Pagelle Nuovi Singoli 23 ottobre: 3D con Nayt e Battista Golden Song, D’Alessio e Luk3 bocciati
Alvise Salerno vota 18 nuovi singoli italiani: 9 consigliati, 7 bocciati e due Golden Song.



New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 23 ottobre 2026, a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web che ogni settimana recensisce per noi le nuove uscite italiane.
Nella settimana del 23 ottobre 2026 troviamo, tra gli altri, nuovi brani di Margherita Vicario, Luk3, Mida, Naska, Nayt, Tancredi e molti altri ancora.
Queste sono le pagelle della New Music Friday dedicate ai nuovi singoli italiani usciti questa settimana. All’interno delle categorie ogni brano viene valutato in stelle e con un voto numerico, così da rendere più chiaro il livello di consiglio o bocciatura.
Come sempre si tratta di opinioni personali. Il consiglio è quello di ascoltare i singoli e farci sapere la vostra. Qui sotto trovate l’elenco completo delle nuove uscite della settimana.
NEW MUSIC FRIDAY 23 OTTOBRE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I brani consigliati
LA PERSONA CHE PIÙ MI ODIA
A questo punto possiamo affermarlo quasi con certezza, pur non avendone ancora idea: il prossimo album di Margherita Vicario avrà come focus l’autoanalisi.
Perché possiamo trarre questa conclusione? Perché per la seconda volta in poche settimane, la regista e cantante sceglie di proporci un brano in cui parla dei suoi problemi, dei suoi disagi, della sua incapacità di perdonarsi per gli errori commessi in passato e il tutto è un perfetto seguito del racconto di Ho Chiesto Aiuto.
In questa nuova riflessione si parte da una considerazione piuttosto semplice ed è legata alla nostra enorme e sconfinata capacità di capire e accettare i disagi altrui, gli errori, i fallimenti mentre non riusciamo a farlo con noi stessi.
Il testo è potente e ci pone tutti di fronte alla possibilità di potere fare autocritica.
Sotto il profilo musicale, la Vicario sceglie un arrangiamento dove la sezione di fiati e la sua voce sono preponderanti e dominanti, quasi come a volere sottolineare questa rinnovata consapevolezza che libera, sempre, un po’ di più rispetto al giorno precedente.
I cori sono forti, tanti, e si accostano al mondo prettamente gospel.
SCHEGGE
Tancredi è stato lasciato indietro dalla sua discografica e, alla prima occasione, fa subito capire quanto potenziale abbiano sprecato. Bisogna dirlo, signori, questo è il miglior brano di Tancredi della sua discografia, a metà tra la sperimentazione di Tyler The Creator e la musica pop elettronica all’italiana in salsa Santi Francesi.
Che livello alto il ragazzo, finalmente giunto al punto di maturazione artistica che si intravedeva e che, adesso, probabilmente senza subire il peso delle scelte imposte dall’alto perché bisognava accontentare il pubblico delle ragazzine post talent, può finalmente esplodere con calma e cura.
Il testo è interessante nella sua stesura, il tema è il solito di sempre ma soprassediamo perché la banalità del sole, cuore e amore viene totalmente annichilita dalla bellezza dell’arrangiamento, della produzione.
Gran bel prodotto questo di Tancredi, sale la curiosità per capire cosa si nasconde nel suo futuro.
SELVAGGIO
Che meraviglia quando le canzoni profumano di vita vera e, aggiungo in questo caso specifico, che meraviglia quando un talento viene tramandato chiaramente di padre in figlio.
Selvaggio è il brano con cui Filippo Graziani decide di aprire il suo album ed è un brano pop country in cui racconta la sua vita dall’infanzia fino all’età adulta, con tutti gli sbagli, gli avvenimenti e le persone che gli hanno permesso di diventare ciò che è.
È un ringraziamento non banale alla vita, piena di cose regalate al protagonista e di chissà quante altre, ancora, da scoprire.
Canzone perfetta per aprire un progetto discografico, in linea con ciò che Graziani ha pubblicato fino ad oggi per arrivare fino a qui e, aggiungiamo, non disturba neanche il fatto che il brano abbia delle palesi influenze country che il nostro Paese non ama particolarmente.
Non è quel tipo di country da cowboy, è più quel modello melodico molto più dolce e perfettamente affine all’idea di canto all’italiana. Ottima scelta per Filippo Graziani, idee chiare e futuro interessante da scrivere.
BINARI
E come puoi spiegare in modo diverso qualcosa che è stato già raccontato, vale a dire l’amore? A darci un esempio pratico è Francamente in questo suo nuovo singolo estratto dall’ottimo Bitte Leben, Binari, in cui prende in considerazione quella che potenzialmente è stata o è la sua relazione con la sua compagna.
C’è una descrizione quasi viva di questa figura, la puoi vedere con i tuoi occhi. Sembra di leggere un libro più che il testo di una canzone, è letteratura non solo musica.
Musicalmente siamo sempre all’interno di quel mondo con suoni molto ‘tedeschi’, molto ruvidi ed elettronici ma che sono comunque vicini all’alternative italiano, tutto studiato nei minimi dettagli. Sarebbe interessante aprire il progetto all’interno di Logic per vedere quante tracce ci siano all’interno di questa produzione, perché in sottofondo si sentono, captano, percepiscono anche delle piccole sfumature che arricchiscono il brano senza appesantirlo.
L’ennesimo, ottimo singolo di Francamente.
DEREALIZZARE
La giovanissima Kora, nome d’arte di Benedetta Cornalba, ha appena rivisto tutto il suo percorso affrontato all’interno di X Factor, terminato con l’esclusione da parte di Irama durante le Last Call.
Nessun problema, si riparte subito con un inedito dal titolo già molto chiaro e che ci porta all’interno del suo mondo fatto di luci e ombre, come il suo nome suggerisce del resto. Derealizzare, per lei in questa canzone, significa analizzare la propria solitudine, il proprio rapporto con il mondo esterno, con il giudizio esterno, con tutto ciò che non arriva dal proprio inconscio.
Una vita vissuta assorbendo ciò che gli altri dicono, fanno, pensano senza pensare troppo a se stessa. Forse decostruire, derealizzare è la chiave per uscirne ed è esattamente il punto di partenza di questa sua riflessione in musica.
Una musica che non si discosta tanto da ciò che ci si può immaginare, dunque una specie di pop contaminato, tutto in minore, che quindi ti conduce attraverso le trame della mente.
Una scrittura migliorata molto rispetto al passato ma che può diventare ancora più efficace con il tempo e l’esperienza.
MELA WELA
Non si comprende assolutamente nulla del testo, è in napoletano, ma il brano ha un bel tiro, un bel groove, un incrocio tra soul, r&b e world music che vengono messi insieme da quest’artista con un timbro e un’attitude interessanti.
Dato che queste sono pagelle, non recensioni, il fatto di sottolineare che senza il testo chi vi scrive non abbia la più pallida idea di cosa voglia dire la canzone è d’obbligo. Per correttezza, però, e per essere sinceri al 100%, sento l’obbligo di lasciarvi il significato che troviamo (copiato e incollato testualmente) nel comunicato stampa ricevuto:
“MELA WELA è una maga gitana che legge la mano di DADA’, scoprendo che soffre a causa di altri e ricordandole che c’è sempre la possibilità di vivere in maniera proattiva la propria responsabilità nel restare o defilarsi da soprusi o ingiustizie.”
Non saprei aggiungere come, dove, perché ma se questo è ciò che la canzone vuole trasmettere lo prendiamo per buono e lo giriamo per conoscenza a tutti voi.
Quello che, tornando al nostro dialogo senza ingerenze esterne, possiamo dire è che il brano ha al suo interno una bella carica, una dose di voglia di muoversi che accompagna dalla prima all’ultima nota, seppur con ritmi diversi.
Merita quantomeno un ascolto.
L’ALTERNATIVA
La ragazza alternativa, spiegata su una base che ricorda vagamente Human dei The Killers, è quella che un tempo non ascoltava i The Killers perché andava al MiAmi perché “che schifo la musica commerciale”, ma che adesso ci sguazza nel pop da top 10 tutto tacco e punta.
I Malvax scelgono di descrivere questa figura che non è mitologica, è solo l’evoluzione adulta della studente di Lettere e Filosofia, e lo fanno con la giusta dose di ironia ma anche di verità, perché analizzando tutte le singole frasi non c’è nulla di sbagliato. E chi dice il contrario vuole fare l’alternativo.
Questi ragazzi meritano maggiore attenzione, maggiore cura da parte del pubblico italiano perché hanno verve, hanno idee e non vogliono fare inutilmente gli alternativi, non lo sono e non cercano neanche di esserlo.
Sono la cosa più normale ed efficace che il pop da band può regalare. E va bene così.
MERITI PIÙ
Alessandro Baronciani è un gigantesco fumettista italiano, ha fatto tutto quello che un fumettista può sognare di fare a livelli altissimi nel panorama italiano e internazionale, ma non solo perché da decenni è anche il frontman e la mente dietro al progetto ALTRO, una band punk che fa musica dagli anni 90 e che è tornata con un EP dal profumo di garage ammuffiti e bellissimi.
Questo è il brano che chiude il progetto ed è un urlo di disperazione a metà tra hardcore, punk e new wave estremamente contaminata che fa risaltare tutte le caratteristiche della band, del progetto, alla massima potenza.
Una di quelle robe da circolo ARCI, da centro sociale che vai ad ascoltare perché sei un appassionato ma c’è anche una storicità e una classe, un senso dietro ogni scelta, ogni suono, ogni urlo matto e disperatissimo.
Baronciani ha illustrato molte copertine, fumetti e manifesti che avrete sicuramente visto ma di cui non sapevate l’autore ed è una cosa che posso affermare con estrema certezza anche se non siete appassionati del mondo fumettistico.
Nella musica, all’interno dell’alveo di questo genere specifico, la sua qualità non è inferiore a quella che ritroviamo nelle sue opere visive. La sua e quella di chi lo accompagna.
NASCONDINO
È tornato Diego Naska con la sua voglia di urlare e buttare fuori tutta la sua rabbia, in questo caso dedicata a “quel bambino a cui bastava avere il babbo a cena”.
Un bambino che non esiste più, che però Diego tenta di conservare il più possibile dentro di sé per riuscire a vivere un po’ più sereno in un mondo fatto di adulti opprimenti e cattivi.
È tornato il suo punk, il suo rock e la sua voglia di non nascondersi più, anche se quel bambino ancora è lì ma sta giocando a nascondino.
È un bellissimo e intensissimo ritorno che fa presagire un futuro pieno di analisi del passato, del presente e, chissà, magari del futuro. Un futuro fatto di Sanremo e di enormi numeri? Lo vedremo.
PAGELLE NUOVI SINGOLI 23 OTTOBRE 2026 – I BOCCIATI DA AMI
PUGNI SUL VISO
C’è un problema nel mix o tenere la voce così tanto piena di reverbero è una scelta? Nel dubbio e in attesa di risposta, comunque, appare azzardata come scelta stilistica e, soprattutto, legata a un modo di proporre canzoni molto passato, fermo al 2016 e al periodo in cui Calcutta iniziava a muovere i primi passi nel grande mercato.
Il brano è lento, molle, senza mordente, non spinge mai a livello musicale così come resta sottotono la prestazione vocale del suo protagonista. Non c’è mai un momento che riesca a catturarti tecnicamente, così come anche sotto il profilo testuale non emerga una frase, un hook attorno al quale costruire testo e narrazione.
Nel comunicato stampa leggiamo la seguente dichiarazione: “Non vuole dimostrare niente, proprio come me”.
Può starmi bene che il suo autore non voglia dimostrare niente ma, allora, prendendo per buone queste dichiarazioni possiamo anche affermare che il brano è debole proprio perché alle spalle non c’è la voglia di volere dimostrare niente, di volere dire alcunché, di volere costruire qualcosa che rimanga. È proprio vero, questo brano non dimostra niente.
ROSE NERE
Solo 6 secondi, tanto basta per scrivere queste prime parole sul nuovo brano di Mida che, per l’ennesima volta, fa lo stesso medesimo errore: prendere il più possibile da qualcosa che va già fortissimo, riadattarlo sul proprio immaginario musicale che si presume esista e sperare che vada bene.
In questo caso abbiamo un Sombr totalmente in hype, da cui ricalca tutto il possibile dal brano 12 To 12, diminuendone i bpm. Adesso possiamo proseguire con il racconto dei successivi 2 minuti e 18 secondi.
Tutto il resto è un accrocchio che mescola un accenno di melodia di Stereo Hearts dei Gym Class Heroes con Adam Levine e, soprattutto dalla seconda strofa, qualcosa di molto molto riconducibile a Self Aware dei Temper City.
Mi chiedo perché un ragazzo con la sua timbrica e il suo talento nella scrittura, innegabilmente di ottima fattura, debba proporre musicalmente qualcosa che in maniera sistematica lo mette nella condizione di ricevere critiche. Sembra un autosabotaggio ed è davvero un enorme peccato.
Detto ciò, il testo…
L’analisi del proprio IO attraverso gli occhi di un’altra persona è scritta davvero bene, ed è altrettanto comprensibile che si voglia cercare una via per capire meglio se stessi.
IL MOSTRO
Essere un nepobaby in Italia è sempre difficile, bisogna dimostrare il doppio rispetto agli altri di sapersi meritare ciò che si è se si fa lo stesso mestiere. È e sarà il caso di Brando Madonia, figlio di Luca Madonia dei Denovo, che sta proponendo da diverso tempo i suoi singoli al grande pubblico.
In questo caso siamo di fronte a una proposta potenzialmente interessante, ma dove si poteva certo fare di più soprattutto sotto il profilo testuale, dato che si affronta un tema molto spinoso che è quello del “mostro” dentro di noi con cui si combatte, quest’ombra oscura che ci condiziona e che condiziona pensieri, giornate, tutto.
Si poteva fare di più sotto il profilo testuale perché la canzone è un loop in cui la seconda parte è esattamente un copia e incolla della prima, non si aggiunge niente alla narrazione e si rimane sospesi nel non comprendere di preciso a che tipo di mostro si faccia riferimento.
Anche qui, come notiamo da diverso tempo, si è scelta la strada del dico e non dico, lascio con il dubbio e non affondo il colpo, che è un atteggiamento musicalmente omertoso che spesso allontana, non avvicina, perché si tenta di prendere tutti ma, poi, il rischio è che non si catturi l’attenzione di nessuno.
L’arrangiamento è un incrocio tra indie e pop ma senza nessun tipo di variazione, di idea, di cambio che ti tenga incollato con le cuffie alle orecchie. La durata è di 2 minuti e 36 secondi, sembra che duri 4 minuti e non va bene.
Una base c’è, quella dell’idea da sviluppare. Manca tutta la parte successiva, bisogna lavorare su quello. Scrittura monca e basi ripetitive, superati questi due limiti si può ben sperare.
LADY NESSUNO
L’intento del brano è chiaro, prendere in giro una qualsiasi rapper che si sente la numero uno ma che, invece, non è nessuno. È un brano che, testualmente, gioca su questo concetto, almeno così parrebbe leggendo e rileggendo più volte.
Uno dei problemi, però, è anche questo ed è la poca chiarezza del soggetto. Ogni tanto, poi, ci sono delle frasi abbastanza randomiche che rendono tutto il contesto estremamente (per usare un termine giovane) cringe.
Musicalmente sembra di essere nei primi anni 2000, quando venivano utilizzate le basi MIDI di VanBasco, non un bel sentire in tutta sincerità. Nel ritornello, per chiudere, creano un effetto dissonante anche le doppie voci ma su questo singolo aspetto lasciamo il beneficio del dubbio perché, magari, dato il contenuto del testo potrebbe essere una cosa voluta per sottolineare il basso livello di chi viene preso di mira.
Insomma, un’operazione potenzialmente interessante che si trasforma in un grande punto interrogativo.
ELETTRICA
Stavo per promuovere questa canzone, fin quando le mie orecchie non hanno incrociato il ritornello. “Fai l’indifferente, ripassi il lipgloss col tacco 10 in pelle. Ti piaci diva, bambolina e un po’ magnetica”.
Il pubblico di Luk3 è palesemente quello delle ragazzine con gli ormoni fino all’ultimo millimetro della punta più lontana dei piedi, questo è chiaro, ma mi pare un po’ too much considerando che comunque sono ragazze che nel 90% dei casi non superano i 16 anni.
Poi, precisiamo, magari saremo stati noi millennial sfigati che a 16 anni, nel lontano 2007, non avevamo la controparte femminile che metteva tacchi in pelle, lipgloss e compagnia bella ma faccio fatica a immaginare una ragazzina a quell’età che faccia la sexy magica con un Luk3. Limite mio, lo riconosco.
Detto questo, tornando nel ruolo e con serietà, il testo è una delle robe più senza senso dai tempi del Pulcino Pio che comunque era una filastrocca per bambini ben studiata e capace di fare numeri che Luk3 può solo sperare di fare nei suoi sogni più bagnati.
Tra l’altro sembra di essere a Sanremo: settecento persone per scrivere questo testo che con ChatGPT esce fuori indubbiamente meglio. Mi spiace essere così duro ma sono chiamato a svolgere un compito difficile e non è un problema di differenza generazionale tra il sottoscritto e Luk3, è che proprio questo testo è cringissimo.
Il 4 arriva grazie alla base, davvero un ottimo lavoro che alza il voto e anche di tanto.
PICCERÈ
Un punto in meno per la cover del singolo fatta con AI, non è ammissibile che adesso anche un gigante come Gigi D’Alessio, per fare una cover con la rappresentazione di due scarpe (una da adulto e una di una bambina), utilizzi l’intelligenza artificiale e non si affidi a un fotografo vero per fare uno scatto vero.
Per quanto riguarda il brano, non avendo contezza della lingua napoletana è impossibile capirne il significato ma apparentemente sembra una specie di consiglio sulla vita dato da uno che la vita l’ha presa a morsi come D’Alessio.
Per aumentarne l’emozione, si è scelto di virare su un arrangiamento volutamente orchestrale ma il problema è che, dall’inizio alla fine, appare come un brano estremamente pieno di retorica, almeno nelle parti comprensibili a tutti.
È la lista della spesa dei suggerimenti per vivere meglio, ma basandosi su cose banali. “Attenta che il sole ti scotta”, “la vita è piena di trappole, non avere paura”, cose del genere la cui retorica è davvero asfissiante a metà brano.
Si poteva lanciare un messaggio sicuramente più intenso, questo sembra più un esperimento Temu di Father & Son ma senza la stessa efficacia letteraria. Molto posticcio, peccato.
MAREMOTI
La sagra della banalità e della mancanza di idee, di sperimentazione, di qualsivoglia forma di interesse che possa andare oltre il gruppo di fan più incallito. Di questo brano non c’è nulla di interessante da sottolineare, a partire dal testo che è la solita solfa sulla relazione finita.
Si tenta di andare nella solita direzione pop con strofa quasi parlata, sussurrata, per poi arrivare al ritornello con questa esplosione della batteria (difficilmente reale, il suono sembra quello di un plug-in dedicato) che vuole strappare all’ascoltatore la sensazione “wow, le note alte” che sono le stesse del 95% degli artisti pop.
Il testo è blando e non racconta niente di interessante, Riccardo Stimolo ha una voce assolutamente normale, la produzione è ben realizzata ma ricorda centinaia di altre canzoni pop copia e incolla.
Come si può sperare di avere anche solo un minimo di successo e rilevanza sul mercato se ciò che viene proposto è questa musica qui, dimenticabile dopo due minuti dalla fine dell’ascolto? Più questo ragazzo pubblica brani e più si conferma l’idea che alla fine di Amici non doveva firmare con nessuno, doveva fermarsi e studiare per potere ripartire, poi, con calma e con una struttura solida. Così si va solo a tentativi e nessuno sta andando a buon fine perché è tutto scialbo, insipido.
Riccardo, fidati, sei ancora in tempo per fermarti e aspettare progetti più validi. Non avere fretta perché la gattina frettolosa fa i gattini ciechi e qui mi sembra che il buio sia pesto.
GOLDEN SONG
GOLDEN SONG
SENZA ARMI
La domanda, la riflessione dopo questi minuti di ascolto, è anche la fine del brano: chi vince e chi perde in una guerra, chi può giudicare vincitore e vinto, con che armi si può combattere quando si rimane disarmati?
Non è un brano sulle guerre che in questo momento si vivono attorno al mondo, il parallelismo è più legato a una relazione con noi stessi e al desiderio di uscire fuori dal loop mentale della ricerca di equilibrio tra l’affermazione dell’Io e la costante insoddisfazione che questa vita ti “regala”.
Riusciamo davvero a soddisfare noi stessi quando, per sentirci realizzati, accontentiamo più gli altri e il loro desiderio di vedere il mondo in una certa maniera che, potenzialmente, può anche essere distante anni luce da noi?
Il fatto stesso che questa canzone ti porti al punto di farti così tante domande sulla tua stessa esistenza vuol dire che è un brano con un significato intenso, ma del resto non ci si può aspettare mai di meno da uno come Nayt.
Ascoltate, riflettete, ponetevi le vostre domande e poco importa se resteranno senza risposta, l’importante è mettere tutto in discussione per ricostruire ogni giorno qualcosa di diverso rispetto al giorno precedente.
GOLDEN SONG
‘O CAVALLO ‘E RITORNO
Il buon Battista, artista diventato virale all’improvviso e che per molti corrisponde al primo industry plant di altissimo livello di questi ultimi anni, è tornato per raccontarci la storia dei soprusi e dell’inganno che è stato perpetrato ai danni del sud Italia ai tempi dell’unità, più di 150 anni fa.
È una canzone storica, una di quelle che ti mette di fronte a una realtà ampiamente documentata che ha visto il sud quasi obbligato a cedere alle condizioni del Regno di Sardegna per creare quella che, ad oggi, è la nostra Penisola unita. Da cosa, poi, unita, dato che ognuno pensa per sé e lo Stato è palesemente contro i propri stessi cittadini, sarebbe da capire, ma questo è un altro discorso che affronteremo quando, purtroppo, le prossime elezioni ci consegneranno un’amara verità da digerire. È ancora presto.
Nell’attesa, però, possiamo parlare del passato grazie a Battista, cercando di tenere bene a mente quelle che sono le giuste e documentate nozioni storiche che vedevano il Regno delle Due Sicilie unito e prospero, crollato sotto le richieste di chi voleva unire tutto e tutti.
Ci sono riusciti e oggi la situazione è quella che ben conosciamo, ahinoi.





