SANREMO 2015 – QUINTA SERATA: la contropagella di Federico Traversa

contropagella

Sanremo 2015, ultima serata e tempo di bilanci per la kermesse presentata da Carlo Conti.
Partiamo proprio dal conduttore abbronzato, vincitore morale di questa 65° edizione. In un periodo di cinghia tirata oltre i limiti dell’anoressia, la Rai sceglie di affidare la conduzione a Conti. Uomo azienda da anni, conduttore spigliato, che non chiede ospiti stellari (a parte la Cristoforetti) e, soprattutto, costa poco.
Un’operazione simile a quella delle società di calcio quando affidano la squadra all’allenatore delle giovanili perché l’ingaggio di un nuovo mister costa troppo caro. A volte questo modo di operare paga, altre no. In questo caso ha pagato, eccome se ha pagato, visto che questa edizione è stata la più vista degli ultimi 10 anni. Ma attenzione, ascolti record non sempre è sinonimo di qualità. Troppi parametri entrano nel gioco dello share. A Conti va riconosciuto il merito di aver sbagliato pochissimo, di non aver voluto strafare e di essere all’occorrenza anche versatile, come tutti quelli cresciuti nelle radio private durante gli anni d’oro di Cecchetto. Certo il cast di cantanti proposti non era il massimo, certamente alcune scelte nazional-popolari più che normali – forse la parola più usata in questa edizione – mi sono sembrate circensi, ma alla fine la serata Carlo l’ha sempre portata a casa con mestiere. Magari l’anno prossimo un piccolo sforzo da parte degli autori per partorire qualche domanda più intelligente agli ospiti sarebbe gradita. Ho ancora nelle orecchie la voce suadente di Conti che chiede al medico italiano sopravvissuto all’Ebola se ha avuto paura quando ha saputo di aver contratto la malattia. Ecco, magari con un piccolo sforzo in più l’anno si potrà domandare a uno degli ospiti se vuole più bene alla mamma oppure al papà…
Comunque un bravo a Conti non lo leva nessuno, Sanremo è un palco che ha stritolato tanti, troppi conduttori, e lui invece ne esce rafforzato. Voto 7.

Sulle 3 vallette vorrei non soffermarmi troppo. Hanno fatto poco e sbagliato tanto. Emma completamente fuori contesto, la spagnola insipida come la mia dieta anti colesterolo e Arisa… beh Arisa è stata divertente, il problema che la sua performance comica non è stata voluta. Voglio dire, se a teatro un attore inavvertitamente cade dalle scale tu ridi ma il merito non è dell’attore, al limite della sua scarsa capacità di equilibrio.
Voto 15. In tre.

Veniamo ai cantanti in gara. Masini a Mr Eric Clapton purtroppo ha rubato solo il look e non la musica. Per una vita si è detto che la sua carriera è stata rovinata dalle malignità. Dai, la voce che diceva portasse sfiga. Non sono d’accordo. Masini si è perso perché – dopo tre album iniziali di livello, e questo nonostante la loro ossessiva malinconia – non ha realizzato più belle canzoni. E questo Sanremo lo conferma.
Voto 5
Nina Zilli è forse la cantante femminile più versatile, raffinata e di talento emersa nel panorama nostrano negli ultimi dieci anni. Il suo bel pezzo di Sanremo se l’è scritto da sola e certamente meriterebbe il podio. Può fare ancora meglio.
Voto 7
Chiara mi ha emozionato come un trapano sul muro alle 7 di domenica mattina. La musica dovrebbe essere varia, contaminata, ricolma di passione e viaggi storti. Perché se canti un’anticchia bene in Italia ti affibbiano sempre i soliti pezzi?
Voto 4,5
I Dear Jack piacciono un casino alla figlia di 6 anni di un mio amico. Oggi mi raccontava che l’ha beccata davanti alla tv che baciava il cantante. Occhio, saranno le nostre passioni adolescenti a ucciderci…
Se avessi 13 anni gli darei 8. A quaranta fatico ad apprezzarli, e meno male…
Voto 6
Malika Ayane ha fatto un grande festival. Esibizioni perfette, una canzone centrata, tanta sicurezza. Persino l’apparecchio per i denti andava a tempo.
Voto 8
Nek
Il figlio contadino di Sting ha macinato quell’energico pop multisala che le radio chiedevano a gran voce. Così il piattume generale potrà ballare su base disco pop. Avanti italietta e bravo Nek che ha fatto centro
Voto 7
Il Volo
I Qui, Quo, Qua della lirica sbarcano all’EuroDisney di Sanremo e se lo mangiano. Hanno tutto per piacere sia alla casalinga di Voghera che agli eredi di Pavarotti. Il tutto con l’occhio che già strizza al mercato statunitense.
Voto 7,5
Annalisa è cresciuta sera dopo sera. La sua voce è innegabilmente particolare. Il pezzo un po’ meno. Il testo addirittura impresentabile.
Voto 5,5
Il Sanremo di Alex Britti è scivolato via come l’acqua dalla vasca quando levi il tappo… Capisco che nel pop da classifica girino più soldi che nei piccoli club dove si suona il blues ma se sei nato pesce non puoi pretendere di volare. Il tuo elemento è e resta l’acqua.
Voto 5,5
L’ascolto ripetuto della canzone della sempre brava Irene Grandi non scalfisce i giudizi precedenti: non è il brano per lei. La Grandi è una casinista da mani perennemente nella marmellata e il visino che sta lì a dirti: “non sono stata io”. L’intimismo di maniera lasciamolo agli altri.
Voto 6
Lorenzo Fragola è andato bene, segno che ogni tanto anche i figli dei talent hanno qualcosa da dire. No, Mengoni, non stiamo parlando di te.
Voto 7
Bianca Atzei sembra stia sul cazzo a tutti. A me è piaciuta, soprattutto la voce. Sardinia got soul. Aiò!
Voto 7
Ok, tocca a Moreno. Qui il punto non è se la canzone è bella o gli arrangiamenti sono più o meno curati. La domanda da farci è un’altra: ma perché con tutti i rapper bravi che ci sono in Italia, a Sanremo hanno chiamato lui?
Mi hanno detto che dopo la sua esibizione dalla bara di Notorious BIG è partito un rutto.
Voto 4,5
Gianluca Grignani dopo una prima sera disastrosa si è ripreso col tempo, realizzando una buona cover di Tenco e una grande performance nella quarta serata. Stasera torna un po’ a cantare a cazzi suoi ma il pathos comunque arriva. Sogni Infranti è innegabilmente un bel pezzo, più lento degli altri a rimanere impresso, ma con tanto da dire.
Voto 7,5
Platinette e la Di Michele che cantano la diversità. Un testo offensivo per chi davvero lotta nell’ombra per farsi accettare e non soccombere sotto l’ignoranza della gente. E poi ci chiediamo perché l’Italia è un paese di merda. Ancora non capisco perché siano qui. Forse hanno vinto Amici?
Voto 0
Chiude la kermesse di quest’anno Nesli. Dopo J.ax e Jovanotti un’altra ugola dalla essssssssse biascicata si afferma nel mondo del pop italiano. Premio della critica per la paraculata dell’anno da giocarsi con Nek. Io preferisco Nesli.
Voto 7
Stasera non mi sono soffermato sugli ospiti ma su Will Smith faccio un’eccezione: uno spot alle positive vibration. Uno dei momenti più belli del festival, e per un attimo si scioglie anche conti.
Ora, in attesa dei voti vi dico le mie previsioni: 1) Il Volo 2) Malika Ayane 3) Dear Jack con possibile sorpresa Masini oppure Nek.
L’Italia è questa, ragazzi. Non si scappa. E probabilmente – tenendo conto di tutto, ma proprio tutto – i tre finalisti ci stanno anche.

Conti annuncia le classifiche e vedo che ci ho preso in toto: Volo, Ayane e Nek per la vittoria finale.
Scatta il televoto a tre ma io il vincitore lo scoprirò domani, come al solito. Tanto per me ha vinto Will Smith.
È stato un piacere interagire con voi durante queste sere.
Ah dimenticavo: pare che, incuriosito dai misteriosi medicinali di Arisa, Morgan si sia detto interessato alla conduzione della prossima edizione.
Vi abbraccio

Federico Traversa

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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