X Factor 2026 riparte giovedì 10 settembre con un tavolo dei giudici che, almeno nelle intenzioni, vuole lasciare alle spalle la stagione dello scontro. “Le botte sono finite”, sintetizza Jake La Furia durante la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione.
Con Francesco Gabbani, Paola Iezzi e Jake La Furia torna una giuria ormai rodata, alla quale si aggiunge Irama al debutto. Giorgia resta invece alla conduzione per il terzo anno.
Ma dietro l’atmosfera decisamente più leggera della conferenza sono emersi temi meno superficiali: il peso del giudizio, la fragilità di chi arriva molto giovane a un talent, il confine tra fare musica e lavorare nella musica, l’intelligenza artificiale e persino una domanda che riguarda l’identità stessa del programma: oggi X Factor serve ancora a costruire artisti o il suo primo compito è fare buona televisione?
X Factor 2026: una giuria senza bisogno dello scontro
Una delle parole che torna più spesso durante l’incontro è serenità. Non nel senso di un’edizione senza competizione, ma di un tavolo che non sembra avere bisogno di trasformare il conflitto tra giudici in uno spettacolo parallelo.
Jake La Furia lo dice apertamente: l’intesa tra i giudici non sarebbe costruita e il gruppo, nonostante i cambiamenti delle ultime stagioni, avrebbe trovato un equilibrio naturale. Anche gli scontri che arrivano in televisione, scherza, devono qualcosa al montaggio e alla necessità di rendere lo show più acceso.
Francesco Gabbani aggiunge un elemento interessante. Se il confronto tra giudici non diventa il centro della scena, anche chi è appena salito sul palco può concentrarsi maggiormente sul giudizio ricevuto e meno sulle dinamiche del tavolo.
È un cambio piccolo solo in apparenza. Per anni i talent hanno utilizzato anche lo scontro tra personalità forti come parte integrante dello spettacolo. X Factor 2026 sembra voler provare una strada differente: la tensione deve arrivare dalla gara, non necessariamente dalla giuria.
Irama debutta a X Factor: «Ogni percorso è diverso»
La vera novità della stagione è Irama. Il suo primo approccio al ruolo di giudice parte da un punto preciso: evitare di costruire i concorrenti a propria immagine.
Ogni percorso è diverso, spiega. Esistono molti modi di fare musica e nessuna regola universale da applicare a chi arriva davanti al tavolo. Il compito dei giudici, nella sua visione, è utilizzare l’esperienza per suggerire nuove possibilità senza cancellare lo stile e l’identità di chi hanno davanti.
La sua esperienza personale gli permette inoltre di riconoscere la sensazione di chi si trova dall’altra parte del giudizio. Ed è proprio l’empatia, prima ancora della strategia, uno degli strumenti che vorrebbe portare nella sua squadra.
Anche Jake La Furia ragiona sulla stessa linea: Noi siamo i giudici, non siamo i concorrenti. Il ruolo, quindi, non dovrebbe essere quello di imporre ai ragazzi ciò che piace al giudice, ma aiutarli a fare meglio ciò che vogliono fare loro.
Il peso di giudicare qualcuno che potrebbe giocarsi una carriera
Il giudizio resta però il punto più delicato del meccanismo. Francesco Gabbani racconta di averlo vissuto con particolare timore durante la sua prima stagione.
Esprimere un sì o un no dentro un programma come X Factor significa assumersi una responsabilità, perché quel giudizio può produrre conseguenze concrete. Ma per Gabbani il passaggio più importante arriva dopo: il concorrente deve imparare a sviluppare una propria capacità di valutazione.
Il talento da solo, secondo il cantautore, serve relativamente se chi lo possiede non impara a governarlo. Da qui l’importanza dell’«auto-giudizio»: sapere riconoscere i propri punti forti, gli errori e la direzione che si vuole prendere prima che siano sempre gli altri a farlo.
Paola Iezzi: il talento non basta, bisogna arrivare preparati
È forse Paola Iezzi ad affrontare il tema più delicato della conferenza: la preparazione dei ragazzi, soprattutto quando sono molto giovani.
Prepararsi non significa soltanto conoscere il proprio strumento, saper cantare o avere una buona tecnica. Significa anche essere abbastanza strutturati psicologicamente da assorbire ciò che può accadere dopo.
Il salto può essere enorme: dalla propria stanza, magari davanti a uno smartphone, a un grande palco televisivo, con quattro giudici, Giorgia, il pubblico e poi migliaia di commenti sui social.
Per questo Iezzi ammette di avere qualche timore quando incontra concorrenti molto giovani. Un successo improvviso può travolgere tanto quanto un insuccesso altrettanto rapido.
L’artista nasce precario, ricorda. E la precarietà non è soltanto economica: riguarda un mestiere nel quale non esistono risultati garantiti e nel quale bisogna imparare anche a cadere.
Da qui una delle riflessioni più interessanti dell’incontro: avere una bella voce non basta. Serve conoscere la musica, sapere chi ha scritto una canzone, perché l’ha scritta e quale storia culturale c’è prima dell’ultimo trend.
X Factor deve creare cantanti o fare televisione?
È probabilmente il passaggio che racconta meglio dove si trova oggi X Factor, arrivato alla sua ventesima edizione.
Alla domanda sullo spazio che può ancora occupare un talent in un mercato nel quale gli artisti hanno moltissimi altri strumenti per emergere, Giorgia ricorda che programmi come questo restano tra i pochi luoghi della televisione generalista e satellitare nei quali la musica continua ad avere uno spazio centrale.
Jake La Furia mette però il discorso su un piano ancora più concreto: Noi qua facciamo televisione.
È una frase meno banale di quanto possa sembrare. X Factor viene inevitabilmente giudicato anche sulla propria capacità di funzionare come programma televisivo. Il successo discografico dei concorrenti dopo la fine dello show è un obiettivo, ma non può essere l’unico parametro con cui valutare il programma.
La sfida, quindi, diventa tenere insieme le due cose: costruire intrattenimento per chi guarda e, quando possibile, consegnare alla musica artisti capaci di sopravvivere allo spegnimento delle telecamere.
X Factor 2026 e l’intelligenza artificiale
Tra i temi entrati inevitabilmente nella discussione c’è anche l’intelligenza artificiale applicata alla musica.
Jake La Furia non la considera necessariamente un nemico. Finché dietro alla macchina resta un intervento creativo umano, il confine potrebbe essere quello di un nuovo strumento a disposizione di chi produce musica.
Diverso sarebbe affidare completamente la creazione a un pulsante. Jake racconta anche di essere rimasto impressionato quando, dopo aver cantato una parte destinata a un’altra artista, ha visto un software trasformare direttamente la sua voce in quella dell’interprete finale.
Irama immagina invece una possibile reazione opposta: più crescerà la perfezione artificiale, più potrebbe tornare il bisogno di cercare l’imperfezione, la sporcizia e una dimensione autenticamente umana.
C’è poi un territorio che, secondo lui, resta difficilmente sostituibile: il concerto. Il live non coincide con l’ascolto di una canzone, ma con un’esperienza condivisa tra artista e pubblico.
Cranio Randagio, la domanda
Durante la conferenza stampa abbiamo voluto riportare l’attenzione anche su Cranio Randagio, al secolo Vittorio Bos Andrei, concorrente della nona edizione di X Factor.
Il prossimo 12 novembre cadranno dieci anni dalla sua scomparsa e la data coinciderà proprio con un giovedì di programmazione del talent.
Abbiamo quindi chiesto alla produzione se sia previsto un momento per ricordarlo.
La risposta è stata molto semplice: al momento non c’era una risposta preparata su questo punto. La proposta è stata però accolta e dalla produzione è arrivato l’impegno a prenderla in considerazione.
Sarebbe un gesto coerente anche con la storia del programma, che nel 2016 aveva già ricordato Cranio Randagio dopo la sua morte.
X Factor torna a Milano: dalla finale-evento di Napoli all’Unipol Forum
C’è poi un altro cambiamento che riguarda meno la giuria e più la geografia di X Factor.
Dopo due finali consecutive in Piazza del Plebiscito a Napoli, il 3 dicembre la finale torna all’Unipol Forum di Assago.
Non è soltanto un cambio di venue. Napoli aveva trasformato la finale in un grande evento urbano all’aperto, nel quale la città entrava direttamente dentro il racconto televisivo. Assago riporta invece il programma in un’arena indoor e in uno spazio progettato specificamente per i grandi show.
Dire che questo significhi automaticamente un’edizione «più televisiva» sarebbe eccessivo: anche Piazza del Plebiscito era stata costruita come un enorme evento televisivo. Cambia però il rapporto tra programma e spazio. L’evento torna dentro una macchina produttiva maggiormente controllabile e meno dipendente dalla dimensione della piazza.
E Milano, quest’anno, non compare soltanto alla fine. Le Auditions sono state registrate all’Allianz Cloud, i Live Show partiranno il 22 ottobre dal Teatro Repower e la finale sarà ad Assago.
Anche tra i partner compaiono marchi che richiamano direttamente il territorio, da KIKO Milano ad Alfaparf Milano, insieme a Esselunga e ad altri grandi brand nazionali. Più che parlare di una semplice “milanesizzazione” degli sponsor, il dato interessante è quindi la ricomposizione di tutta la filiera dello show intorno a Milano.
Le prime immagini di X Factor 2026: qualche nome ci ha già incuriosito
Durante la conferenza abbiamo visto anche un’anteprima della prima puntata, con alcuni degli artisti che arriveranno davanti ai giudici.
Qualcuno ci ha già fatto alzare le antenne, ma sarebbe prematuro trasformare pochi minuti in giudizi o classifiche. Ne riparleremo dopo la prima puntata, giovedì 10 settembre.
Quello che si può dire, per ora, è che X Factor 2026 sembra voler mettere al centro una domanda diversa rispetto a quella delle vecchie guerre tra giudici: cosa serve davvero a un ragazzo per trasformare alcuni minuti davanti alle telecamere in qualcosa che continui a esistere quando quelle telecamere si spengono?
X Factor 2026: quando inizia e tutte le tappe
- 10, 17 e 24 settembre – Auditions
- 1 e 8 ottobre – Bootcamp
- 15 ottobre – Last Call
- dal 22 ottobre – Live Show
- 3 dicembre – Finale all’Unipol Forum di Assago
X Factor 2026 sarà in onda dal 10 settembre ogni giovedì alle 21:15 su Sky Uno e in streaming su NOW, disponibile anche on demand e su Sky Go. Dal 15 settembre sarà trasmesso in chiaro il martedì su TV8 e dal 16 settembre il mercoledì su Cielo.











