INTERVISTA a SERENA ABRAMI

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Serena Abrami, classe 1985, è una cantautrice italiana, proveniente da Civitanova Marche e giunta al successo attraverso la partecipazione al 61° Festival di Sanremo, nella categoria Nuove Proposte, subito dopo aver preso parte alla seconda edizione di X Factor, dove ha incontrato il suo primo mentore, il maestro Ivano Fossati.

Il brano in gara è stato Lontano da tutto, scritto per lei da Niccolò Fabi e title-track dell’album omonimo, pubblicato per la storica etichetta EMI il 15 febbraio del 2011, in concomitanza con lo svolgimento della kermesse sanremese.

Ma prima di fare un piccolo salto nel passato, vi proponiamo subito l’ascolto di una versione acustica di Invisibile, uno degli inediti più passionali che la Abrami ci sta confezionando per il nuovo album e che ci ricorda vagamente il sound dell’indimenticato Jeff Buckley.

All Music Italia ha incontrato Serena per un’intervista a tutto tondo e nel tentativo (riuscito!) di scucirle qualche succosa informazione in esclusiva, sul secondo disco attualmente in fase di produzione.

Ciao Serena, bentrovata! Allacciandomi all’attualità e al successo radiofonico de “L’unica” dei Perturbazione, ho scelto di aprire la nostra intervista parlando del tuo singolo “Ottobre”, che contiene proprio un featuring con Tommaso Cerasuolo, frontman storico della band torinese. Che ne dici? Questa canzone confluirà per caso nel tuo prossimo album?

Ciao a tutti voi! Dunque, Ottobre nasce da una collaborazione con Luca “Vicio” Vicini dei Subsonica e Tommaso Cerasuolo, in quanto è dal 2003 che seguo e sono fan dei Perturbazione: quell’anno il loro album In circolo è stato uno dei miei ascolti maggiori. Ammiro tutta la band e lo stesso Tommaso, che ha accettato volentieri di lavorare insieme come desideravo.

Al contempo, oltre a creare un ponte di passaggio dal primo al secondo album, Ottobre rappresenta una vicenda a sé, frutto di una collaborazione anche con Vicio, che successivamente e per diversi motivi non ha avuto seguito. Dopo questo singolo, infatti, ho iniziato a scrivere il materiale per il nuovo disco, al quale sto lavorando già da due anni e che spero di potervi far ascoltare molto presto!

A tal proposito, come procedono questi lavori per il secondo disco? Naturalmente ci vorrai anticipare qualcosina, se ci saranno nuovi duetti…

Sì, procedono bene, siamo ancora nella fase di pre-missaggio e di scrittura: siamo stati a Londra, per incontrare il produttore Steve Lyon, col quale abbiamo imbastito il lavoro. Non sono previsti duetti, questo perché, per quanto siano belli e gratificanti, ho pensato di averne fatti già abbastanza da inserirne di nuovi: voglio che, col mio secondo progetto, venga fuori maggiormente chi sono, la mia verità, attraverso le cose che sto e stiamo costruendo io e i miei compagni di viaggio. Quello che verrà, sarà un disco più personale e più sentito rispetto a quello di debutto Lontano da tutto. Ci sto mettendo tutta me stessa e sarà il risultato di un percorso più lungo, in cui mi sono messa in gioco in modo nuovo e totale, è un lavoro di squadra con i musicisti della band.

E a proposito di questi compagni di viaggio…

Con me stanno scrivendo e arrangiando i nuovi pezzi tre musicisti, Enrico Vitali, Mauro Rosati e Marcello Piccinini. Sono entrati in formazione in epoche diverse, stiamo lavorando per trovare un linguaggio comune, che davvero possa esprimere al massimo le potenzialità delle canzoni, partendo dalle diverse idee che abbiamo raccolto e maturato nel tempo.

D’accordo che alla fine metto io la voce, ma desidero allo stesso tempo che ognuno dei miei musicisti venga pienamente fuori con la propria personalità artistica e i propri gusti, anche perché ne ha ben donde: ciascuno dei miei collaboratori fa parte, a sua volta, di altri progetti, propri e di altri artisti oltre a me, perciò può essere solo un bene che loro mi portino il proprio bagaglio d’esperienza. Si scrive e si suona insieme!

Un uccellino mi ha sussurrato all’orecchio che nei tuoi live stai già eseguendo in anteprima i nuovi brani…

Tutto vero, sei ben informato! È da più di un anno che in scaletta avvicendiamo pezzi nuovi, l’idea è quella di sperimentarli dal vivo prima di registrarli, in modo da arrivare a cristallizzarli nell’album con strutture ben collaudate. In più, ciò mi permette di avere un immediato feedback dai miei ascoltatori: mi interessa cercare di cogliere le loro impressioni (ed espressioni!) al primo ascolto.

Alcuni titoli nuovi sono Invisibile, 1993, Pioggia sul reduce, Via di casa, Benedicite, Locoamatori… ve ne sto svelando un bel po’! Mi preme dire che sono molto contenta che per alcuni testi, mi abbia affiancato Luca Ragagnin, bravissimo scrittore torinese che compone anche per i Totozingaro e per i Subsonica.

Sei interprete e sei autrice. Ora, c’è chi dice di lasciarsi ispirare dalla casualità del quotidiano; c’è invece, chi afferma di provare a scovare gli argomenti giusti, mettendosi di buona lena alla ricerca di quelli in svariati modi, come ad esempio leggendo dei libri o guardando vecchi film… A quale dei due filoni senti di appartenere maggiormente? Secondo te, come si fa ad azzeccare il tema vincente per partorire una canzone di successo?

Ci fosse la formula magica cui attingere, vorrei tanto averla! (ride, ndr) Per quanto riguarda me, mi ritrovo tra quelli che si dissetano alla fonte della casualità, per ricevere quell’ispirazione che si traduce poi in musica e parole. Quindi sì, direi che vale l’alchimia del momento, non sono io ad andare alla ricerca.

Ovvio, bisogna essere bravi a plasmare l’intuizione col lavoro in sala prove, buttando giù le idee: in questo senso, l’allenamento è importante, ogni giorno occorre ritagliare un po’ di tempo per farlo, secondo me. Così, può capitare, anche svegliandosi una mattina o diversamente in una notte insonne, che improvvisamente si accenda la lampadina: i pensieri, i tuoi appunti, magari un riff di chitarra che era rimasto attesa di essere collocato… per così dire, tutti i puntini vanno a congiungersi, disvelando la magia di una nuova canzone, ora compiuta. Mi guidano le emozioni del momento, le stesse che mi possono sussurrare un accordo o delle parole… non ci sono altre regole.

Bene… Ora facciamo qualche passo indietro nella tua carriera. “Lontano da tutto”, oltre ad essere il nome del tuo primo album, è anche il titolo del brano scritto per te da Niccolò Fabi, in occasione della tua partecipazione al 61° Festival di Sanremo, nella categoria “Nuove proposte”. Cosa ricordi dell’avventura al Festival? Collaborerai di nuovo con Niccolò Fabi?

Di Sanremo restano impresse molte cose, inevitabilmente è stata una gran botta di adrenalina. Sorvolando sui detrattori, quello sanremese è e sarà sempre un palco importante, lo hanno calcato tanti artisti e personalmente, mi sono sentita molto emozionata a esibirmici. Di sicuro, è stata un’esperienza bellissima, anche se impegnativa: Sanremo ti mette alla prova ed è difficile mantenere la calma con la pressione che senti, ma ciò ti fa anche crescere.

Io non credo che Sanremo rappresenti la musica italiana, perché c’è tanto “sottosuolo” musicale che peraltro a volte, ha molto più appeal sul pubblico, però per un artista è importante parteciparci almeno una volta, perché ti permette di vivere una situazione molto complessa e piena che diversamente, non ti capita.

Portarvi Lontano da tutto, un pezzo scritto da Niccolò, sinceramente è stato bello e un po’ stressante, perché conoscevo le sue aspettative e non le volevo deludere: l’aveva scritta apposta per me, cosa che non aveva fatto ancora con nessuno! Sapevo bene quanto ci tenesse, non a caso lui l’ha voluta ripubblicare all’interno della versione digitale di Ecco, il suo ultimo disco.

Lavorare con Niccolò mi ha arricchito, è stato un grande piacere e da lì è nata una stima reciproca, della quale sono profondamente felice, dal momento che lo ascolto da sempre. Non escludo che possa esserci di nuovo occasione di lavorare insieme in futuro, ma sono anche convinta che, per quanto belle e gratificanti possano essere le collaborazioni con altri musicisti, un artista deve trovare la propria via maestra e imparare a camminare da solo.

La tua “Tutto da rifare” è stata scelta per essere inserita nella raccolta “Pensiero stupendo – Le canzoni di Ivano Fossati interpretate dai più grandi artisti italiani”. Che effetto ti ha fatto ritrovarti in una tracklist in cui (solo per citarne alcuni) figurano nomi quali Patty Pravo, Mina, Mia Martini, Fabrizio De Andrè? Com’è il tuo rapporto col maestro Fossati?

E’ stata una bellissima sorpresa. Sinceramente, quando ho letto la recensione all’interno dell’album, sono rimasta colpita, mi sono sentita… ecco, rubo una frase che ha detto Renzo Rubino sulla sua partecipazione tra i Big di Sanremo quest’anno e dico “come il Sassuolo in serie A“! (ride, ndr) Essere accostata a quei nomi… mamma mia, un azzardo! Certo, oltre a sentirmi lusingata, ho apprezzato di essere stata scelta ancora una volta da Ivano Fossati, perché vuol dire che gli piace ciò che faccio e questo mi rende orgogliosa.

Tra le persone che ho conosciuto in questo mondo, Ivano mi ha dato più di tutti; tra le altre cose mi ha permesso di lavorare col suo produttore, Pietro Cantarelli, per l’EP d’esordio: ha creduto in me prima di tutti gli altri, gli sono grata e siamo tuttora in contatto e in ottimi rapporti.

Con la scrittrice Lucia Tancredi hai collaborato, nel 2013, nella stesura e poi nell’esecuzione del recital Una passione slava, ispirato al suo romanzo La vita privata di Giulia Schucht, lavorando insieme col pianista Fabio Capponi.

Raccontaci come sono andate le cose, dev’essere stato impegnativo… Come ti sei trovata a partecipare a un recital? Cosa ti è piaciuto di più del personaggio di Giulia, la protagonista?

Sì, quest’avventura – parallela alla produzione del mio secondo album in cui, come dicevo, sto versando tutte le energie da due anni a questa parte – è capitata e l’ho vissuta con entusiasmo, perché è bello e utile cimentarsi anche in altre cose oltre al canto. La storia ha luogo nell’epoca della Resistenza italiana: Giulia è la moglie di Antonio Gramsci, è la protagonista di questo recital ed è stata una donna molto forte, verso la quale la Storia si è rivelata essere molto ingiusta, relegandola a conservarsi nella memoria dei pochi, così come molti altri personaggi femminili.

Ho approfondito la conoscenza della sua figura, giungendo poi alla scommessa di farla rivivere in scena: il risultato ha superato le aspettative, non di rado a fine spettacolo ci accorgevamo che alcuni spettatori erano in lacrime dalla commozione. Abbiamo cantato e raccontato un periodo storico che ha trovato riflesso nel sentimento del pubblico e questo mi ha fatto sentire soddisfatta, in pace con me stessa. Inoltre, mi sono avvalsa della collaborazione di un’insegnante di pianoforte russa che mi ha aiutata con la pronuncia; siamo andati a pescare alcuni brani degli anni Venti e Trenta, come Bambina innamorata e Fischia il vento.

Di Giulia mi ha affascinato la grande capacità di amare, rivolta al marito Antonio lontano da casa e ai figli, per i quali è sempre stata presente; mentre una sua scelta che non condivido, è stata quella di sacrificare la musica da violinista promettente quale era, per amore di Gramsci: al suo posto, non l’avrei mai fatto.

Questa è una chicca: due anni fa, hai preso parte all’opera teatrale “Eratosthenés – Il volto della terra”, per la quale oltre a esserti cimentata con la recitazione, hai anche cantato in greco antico. Cosa ti ha dato quell’esperienza? Ti piacerebbe essere nuovamente chiamata a recitare in occasioni future?

Anche questo è stato un bel progetto, in cui mi sono messa alla prova: le composizioni in greco antico le abbiamo scritte io e un chitarrista, Nazzareno Zacconi. Non essendo stata questa lingua classica tra le mie materie di scuola, ho dovuto studiarla un po’ da me e con l’aiuto di una docente universitaria, anche se la musicalità a volte e in casi come questo, ti aiuta molto.

Di ritrovarmi a recitare nuovamente in futuro non lo escludo a priori, ma è presto detto, io voglio continuare il mio percorso da cantante e non penso a nient’altro in questo momento. Certo, il teatro come mondo mi affascina tanto, con la sua magia, con l’odore del legno che avverti intorno… E amo il teatro canzone, è un filone che mi piacerebbe sperimentare più in là.

Anche su X Factor una domandina non manca. Oltre a chiederti che cosa ti porti dietro dalla tua partecipazione, vorrei sapere: dal momento che tu hai partecipato alla seconda edizione del talent, quando ancora veniva trasmesso in Rai, come ti sembra che sia cambiato in termini di qualità e di importanza X Factor nel tempo? Lo hai seguito un po’ in questi anni?

Allora, X Factor per me ha rappresentato un’esperienza un po’ ambigua, quasi contraddittoria, nel senso che è stata molto positiva per alcuni aspetti, mentre per altri non posso dire altrettanto. Di sicuro se non avessi partecipato, non avrebbe avuto luogo l’incontro con Ivano Fossati; mi vengono in mente anche Ferruccio Spinetti e Petra Magoni, che mi hanno scritto, dopo avermi ascoltata su quel palco.

Ho potuto conoscere attraverso X Factor, delle persone che per me e per la mia carriera sono state davvero importanti, però questo è un capitolo che mi son lasciata alle spalle. Onestamente non avevo seguito la prima edizione, né ho guardato le successive alla mia… A dirla tutta, non conoscevo proprio il programma televisivo e all’epoca furono i miei amici a iscrivermi ai provini a tradimento!

Del primo album, “L’opposto di me” è la tua canzone più agguerrita. Canti: “Non ci sono più e non ci sono più per nessuno, se devo dimostrare di essere diversa da me, in un modo che è l’opposto di me. […] Svaniscano i miei sogni se non posso più dormire”. Pensi di aver pagato il tuo atteggiamento onesto e coerente nell’attuale panorama della musica leggera, in cui a volte puoi essere scavalcato non per demeriti artistici, bensì per altre dinamiche estranee al mondo dell’arte?

Ecco, sì, è difficile comprenderne le dinamiche: ad esempio, può essere influente il personaggio che viene tessuto su di te da chi si occupa della tua promozione. Ma la verità è che non ci sono regole. Poi la situazione in cui verte la musica italiana adesso è molto particolare, una stasi dalla quale si dovrà sbloccare qualcosa: o implode tutto il sistema, o si rinnova totalmente. Io personalmente non riuscirei a essere diversa da me, quello che mi auguro è di avere sempre un pubblico al quale interessi davvero ciò che creo insieme alla mia band.

Non so se ho pagato qualcosa, ma anche fosse, vorrà dire che sono ancora in crescita e del resto non potrebbe essere altrimenti. Auspico che chi ascolti un artista, lo rispetti in tutte le sue fasi, lo conosca e lo accetti per come è, non per il personaggio, ma per l’atteggiamento e la determinazione. Serena Abrami è una donna che vive di musica e non potrebbe fare altro, semplicemente.

E per continuare a citare: sei mai rimasta “fregata da chi non dice niente”?

Beh sì, tante volte. Meglio dire sempre quello che si pensa, perché quando non lo fai, resti nell’ambiguità e sei poco onesto. …E si rimane fregati per cose che non sono! (ride, ndr)

Qual è, nel cantautorato italiano, il personaggio a cui senti maggiormente di appartenere, per animo o per stile?

Guarda, non saprei, non credo ci sia in realtà. Sono cresciuta ascoltando tanta musica, ne ho macinata parecchia. Ancora adesso sono molto curiosa e vado ad ascoltare pezzi italiani non particolarmente noti, tipo i B-side dei vinili, così come canzoni più commerciali o quelle dell’attuale panorama internazionale. Ovvio che ho delle preferenze: in Italia due voci femminili che mi piacciono tanto sono quelle di Ginevra Di Marco e di Cristina Donà, per la grande carica interpretativa.

Mi interessa quel mondo lì… E gli Scisma sono un altro gruppo degli anni Novanta che posso annoverare, lo stesso di cui faceva parte Paolo Benvegnù. Altri riferimenti sono i grandi cantautori come Battiato, Tenco, Piero Ciampi. A livello di suono, senz’altro sono catturata da alcune produzioni estere, come gli Elbow, o Feist, la cantautrice canadese.

C’è una canzone che avresti voluto fosse stata scritta per la tua voce?

Beh, ce ne sono tante che avrei adorato fossero state scritte per me! (ride, ndr) Ti dico, il mio sogno sarebbe quello di arrivare ad avere, a una certa età, un repertorio più ricco e vissuto, per scoprirmi a meditare quale tra le mie versioni di un mio stesso brano, sia la più bella; così come mi piacerebbe pensare che una mia canzone possa entrare nel cuore di tutti ed essere in futuro reinterpretata da qualcun altro… In un certo modo, il mio obiettivo da cantautrice è questo: arrivare a sentire un brano che ho scritto io per me stessa, quel famoso brano che avrei voluto fosse stato scritto per me!

…Una cui sei particolarmente affezionata?

Vediamo… potrei dire un pezzo di Beth Gibbons, cantante dei Portishead, che nel 2002 ha scritto un album, Out of Season, col marito Paul Webb, meglio noto come “Rustin Man”, ex bassista dei Talk Talk. Il titolo del brano è Spider Monkey e negli ultimi live lo mettiamo sempre in scaletta perché piace davvero a tutti!

Ultimo quesito. Come ti vedi tra dieci anni?

Come mi vedo o come mi vorrei vedere? (ride, ndr) …Va bene, facciamo che volere è potere! Quindi, mi vedo una persona curiosa, con ancora tanta voglia di stare su un palco, di lavorare in sala prove con i musicisti, di scrivere… ma di questo sono sicura. In un lungo arco di tempo come quello che mi hai proposto, auspico di raccogliere tanta esperienza e… un desiderio: voglio avere peli sullo stomaco più duri! (ride ancora, ndr)

Serena, probabilmente questa sarà tra le interviste più lunghe che hai fatto, perciò chiudiamo in leggerezza!
Ringraziandoti nuovamente per la bella chiacchierata, ci salutiamo col nostro consueto giochino musicale…

Ti chiedo, fra questi artisti …A chi rompi il disco?

Emma o Malika Ayane?
Mi sottopongo solo perché come dici tu, è un giochino! Mi piace molto Malika, perciò lo rompo a Emma!

Fiorella Mannoia o Enrico Ruggeri?
Lo rompo a… oddio, ma questa è dura eh! Ok, dico Enrico Ruggeri: lo stimo tanto, ma viva la solidarietà femminile!

Simone Cristicchi o Cristina Donà?
Anche questa è difficile! Lo devo rompere per forza a Simone Cristicchi, perché adoro Cristina Donà. Simone lo apprezzo tantissimo, per vari motivi e più di tutto per l’aspetto teatrale: mi viene in mente lo spettacolo Li Romani in Russia sulla Resistenza, che davvero è stato bellissimo. Poi ha portato in tournée il Coro dei Minatori di Santa Fiora, una scelta geniale… Lo rompo a lui solo perché musicalmente mi corrisponde di più Cristina.

Subsonica o Perturbazione?
Lo rompo ai Subsonica… I Perturbazione sono proprio fra i miei gruppi preferiti!

Ivana Spagna o Riccardo Fogli?
Oddio… dai, a Riccardo Fogli. Ivana Spagna è tosta!!!

Ivano Fossati o Niccolò Fabi?
Una coppia più difficile dell’altra! Beh dai, diciamo a Niccolo Fabi. Vince Fossati per anzianità!

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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