Per qualche mese, fra la primavera e l’estate del 2025, il Festival della canzone italiana è sembrato davvero sul punto di lasciare Sanremo. Il Comune aveva pubblicato un bando di gara per scegliere il partner televisivo, si erano fatti i nomi di Sorrento, Viareggio e Rimini come sedi alternative, e la Rai aveva risposto con una diffida. Oggi quella partita è chiusa, e vale la pena raccontare come è finita.
Il Festival resta a Sanremo fino al 2028
Il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato all’unanimità la convenzione con il Comune di Sanremo il 18 settembre 2025, dopo l’intesa raggiunta il 3 settembre. Il Comune l’ha approvata a sua volta il 7 ottobre. L’accordo copre tre edizioni, cioè 2026, 2027 e 2028, con un’opzione di rinnovo per altri due anni che porterebbe il Festival al 2030.
Le cifre: la Rai versa al Comune 6,5 milioni di euro l’anno, più l’1% degli introiti pubblicitari della manifestazione. Il format resta della Rai, mentre il marchio “Festival della canzone italiana” resta di proprietà del Comune. È la formula che aveva fatto litigare le due parti per mesi, e che alla fine le ha rimesse d’accordo.
Il ricorso respinto dal Tar
La vicenda ha avuto una coda giudiziaria. La società JE Srl aveva impugnato la procedura con cui il Comune aveva individuato la Rai come partner unico televisivo. Il 4 maggio 2026 il Tar della Liguria ha respinto il ricorso e ha confermato la legittimità della gara. Da quel momento l’assegnazione non è più in discussione: Sanremo 2027, in programma dal 16 al 20 febbraio, si farà a Sanremo e si farà in Rai.
La partita vera adesso è dentro la città
Chiusa la questione del trasloco fuori, se n’è aperta un’altra dentro. La convenzione ha istituito un osservatorio permanente fra Rai e Comune, insediato il 23 aprile 2026, che fra i suoi compiti ha anche quello di studiare l’ipotesi di spostare il Festival in una sede diversa dal Teatro Ariston, restando però nel territorio comunale.
Non è una provocazione. Da anni le case discografiche fanno notare che l’Ariston sta stretto: poco più di duemila posti, spazi tecnici limitati, una logistica che regge sempre peggio il peso di una macchina che nel frattempo è cresciuta di dimensioni. Il teatro è però anche l’identità visiva del Festival, quella che il pubblico riconosce da settant’anni. Sostituirlo con un palazzetto o una struttura temporanea significherebbe guadagnare capienza e perdere quella cosa lì.
Al momento nessuna decisione è stata presa e per il 2027 non cambia niente: si va all’Ariston. Le prossime edizioni si giocheranno su questo punto, che merita più attenzione di quanta ne abbia avuta il presunto trasloco fuori città: quello, alla fine, non è mai stato davvero vicino a succedere.



















