Amici: Maria De Filippi ha una visione… e se, alla faccia dei discografici, fossero gli sport?
Dalla danza del 2001 alle discografiche dal 2008, fino a boxe, judo e pattinaggio in classe


Si dice che Amici di Maria De Filippi sia in crisi, e sicuramente un fondo di verità c’è ma se quella che è percepita come crisi fosse in realtà una fase di assestamento o semplicemente il passaggio tra la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra all’insegna dello sport? Questa è forse la domanda che in molti non si sono posti.
Da qualche anno, ma soprattutto negli ultimi due, si parla di una crisi del format creato nel 2001 da una giovane e audace Maria De Filippi. Racconta la leggenda che l’idea del programma venne a Maria nel vedere tutto il sacrificio che c’era dietro al lavoro dei ballerini. Da lì l’idea di una scuola che mostrasse quello che c’era dietro la danza a cui associare poi qualcosa di più mainstream, il canto. Ricordatevi questo dettaglio, e anche che quest’anno nella scuola sono entrati boxe, judo e pattinaggio artistico a rotelle, una scelta che ha scatenato critiche e ilarità sui social.
Dopo Marco Carta, le discografiche scoprono Amici
Amici cambia nel 2008 quando le case discografiche, accortesi del successo di Marco Carta, oltre 120.000 copie fisiche vendute, fanno una riflessione come al solito loro geniale e fulminea: ma se ho un programma che va in onda su una delle televisioni più importanti d’Italia, con ascolti tra i più alti, perché non investo su questi cantanti che godono di esposizione mediatica giornaliera per 8 mesi andando a risparmiare sulla promozione di nuovi progetti che scopro? Eureka!
Da lì Amici passa da programma che prepara allievi a 360 gradi, ritrovandoseli poi soprattutto nel mondo dei musical, a talent discografico indipendente. Le cronache non ne danno atto ma credo che allora abbia contato anche l’arrivo in Italia di X Factor e il mezzo milione di copie vendute e dichiarate di Giusy Ferreri fin nella prima edizione. Lo credo perché Maria è una a cui piace vincere, come chiunque fa il suo lavoro con passione. Lapalissiano ai miei occhi.
Il resto lo deciderà il mercato, le discografiche e il pubblico. Non senza sacrificare talenti validi per fenomeni da fast food. Ahimè è la discografia baby.
Non si può dire che il programma non desse possibilità agli allievi. Dal programma escono Alessandra Amoroso, Valerio Scanu, Emma, Annalisa, Virginio, Pierdavide Carone, Moreno, Loredana Errore, Dear Jack, The Kolors, Elodie, Riki, Thomas, tra gli altri, e diversi altri cantanti.
Col successo arriveranno anche le critiche. Alcune giuste, altre meno. Perché la discografia ha un modus operandi fisso da quel momento: pubblica l’album del cantante che ha goduto di un anno di esposizione televisiva, macina soldi e lo spreme con venti o trenta firmacopie, investe in un secondo album lampo, da pubblicare in meno di un anno, senza un minimo di idea di progettualità e da lì inizia a bussare alle porte di Sanremo.
Se Sanremo non risponde, non ha tempo e idee nella maggior parte dei casi e quindi, dopo un terzo disco (se tutto va bene), molla a casa il cantante di turno avendone nel frattempo collezionati altri due o tre dalle nuove edizioni.
Un caso eclatante è quello di Scanu che venne messo in un vero e proprio tritacarne dalla EMI: cinque album, un repack e un disco live in tre anni.
Insomma sogni, speranze, talento, esseri umani… poco hanno contato nella legge dei numeri della discografica.
Maria De Filippi e il soprannome di Sanguinaria
In tutto questo, diciamocelo, il capro espiatorio è sempre stato solo uno: il programma, o meglio, Maria De Filippi. Detta anche la Sanguinaria.
Al netto che penso che il soprannome che i social diedero a Maria sia perfetto e lo riassumerei in una frase del film L’ultima eclissi (Dolores Claiborne), che dice più o meno che a volte fare la stronza è l’unica cosa a cui una donna può aggrapparsi, e qui lo contestualizzo in un mondo, quello del lavoro, dell’imprenditoria, della televisione, in cui le donne di successo danno fastidio e sono spesso ostacolate, va detto.
Quindi o difendi il tuo con i denti, accettando anche di passare per stronza, magari essendolo anche un po’ (sorry Maria, non querelarmi, please), o perisci. Resistere in questo ambiente vuol dire anche quello che è successo: le persone, i team di lavoro, alcuni artisti stessi, hanno puntato il dito verso chi ha più potere, chi è un bersaglio visibile da tutti, chi fa rumore o, semplicemente verso chi consideravano l’inizio di tutto e di conseguenza, la responsabile del loro percorso.
Maria e il suo team di lavoro sicuramente di errori ne hanno fatti, di ragazzi ne hanno lasciati indietro, si sono creati inevitabilmente, come dissi guardando This is Me, “figli e figliastri”. Sbagliato? Sì, comprensibile? Secondo me sì.
Quando sei la persona che tiene in piedi un intero palinsesto televisivo della rete leader, è chi hai attorno a doverti aiutare nel gestire tutte le diramazioni dei tuoi programmi che, nel caso della De Filippi, include storie, tronisti, segnalazioni, cantanti, casting, audizioni e una quantità infinita di altre cose.
Ora dai, veramente pensate che, con tutti quei programmi di cui è anche autrice e produttrice, Maria abbia il tempo di sedersi sul gradino, prendere l’album dei ricordi e dire “di Amici 12 chi è che non sto chiamando da un po’, chissà se ha fatto un singolo?”.
Il fatto per esempio che Witty tv non abbia un archivio storico del programma è un chiaro segnale di queste lacune in un sistema, quello della Fascino, che è diventato un vero e proprio universo a sé stante.
Quello che ci si dimentica spesso è che Amici è prima di ogni altra cosa un programma televisivo, quindi prima fa televisione, poi pensa alla musica al suo interno. Brutale ma concreto.
Irama e Gaia rilanciati da Amici
La storia di Amici ci insegna in ogni caso che da quel 2008 in cui la discografia si accorse che poteva lasciar fare tutto il lavoro sporco a Maria, il programma nel corso degli anni è stato sempre più vicino alla discografia, contaminato dalle sue dinamiche, nel bene e nel male, ed è stato l’ancora di salvezza per un certo tipo di pop italiano.
Maria è riuscita nell’impresa di rilanciare talenti che erano stati bruciati e che rischiavano di essere accantonati, Irama con la sua storia ne è un esempio.
Dopo Sanremo Giovani era in una major che non aveva intenzione di fargli uscire più dischi dopo il “non boom”, pur tenendolo sotto contratto e che gli chiedeva di scrivere per Benji & Fede.
Un altro esempio è quello di Gaia, parcheggiata dalla sua casa discografica dopo il secondo posto a X Factor fino all’arrivo ad Amici.
Negli ultimi anni i casi di artisti che sono passati dal programma arrivandoci con un contratto, poi sciolto prima dell’ingresso, che poi venivano ripresi dalla stessa discografica subito dopo la fine dello stesso, sono aumentati.
E anche lì critiche al talent come se fosse stato giusto dare una sola possibilità ai cantanti. Un po’ come se dopo essere licenziato nel mondo del lavoro nessuno ti permettesse più di candidarti altrove. E ovviamente anche la colpa di questo era solo di Maria.
Amici o X Factor: per il pop non c’era altra strada
Nel frattempo il successo discografico dei ragazzi è diventato sempre più esiguo, la gente si è stancata e la musica è cambiata abbracciando il rap, l’indie e altri mondi.
I ragazzi? Quelli che volevano fare pop altra scelta non ne avevano.
La frase che quando portavi un progetto in una major veniva ripetuta ai ragazzi e ai loro team, “bisogna fare Amici o X Factor, altrimenti non sappiamo come fare”, una frase che non era un suggerimento ma un diktat, ed è vera, ve lo assicuro.
Così come è vera quella che senti dopo, quando porti un bel progetto di un artista ex talent: “ha già fatto un talent, come facciamo, non ci sono possibilità”. No, non è vero. Non ci sono più A&R con la visione, non c’è più voglia di costruire attendendo. Oggi Tiziano Ferro i discografici se lo sarebbero persi sicuramente. Nel 2001 hanno rischiato di farlo dicendogli 5 o 6 no quando veniva presentato il suo progetto.
A questo lento declino dettato dal seguire la discografia io vedo, e qui potrei essere polverizzato dagli avvocati di Mediaset nel solo dirlo, vedo una strada scomoda ma concreta: Luca Jurman non ha torto quando ripete che bisogna ritornare allo studio, al talento e al sacrificio per fare la rivoluzione e coltivare talenti che restino nel tempo.
Magari ora qualcuno si starà chiedendo: “Ma questo è partito dalla crisi di Amici e dagli sport, per raccontarci l’evoluzione del programma”. No, l’ho fatto per cercare di capire la visione di Maria, perché Maria ha sempre una visione.
Alla 26esima edizione, Amici è la fotografia della discografia
Oggi siamo alla 26esima edizione del programma e un calo di interesse e un malcontento leggendo i social c’è. E c’è perché ad oggi il programma rappresenta dal punto di vista dei cantanti (notate sempre la grande differenza sulla danza!) una fotografia della discografia. I cantanti che vediamo dentro in questa edizione, la prima in cui è stato sdoganato l’ingresso di progetti discografici già avviati, ne sono la fotografia chiara e nitida.
Ed è una foto parecchio sfocata ad esser gentili.
Tanti personaggi e stili diversi, poca roba su cui vedere una progettualità e un futuro. Piuttosto progetti che non si sa come lanciare e via, mandiamoli alla Mary. E il risultato è quello che vediamo oggi al punto che io, fossi Maria, li inviterei i discografici a spiegare qual è la loro visione di questi talenti su cui puntano.
Il successo e la credibilità di Angelina Mango, una figlia d’arte che si è fatta il mazzo per essere centrata come artista, e che ricordiamo aver pubblicato un bellissimo EP con una major, passato inosservato, prima del programma, ne è un esempio. Non c’è più spazio per l’improvvisazione e, secondo me, nemmeno più per le discografiche.
È qui che tutto torna al principio.
Ricordate le discografiche che risparmiavano sulla promozione? La visione di Maria allora fu capire che il coltello dalla parte del manico lo aveva lei (cosa che ha sempre infastidito i discografici, fidatevi) e usarlo per garantire inediti, le radio che trasmettevano i brani, i premi, Spotify e diverse occasioni ai ragazzi. Maria sapeva cosa stava facendo, ma forse sopravvalutava le discografiche. E se ora Maria cambiasse il programma, chi pensate abbia da perderci? I discografici o lei?
Boxe, judo e pattinaggio entrano nella scuola di Amici
Oggi a Maria sta tornando la visione dell’inizio… quella che era stata della danza, e in pochi se ne sono accorti: sono stati gli sport a fargliela tornare. Pensateci: siamo reduci da un anno in cui siamo stati tutti incollati alla tv per le Olimpiadi.
Gli sportivi, non i calciatori, quelli sono paragonabili alla discografia di oggi, sono tornati a essere eroi, simboli ed esempi: gli olimpionici di Milano Cortina, ma anche Sinner e Kimi Antonelli. E Maria introduce nel programma gli sport. E introduce degli sport che non hanno la visibilità di altri, non generano gli introiti di altri, non rappresentano ricchezza e successo ma sacrificio. Nella scuola ci sono India Serafini, vicecampionessa italiana juniores di judo, Gabriele Guidi Rontani, oro nei 70 chili di boxe ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, e Alex Chimetto, che porta il pattinaggio artistico a rotelle.
Amici diventerà Amici Sport? Chissà. Quel che sembra certo, a vedere il programma da casa, è che gli sport ad oggi hanno riacceso la curiosità che aveva per danza e discografia Maria 25 anni fa. Maria è sempre stata molto più lucida di quanto in molti pensino (Rudy Zerbi a parte).
Oggi quegli sportivi nella scuola, ragazzi giovani che sacrificano ogni giorno della loro vita per il loro obiettivo con fatica e dedizione, senza lamentarsi, senza cadere in piagnistei, senza pensare alle telecamere, con grande rispetto di avversari e allenatori, brillano in un modo diverso e fanno sembrare molto più sbagliati e piccoli quelli che vogliono fare gli artisti ma non sono disposti a sacrificare nulla, a studiare, ad allenarsi.







