SANREMO 2018 dopo l’ascolto in anteprima ecco le pagelle dei brani del Festival

Sanremo 2018

Il gran giorno è arrivato… un altro passo di avvicinamento verso il Festival di Sanremo 2018.
Oggi la stampa è stata convocata nella sede Rai di Milano per ascoltare in anteprima i brani dei 20 campioni di Sanremo 2018.

L’ascolto in anteprima del brani dei 20 Campioni del Festival di Sanremo è il primo vero e proprio approccio con la musica, spesso auspicata come la principale protagonista delle kermesse canora che tra poco più di 2 settimane catalizzerà l’attenzione medicatica verso la Città dei Fiori.

Nella Sala Multimediale al Quinto Piano del Centro di Produzione Rai di Corso Sempione a Milano si è svolta questa prima celebrazione dei brani in gara. Assente causa influenza il Direttore Artistico Claudio Baglioni che ha comunque introdotto i lavori in collegamento da Roma.

Nella scelta degli artisti in gara abbiamo privilegiato coloro che nella carriera si sono contraddistinti come interpreti musicali. Si sono proposti anche altri artisti, ma più che altro conosciuti come autori, attori o musicisti. Questo è stato il primo criterio. Ce l’abbiamo messa tutta, anche se sono consapevole che la nostra scelta non potrà soddisfare tutti.” la dichiarazione del Direttore Artistico.

Per All Music Italia ha partecipato Simone Zani e qui di seguito potete trovare i suoi commenti e le pagelle dopo l’ascolto in anteprima delle canzoni. Vi ricordiamo che qui potete trovare gli autori dei brani.

Quali sono quindi le impressioni dopo un solo ascolto (rigorosamente in ordine alfabetico) e quali i brani che sembrano candidarsi alla vittoria?

Scopriamolo insieme…

SANREMO 2018: LE PAGELLE DEI PREASCOLTI

ANNALISA – IL MONDO PRIMA DI TE
Voto: 6,5

L’intro è soave, leggero con un pianoforte elettrico che a tratti diventa ipnotico. Nel primo minuto sembra di ascoltare alcuni echi de Una finestra tra le stelle portata al festival tre anni fa, ma poi il pezzo cambia e si stabilizza su una scelta di arrangiamento che va più verso l’elettronica, anche se utilizzata in maniera non eccessiva. La doppia voce presente in quasi tutto il brano renderà la versione live un po’ differente. Brano dall’appeal radiofonico.

ENZO AVITABILE con PEPPE SERVILLO – IL CORAGGIO DI OGNI GIORNO
Voto: 6

La chitarra elettrica con cui si apre il brano ricorda quel sound rock partenopeo tanto caro a una certa produzione di Pino Daniele ed Enzo Gragnaniello. Poi il brano cambia e si attesta su un arrangiamento che a tratti ricorda alcune produzioni de la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Il testo ha il bridge in napoletano, mentre già all’inizio è sancita l’appartenenza territoriale… “Ed ho gli stessi occhi di Scampia”.
Molti scommettevano sulla coppia per il Premio della Critica, ma credo che il risultato al momento risulti un po’ troppo povero di idee.

LUCA BARBAROSSA – PASSAME ER SALE
Voto: 4

E’ strano come un artista che da anni lavora in radio abbia potuto scegliere per il Festival un brano così anticonvenzionale ed antico. All’inizio sembra di avere a che fare con uno stornello romano alla Lando Fiorini. Più il brano incalza (senza mai trovare una reale identità nonostante la chitarra pizzicata e arpeggiata) più ci si accorge che si tratta di una canzone d’amore. Ma rivolta a chi? Tra innamorati nel 2018 ci si rivolge ancora in dialetto romano? “Io non c’ho le parole, ma so ner core nun c’ho artro che te.

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MARIO BIONDI – Rivederti
Voto: 4

Le aspettative erano elevate, pur avendo già capito la scorsa estate che la voce di Mario Biondi è poco adatta alla musica italiana. Rivederti è un brano antico. Inizia con circa 20 secondi di solo pianoforte. Sembra di essere tornati al Festival 1969. Anche gli archi confermano questa tendenza che più che vintage è decisamente fuori dal tempo. E’ un’occasione persa per Mario Biondi che in passato se l’è cavata bene nel jazzato, ma in questo caso non ci siamo proprio.

GIOVANNI CACCAMO – Eterno
Voto: 7

L’intro di pianoforte è una costante per i brani di Caccamo. Eterno è una canzone da ascoltare ad occhi chiusi, almeno per il primo minuto e mezzo. La voce di Giovanni è uno strumento che ben si sposa con gli archi (a tratti anche pizzicati). La ritmica entra solo con la seconda strofa.
Pur avendo una costruzione classica (strofa + ritornello + strofa + ritornello + bridge + ritornello + strofa), ha un non so che di moderno. Forse il miglior pezzo di Giovanni Caccamo, anche se il punto debole rimane il testo, un po’ scontato.

RED CANZIAN – OGNUNO HA IL SUO RACCONTO
Voto: 7,5

Chi si aspetta un brano alla Pooh o una melodia semplice, orchestrale o sanremese… rimarrà stupito già dopo i primi 10 secondi. Ci troviamo di fronte ad un up-tempo che spiazza. Un brano dalle venature rock con una sezione ritmica che incalza e un testo che pur non avendoo niente di eccessivamente originale (le rime “specchi / occhi – mente / niente / rose – cose” sono un’esempio) è inserito perfettamente in un meccanismo che crea alchimia. L’inciso funziona grazie anche alla presenza dei cori.

DECIBEL – Lettera dal Duca
Voto: 6

Aspettative altissime e invece… Il brano è molto Ruggeri e poco Decibel (per questo mezzo voto in meno!). Colmo di citazioni musicali e testuali, è, come prevedibile, un omaggio alla figura mitologica del Duca David Bowie. L’arrangiamento regala molte chitarre acustiche che ricordano il Ruggeri anni ’90 e ci si accorge che si tratta di un pezzo dei Decibel solo nell’inciso cantato a più voci. Una parte della canzone è in lingua inglese (“I see the town, I see the Mountains”).

DIODATO e ROY PACI – Adesso
Voto: 5,5

L’incipit è trionfale grazie alla presenza dei fiati, ma dura troppo poco. Si tratta di una fotografia della situazione attuale. “Torneremo a guardare il cielo, alzeremo la testa dai cellulari…” un invito non troppo velato a cambiare prospettiva che nell’inciso è sottolineato dalle percussioni che suggeriscono con un ritmo incalzante un senso di inadeguatezza. Fino a tre quarti della canzone scompare Roy Paci, che torna con una parte orchestrale che è forse la sezione più interessante del brano. L’unione tra le due anime artistiche diverse, ma compatibili avrebbe potuto risultare migliore.

ELIO E LE STORIE TESE – Arrivedorci
Voto: 5,5

Un brano che nulla aggiunge alla gloriosa carriera degli Elii. Un arrivederci in musica che racconta la loro storia con la consueta ironia, ma che nel sound ricorda inizialmente una ballata pop rock che lentamente si trasforma in un in brano che potrebbe essere utilizzato come chiusura di un musical. Gli Elii ci hanno abituati a tutto e sicuramente la loro performance sul palco regalerà sorprese goliardiche, ma il brano risulta debole.

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ROBY FACCHINETTI e RICCARDO FOGLI – Il segreto del Tempo
Voto: 4

Si potrebbe definire un cocktail tra Uomini Soli e Storie di Tutti i Giorni. Musicalmente è un pezzo dei Pooh anni 90, ma che non decolla. A tratti la melodia ricorda Teorema di Marco Ferradini e l’arrangiamento, che si arricchisce dalla seconda strofa, non aggiunge nulla alla pochezza del brano. L’inciso è davvero poco orecchiabile: “Il segreto del tempo è che tutto perdona” difficilmente sarà cantato per le vie di Sanremo. Un’occasione persa, ma allo stesso tempo una conferma che forse la coppia Facchinetti – Fogli ha già dato tutto molto tempo fa.

MAX GAZZE’ – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
Voto 7,5

Come si può definire una sorpresa Max Gazzè? Il titolo farebbe pensare ad un brano divertente, magari ispirato alla leggenda popolare pugliese. Invece si tratta di un brano intenso che non ha nulla a che vedere con la produzione artistica che ci ha regalato fino ad ora Max. Canzone epica, orchestrale ed estremamente isolita, che premia la capacità di Max di cambiare pelle e di essere realmente credibile anche su brani che potrebbero sembrare distanti anni luce da lui.
Il brano ha ricevuto diversi applausi in sala.

THE KOLORS – Frida
Voto: 6

Il voto è sufficiente solo per l’orecchiabilità, ma la canzone non convince. I The Kolors in italiano risultano poco credibili. L’inciso che ripete insistentemente “Mai Mai Mai Mai” è ipnotico e probabilmente il brano in radio avrà un discreto appeal, ma sul palco dell’Ariston, a meno che non sappiano stupire con una performance dal vivo più che perfetta, sembreranno degli alieni.

ERMAL META e FABRIZIO MORO – NON MI AVETE FATTO NIENTE
Voto: 7,5

I cantautori raccontano a modo loro la realtà. Ermal Meta e Fabrizio Moro negli ultimi anni si sono contraddistinti per una particolare sensibilità al racconto di certi temi. Di terrorismo si parla ogni giornio e per vincere la paura la migliore risposta è farsi forza del fatto che “tutto va oltre le vostre inutili guerre.
E’ una marcia con un ritmo incalzante e con le voci di Ermal e Fabrizio che narrano con il giusto tono. Due voci a servizio di un brano nel quale tutti si potranno riconoscere. Qualcuno li accuserà di populismo, ma un cantautore cosa può fare se non scrivere e raccontare la realtà?

NOEMI – NON SMETTERE MAI DI CERCARMI
Voto: 6,5

All’inizio l’arrangiamento è minimale con solo il pianoforte a scandire il tempo e a scivolare via leggero con la voce di Noemi. A tratti nelle strofe ricorda Sono solo Parole, unico neo l’inciso che avrebbe meritato un maggior impatto. Era da Sanremo 2012 che Noemi non proponeva un brano così intenso e allo stesso tempo orecchiabile.

RON – ALMENO PENSAMI
Voto: 8

La classe non è acqua. Il brano inizia con “Ah Fossi un piccione…”, che poco c’entra con Povia. Poesia allo stato puro in un brano che all’ascolto risulta un classico di Lucio. A tratti anche la voce di Ron ricorda e ricalca Dalla. All’inizio una chitarra arpeggiata scandisce il tempo, mentre poi aggiunge il pianoforte in un crescendo che è più di emozioni che di suoni. Una canzone che è un esercizio di stile e che ci ricorda la classe immortale di Lucio Dalla e che solo Ron poteva cantare senza farne perdere la forza. Il brano ha avuto un’ovazione di applausi in sala.

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RENZO RUBINO – CUSTODIRE
Voto: 5

La canzone sa di già sentito. L’originalità che contraddistingueva Renzo Rubino qui proprio non si sente. E’ un brano di difficile definizione che avrebbe bisogno di qualche ulteriore ascolto per essere compreso e valutato. Racconta la fine di un amore e sono poche le frasi originali (tra le migliori “Troppo giovani per invecchiare insieme”). Sound indefinito e nonostante le 3 volte in cui Renzo canta l’inciso non ne rimane in testa un granchè.

LO STATO SOCIALE – UNA VITA IN VACANZA
Voto: 7,5

I primi 5 secondi con i violini fanno pensare ad un certo tipo di brano e poi… per magia eccoci trasportati in una dimensione parallela. Lo Stato Sociale gioca e si diverte. Suoni elettronici, parole e musica sono un’unica miscela esplosiva. Nonostante alcuni termini un po’ forti per il palco dell’Ariston (“Nessuno che rompe i coglioni” o “Una vecchia che balla”) rispecchia in pieno lo stile che la band ha proposto negli anni precedenti. Veramente una bella sorpresa che ricorda la spensieratezza di Gabbani e la voglia di divertirsi dei Perturbazione festivalieri!

ORNELLA VANONI con BUNGARO e PACIFICO – IMPARARE AD AMARSI
Voto: 7

Anche in questo caso la classe non acqua. Paradossalmente le strofe risultano estremamente moderne e la Signora della Canzone è a suo agio nell’interpretazione di un brano che non ha età. Molto limitato l’intervento vocale di Pacifico, mentre Bungaro ci mette del suo con dei vocalizzi inconfondibili. La sezione più debole è l’inciso che… non incide. Colpisce poco e risente di un testo che non è tra i punti di forza del brano… “Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita.

LE VIBRAZIONI – COSI’ SBAGLIATO
Voto: 7,5

Finalmente! L’attesa è stata tanta, ma il risultato ci fa capire che ne è valsa la pena! Primi 5 secondi in cui appare tutta l’orchestra e poi… silenzio… solo qualche chitarra elettrica di sottofondo e l’incalzare delle percussioni. Poi… l’esplosione in un ritornello davvero forte e che viene voglia di canticchiare anche dopo un solo ascolto. I dubbi di un uomo di 40 anni che ringrazia la persona che gli è accanto è il tema del brano. Testo profondo, ma estremamente semplice. Speriamo che Francesco Sarcina lo sappia interpretare al meglio.

NINA ZILLI – SENZA APPARTENERE
Voto: 6,5

Un ritorno al soul e a un sound più intimo per un brano che è un vero e proprio inno alle donne. “Togliti la maschera, c’è troppa verità per stare qui.” Una ballata soul con un discreto utilizzo del pianoforte con un testo in cui molte donne si potranno riconoscere. E’ di sicuro il pezzo più pop che Nina Zilli ha presentato al Festival… Non è soul come Sola, non è originale come L’Uomo che amava le donne e non è trionfale come Per Sempre, ma può funzionare.

 

  Musicista, speaker e direttore artistico di Radio Due Laghi e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali