Duedimé, l’album d’esordio Come vernice racconta dieci anni di relazioni disfunzionali
Il disco d'esordio della cantautrice molisana racconta dipendenza affettiva, violenza psicologica e rapporto col cibo.
di Chiara Tebaldini ·
Duedimé debutta con Come vernice, il suo primo album prodotto da Roberto Terranova disponibile su tutti i digital store per INDACO Records/ADA Music Italy da venerdì 25 settembre. Il disco, nato da un percorso di rielaborazione e consapevolezza, raccoglie dieci tracce scritte in tempi e città differenti.
Il racconto delle relazioni disfunzionali e la ricerca di sé
Il titolo del disco rappresenta una metafora centrale: la vernice come elemento che si deposita addosso a una persona in una relazione tossica fino a stratificarsi e ad alterare la percezione di sé.
Scrostarne gli strati significa quindi compiere un lavoro opposto, volto a separare la propria vera identità da ciò che le manipolazioni esterne hanno finito per far credere proprio.
Tra i temi centrali emergono la dipendenza affettiva, la manipolazione psicologica, il senso di colpa, la depressione, il rifiuto del cibo e del proprio corpo.
Il disco non nasce a guarigione avvenuta, ma sceglie di attraversare tutte le fasi intermedie del dolore, in un tempo sospeso in cui si comincia a prendere coscienza del male subito pur non avendo ancora trovato la forza per uscirne.
Il lavoro di Duedimé si concentra sulle conseguenze invisibili della violenza psicologica all’interno di una coppia.
Secondo i dati Istat relativi al 2025, il 17,9% delle donne che hanno o hanno avuto un partner dichiara di aver subito controllo, isolamento, svalorizzazione, violenza verbale, minacce e intimidazioni; tra le donne con un ex partner la percentuale sale al 27,9%.
L’artista mostra come il giudizio subito possa incidere a lungo termine sul rapporto con il cibo, sulla percezione della propria immagine e sul desiderio di occupare meno spazio nel mondo.
La nascita dell’album
L’album è stato scritto e maturato nell’arco di un decennio: alcune tracce risalgono a quando l’artista aveva diciannove anni e viaggiava sui regionali per studiare in Conservatorio, altre agli anni romani tra studio e lavoro in una caffetteria, altre ancora sono nate a Bologna.
L’artista definisce il processo di scrittura un percorso di natura terapeutica, un termine che non sostituisce un percorso clinico ma racconta cosa abbia significato scrivere mentre quelle esperienze erano ancora troppo vicine per essere analizzate da lontano.
Questa esigenza espressiva si riflette in una matrice sonora pop, pop-rock e indie arricchita da elementi blues, elettronici e della canzone d’autore italiana, con la parola sempre in primo piano. “Nella scrittura di queste canzoni ho deciso, come punto di partenza, di abbracciarmi, comprendermi e perdonarmi”, racconta l’artista.
La tracklist
| # | Titolo |
|---|---|
| 1 | Zero (preludio) |
| 2 | Abitudinaria novità |
| 3 | Sei tutti i chili che ho addosso |
| 4 | Si chiama Karma o si chiama Fortuna |
| 5 | La ragazza che non c’è |
| 6 | Non farò a meno della vita |
| 7 | Equilibrio (questo sconosciuto) |
| 8 | La danza |
| 9 | Negazioni |
| 10 | Come vernice (epilogo) |
Come vernice: track by track
Zero (preludio)
Il disco si apre con Zero, un brano dove la protagonista non si riconosce più allo specchio e mostra il senso di annullamento causato dalla dipendenza verso l’altro: “Sono una per gli altri, zero per te”.
Abitudinaria novità
Il brano è caratterizzato dalla presa di coscienza: “sono io la mia cura”. Dopo una fase in cui continua a chiedere scusa anche mentre sta male, la protagonista diventa consapevole di avere il diritto di occupare il proprio spazio personale.
Sei tutti i chili che ho addosso
Questo brano lega il peso emotivo di una relazione finita al peso corporeo: “Sei tutti i chili che ho addosso e tutto il tempo che ho perso”. Bologna diventa lo sfondo del malessere della protagonista, che attraversa la città senza sentirla: “Bologna è un cumulo di passi, li cammino e non li sento”.
Si chiama Karma o si chiama Fortuna
Il brano cambia registro stilistico, lasciando spazio all’ironia con cui viene raccontato un episodio di disturbo alimentare.
Nata durante uno dei periodi più difficili del binge eating di cui l’artista ha sofferto, la canzone descrive la scatola di biscotti della nonna svuotata nella notte durante un’abbuffata, e il successivo senso di colpa: “ed io ancora carboidrati e incertezze”.
La ragazza che non c’è
Il brano affronta l’incomunicabilità e l’isolamento all’interno di una coppia. Il testo descrive due persone che condividono la medesima stanza senza riuscire più a incontrarsi, mentre il silenzio accumulato diventa un’eco: “Da due mesi nella stessa stanza, io di nuovo non sono abbastanza”.
Non farò a meno della vita
In questo brano Duedimé affronta senza metafore il rapporto problematico con il proprio corpo e il desiderio di restringerlo: “A volte vorrei essere ossa, quella taglia in meno che manca”.
Il pensiero viene interrotto dalla consapevolezza che le ossa non possono cantare: la musica e la voce diventano così il motivo per continuare a esserci. “Ma poi mi dico che le ossa, quelle no, non riescono a cantare”.
Equilibrio (questo sconosciuto)
Attraverso il sarcasmo il brano affronta la pressione sociale, i modelli di perfezione e la sequenza di consigli non richiesti su cibo, lavoro e stabilità. L’artista comincia a rifiutare questi consigli e il giudizio di chi pretende di indicarle come trovare il proprio equilibrio.
La danza
Nel brano inizialmente il movimento è subito: le mani dell’altra persona stringono sempre più forte fino a far perdere il controllo. Poi una mano tesa sul fondo permette alla protagonista di rialzarsi e di tornare a ballare nella stessa stanza, questa volta leggera e consapevole.
Negazioni
Nel brano la protagonista, al termine di una relazione, non cerca di colmare immediatamente il vuoto con nuove presenze o con la vendetta, ma impara a rimanere nel silenzio scoprendo la parte migliore di sé che aveva smarrito: “Di me ho scoperto quel meglio, quello che con te io avevo perso”.
Come vernice (epilogo)
La title track chiude il disco rispondendo alla domanda iniziale: quanto di ciò che pensiamo di essere appartiene davvero a noi?
La vernice accumulata negli anni inizia finalmente a scrostarsi, facendo emergere ciò che esisteva prima che lo sguardo degli altri ne modificasse la percezione: “Lo strato si scrosta e non ho la forma dei tuoi tocchi”.
Il messaggio finale è rivolto a sé stessa: la possibilità di ricominciare senza dover chiedere a nessuno il permesso di definire chi si è: “Non spargere te stessa al vento invece di investire su di te, non sei tenuta a dissetarti di lui quando non vuoi per cercare d’innaffiarti un po’”.
Chi è Duedimé
Duedimé, nome d’arte di Cristiana Antoniani, è una cantante e cantautrice molisana nata nel 1997. L’artista studia pianoforte e scrittura fin dall’adolescenza. La sua poesia La mia casa viene pubblicata nel volume CET – Scuola Autori di Mogol edito da Aletti.
Si diploma con lode in canto pop-rock presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone e vince borse di studio al CET di Mogol e all’Art Voice Academy di Castelfranco Veneto, diretta dal Maestro Diego Basso.
Riceve inoltre il Premio della Critica e della Stampa all’Humanity Music Festival – Omaggio a Mango per la sua interpretazione di Io ti vorrei parlare di Mango, valutata da una giuria che comprende Alfredo Rapetti Mogol, Fabio Liberatori e Ricky Portera, con Laura Valente ospite della manifestazione.
Negli anni collabora con la Gerardo Di Lella Grand Orchestra al Ravello Festival e al Festival Stay in Pompei, prende parte a MusicAll con le voci di Notre Dame de Paris e al Symphony Tour di Roby Facchinetti, affiancandolo anche a Domenica In.
Partecipa inoltre al tour Diego Basso Plays Queen con Stef Burns e Kerry Ellis, in Italia e in Svizzera, e al concerto Disney in Orchestra diretto dal Maestro Diego Basso, esibendosi anche al Teatro Ariston di Sanremo e al Teatro dell’Opera di Tirana.
Il progetto discografico Duedimé nasce dall’incontro tra le due componenti che Cristiana riconosce nella propria scrittura: quella più profonda e riflessiva, e quella ironica, istintiva e sfacciata.
Il 25 settembre 2026 pubblica il suo primo album Come vernice, anticipato dai singoli Sei tutti i chili che ho addosso, Non farò a meno della vita ed Equilibrio (questo sconosciuto).


