Caro MORGAN, si muore un po’ per poter vivere

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Caro Marco (in arte Morgan).
Inizio dicendo che come, come te, vengo spesso definito un caso patologico. E come te, il mio privato, viene spesso confuso, in questa epoca idiota, con il pubblico.
Non entro nel merito della tua sparata su un talent. Che per anni, a mio parere, anche del tuo essere artista maledetto, delle tue pubbliche inquietudini, ha campato. E sempre a mio parere, non sei stato certo tu “l’indegno” o “l’ambiguo” in questo contenitore. E io e te lo sappiamo. E non solo io e te.

Per anni ho lavorato in luoghi televisivi, la linea editoriale dei quali, umiliava la mia anima e mortificava la mia intelligenza. Ma mi pagavano. E bene. Quindi ci ho lavorato. Per vivere. O sopravvivere. Perche’ siamo in un’epoca di sopravvivenza. Non di vita. Quindi non mi scandalizzo per il lavoro che hai svolto per anni. A mio parere molto piu’ seriamente di altri. E della tua “diversita’” artistico intellettuale in molti ci hanno campato e mangiato.
Sei uno che ti metti nei casini. E te lo scrive uno che si mette nei casini. Questione di dna…di indole. Ti considero talento puro. Uomo colto. E leale. Soprattutto con gli altri. Esserlo con se stessi è una mission impossibile. E sei anche un uomo puro. Quindi fragile. Quindi massacrabile da chiunque.

La mia e’ una lettera d’amore. Da uomo a uomo. Non ti conosco di persona. Ma ti voglio bene e ho immenso rispetto di te. E della tua arte. Il resto è solo merda per il popolino.
Nel 2015… essere diversi dagli altri… è ancora… schifosamente… un reato.
Un abbraccio di liberta’

Enrico Nascimbeni

  Come giornalista si è occupato di cronaca nera, di cronaca giudiziaria e di guerra. seguendo anche da vicino l'inchiesta di Mani Pulite. Ha inciso otto dischi come cantautore. Come autore ha scritto canzoni insieme a Tom Waits, Suzanne Vega, Leonard Cohen e Roberto Vecchioni.
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