INTERVISTA a BABY K: dopo il ciclone “Roma Bangkok”, spazio alla sua storia e alla novità che vive in “Kiss Kiss Bang Bang”…

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Oggi vi presentiamo un’intervista a Baby K, protagonista indiscussa dell’estate 2015 grazie al clamoroso successo di Roma Bangkok, pezzo presentato in featuring con Giusy Ferreri. Una lunga chiacchierata nella quale ci racconta della sua calda estate trascorsa tra bagni di folla e vacanze, dei brani e delle collaborazioni (da Madh a Federica Abbate) che danno vita a Kiss Kiss Bang Bang, nuovo disco uscito un mese fa che rappresenta un progetto al quale Baby K tiene molto, attraverso il quale presentare senza filtri la propria storia e il proprio stile, portatore di nuova energia nel panorama musicale del nostro paese.

Un’occasione per scoprire anche la verità sui rumors che vorrebbero una versione latina di Roma Bangkok e che la giovane artista sfrutta per rispondere e spiegare alcune cose agli haters che non hanno perso occasione di attaccare la rapper dopo alcune apparizioni live in TV…

Benvenuta, ti incontriamo ad un  mese dall’uscita del tuo nuovo disco Kiss Kiss Bang Bang, giusto in tempo per un primo bilancio. Come stai? Com’è stata l’accoglienza?

Siamo partiti a bomba, appena uscito mi sono buttata in mille impegni: interviste, appuntamenti in radio e tv,  date instore…  sono molto soddisfatta. Le attività continuano con un calendario davvero pieno, siamo partiti a razzo e questo mi ha caricato molto…  c’era molta aspettativa, specialmente dopo quello che è stato Roma-Bangkok…

Un successo clamoroso. Quanto è difficile dover scegliere il “successore” di Roma Bangkok? È in arrivo un nuovo singolo? 

Stiamo ultimando la decisione, non è facile uscire dopo una cosa che è andata così bene. Non è ancora ufficiale ma siamo a buon punto, entro fine mese dovrebbe arrivare…

Puoi almeno dirci se ci sarà un contrasto di atmosfere con Roma-Bangkok?

L’atmosfera è molto diversa però ha un suo perché, un senso sulla scia di Roma-Bangkok, quando vedrai qual’è capirai che questi pezzi sono in un certo modo legati.

Restando su Roma Bangkok, qualche settimana fa sei tornata in studio con il team al completo e un produttore argentino di base a Miami (Josè Luis Pagan, già al lavoro con Alessandra Amoroso nella sua avventura nel mercato latino ndr). Cosa bolle in pentola?

Vorrei saperlo anch’io cosa bolle in pentola (ride ndr)… ci siamo incontrati perché lui era in zona… comunque dovresti chiedere alla Sony Music… abbiamo parlato di molte cose… comunque se la domanda è “ci sarà la versione spagnola di Roma Bangkok?” la risposta è “Ancora no!” (ride ndr).

BABY K feat. GIUSY FERRERI – ROMA BANGKOK – VIDEO

Questo pezzo è stato per molti il tormentone degli ultimi mesi. Qual è stato invece per te il pezzo simbolo dell’estate 2015?

Mmh… se me l’avessi chiesto l’anno scorso ti avrei risposto al volo, quest’anno la primavera e l’estate sono state molto intense… non ho avuto modo di godermi molte uscite musicali, me ne sono persa un sacco… ah no una c’è! What I Did For Love di David Guetta con Emeli Sandè, un pezzo che mi ha colpita ogni volta che la radio lo passava, molto anni ’90, un mix di atmosfere che amo molto.

Tra l’altro quest’estate nonostante fossi in un momento saturo di impegni hai voluto ritagliarti una settimana di vacanze, voglia di fuggire dal “caos del successo?

Era un anno che non mi prendevo nemmeno un giorno di vacanza, ho proprio chiesto di poter staccare, me la sono davvero goduta, sono stata a Minorca e da lì seguivo le novità su Roma-Bangkok. Avevo finito registrazioni e mixaggio, avevo necessità di ricaricarmi prima del lancio del disco.

Ti va di commentare i featuring e gli artisti che ospiti nel tuo disco? Partiamo da Giusy Ferreri…

Un contrasto vincente: ogni featuring che ho realizzato rappresenta il concetto di Kiss Kiss Bang Bang, la contrapposizione tra il bacio e lo schiaffo, la melodia e il rap. Roma-Bangkok ne è l’esempio migliore.

Contrasto che ritroviamo in Feakness dove dividi la scena con Madh, secondo classificato alla scorsa edizione di X Factor.

Un brano che se ne frega delle logiche del sound, specialmente di quel che si pensa possa andar bene in Italia… è un manifesto attraverso il quale dire “noi facciamo urban e ce ne freghiamo di quello che può o non può funzionare…” Secondo me un bell’esempio di musica dal respiro internazionale e contemporaneo.

In Licenza di uccidere troviamo Fred De Palma…

Qui abbiamo un mondo alla James Bond, un thriller, una licenza di uccidere che diventa un tema originale, io mi sono fatta un film in testa… immaginando il gioco del rap, dove bisogna uccidere o farsi uccidere dal genere, un tema super thriller in chiave musicale che calca anche Fred De Palma con il suo stile e la sua punch line.

Infine Federica Abbate in Chiudo gli occhi e salto…

Il suo timbro per me è magico, lei ha scritto la melodia e io il rap. Non ho voluto cantare le sue parti. Il pezzo aveva un suono magico ed emotivamente molto intenso, è un brano al quale io sono molto legata perché porta in scena la mia storia… il rovescio della medaglia di Roma-Bangkok… lì c’è la festa del viaggio, qui invece racconto cosa significa nel quotidiano crescere sempre in bilico, senza avere senso di appartenenza perché viaggi tanto ma non hai nessun posto da poter chiamare casa; cosa si prova quando si è piccoli e si cambia in continuazione scuola e amici…

Com’è stato collaborare con un’altra persona ad un pezzo del genere, che racconta molto di te e riesce ad entrare in un ambito emozionale piuttosto profondo? Vi conoscete bene?

Lei lavora molto con il team che ha prodotto il mio disco. Lavora spesso con  Takagi & Ketra.  Federica ha fatto parte da subito della “famiglia” di Kiss Kiss Bang Bang. Ho avuto modo di conoscerla bene, abbiamo lavorato su molto materiale, anche se non tutto poi è finito nel disco. Ci siamo confrontate, abbiamo scritto insieme: loro avevano questo pezzo che io ho fatto poi ritoccare per avvicinarlo a me. Appena sentito il ritornello ho deciso di non cantarlo io, ho voluto che Federica fosse in primo piano anziché dietro le quinte, non poteva essere cantato da un timbro che non fosse il suo, era perfetto.

Restando sulla tua storia, che racconti in questo pezzo. Dopo tanto vagare hai trovato un posto che consideri davvero casa? Hai messo radici o ti sei rassegnata ad essere un’anima nomade?

È una domanda che mi sono posta spesso. Sono sempre stata confusa su questo, mi sono sempre sentita priva di una chiara identità. Mi disorientava molto il non saper rispondere alla domanda “ma tu sei italiana? Inglese? Cosa sei?” mi sono sempre sentita un pesce fuor d’acqua, non per forza in maniera tragica. Spesso capita che parlando non capisco a fondo citazioni o riferimenti: mi manca la cultura popolare italiana, non essendo cresciuta qua.

Da due anni a questa parte ho semplicemente accettato l’idea che si possa essere un misto di cose senza per forza andare in conflitto. Si tende a dividere tutto e tutti in categorie, per essere più tranquilli e stare meglio, ma non significa che debba per forza essere così. Il mondo non è fatto di schemi invalicabili: mi sono rassegnata all’essere questo, al doverlo spiegare e al vedere persone perplesse nel sentirselo dire. Resta che non ho una città che sento davvero mia, ora che lavoro spesso a Milano mi sento divisa in tre, anche se la stabilità nel lavoro mi aiuta sicuramente a vivere meglio questa situazione.

Un bel concetto che arriva con la tua storia, quello che non occorre per forza classificare le cose o avere una chiara appartenenza per star tranquilli… 

Molti hanno bisogno di etichettarti e identificarti bene per star tranquilli, ma non siamo delle macchine. Ci sono moltissime persone senza un’appartenenza definita ma non per questo in difetto:  basti pensare agli italiani figli di immigrati di seconda generazione dei quali poco si parla o anche solo alla natura storica degli italiani, un popolo che è emigrato in tutto il mondo… dalla Germania a New York. Penso anche a tutti gli studenti che adesso stanno a Milano lontani da casa…

Passando ad una tua passione parallela alla musica, che ha anche ispirato il brano Anna Wintour, hai mai pensato di lanciare una linea di moda o accessori?

Si, per chi ama come me la cultura urban esiste la visione della musica che sconfina nello stile, come in America dove i musicisti rap diventano vere e proprie icone. Oggi non ho questa ambizione, sono molto cauta anche se non sembra, non mi butto nelle cose senza riflettere. Ora sono impegnata a convincere e consolidarmi nell’ambiente musicale. Comunque il sogno c’è, seguo il modello americano, mi piacerebbe diventare business woman con attività parallele alla musica, ma è una cosa che conto di fare quando avrò più tempo, magari quando la carriera musicale starà scemando… ad ora non è nelle mie priorità.

In questo momento sei impegnata in una serie di affollatissimi Instore. Seguiranno degli appuntamenti live?

Si ma in un primo momento saranno in dimensione contenuta: DJ set in discoteca, feste e ospitate varie. Per i concerti veri e propri voglio aspettare per capire bene “come e quando”; mi piacerebbe molto, ma sento di dover capire bene alcune cose prima di prendermi un impegno come quello di un tour.

Hai da poco partecipato, come unica donna agli Hip Hop Tv B-Day, com’è andata? I tuoi colleghi maschi in questo caso ti coccolano o ti snobbano?

(ride ndr) Una volta mi coccolavano di più. Forse perché oggi mi vedono sempre più alla pari, prima mi vedevano quasi come una sorella minore, vedevano il potenziale, mi incoraggiavano molto. Comunque ogni volta che ci si trova l’atmosfera è sempre super positiva… resta che sono meno coccolata di prima (ride ndr), ma non la vedo come una cosa per forza negativa.

Tornando all’Hip Hop B-Day Party è sempre una bellissima esperienza, una platea alla quale sento di poter portare il mio show in totale libertà, senza pensare “ah ma il pubblico è italiano, forse dovrei fare una cosa piuttosto che un’altra…“. Spesso si costruisce la scaletta o si sceglie un’esibizione in base al pubblico…è normale! Lì invece sento di potermi davvero sfogare, sola con il mio rap. Quest’anno poi mi hanno consegnato il terzo disco di platino (raggiunto poi dal quarto già conquistato ndr)… il tutto con l’intero Forum e gli altri rapper a cantare Roma-Bangkok, è stata davvero una cosa potente…

Restando in tema ospitate live, negli ultimi mesi sei stata spesso in Tv con Giusy a proporre Roma-Bangkok. Alcune performance non impeccabili hanno attirato critiche anche feroci dal web. Ti va di rispondere?

In Inghilterra si dice “You win some, you lose some”, a volte vinci a volte perdi. Purtroppo a volte capita che nonostante una persona faccia le prove, il sound check e tutto per bene quando ci si trova dal vivo la base non parta in tempo, ci siano persone dietro alle quinte ti distraggono, tu non senta il microfono o gli accordi… cose che capitano. A volte è colpa tua, altre no… ovviamente agli occhi del pubblico la responsabilità è sempre tua.

Posso dirti che in alcuni casi non ci sentivamo minimamente, ma la mia risposta sta nell’ultima esibizione a Quelli che il calcio su Rai 2, che credo sia andata molto bene e della quale sono molto soddisfatta: la dimostrazione che quando si è nelle condizioni di fare bene ci si riesce. Resta il fatto che alcune canzoni rendono molto di più dal vivo all’aperto rispetto che in uno studio televisivo, mentre pezzi più tranquilli e pacati rendono anche in televisione…

Ciò nonostante non vi siete mai arrese al playback ma avete continuato ad esibirvi live…

Bravissimo, io non sono di quelle persone che giustifica tutto dicendo “noi lo facciamo dal vivo“, ma è bene invitare il pubblico a riflettere che se la maggior parte dei cantanti va in playback in Tv e non ai concerti un motivo c’è. Ci sono aspetti tecnici che fanno si che in Tv si rischi troppo, a maggior ragione se in diretta… molti cantanti sono convinti che la musica live è fatta solo per un palco, dipende dalla propria filosofia. Noi abbiamo sempre voluto esibirci dal vivo perché la cosa non ci ha mai spaventate… crediamo nella forza della musica, come ti dicevo a volte vinci e a volte perdi ma l’importante è crederci.

BABY K feat. GIUSY FERRERI – LIVE @QUELLI CHE IL CALCIO

Volevo chiederti qualche consiglio musicale. Un’artista italiano che ti ha colpito recentemente?

Ho molto apprezzato il nuovo sound di Francesca Michielin.

Una realtà sconosciuta ai più che invece ritieni valga la pena scoprire?

Vorrei citare Elliphant, una realtà non molto nota legata al mondo indie. Ti consiglio di scoprire Down For Life, un pezzo pazzesco con un video stupendo.

Per chiudere, ti va di spiegare perché vale la pena ascoltare il tuo ultimo disco Kiss Kiss Bang Bang?

Stavo parlando proprio con Federica Abbate l’altro giorno: lei è innamoratissima del disco e dice che non c’è nulla di così né in Italia né all’estero. Mi piacerebbe che lo ascoltino in molti perché è un lavoro difficile da etichettare ma molto spontaneo e autentico: nessuna forzatura per cercare sound  particolari o effetti artificiosi. Il tutto merito anche della produzione. Vorrei si scoprissero i molti slogan che sono disseminati nel disco, credo che in Kiss Kiss Bang Bang ci siano un linguaggio e un modo di comunicare per nulla banali per la scena musicale attuale, con una serie di contenuti originali tutti da captare.

Nel ringraziare Baby K per la disponibilità e la sincerità schierate in campo in questa lunga chiacchierata, vi invitiamo quindi ad ascoltare Kiss Kiss Bang Bang e a dire la vostra su questo progetto che offre sicuramente uno sguardo musicale alternativo all’offerta del nostro mercato discografico.

Un doveroso ringraziamento a Valentina Marturano di Sony Music Italy, che ha reso possibile l’intervista.

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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