INTERVISTA A GIUSY FERRERI: “Addio tormentoni, ritorno decisa al mio vero percorso artistico”
In una lunga intervista Giusy ci parla del suo percorso artistico e del perché oggi sceglie di essere più interprete che cantautrice

Archiviata l’esperienza sanremese, Giusy Ferreri ha rilasciato il suo nuovo disco Cortometraggi. 12 tracce con le quali, senza sgomitare, vuole riappropriarsi di un percorso artistico da interprete su atmosfere e melodie più vicine alla sua personalità musicale, che lei stessa temeva potesse finire nel dimenticatoio, soffocata dal successo clamoroso delle sue collaborazioni che hanno portato ad un lustro di hit estive.
Ripercorriamo con lei le tappe della sua carriera fatta di clamorosi successi (vedi alla voce X Factor e le produzioni di Tiziano Ferro) e repentini cambi di rotta artistica (scoprendo perché ha – quasi – abbandonato – le sue velleità cantautorale e le proposte musicali più sperimentali).
Quindi spazio al suo racconto che non può non comprendere, l’esperienza a Sanremo: dalla scelta di Miele alle sue “recensioni” dei colleghi, senza dimenticare la parentesi dei grandi successi estivi.
Intervista a Giusy Ferreri
In Cortometraggi torni in veste di autrice in una traccia, dopo che in Girotondo ti eri completamente affidata ad altri. Il tutto in controtendenza rispetto ai lavori precedenti. Mi spieghi questi cambi di rotta rispetto al tuo essere cantautrice?
Sin dall’inizio ho puntato ad un discorso di cantautorato. Tutti i tentativi che avevo fatto prima di X Factor erano in quella direzione. Con X Factor e La fortuna di essere prodotta da Tiziano Ferro con l’album Gaetana è arrivato il successo. In quel progetto ero principalmente interprete, anche se lui scelse dal mio repertorio i 4 brani scritti da me e contenuti nel disco.
Poi è arrivato un album di cover, Fotografie, un mix tra grandi successi italiani e pezzi sicuramente meno commerciali tradotti in italiano per l’occasione. Con il successivo disco, Il Mio Universo, sono tornata alla formula di Gaetana con 4 pezzi miei e il resto frutto dell’apertura verso altre collaborazioni.
L’album L’attesa è stato un lavoro fortemente voluto da me. Ho lavorato con Linda Perry, scrivendo a quattro mani con lei nei suoi studi di Los Angeles e lo stesso ho fatto a Londra con il produttore Yoad Nevo.
Girotondo è stato volutamente un esperimento di me come interprete. Erano arrivati moltissimi brani di autori che evidentemente mi avevano visto come ispirazione. Col passare degli anni si sono rinforzati i miei contatti con autori che stimo tanto, tra i quali ci sono alcuni dei miei cantautori preferiti. Da questi nomi sono arrivati pezzi maturi, eleganti e affascinanti che non potevo non inserire nel mio lavoro. Così è nato Cortometraggi.
Di fatto hai comunque fatto un passo indietro riguardo la tua scrittura, sulla quale appunto sembravi puntare tantissimo…
Sono consapevole del fatto che quello che scrivo può non avere la stessa forza di brani di altri più immediati, ma voglio che la mia scrittura arrivi come un qualcosa di naturale e non di costruito. Piuttosto che modificarla per arrivare ad un prodotto più commerciale, preferisco lasciarla da parte. Le mie canzoni comunque ci sono e magari troveranno altre vie, ad esempio potrei inserirle come inediti ai concerti…
Però in Cortometraggi hai inserito la tua Ricordo…
Tra le mie tracce mi sembrava quella che si avvicinasse meglio al resto del progetto a livello di eleganza. Un pezzo che non ha una struttura tradizionale a livello di giro armonico, ma si sviluppa come piace a me, in maniera atipica: passaggi di quinta e di sesta dove le sonorità rimangono in sospensione… Un frammento più sperimentale, che capisco possa funzionare meno a livello commerciale, anche se secondo me resta di gradevole ascolto.
Tornando al tuo percorso, nei lavori precedenti a Girotondo, musicalmente hai sicuramente osato di più…
Negli anni ho avuto l’opportunità di svelare diversi lati della mia scrittura. Brani come Rossi papaveri e La Bevanda ha un retrogusto amaro hanno un tiro diverso e più coraggio, avvicinandosi anche a messaggi sociali forti.
Musicalmente nel mio repertorio ci sono brani come In assenza e Piove che si muovono in maniera atipica, sempre sulle sospensioni di quinta e di sesta.
L’impressione è che ciò che arriva dalla tua vera indole musicale e ti fa sentire pienamente a tuo agio abbia un riscontro inferiore rispetto a quello che invece fa impazzire il pubblico (e i discografici forse). Che ne pensi?
In parte è così. Però nel tempo mi sono resa conto di avere abbracciato un pubblico maggiore rispetto a qualsiasi aspettativa.
In passato sentivo forte l’esigenza di far conoscere il mio lato “atipico” e ci sono riuscita. Poi ho cercato una strada che – rendendomi comunque felice e a mio agio – potesse essere una giusta via di mezzo.
Parlando del tuo percorso non si possono non citare le “collaborazioni” che ti hanno resa la protagonista delle ultime estati musicali, apparentemente molto lontane dal tuo lato sperimentale…
Sì, anche per questo – arrivando da diverse collaborazioni dove ero protagonista anche se ospite, su brani freschi e leggeri – sicuramente quello di Cortometraggi è un passaggio più coerente. Passare dalle canzoni estive a proposte sperimentali sarebbe forse stato un distacco troppo grande.
A proposito dei tuoi successi estivi. Grande popolarità, grandi riscontri, ma con l’uscita di Cortometraggi hai sottolineato di considerarli un filone – almeno per ora – esaurito. Sicuramente un rischio dire basta ad un successo così clamoroso, non trovi?
No, credo sia una cosa molto normale. Voglio dare spazio al mio percorso artistico che di fatto ho lasciato in disparte per 5 anni, se non con alcuni singoli, non ho avuto l’occasione di pubblicare un nuovo progetto tutto mio come questo.
Hai mai avuto sentore o paura che potessi finire per essere identificata più con i featuring estivi che con la tua produzione?
Mi sono resa conto che sono state 5 stagioni estive arrivate una dietro l’altra. Effettivamente ho avvertito il rischio che potesse scivolare nel dimenticatoio il mio percorso precedente.
Sicuramente non è facile lasciare un percorso di successi così forti…
Anche se come ospite è molto bello godere di riscontri così forti. Bisogna però saper tornare sui propri passi, capire che i propri obbiettivi sono anche altri.
La mia voce ad esempio ha bisogno di sprigionarsi su altre atmosfere e sonorità. Se avessi proseguito oltre avrei probabilmente rischiato di essere identificata solo con quel tipo di offerta.
Hai mai percepito come riduttivo il ruolo di regina dei tormentoni?
Non mi piace proprio l’idea di essere etichettata in nessun genere, non solo se si parla di brani estivi. Mi piace immaginarmi libera e ogni volta provare ad esprimermi con sfumature diverse. Partendo sempre dal pop ma per muovermi poi in sonorità molto diverse.
SANREMO 2022
Il disco è stato di fatto lanciato con la tua partecipazione a Sanremo con Miele. Come si sceglie un brano per Sanremo ?
Con Miele è successo qualcosa di molto strano e magico. Solitamente si presentano 2 brani e la Direzione artistica sceglie. Nel caso di Miele è successo che Amadeus era in Sony proprio mentre si stava ultimando la produzione di Miele. Quindi l’ha ascoltata per caso nei corridoi della mia casa discografica e l’ha fortemente voluta.
Ho voluto poi comunque presentare un altro brano come possibile alternativa, anche per rendere l’idea della versatilità dell’album. Ma la particolarità di Miele lo aveva proprio colpito e noi ci siamo fidati.
Qual è l’altro brano che avevi presentato?
(ride ndr) non credo di potertelo dire, temo che si possano risentire gli altri autori e non vorrei fare un torto a nessuno…
Soddisfatta della scelta di Amadeus?
Mi piaceva l’idea di portare un brano firmato da Takagi & Ketra , Federica Abate e Davide Petrella, la squadra con la quale ho realizzato anche molti brani estivi.
Portare un loro brano a Sanremo è stato un modo per celebrare questa collaborazione, mostrare loro la mia gratitudine e dimostrare che con loro possiamo percorrere anche strade differenti da quella delle hit estive.
Immagino che la settimana di Sanremo sia stata un divertente delirio. A bocce ferme, qual è la cosa che ti è piaciuta di più?
Ho percepito un grandissimo entusiasmo e mi sono sentita privilegiata nel poterci essere. Più del solito, forse proprio perché negli ultimi anni noi lavoratori dello spettacolo ci siamo molto annoiati. Mi è sembrata una grande festa, che ci siamo goduti quasi come bambini.
Ho vissuto forte euforia e l’ho percepita anche nei miei colleghi, ci scambiavamo commenti, consigli e incoraggiamenti. È stato molto bello sentirsi parte di un contesto così variegato e vitale.
Una recensione delle canzoni che ti sono più piaciute.
Non ho una canzone preferita. Ti posso dire che durante le prove, prima di me si è esibito Gianni Morandi e avevo già percepito nella mia testa che potesse fare molto bene. Ho sempre stimato Elisa, ancor prima di aver ascoltato il brano me la immaginavo già in vetta.
Con Mahmood e Blanco, appena ho sentito il brano ho detto: “vincono loro!”.
Mi hanno colpito Highsnob e Hu: Il testo della loro canzone è molto profondo. Poi mi sono molto divertita ascoltando La Rappresentante di Lista e Rettore. Citerei anche l’intensità di Fabrizio Moro.
Poi cosa dire della grande voce e grinta di Iva Zanicchi: caspita che donna, che forza della natura!
Anche a Sanremo, ti abbiamo ritrovata come un’artista lontana dalla ipercondivisione social e dalle polemiche. Nell’attuale contesto, non rischi di sembrare un pesce fuor d’acqua?
Non mi sento un pesce fuor d’acqua ma è la verità. A me piace vivere più una situazione riservata. Se lo fai una volta, allora dovrai continuare a farlo; e io so di non avere una personalità in grado di riuscire ad essere costantemente esposta.
Non riesco condividere sui social ogni cosa o approfittare delle occasioni in cui potrei far parlare di me.
Non lotti per cercare spazi…
Preferisco aspettare i momenti specifici dove so che verrà dedicato spazio al mio progetto. Lì cerco di raccontarmi in maniera semplice ed educata. A chi deve arrivare arriva, a chi non piaccio non arriverà…
Sulla carta fila benissimo, sarai però consapevole che questo atteggiamento potrebbe precluderti visibilità e riscontri…
È vero, ma bisogna essere capaci a esporsi e comunque ci sono i pro e i contro. Esporsi tanto può essere anche un rischio e rischi di farti davvero male…
Ricapitolando sei un’artista schiva e riservata, ma anche il primo fenomeno musicale italiano uscito da un talent con un clamore e una popolarità enorme. Dev’essere stato un bel cortocircuito…
Ero abituata a i miei riscontri prima di X Factor, in me vedevano una scrittura particolare, un timbro particolare, un modo di cantare particolare.
Nessuno mai mi vedeva come una che potesse arrivare ad un pubblico vasto, tanto che me ne sono fatta pure io una convinzione… sapevo di voler esprimermi attraverso la musica, ma ero rassegnata al fatto che non sarei potuta arrivare a riscontri elevatissimi.
Arrivavo con queste convinzioni a X Factor, che infatti l’ho vissuto come un gioco, un divertimento.
In realtà poi, come interprete di cover di brani anni ’60 ultra popolari con il mio approccio vocale singolare, è nato qualcosa di molto riconoscibile e originale. Un mix che inaspettatamente ha portato all’enorme riscontro.
È stata una sorpresa anche per me, il primo periodo ero molto preoccupata del riuscire mantenere quel successo.
Mi spaventava il picco e la caduta. Per questo mi sono impegnata costantemente, in primis grazie al team con il quale ho realizzato Gaetana e alla mia motivazione artistica.
Cosa diresti se ti trovassi davanti oggi la Giusy in cima alle classifiche con Non ti scordar mai di me?
Di fare tutto esattamente come l’ho fatto. Non saprei spiegare come sono riuscita a farlo, ma è andato tutto alla grande.
La formula forse è racchiusa nella parola Apertura.
Apertura, non premeditare le cose, non farsi etichettare e vivere la musica in piena libertà!
Quanto AMI Giusy?
I voti dei lettori fanno la Top 20 di AMI Charts, che esce ogni sabato.






