INTERVISTA AD ANTONIO MAGGIO

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Lo abbiamo visto alcuni anni fa, partecipare e poi conquistare la prima edizione di X Factor col suo ex gruppo vocale, gli Aram Quartet, quando ancora il quotato talent show andava in onda in prima serata su Rai 2; lo abbiamo riascoltato poi, allo scorso 63° Festival di Sanremo, nella categoria “Nuove Proposte”, in cui ha trionfato col brano tormentone “Mi servirebbe sapere“.

Antonio Maggio, classe 1986, è senz’altro un cantautore ambizioso, di pregevole modernità e con il vizio dei grandi risultati. Si chiama “L’equazione” il singolo apripista del nuovo album omonimo, appena uscito per Universal Music Italia.

E con la pubblicazione del disco, dal 12 al 23 maggio, Antonio sarà in giro per il belpaese con nove tappe instore nelle librerie La Feltrinelli, col fine di incontrare tutti i suoi fan e autografare le copie de “L’equazione“.

Anche questa volta, alla tappa di Lecce e grazie alla disponibilità del management (nelle persone di Roberta Giucastro, Antonio Rospini e Paolo Romani che ringraziamo!), All Music Italia era presente per una bella chiacchierata con l’artista!

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Antonio Maggio, benvenuto e un sentito grazie per essere qui con me oggi. Ho ascoltato con molto piacere “L’equazione” e, dal momento che il titolo del tuo nuovo disco mi ha riportato tra i banchi di scuola, ho pensato di aprire l’intervista, sottoponendoti a un piccolo compito in classe. La traccia recita: “Il mio secondo album”.

Il secondo album, almeno così dicono, è quello delle conferme, quindi ho lavorato tanto in questa direzione, cercando di potermi confermare per l’appunto, mostrando se possibile un’evoluzione a chi vorrà ascoltarlo. Normalmente si va avanti, si cresce e di conseguenza, si tende sempre a migliorare e a migliorarsi.

Di sicuro, “L’equazione” non ha nulla a che fare con la matematica, anche perché qua vicino a La Feltrinelli di Lecce, c’è la statua di Sant’Oronzo in piazza col “tre” (Antonio fa riferimento alla posizione della mano della statua del santo indicante quel numero, ndr) e al liceo, ogni compito di matematica era un “sant’oronzo” per me! Perciò ha tutt’altra valenza il titolo dell’album ed è lo stesso del primo singolo estratto, il quale vuole essere una sorta di presa di coscienza, una molla che dovrebbe scattare, o almeno lo spero, in ognuno di noi: l’equazione occorre risolverla dentro se stessi, e una volta fatto ciò, si può procedere a risolvere anche quelle altrui, in una visione più generale e collettiva, ecco. C’è un reale filo conduttore che lega tutte le tracce dell’album, direi quasi di ispirazione kantiana: è l’invito a trasformare le difficoltà dei giorni in opportunità. Questa è la prerogativa presente e celata dietro le sfaccettature dei diversi brani.

Stai già preparando il live dell’album con la band? Ci sarà una tournée?

Ci sarà “L’equazione in Tour”, che partirà da giugno. Quest’anno lo curerà la società ColorSound, abbiamo già fatto l’allestimento e non vedo l’ora di partire con quella che è la dimensione più naturale per chi fa questo lavoro, ovvero quella del palcoscenico. Il palco dice sempre la verità di tutto ciò che è l’essenza della musica. Non vi anticipo nulla, ma vi aspetto tutti e vi invito alle date di prossima uscita!

“Questo è il tempo degli schemi, del rossetto a dodici anni: l’obiettivo di arrivare non dà tregua ai nostri polsi. […] (Il tempo) di chi sogna senza muoversi, tanto i sogni te li vendono in TV”. E’ una citazione dal testo della title-track, mi faresti un commento?

E’ un po’ un appello a rimboccarsi le maniche: siamo una generazione un po’ disillusa, ma se non facciamo mai nulla e rimaniamo inermi, non potrà mai esserci cambiamento di sorta. “In questo tempo dei tanti” in cui forse “parlano in troppi e male”, come canto nel ritornello del singolo, è il caso di parlare meno e fare di più, con impegno e concretezza. Pù presto lo facciamo, prima possiamo beneficiarne noi stessi e così potrà fare anche chi verrà dopo di noi.

“Ripongo su in soffitta un giorno intero di lavoro. Un posto fisso lo han trovato solamente le paure”. Più di qualcuno si ritroverà in questa frase, dal brano “Nell’etere”. Come lo vedi questo momento di impasse per il nostro Paese, con tanti giovani ragazzi tuoi coetanei che faticano a trovare il proprio posto al sole?

Mi ricollego alla precedente risposta e nuovamente, confermo di essere convinto che sia necessario darsi da fare e non avvilirsi. Poi questo che hai scelto, è un passo di “Nell’etere”, una canzone molto importante per me, in quanto credo sia quella più intensa che ho scritto dagli inizi ad oggi. E’ un brano che esalta la genuinità e la purezza del sentimento con la S maiuscola, ovvero l’amore.
E in questi tempi in cui “un posto fisso lo han trovato solamente le paure”, l’amore può essere l’unica ancora di salvezza: quello è uno dei punti fermi, su cui basarci per andare avanti.

“Pirindiffi” ha un incipit moderato e direi molto serio, con il piano che cita la Bohemian Rapsody dei Queen, per poi spiegarsi in un brano allegro e scanzonato. Di cosa parla il testo? Chi è Bruno?

Pur apparendo musicalmente scanzonata, è in realtà il brano più serio dell’album, oltre che il più emotivo: Pirindiffi è il nomignolo affibbiato a Bruno, un mio compaesano squinzanese. Tu sai, nei piccoli centri si tende un po’ a prendere di mira magari chi ha un po’ di debolezza in più, solo che non ci si rende mai conto quando si passa la soglia del lecito e del consentito, cosicché un accanimento su una persona può portarla a uno grado di esasperazione tale da indurla al suicidio…

E questo è successo a Bruno, che un giorno ha deciso di prendere il suo cuscino dal letto e di andare a coricarsi in stazione, sui binari, in attesa del treno. Ho voluto immaginarla come se Bruno stesse preparando la sua partenza per un viaggio ahimè, solo di andata.

Antonio, uno dei tuoi punti di forza è la dialettica che sovente colora i tuoi testi, rendendoli vivaci e arguti, a volte attraverso l’espediente del dialetto. Quanto ti diverte scrivere? Lo fai di getto o ti capita più spesso di costruire i tuoi testi con calma?

Nella maggior parte dei casi c’è un input che arriva in maniera spontanea e casuale direi; dopodiché, quando ho avuto un po’ di segnali che possono essere messi insieme per formare la prima parte di una canzone, allora mi metto di impegno, scrivo, compongo e mi adopero appositamente per darle una forma finita. Sono due fasi distinte: le potrei definire l’una dell’ “incipit” e l’altra della “chiusura”.

E benché tu abbia un gran talento nella scrittura, già nel primo album “Nonostante tutto” così come nel secondo appena uscito, hai composto diversi pezzi a 4 mani col cantautore salentino Simone Perrone. Basti dire che ne “L’equazione” si tratta della metà della tracklist… Parlami di questa grande affinità con Simone. Quanto tempo passate insieme a fare musica?

Simone è anzitutto uno dei miei migliori amici, un mio ex compagno di liceo, quindi c’è una conoscenza talmente intima, che ormai ci capiamo con uno sguardo. Già in “Nonostante tutto” due tracce portavano la sua firma oltre alla mia, mentre ne “L’equazione” i brani scritti insieme sono saliti a cinque.

E’ l’unico coautore presente nel mio secondo album e questo vale a significare la nostra unicità di intenti, oltre che la profonda conoscenza e la fiducia che ci legano. Non mi trovo facilmente a entrare in simbiosi con molti nella scrittura, probabilmente Simone è l’unico, per via di un rapporto talmente stretto e datato che lo permette.

“L’equazione” si chiude con un omaggio a Domenico Modugno, del quale riproponi la canzone “La donna riccia”. E questo è un pezzo brioso, che ha la bella età di sessant’anni pur godendo di una musicalità straordinariamente moderna. So che sei cresciuto ascoltando i grandi cantautori (Buscaglione e Dalla per dirne un paio) e vorrei chiederti: secondo te, come mai così tante canzoni, provenienti da un passato davvero remoto, continuano a brillare di luce propria e a ispirare nuovi artisti come te, a dispetto di numerosi tormentoni di questi anni che alla fine lasciano il tempo che trovano?

E’ una domanda dalla risposta doppia, ambivalente… un po’ il risvolto della medaglia. In realtà, parliamo di rarità di genio per personaggi come Buscaglione, Dalla e Modugno, annovererei anche lo stesso Celentano: sono stati e saranno sempre dei numeri uno assoluti, han fatto sì che anche noi potessimo fare questo lavoro oggi; ad esempio, senza Modugno, il grande capostipite del cantautorato italiano, forse non staremmo neanche qui a parlarne. E questo è uno dei motivi principali. Tuttavia allo stesso tempo, secondo me abbiamo un problema in Italia: spesso tendiamo a mitizzare (giustamente) il passato, senza accorgerci di molte valide proposte musicali attuali.

A tal proposito, ho fatto di recente una collaborazione con Moreno per il suo ultimo disco, in cui figurano anche tanti altri artisti. Ti parlo della canzone che ho scritto, dal titolo “L’interruttore generale”, che altro non è se non un invito ad aprire le orecchie: ci lamentiamo tanto dei ragazzi che fanno musica oggi in Italia, ma se si insiste a dare sempre addosso e a criticare i nuovi artisti, non se ne esce. Piuttosto bisogna incoraggiarli (e incoraggiarci), oltre che prestare attenzione a quanto si ha da dire: come canto nel brano inciso con Moreno, “l’interruttore generale non si è spento”, magari è solo “un po’ appannato, ma lo sento”.

Lunedì prossimo,19 maggio, scenderai in campo allo stadio Artemio Franchi di Firenze con la Nazionale Cantanti, per disputare la Partita del Cuore, il cui incasso sarà devoluto interamente all’ONG Emergency di Gino Strada. Come vivrai la serata? Perché è importante esserci?

Sarà la mia settima partita questa e al tempo stesso, la seconda Partita del Cuore. Faccio questa precisazione, in quanto la gente vede su Rai1 la Partita del Cuore e naturalmente pensa che la Nazionale Cantanti non ne disputi altre: in realtà è la partita più importante che si fa durante l’anno agonistico… agonistico, per così dire.

Da aprile ad ottobre, giochiamo almeno un’altra decina di partite, sempre per aiutare delle realtà bisognose, benché ciò non abbia lo stesso impatto mediatico, perché non si gioca in grandi stadi e non c’è la diretta TV. Alla Partita del Cuore di lunedì, è chiaro che non tutte le persone possano intervenire presenziando tra il pubblico, ma si può partecipare altrettanto attivamente, e vi invito a farlo, mandando un sms solidale del costo di 2 euro al 45503, dando un piccolo contributo per una grande causa. E’ una cifra del tutto modica, che può sembrare una piccolezza, ma per altra gente è davvero importante.

Sul palco di Sanremo 2013, ti han vietato di mettere sul vestito le tue amate spillette, per motivi legati a una precisa scelta di look. Mi aggancio a questo episodio e ti chiedo: da chi gestisce la tua immagine e lavora per Te e per la tua produzione (come la tua casa discografica), ricevi più suggerimenti o più prescrizioni? Quanto è importante rimanere se stessi nel mondo della musica?

Faccio di testa mia il più delle volte, anche se in taluni casi, quando ad esempio si partecipa a un evento così grosso e importante come Sanremo, è buono ascoltare le indicazioni, soprattutto se, come nel mio caso, dietro al look c’è una grande firma, come quella di Carlo Pignatelli; sono stato onorato che mi abbia chiesto di indossare i suoi abiti alla kermesse e certamente non mi sarei permesso di rischiare di rovinare i suoi capolavori con le mie spillette.

Detto questo, oggi nel mondo della musica essere se stessi è tutto, bisogna cercare di dare luce e spazio alla propria personalità, perché per emergere “nel tempo dei tanti” è necessario portare qualcosa di nuovo e di originale, altrimenti si finisce nel calderone dei tanti.

Chiudiamo l’intervista con un giochino musicale. In analogia al più famoso “Chi butti dalla torre?”, ti chiedo: “A chi rompi il disco?” …Naturalmente, puoi rispondere con leggerezza, si fa per giocare!

Dai, non mi far fare scelte tra colleghi, che poi son anche miei amici… non posso fare una cosa del genere!

Non puoi esimerti… è solo un gioco, senza giudizi, vai tranquillo.

Emma o Noemi?

E va bene… manteniamo alto l’onore del Salento, lo rompo a Noemi e tengo Emma.

Daniele Silvestri o Samuele Bersani?

Qua proprio non posso risponderti perché sono un gran fan di entrambi, passo!

Elisa o Giorgia?

Mmmh…. forse… difficilissimo! Dai, tengo Elisa!

Caparezza o Fedez?

Tengo Caparezza e devo romperlo a Fedez.

Grazie nuovamente, Antonio. E’ stata una splendida intervista, alla prossima e in bocca al lupo per i prossimi impegni!

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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