecchia, questo è il nostro stile di vita, lo è stato sin dall’inizio del nostro percorso artistico; inoltre, Tutta d’un fiato rappresenta la nostra voglia di vivere la giovinezza, è una canzone estiva, molto fresca.

Quanto al suo punto di forza… Mmm, dovrebbe dirlo il nostro pubblico, mi sento un po’ a disagio a risponderti. Secondo me, potrebbe essere nella scelta di unire un sound più elettronico e internazionale a una chitarra acustica e a un cantato italiano più pop: abbiamo provato a registrare qualcosa di diverso dal solito.

Segue in tracklist la romantica Lettera. Di certo qualche fan sarà curiosa di saperlo: ma Benji e Fede le scrivono ancora le lettere d’amore? Carta e ceralacca o Whatsapp?

Ahahah! Noi riceviamo tante lettere, di tutti i tipi, alcune ci colpiscono molto. Son sincero, è impossibile rispondere a tutti, ma quando abbiamo tempo cerchiamo di farlo. Quanto allo scrivere a qualche donna in particolare direi di no, siamo entrambi single, quindi niente lettere alla fidanzata per il momento.

L’amore è il vero protagonista dei testi di 20:05. Al di là dell’aspetto prettamente generazionale, cosa ci racconti in merito a questa scelta di contenuto?

Le canzoni ci rispecchiano, quelle scritte da noi chiaramente nascono da vicende personali: vedi Prendimi per mano, il pezzo più antico nell’album, l’ho scritto 2 anni fa, in un momento in cui ero innamorato. È venuto fuori spontaneamente, senza forzare nulla. In 20:05 ci sono anche brani scritti con l’aiuto di altri autori, in alcuni casi abbiamo modificato i testi per renderli più vicini a noi, alla nostra età. Quindi, più che una scelta studiata a tavolino, abbiamo creato le canzoni in base a come ci sentivamo e a ciò che volevamo trasmettere.

E in questo momento sei innamorato? …Altra domanda a beneficio delle fan, sempre se si può dire.

Certo, si può dire. Non lo sono, anche se… Probabilmente, se lo fossi, ti avrei risposto che non si può dire! (ride, ndr) Sono stato innamorato fino a non troppo tempo fa, ma adesso è passata. Molte canzoni dell’album sono state scritte per quella persona: se non altro mi ha aiutato a scrivere il disco, mettiamola così.

Ti pare poco! Se non c’è verità non ci può essere arte, o no?

Assolutamente, è vero e penso che la gente lo noti quando non c’è naturalezza in quello che scrivi.

La terza traccia si chiama Lunedì, è il secondo singolo estratto e si direbbe un brano perfetto per il Festival di Sanremo: una bella carica, ritornello molto orecchiabile e durata di appena 3 minuti.
Com’è nata? C’è qualche possibilità di vedervi in gara al prossimo Sanremo 2016?

Lunedì è nata dal nostro odio verso questo giorno della settimana, in realtà comune a molte persone, chi per via del lavoro, chi della scuola. Io e Fede non abbiamo bei ricordi della scuola, abbiamo avuto un percorso travagliato, così svegliarsi presto il lunedì mattina è sempre stato traumatico per entrambi. Son state scritte canzoni sul venerdì, sul sabato: a noi è piaciuto farla su questo giorno. La cosa bella è che in parecchi ci han scritto che ora il lunedì mattina vanno al lavoro o entrano in classe più volentieri ascoltando questa canzone. Ci fa molto piacere.

Per quanto riguarda Sanremo, ti dico la verità, in questo momento stiamo pensando a promuovere il disco, cercando di dare il massimo nella tournée instore. Chiaramente il festival ti dà una visibilità incredibile ed è una cosa bellissima, sarei ipocrita a dire che non ci piacerebbe partecipare. Per ora non ci facciamo delle aspettative.

Avete mandato una vostro brano o non avete ancora deciso?

No, non abbiam deciso niente. Se ce ne fosse possibilità, la valuteremmo, ci farebbe piacere, ma adesso non ci pensiamo troppo.

Per la verità già l’anno scorso avete tentato di approdare all’Ariston, arrivando tra i 60 finalisti delle Nuove proposte. Il pezzo presentato in gara si intitolava Giulia e, con nostra sorpresa, è rimasto di nuovo nel cassetto, non lo avete inserito in 20:05.
Scelta inconsueta, come mai? 

A dir la verità, a noi il brano piaceva, altrimenti non lo avremmo proposto alla Commissione. La questione è stata autoriale: abbiamo fatto delle scelte e abbiamo ritenuto che non avesse senso inserirlo in 20:05, che peraltro in origine doveva essere un ep. Non si è trattato di escluderla a priori, anzi… Alla fine ci siam trovati a produrre una via di mezzo tra un ep e un album tradizionale. Diciamo che 20:05 è un mini album, ecco.

Nel videoclip di Lunedì siete seduti tra i banchi di scuola, nel bel mezzo di una lezione di algebra.
Ma adesso che non siete più due studenti e la vita sta prendendo un piega tutta nuova, avvertite un po’ di nostalgia?

La nostra vita sta cambiando, ma fino ad oggi non abbiamo avvertito questo grande mutamento, forse perché continuiamo a vivere con le nostre famiglie e a fare grossomodo ciò che abbiamo fatto finora. Sì, sicuramente vediamo di meno i genitori e gli amici, perché passiamo molto tempo in giro. Poi… Nostalgia della scuola? Zero! (ride, ndr) O meglio, un po’ sì, nei confronti di tanti bei momenti passati in classe coi compagni a far casino, quella la sentiamo.

Facciamo un passo indietro. Il primo singolo ufficiale, con cui è iniziato il vostro percorso, è stato Quello che resta, fuori alla fine del 2011.
Che ricordo avete di quel brano e del vostro inizio?

Scrissi quella canzone in Australia, la mandai a Fede perché la provinasse e il giorno esatto in cui son rientrato in Italia per le vacanze di Natale, son passato dall’aeroporto alla soffitta di un mio amico per registrare la traccia definitiva. Poi abbiamo contattato un altro amico che ci ha fatto il video e l’abbiamo caricato su Youtube. È stato tutto un po’ amatoriale, ma ho un bellissimo ricordo, ci tenevamo a iniziare quest’avventura con una canzone nostra, al di là delle cover che abbiamo pubblicato in seguito. Il segnale che volevamo dare, è che prima di ogni cosa intendevamo fare musica nostra, eventuali cover in ordine di importanza venivano dopo.

Come mai i primi singoli che vi hanno permesso di decollare, non figurano nel vostro primo album? Penso, ad esempio, a Tutti i miei problemi o ancora a Da quando ci sei tu

Il motivo è semplice: quella che si può ascoltare nell’album è una cernita accurata a fronte di una cinquantina di brani che abbiamo scritto per questo progetto. L’intenzione è stata quella di fare qualcosa di interamente nuovo, nulla vieta in futuro la possibilità di pubblicare un repacking con le canzoni vecchie, per dire… Una cosa è certa: dal vivo le suoneremo, perché fanno parte della nostra storia e ci piacciono.

Bene, i vostri fan saranno felici di questa notizia! Benji, se foste nati in un periodo differente – mettiamo il caso, all’epoca di Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè, quando internet non esisteva ancora – sareste riusciti a sfondare ugualmente?

Chiaramente non si può sapere, però se fossimo nati anni fa, in mancanza del web, ci saremmo inventati qualcos’altro. Magari avremmo registrato delle audiocassette e le avremmo regalate in giro, a tutti, così da farci conoscere: forse non sarebbe andata bene, o forse sarebbe andata anche meglio di oggi, chi può dirlo.

Siete molto amati, i vostri seguaci nei social sono innumerevoli, il nuovo disco è già in vetta su iTunes a poche ore dall’uscita… Qual è il vostro segreto?

Credo che il “segreto”, se così si può definire, sia nel rapporto col nostro pubblico, dobbiamo tutto ai fan e ne siamo coscienti. Internet è democratico, se uno vuole, condivide il video o mette il like alla tua pagina; così, le persone che ci seguono han scelto di aiutarci e noi cerchiamo di ricambiare il loro affetto in tutti i modi possibili, cercando di essere presenti come degli amici e di rispondere ai messaggi che ci arrivano. Cosa costa a noi fare un selfie per salutarli? È il minimo che possiamo fare. Quando suoniamo, dopo il live scendiamo dal palco e stiamo le ore alle transenne per parlare o fare foto con i fan. Se lo meritano, il rapporto che ci lega è speciale.

I vostri sostenitori si chiamano dreamers, sono giovani sognatori e sognatrici come voi.

Esatto, è per via del motto di Benji & Fede: “Vietato smettere di sognare”.

Dopo le date instore, fisserete qualche concerto o continuerete a fare promozione, magari in radio o in tv?

Ancora non lo sappiamo bene, coglieremo tutte le occasioni di promozione possibili. Considera che in tv ci siamo andati solo per tre minuti attraverso il Coca Cola Summer Festival, perciò non siamo sicuri che le televisioni siano interessate al nostro progetto, lo scopriremo.

Stiamo pensando di fare qualche concerto nelle grandi città già entro la fine di quest’anno, prima di Natale. Abbiamo degli amici che suonano con noi da tempo e che ci accompagnerebbero nei live, sono gli stessi che ci hanno aiutato a preparare i provini dei brani: un batterista, un polistrumentista che suona il basso, la tastiera o la chitarra a seconda delle esigenze, e infine un chitarrista elettrico. Io suonerò l’acustica, o anche l’elettrica quando è necessario, e tutti faremo i cori a Fede, che naturalmente è il vocalist. Sarà una formazione completa a mo’ di band, anche se non mancheranno in set list brani acustici solo chitarra e voce.

Eseguirete esclusivamente i vostri brani o state pensando di inserire qualche cover?

Beh, secondo me sì, qualche cover ce la mettiamo.

Ultima domanda. Perché i nostri lettori non possono assolutamente perdersi 20:05?

Mettiamola così: se vi va di dare l’opportunità a due giovani di ascoltare la loro musica, potete farlo attraverso le anteprime di iTunes, i video presenti su Youtube, o ancora attraverso Spotify, dove 20:05 è fruibile gratuitamente. Se vi sarà piaciuto e vorrete sostenere la nostra musica, potrete anche acquistare il disco, a un prezzo abbastanza accessibile di 9.90 euro nei negozi di dischi o di 5.99 nei digital store. Ne saremmo felici!

Bene. Che dire, Benjamin, è stata una bella chiacchierata, grazie della tua disponibilità. Un grosso in bocca al lupo per questo disco e per tutti i prossimi impegni, salutaci Fede! A presto!

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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