INTERVISTA a ZIBBA: “Il mio Muoviti Svelto arriva dalla Spagna. Per chi scriverei? Dopo PATTY PRAVO, per EMMA e NOEMI” (VERSIONE INTEGRALE)

zibba_intervista_all_music_italia_foto_primo_piano

Dall’assorta Farsi Male alla vitale Il Sorriso Altrove; dalla confidenziale La Medicina e Il Dolore all’emotiva Che Ore Sono, passando per la vigorosa title track, scelta per le radio ed il lancio dell’intero progetto: queste sono solo alcune delle canzoni contenute in Muoviti Svelto, il nuovo album di Zibba & Almalibre, fuori il 31 marzo 2015 per AlmaFactory/Believe Digital!

Il cantautore, all’anagrafe Sergio Vallarino, con questo progetto ha deciso di superarsi, dando alle stampe un disco maturo, intenso, curato in ogni aspetto. A dovervi dire un difetto, forse è bene ravvisare il pericolo che vi crei dipendenza dopo il primo ascolto: sarà forse per i testi, per l’armonia con cui si avvicendano le tracce, o ancora per le grandi collaborazioni che lo impreziosiscono e delle quali ci parlerà il diretto interessato nelle righe che state per leggere.

Giunto al grande pubblico attraverso la partecipazione al Festival di Sanremo 2014Zibba è oggi nostro ospite su All Music Italia, per raccontarci le intenzioni dell’ultimo lavoro in studio di registrazione, le sorprese che ci riserverà la tournée appena iniziata e tutte (ma proprio tutte!) le ultime novità sul suo lavoro di musicista e di autore. Buona lettura!

Muoviti Svelto_cover_zibba

Ciao Zibba, benvenuto su All Music Italia! Come stai?

Ciao, bene bene, ti ringrazio, spero di trovare bene anche te!

Il 9 aprile scorso, prima dell’inizio del nuovo tour, sei stato ospite di Moreno all’Alcatraz di Milano, insieme con Antonio Maggio e Annalisa. Com’è andata? È stato Moreno in persona ad invitarti?

Sì, Moreno mi ha invitato dopo che ci siam conosciuti a Roma; grazie a un tuo collega giornalista, abbiamo avuto modo di passare una serata insieme in un piccolo club e di improvvisare delle cose. Ho scoperto che lui è davvero un genio del freestyle, non pensavo che potesse esserci qualcuno di così bravo, poi mi sono informato tra i suoi colleghi: lui è davvero uno dei migliori in circolazione.

È stato molto bello partecipare al suo spettacolo ed esibirmi insieme con lui.

Mentre l’11 aprile, con la fatidica tappa al Blue Note di Milano, hai dato il via alla tua nuova serie di concerti, che prende il nome dall’ultima fatica discografica, Muoviti Svelto.

Sì, è stata una gran serata, sono stato felice di poter suonare con la mia band, gli Almalibre, al fianco degli ospiti presenti nel disco: Leo Pari, Omar Pedrini, Patrick Benifei, Bunna

So che, invece, per le prossime date hai scelto di esibirti sul palco solo col tuo bassista al seguito. Come mai?

Questo è un tour molto particolare: stiamo lavorando molto sulla resa dei live, sull’effettistica, col nostro fonico di palco, che gestirà in diretta elettroniche e sequenze manipolate, mentre io con la chitarra e Stefano Cecchi col basso ci suoneremo e canteremo sopra, in sostanza.

La struttura dello spettacolo è molto energica, ma allo stesso tempo ci saranno tanti momenti di atmosfera… Mi piace molto. 

Suonerete l’album per intero o parzialmente? Gli arrangiamenti saranno fedeli o li stravolgerete?

Suoneremo tutto il disco, insieme con quei brani che han fatto la nostra storia musicale e che il pubblico vuole sentire. Riguardo agli arrangiamenti, a dire il vero li stiamo già stravolgendo: ci piace dare ai brani una veste un po’ diversa, perché è giusto che lo spettacolo live abbia una vita a sé rispetto al prodotto da studio. 

Tra le qualità di Muoviti svelto, è apprezzabile la presenza di tante belle collaborazioni.
Come son nate? Ti andrebbe di spendere qualche parola per ciascuna di esse?

Certamente, partiamo con Niccolò Fabi: lui è uno dei miei artisti preferiti da sempre, avevo in mente di fare qualcosa con lui da anni, in più abbiamo avuto modo di collaborare attraverso un collettivo musicale (il Collettivo del Pane, ndr) e di conoscerci. Quando ha ascoltato la mia Farsi male, gli è piaciuta e così ha accettato il mio invito: per me è stato un onore, si tratta di un brano a cui personalmente tengo molto e avere avuto nella traccia l’impronta di una delle voci più importanti della musica italiana, puoi immaginare… C’è una canzone di Fabi che m’ha cambiato la vita: anche se forse non ci conosciamo abbastanza, ci sono molte cose che ci legano.

Vorrei chiederti a quale brano ti riferisci… Se ti va di svelarlo, naturalmente.

Una canzone che si intitola Costruire e dice una delle frasi più belle del mondo: ”Costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione”.

Sono d’accordo, quella frase è bellissima…

Sì, e nello stesso collettivo musicale che ti nominavo, oltre a Fabi ho ritrovato un vecchio amico, Leo Pari, anche lui tra i miei cantautori preferiti: alcuni suoi testi sono bellissimi. Trovarsi a scrivere con Leo è venuto spontaneo, abbiamo composto insieme Vengo da te e sono molto contento del risultato: una canzone allegra, fresca, che in qualche modo racchiude le nostre due personalità; nel testo parliamo l’uno dell’altro, ci raccontiamo a vicenda, e ciò è molto bello perché, sai, condividendo la stessa vita, quella del cantante/musicista, le immagini che ci si ritrova a raccontare sono simili.

Con Patrick Benifei ci siamo incontrati attraverso Bunna, quindi li chiamo in causa entrambi: Bunna è tra gli artisti che stimo di più nel panorama reggae italiano, lo conosco bene, lavoriamo insieme da tanti anni e il suo apporto al brano Le Distanze è stato prezioso. Con Patrick abbiamo passato un paio di serate assieme, siamo molto affini e anche in questo caso, mi è venuto automatico chiamarlo per il disco, visto che per la canzone La Medicina e Il Dolore avevo bisogno precisamente del suo tipo di vocalità, oltreché di scrittura.

Infine, Omar Pedrini, che dirti, è uno dei miei miti di quando ero bimbo, per cui lavorare con lui, poterlo frequentare di persona, farci delle note insieme… è stata una delle mie più grandi soddisfazioni di sempre. 

Dopo l’apertura della tournée al Blue Note, qualcuno di questi ospiti verrà nuovamente a trovarti dal vivo?

No, per il tour non è previsto, però spero che ricapiti presto di suonare insieme, è chiaro.

Parliamo un po’ della gestazione dell’album Muoviti Svelto.
Riguardo al lavoro in studio di registrazione, ti viene in mente qualche episodio chiave, o magari qualche momento di scoraggiamento tra un take e l’altro?

È stato un lungo viaggio, fortunatamente col mio bassista Stefano Cecchi condividevamo la stessa idea musicale, abbiamo cercato un sound che attingesse agli anni ’70: dietro alla nascita di Muoviti Svelto c’è una grande fase di ascolto, che ci ha portati a fare determinate scelte stilistiche. In tutto questo, il nostro fonico Alejandro Ortiz ha seguito passo passo sia la produzione che la pre-produzione del disco.

In studio è nata la magia, ho tanti ricordi, difficile sceglierne uno. Ora mi torna in mente che una delle prime canzoni a cui abbiamo lavorato, quella con Patrick Benifei, è nata una sera che dormivo lì, buttato su un materasso per terra in studio, perché avevo pochissime ore a disposizione, poi dovevamo ripartire: lo ricordo bene, ho passato una notte molto bella. La Medicina e Il Dolore è stata la prima traccia per il nuovo album.

Alcuni artisti italiani vanno a registrare in Inghilterra, altri in Nord America, tu hai scelto la Spagna. Vai controcorrente!

Già! Siamo andati a registrarlo in Spagna (ai Tigruss Estudios di Gandìa, ndr), perché volevamo che quell’atmosfera si estendesse a tutta la band, ci siam portati tutti dietro e abbiamo arrangiato i pezzi in questo studio pazzesco, che aveva esattamente le caratteristiche tecniche che ci servivano per ottenere quel suono che ti dicevo. 

Veniamo ai nuovi brani: lo abbiam detto prima, Farsi male reca l’impronta vocale di un ospite eccellente, Niccolò Fabi.
L’hai inserita all’inizio della tracklist, c’è un motivo particolare?

Sì, mi è piaciuto porla in apertura di Muoviti Svelto, perché questa canzone sia il primo messaggio ad arrivare alle persone che lo ascolteranno.

Canti: “Ritrovarsi allo specchio e fare pace è la più grande forma d’arte, come aver fiducia delle persone adulte ora che ne sono parte”.
So che sei papà, così ti chiedo: a tuo figlio insegnerai ad aver fiducia nelle persone o a essere più guardingo?

Eheheh… Gli insegnerò a guardarsi da quelli che vogliono dargli consigli su come affrontare le cose, perché purtroppo siamo solo noi a sapere come affrontarle: il difficile è che per capirlo, dobbiamo guardarci allo specchio, così da conoscere chi siamo, la nostra natura di esseri umani e la nostra missione nella vita. È possibile vincere le paure e creare valore, partendo dai propri problemi ed evitando di farsi male, perché, come dice la canzone, “farsi male non è mai stata una soluzione”, nonostante a volte possa sembrare il contrario. Nella vita i problemi possono diventare le soluzioni!

Il sorriso altrove è dedicato ad Andrea “Bale” Balestieri, tuo batterista e compagno di musica da vent’anni. Mi sfugge il significato della chiusa del brano, un po’ malinconica… Dici: “Nei miei ricordi di uomo, vicino al suo rullatore, un fiore stanco sul letto ed il sorriso altrove”.

È una cosa molto intima, che sappiamo solo io e lui… Agli altri lascio libera interpretazione.

Nella prima strofa di Vengo da te diventi piuttosto caustico e dici: “Io che non mi fido mai nemmeno di me, come potrei avere una qualche risposta? In un letto ci vorrei dormire, e ricordati che niente dura davvero, tranne una canzone.” 

Sì, canto questa strofa perché faccio fatica a fidarmi di me stesso, perciò non credo di essere la persona più indicata per dare consigli agli altri. Però è vero che tutto finisce e che le cose che rimangono sono solo quelle belle, racchiuse nella metafora “una canzone”; mentre delle altre alla fine non ci resta nulla, o almeno è l’unica risposta che so e che volevo dire in queste righe. 

Hai detto che di Che Ore Sono hai amato subito il suono. Quand’è nata questa canzone?

Devo averla scritta in viaggio, presumo d’estate, ma non ricordo bene. L’abbiamo provata una sera, in un qualche posto del Sud Italia, eravamo all’aperto.

È dedicata a mia moglie e al poco tempo che passiamo insieme: il fatto di non sapere che ore sono rappresenta il mio essere sempre in giro per lavoro, così cerco di rassicurarla e di dirle che ci sono, nonostante la lontananza, e che tante cose me le eviterei, pur di stare un po’ con lei e con nostro figlio… Ma questa è la mia vita, va bene così.

L’ottava traccia, Santaclara, suona molto radiofonica, mentre il ritornello afferma, ermetico: “Vedi sempre quelle scelte prese prima, per spostare più dei mobili di casa, nell’immagine più umana della gente e le probabili contraddizioni”.

Beh questo ritornello è nato in un modo molto particolare… Perché in realtà Santaclara aveva un altro ritornello: non siamo riusciti a chiudere questa cosa, perché ci mancava la voce di un amico che doveva venire a registrarlo. Ci siam trovati in studio e non avevamo niente su quella parte, così io, il mio bassista e co-produttore Stefano, sua moglie e il fonico ci siamo messi lì a pensare a un ritornello nuovo. Abbiamo iniziato a chiacchierare di cosa facciamo, a volte, per stare meglio, fossero anche piccole cose, tipo “spostare i mobili di casa” per dare una nuova conformazione alla stanza. Quelle cose possono aiutare la persona a sentirsi meglio: “nell’immagine più umana della gente”, intendo nelle cose più nostre che possiamo andare a scavare, e “nelle probabili contraddizioni”, che ci appartengono come esseri umani, a differenza di quel personaggio che ci cuciamo addosso come una corazza.

L’anno scorso hai gareggiato nelle Nuove Proposte di Sanremo col brano Senza di te.
Dal momento che Muoviti Svelto è uscito a un mese e mezzo dalla fine della kermesse, mi chiedevo: avevi proposto un brano alla Commissione anche quest’anno? Ti rigiocherai la carta del Festival in futuro? 

Mi piacerebbe tornarci se capita, non è una cosa che inseguo, questo disco sta bene anche da solo.

Il brano lo abbiamo proposto, però è stato un Sanremo molto diverso, quindi sarebbe stato difficile essere lì dentro, è stato giusto così. Conti ha fatto delle scelte artistiche molto coerenti con quella che era la sua idea di festival, noi saremmo stati fuoriluogo forse.

Per chi ti piacerebbe scrivere in questo momento? Quali sono le voci che ti stuzzicano di più?

Mi piacerebbe molto scrivere con Emma Marrone, perché trovo che la sua voce sia molto particolare e che lei sia un personaggio forte e carismatico. Se devo pensare all’ambito pop, vorrei lei.

È vero che sarai nei prossimi album di Patty Pravo e di Francesco Renga?

Confermo di aver scritto una canzone per Patty Pravo e che sarà nel suo nuovo album: sai, era una delle cose che sognavo da bambino, mi sto togliendo delle grandi soddisfazioni ultimamente. Con Francesco Renga… ci stiamo lavorando!

Nel 2011 hai scritto le musiche per ben due spettacoli teatrali, Comedian Blues e Camilla, ideati da Lazzaro Calcagno e Matteo Monforte.
Dobbiamo aspettarci, in un prossimo futuro, delle colonne sonore per il cinema?

Mi piacerebbe tantissimo, è tra quelle cose che mi mancano e che spero di realizzare. L’idea di firmare la colonna sonora di un film mi affascina, anche perché sono più appassionato al cinema che alla musica se vuoi: guardo centinaia di film al mese, ne consumo molti di più dei dischi che ascolto… Se mai riuscirò a realizzare questo sogno, sarò fiero di me stesso.  

Hai iniziato anche a produrre tu stesso i dischi di artisti emergenti.
Com’è essere dall’altra parte nelle vesti di mentore? Senti il peso della responsabilità?

Assolutamente, ma ho anche tanta voglia ed entusiasmo. La parte di produzione dei miei dischi l’ho sempre curata io, è una materia che conosco abbastanza bene: mettere al servizio quel poco che so della musica, per chi ha voglia di costruire qualcosa di bello e di nuovo, mi dà molte soddisfazioni. Il team di lavoro è sempre lo stesso, con Stefano Cecchi, il nostro bassista che insieme con me si occupa della produzione artistica, Alejandro Ortiz, che lavora alle macchine e si occupa dei suoni, oltre a curare la pre-produzione.

Il tuo primo libro è Me l’ha detto Frank Zappa, lo hai portato anche in teatro. A quando il prossimo?

Non so se scriverò un altro libro: è stata un’esperienza divertente, che mi è piaciuto fare, ma in questo momento non sento la necessità di realizzarne uno nuovo, quindi per ora no.

È stata una gran bella intervista, grazie della disponibilità e della simpatia. In bocca al lupo per la tournée! Ci salutiamo con un must di All Music Italia, il giochino rompi-disco!

Allora Zibba, a chi rompi il disco…

Nina Zilli o Noemi?
Spezzo il disco di Nina Zilli, anche se la stimo di più musicalmente e si avvicina di più al mio stile, ma Noemi è un’artista per la quale mi piacerebbe scrivere. 

Colapesce o Dente?
Forse Dente… ho fatto fatica a scegliere eh, mi piacciono tutt’e due.

Lucio Battisti o Luigi Tenco?
Luigi Tenco. 

Afterhours o Negrita?
Afterhours. 

Bruno Mars o Paolo Nutini?
Paolo Nutini… Gliene spacco 5 a Paolo Nutini! (ride, ndr) 

Norah Jones o Beyonce?
Ahh… Norah Jones.

Miles Davis o Charlie Parker?
Miles Davis, però queste cose andrebbero argomentate, sennò poi mi picchiano, ahahah!

So che Parker ha fatto parte dei tuoi ascolti giovanili…
Sì, assolutamente, ma anche Davis… Solo che Davis per anni si è dimenticato che suonava la tromba e quindi, se lo merita. (ride di gusto, ndr)

L’ultima coppia: Etta James o Nina Simone?
Eh, difficilissimo… Forse Nina Simone, ma giusto perché ne devo spezzare uno.

Si ringraziano per quest’intervista Valentina Corna e Parole & Dintorni.

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
segui su: