AREA SANREMO 2015: Intervista esclusiva a FRANCO ZANETTI di Alessandra Carnevali

franco zanetti

Scadono l’8 ottobre le iscrizioni all’edizione 2015 di Area Sanremo da cui usciranno 8 vincitori, tra i quali la Commissione Artistica Rai, capitanata dal Direttore Carlo Conti, sceglierà due artisti da portare al Festival di Sanremo 2016, aggiungendoli ai 6 Giovani promossi attraverso le tradizionali audizioni riservate agli artisti presentati dalle etichette discografiche.

A partire da oggi pubblicheremo tre interviste realizzate dalla blogger Alessandra Carnevali che ha incontrato per noi Massimo Cotto, Stefano Senardi e Franco Zanetti, i tre membri della commissione artistica del concorso, a cui ha rivolto cinque domande su questa nuova edizione di Area Sanremo.

In questa edizione di Area Sanremo che prevede incontri didattici con, tra gli altri, Ivano Fossati, Nina Zilli ed Emis Killa, tutti i giovani artisti si esibiranno da lunedì 19 ottobre davanti alla commissione selezionatrice. I 40 finalisti presenteranno nuovamente la loro performance davanti a Cotto, Zanetti e Senardi (a cui si aggiungeranno per la seconda valutazione anche il maestro Mauro Pagani e Maurizio Caridi della Fondazione) il 4 e 5 novembre: tra loro, come dicevamo, verranno scelti gli 8 artisti vincitori di Area Sanremo da sottoporre al vaglio della commissione RAI che decreterà i 2 partecipanti al Festival.

Il primo ad essere intervistato da Alessandra è Franco Zanetti: creativo eclettico e giornalista musicale di grande schiettezza, Zanetti è il direttore di Rockol. Ha iniziato ad appassionarsi alla musica negli anni ’70, lavorando prima come commesso e poi come responsabile di un negozio di dischi di Brescia, collaborando contemporaneamente con BresciaOggi e fondando la prima radio privata della città. Successivamente è stato ufficio stampa della Emi e capo ufficio promozione della CGD, dove nel 1981 è passato all’Ufficio Artistico, ideando l’album Italian Graffiati di Ivan Cattaneo. Nel 2007 e nel 2008 è stato Vicepresidente, al fianco di Massimo Cotto, della Commissione selezionatrice di Sanremolab, ora Area Sanremo. Una precedente esperienza lo aveva visto membro della Commissione in epoca Accademia di Sanremo. Sempre con Massimo Cotto ha creato il progetto Radar, un percorso di scouting in tutta Italia, alla ricerca di autori e interpreti di talento.

franco zanetti

Area Sanremo 2015 sta per prendere il via: che edizione sarà?

Difficile dirti ora che edizione potrà essere. Posso dirti invece che credo di essere l’unica persona del pianeta che è stata presente in commissione sia ai tempi dell’Accademia di Sanremo, a Sanremolab ed ora ad Area Sanremo, quindi ne ho viste davvero di tutti i colori. Quello che mi piacerebbe far capire anche attraverso le interviste come questa è che vorremmo essere una cosa diversa rispetto alle Commissioni precedenti.
Il problema è che di solito quando arriva una Commissione nuova, come progetto e non solo come nomi, questa si trova a manipolare del materiale che è molto simile a quello che è stato proposto l’anno precedente.
Ad esempio, la prima volta che sono arrivato all’Accademia c’erano tonnellate di finti tenori solo perché andava di moda quella roba lì. Fu un’esperienza di un solo anno, ma quando poi nel 2007 sono tornato a Sanremolab con Massimo Cotto abbiamo trovato delle cose che ci piacevano poco, perché erano risentite, sempre le solite. Quando invece abbiamo ripetuto quell’esperienza l’anno successivo, sono arrivate più cose che si avvicinavano a quelle che presumibilmente ci sarebbero piaciute. Ritengo sia sbagliata la norma per cui una commissione non possa restare in carica più di due anni consecutivi, perché nel momento in cui comincia a lasciare il suo segno, se è un segno positivo, bisognerebbe permetterle di continuare a lavorare.
Credo che fondamentalmente la norma sia stata inserita perché siamo in Italia e si pensa che se la Commissione è sempre quella siano più facili tentativi di corruzione.
Quello che dico sempre è che io sono perfettamente corruttibile, ma costo troppo caro e nessuno può permettersi di farlo. Non è una questione morale, è che se ti fai corrompere una volta poi la voce inevitabilmente corre e diventi quello che è comperabile. Io dal mio canto vorrei continuare a fare questo mestiere seriamente ancora per qualche anno.
Un’altra cosa che ritengo sbagliata è mettere artisti affermati a giudicare gli iscritti. Può funzionare per i talent televisivi, dove è soprattutto la giuria che fa spettacolo, ma per scegliere artisti che abbiano possibilità di andare avanti nel mondo musicale, bisogna farli giudicare da qualificati operatori del settore. Quindi va bene una commissione come quella di questa edizione di Area Sanremo che ha tra i suoi membri un discografico di lungo corso come Stefano Senardi e due persone come me e Massimo Cotto che con Arisa, uscita da Sanremolab 2008, abbiamo vinto sia la categoria Giovani di Sanremo 2009, sia il Premio della Critica e il Premio delle Radio e Tv.
Mi auguro di divertirmi molto, sono contento di ritrovare Stefano Senardi, con cui tanti anni fa ho lavorato in CGD, è una persona molto carina ed ha gusti musicali non banali. Di Massimo Cotto detesto i gusti, perché a lui piacciono esattamente le cose che non piacciono a me, Sicuramente non saremo mai d’accordo su nulla, ma dal confronto acceso ci auguriamo che escano 8 vincitori di alto livello da portare davanti alla Commissione Rai.

Un consiglio pratico a chi si iscriverà: che tipo di artisti cercate?

A me importa solo delle canzoni. Vorrei delle canzoni degne di questo nome. Non pezzi strani, bizzarri, cose sperimentali o le pseudo canzoni d’autore. Se dovessi dire a qualcuno vieni ed iscriviti, gli consiglierei di scrivere o di cercare una canzone scritta bene, con un testo che dice delle cose in maniera semplice, perché le canzoni che hanno successo sono quelle che, mentre la radio le passa, ti colpiscono per una frase o uno spezzone di frase, e ti fanno smettere di pensare a quello a cui stavi pensando e ti fanno iniziare a seguire il testo e la musica. La forma canzone è importante: strofa, strofa, ritornello, strofa, ritornello, ponte, ritornello fanno la giusta struttura, magari puoi anche cominciare col ritornello, ma deve essere una forma riconoscibile, perché è grazie alla ripetizione che un brano rimane in testa alle persone.
Poi mi piacerebbe che si evitassero i temi di attualità, i problemi sociali, come ad esempio i migranti o il femminicidio, perché la prima cosa che penso in questi casi, al di là del valore della canzone, è che è stata scelta o scritta per far bella figura. E soprattutto se c’è un significato particolare, non me lo devono spiegare prima. Il tema è poco importante se ti piace la canzone. Insomma gli artisti devono sorprenderci e farci domandare se valga la pena far conoscere quel brano a tutta l’Italia. Cerchiamo canzoni che possano andare al Festival e piacere a tutti gli italiani, che siano esperti di musica o no.

Rispetto ad un talent show che sforna decine di artisti usa e getta, dei quali pochi emergono e durano nel tempo, cosa offre di più o di diverso Area Sanremo?

In questa edizione in particolare credo che Area Sanremo possa nuovamente offrire quello che da tempo offre, cioè un incontro formativo con persone che ti raccontano e ti spiegano come è fatto questo mestiere. A me piacerebbe che questi momenti di istruzione si svolgessero durante tutto l’anno o comunque avessero una più lunga durata e che fossero preliminari alle audizioni alle quali si potrebbe così arrivare preparati e con buone canzoni. Anche perché nelle ultime edizioni di Area Sanremo, diversamente da quando accadeva nel 2007 e 2008, la scrematura per arrivare ai 40 avviene attraverso una sola audizione e non si ha modo né tempo per dare consigli a chi si esibisce. Quello che Area Sanremo deve offrire di più rispetto ai talent è, prima di tutto, una migliore preparazione e la consapevolezza che ti sta portando, anche se per una sola sera, davanti ad un pubblico significativamente più numeroso rispetto a quello di qualsiasi talent, scegliendoti per la tua canzone e non perché sei un “personaggio televisivo” o un “caso umano”. Inevitabilmente in tv quello che conta è fare audience e così accade che spesso a vincere siano le suore, le donne molto grasse, i ciechi e così via.
In un curriculum comunque è molto più importante poter scrivere di aver partecipato al Festival di Sanremo che a qualsiasi altro programma musicale. E’ anche vero che a Sanremo è tutto amplificato, quindi se fai una bella figura avrai fatto una bellissima figura, se hai fatto una brutta figura, avrai fatto una bruttissima figura.

Cosa dite a un giovane partecipante molto poco talentuoso? Siete diretti o diplomatici? E invece come confortate qualcuno seppur bravo che viene escluso ad un passo da Sanremo?

Quest’anno purtroppo non avremo modo di dare troppi consigli a chi non è andato bene, interagiremo magari un po’ di più con chi ha possibilità di passare nei 40.
Quindi è probabile che non dirò nulla a quelli che non mi sono piaciuti, cosa che invece sono abituato a fare in altri concorsi, come ad esempio a Genova per Voi. Di solito sono molto esplicito e comunque l’esperienza mi ha insegnato che tutti o quasi hanno una ragione per potersi esibire, considerando che nel panorama della canzone italiana non è che siano tutti delle cime. Quindi c’è posto anche per chi fa una sola canzone che funziona, per quelli che sono strani, buffi o hanno una gran voce e per una singola canzone una gran voce magari può anche bastare. Per come sono fatto io, mi piacerebbe poter passare del tempo con una persona a spiegargli cosa, secondo me, potrebbe migliorare o mettere a fuoco, sempre ammesso che questa persona sia disposta ad ascoltare i miei consigli.
Spesso capita invece che un artista bravo arrivi nella rosa degli 8 vincitori e non venga poi scelto dalla Commissione Rai per Il Festival di Sanremo. A volte ho avuto l’impressione che la Commissione Rai non venga per scegliere i migliori di Area Sanremo, ma per completare un cast che ha già deciso nei giorni precedenti, attraverso le selezioni dei Giovani con etichetta. Possibilmente scegliendo due di Area Sanremo che non facciano sfigurare i cantanti da loro proposti. L’anno in cui Bonolis scelse Arisa e Simona Molinari, questo avvenne perché lui era del tutto estraneo al meccanismo Sanremo e scelse quello che effettivamente preferiva, che coincideva poi probabilmente con il meglio che gli avevamo portato.
E’ per questo che la missione di Area Sanremo quest’anno e anche in futuro deve essere quella di portare davanti alla Commissione Rai 8 artisti, uno diverso dall’altro, ma tutti ugualmente bravi, così sceglieranno comunque bene. Sono comunque convinto da sempre che sarebbe meglio che fosse la Commissione di Area Sanremo a scegliere gli artisti, anche uno solo, mandandolo direttamente al Festival.
Questo è quello che direi a chi non è stato scelto l’anno scorso, mentre a chi non viene preso quest’anno direi quello che dico sempre: quando uno è bravo, non vince un concorso. Non è una gara di atletica a chi corre più veloce o lancia il peso più lontano.
Le Commissioni poi, è bene non dimenticarlo, sono composte da persone, da teste, ognuna con i propri gusti, in base ai quali scelgono.
Spero che non decidano facendo la somma dei voti, perché è il modo migliore per far vincere i mediocri. E mi piacerebbe che si prendessero un po’ di tempo per incontrare la Commissione di Area Sanremo e soprattutto per parlare con i ragazzi e conoscerli meglio.
Un’altra cosa che vorrei, infine, è che la scelta dei due artisti provenienti da Area Sanremo venisse fatta prima di decidere gli altri sei Giovani, così da evitare l’effetto tappabuchi.

Domanda da mille punti: come vedete il futuro della musica italiana?

Quello che manca adesso nella musica italiana è la figura del talent scout che è scomparsa, sia all’interno delle case discografiche che delle case editrici musicali.
Non c’è più chi spiega all’artista o all’autore dove sbaglia o cosa dovrebbe cambiare o migliorare in quello che sta facendo. Non esistono più nemmeno i produttori, restano solo quelli di sala. Se dovessi portare un ragazzo valido da un produttore oggi non saprei da chi portarlo. Il produttore o il manager è quello che non ti chiede soldi prima, ma crede in te, si sbatte e investe tempo ed energie su di te e ti chiede percentuali altissime su tutto quello che farai in futuro. Come fece Brian Epstein con i Beatles che prese poi il 25% su tutto quello che avrebbero guadagnato. Un buon manager è quello che deve essere orgoglioso di portare il proprio artista a primeggiare e deve poterlo fare senza provare invidia, perché magari è un frustrato per non essere riuscito lui a diventare famoso. Siccome però oggi il disco non vale più niente e con la musica si guadagna molto meno di una volta, è importante che il produttore si occupi di un solo artista alla volta e che ne sia anche il manager, guadagnando anche sull’attività live e dalle sponsorizzazioni.
Una cosa è sicura: bisogna essere appassionati, avere voglia di portare avanti quello in cui si crede e non trascurare i rapporti umani. In Genova per Voi e precedentemente con il progetto Radar mi è piaciuto principalmente stare a contatto con gli artisti e con gli autori che ho incontrato, seguirli e consigliarli con passione, con il piacere di starci insieme, instaurando rapporti che durano nel tempo. Per questo stesso motivo ora sono contento di far nuovamente parte della Commissione di Area Sanremo: spero di divertirmi e di tornarci anche l’anno prossimo.

Intervista di Alessandra Carnevali
Si ringrazia Monica Ripamonti e l’ufficio stampa di Area Sanremo

  
segui su: