Cari omofobi, ora non ho più paura!

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Denunciare l’omofobia e i violenti si può e si deve fare. Io l’ho fatto.
E dopo un anno tre appartenenti ad un movimento di estrema destra che mi avevano minacciato di morte sono stati rinviati a giudizio per vari reati. Gravi reati. Il processo si farà penso a settembre. Mi affido alla Giustizia italiana. E ringrazio i Carabinieri di Milano, la Digos e la Procura milanese. Si sono dati da fare. E bene. Ripeto si può fare e si deve fare.

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Un anno fa a settembre nella mia posta privata di Facebook mi era arrivato questo messaggio: “Tra non molto sarai concime … Figlio di troia farai la fine di …”
 seguiva un nome di un ragazzo ammazzato di botte da neofascisti pochi anni fa.
Feci denuncia ai carabinieri e gli inquirenti hanno ritenuto credibile questa minaccia di morte.
Perché questa grave minaccia?
 Penso perché il mio impegno sociale va verso le minoranze ed è contro qualsiasi discriminazione. E… non sono di destra. Ne’ mai sono stato amato dall’estrema destra che, diciamo, me lo ha fatto capire in varie e violente maniere.
Cosa pensai quando lessi quelle minacce di morte e cosa penso ora? Quello che scrissi un anno fa proprio qui nel mio blog su All Music Italia.

Ho pensato quando ho guardato da lontano mio padre e mia madre seduti su delle sedie a sdraio in un prato a ridosso di una montagna. Erano dolcissimi.
Ho pensato al giorno che, quella che ora è mia moglie, è arrivata a casa mia in un pomeriggio d’agosto. E io ho pensai: “azz che figa che è“.
Ho pensato a quanto stronzo e bastardo sono stato nella mia vita.
Ho pensato alla prima canna che mi sono fatto. E non è stata l’ultima.
Ho pensato a una chitarra Eko dodici corde della quale ero innamorato.
Ho pensato al mio primo concerto.
Ho pensato al libro che sto scrivendo. Che non riesco a finire.
Ho pensato al mio giardino di campagna in quei pomeriggi dove l’erba  si concede alla nebbia.
Ho pensato a Los Angeles e alla solitudine che quella città regala.
Ho pensato al salame di cioccolata che faceva mia mamma. E alle sigarette inglesi che fumava papà.
Ho pensato che avevo bisogno di loro. Ma che il telefono non squilla più. Che sono nel vento.
Ho pensato che non riesco a capire la differenza tra scopare e far l’amore.

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LA CANZONE CHE UN GIORNO SENTIRAI – ENRICO NASCIMBENI


La canzone che un giorno sentirai
Parla di te, ma tu non lo saprai
Perchè quando la ascolterai
Penserai che come sempre io stia parlando di una donna…

La canzone che un giorno sentirai
Parla di amore, l’amore che ho per te
Fatto di tante parole scritte e tante mai dette
Parla di luci, culi, anni, e troppe sigarette.

E intanto guardo fuori, ma non mi basta più
Mi mancano i colori, che sai inventare tu.
Ho voglia di abbracciarti, vorrei telefonarti
Dirti che l’Inter ha vinto, e hai vinto pure tu…

La canzone che un giorno sentirai
Non ha tristezze, ma solo un gran sorriso
La voglia grande di vedertelo sul viso
Mentre mi affumichi col sigaro la stanza…

Non fare mica il pirla, guarda che io sono qua
Perchè hai un amico testone , che mai ti lascerà
E poi questa canzone , manco ti piacerà
Cambiaci tu un pò il testo, vedrai, funzionerà…

Foto di copertina: © 2013. ZukSku|Photos/Erika Zucchiatti

  Come giornalista si è occupato di cronaca nera, di cronaca giudiziaria e di guerra. seguendo anche da vicino l'inchiesta di Mani Pulite. Ha inciso otto dischi come cantautore. Come autore ha scritto canzoni insieme a Tom Waits, Suzanne Vega, Leonard Cohen e Roberto Vecchioni.
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