A-V INDIE: Introduzione

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In Italia la musica si dà parecchio da fare: ogni regione, ogni provincia, pullula di gruppi più o meno conosciuti che divagano nell’enormità dei generi musicali.
Si parte dai livelli più bassi, tutta quella miriade confusa della scena musicale locale che meriterebbe molta più attenzione di quanta ne riceve, e si sale la scala del “successo” fino ad arrivare a quei gruppi ormai incoronati dal pubblico e dai media. La qualità, fortunatamente per noi, è distribuita in maniera uniforme: per tutti i gusti si possono sentire pezzi stupendi a qualsiasi livello, basta partire senza preconcetti.

A metà (o forse un po’ più in alto) si è ormai consolidata una scena musicale indipendente, che si appoggia su etichette più o meno facoltose: non sono gli invisibili della musica, hanno alle spalle qualche anno di carriera e i loro nomi riempiono i locali da un po’, ma non sono nemmeno artisti della scena mainstream. Continuano a rimanere, per volontà specifica, un gradino più basso dell’incoronazione nazionale, non sentiremo i loro pezzi passare in radio (a parte qualche rara eccezione) e non li vedremo negli stadi strapieni (a parte qualche altra rara eccezione).
Sono la base e massima realizzazione della musica italiana, coloro che tengono vivo un sistema che si alimenta dal basso con una potenza incredibile (e forse spreca talmente tanta energia per emergere che una volta arrivato troppo in alto perde molta della sua velleità di innovazione).

Noi qui si parte per un viaggio, dalla durata finita ma poco definibile, per le province italiane: in ordine rigoroso si prenderà una provincia per (quasi) ogni lettera dell’alfabeto, sconosciuta a priori, e si proverà ad analizzare una di queste grandi band che ogni giorno riescono a mantenere un livello altissimo senza farsi trascinare nella ripetizione. Uno studio minuzioso ma non impegnativo, una profonda toccata seguita da un’impalpabile fuga, che prenderà forse la vostra provincia o forse la vostra band preferita, difficile da dire. Due volte al mese, dalla A alla V per mancanza d’altro.
Che il tutto, detto così, suona piuttosto vago.


Avete mai sentito parlare di Tre Allegri Ragazzi Morti? Zen Circus? Dente? Brunori SAS? Teatro degli Orrori? Stato Sociale? Fast Animals and Slow Kids? Management del Dolore Post Operatorio?
Se non li avete mai sentiti beh, forse è giunto il tempo di farlo: hanno preso tutta la musica italiana del passato, l’hanno combinata con la musica internazionale, hanno aggiunto qualcosa di loro e hanno creato una scena indipendente davvero straordinaria. Rimarreste stupiti ad accorgervi di quanto qualcosa che avete sempre snobbato possa catturarvi senza via di scampo (e poi dai, li avete letti i nomi? Già solo quelli sono piccole perle).

Pensate di conoscerli bene? Staremo a vedere, qui si proverà a farvi capire chi sono davvero e chissà se vi sarà rimasto qualcosa da scoprire; voi potete pure rispondere, che sia chi scrive e che chi legge ha (per fortuna) sempre qualcosa da imparare dall’altro.
Che poi, a pensarci bene, i Beatles sono nati a Liverpool, che non ha molti abitanti più di Reggio Emilia.

  Ingegnere, control freak, appassionato di musica indipendente italiana e molte altre cose brutte. Cose belle ce ne sarebbero, ma non le ricordo mai. Una notte, troppo tempo fa, qualcuno mi ha fatto scoprire la musica nella sua vera natura, in un club non esageratamente affollato di una città affollatissima. Pochi mesi dopo le ripercussioni di quella notte si sono fatte sentire e ho cominciato a scriverne: non credo riuscirei a smettere tanto facilmente, nemmeno se lo volessi. Atterro qui per caso, come sempre, grazie ad un amico con in tasca una proposta molto più che allettante (sulla quale ho riflettuto un po’ perché, come già detto, ho un problema).
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