gIANMARIA porta Mostro al debutto sul palco del Festival di Sanremo 2023: il brano, scritto dal cantautore vicentino con Antonio Filippelli, Gianmarco Manilardi, Vincenzo Centrella e Vito Petrozzino (che firma anche la produzione), dà il titolo al suo secondo album, in uscita in digitale il 3 febbraio e in cd e vinile il 10 febbraio per Sony Music/Epic. Il tema è la paura di essere frainteso per essersi preso lo spazio di cui aveva bisogno.
Fallirò è il titolo del primo disco di gIANMARIA, secondo classificato (ma vincitore morale, va detto) a X Factor 15. Il cantautore è capace di unire due anime: quella di chi sa raccontare le storie degli altri con una maturità impressionante (vedi I suicidi e I Bambini) e quella di chi dà vita a brani che raccontano alla perfezione la sua generazione, come La città che odi, presentata in gara a Sanremo Giovani 2022.
E gIANMARIA in quell’anno ha fatto tutto tranne che fallire: ha pubblicato singoli efficaci, ha suonato dal vivo nei più importanti festival italiani, e ora arriva sul palco del Festival di Sanremo 2023 da “big” grazie alla promozione sul campo, ottenuta vincendo Sanremo Giovani 2022.
L’ALBUM
L’album Fallirò è uscito a gennaio 2022 ma negli ultimi mesi gIANMARIA si è messo al lavoro notte e giorno in studio per comporre e registrare i brani del suo secondo album, in uscita in concomitanza con il Festival.
Il 3 febbraio esce in digitale l’album Mostro, la cui tracklist verrà arricchita dal brano di Sanremo dopo la mezzanotte del giorno dell’esibizione. Il disco uscirà anche in cd e vinile il 10 febbraio.
Il vinile al momento è disponibile solo sullo store di Sony Music qui.
Il brano si classificherà poi al 22° posto su 28 nella classifica finale del Festival.
Il significato di Mostro di gIANMARIA
Mostro racconta la sensazione di essere percepiti come “mostri” per il solo fatto di essersi allontanati, di aver preso le distanze da qualcuno o da qualcosa. Non è una canzone sul mostro come minaccia, ma sul mostro come etichetta ingiusta affibbiata a chi cerca solo di ritrovare se stesso.
Il testo si apre con un gesto minimo e fisico — un bacio trattenuto sulla fronte, uno spazio occupato ridotto al minimo — che introduce il tema centrale del brano: il bisogno di sparire un po’ per non perdersi del tutto. “Che mi sono perso? Ero solo distratto, da me” è il verso-chiave, ripetuto come un mantra: non ci si perde per gli altri, ci si perde per essere stati troppo a lungo distratti dalla propria voce interiore.
Il ritornello ribalta l’accusa in domanda: “Ma che ti sembro un mostro? / Guarda che sono apposto”. gIANMARIA non nega la propria stranezza, la accoglie — “l’ho pensato pure io un secondo”, ammette — prima di rivendicare la legittimità di essersi preso spazio.
Non risultano dichiarazioni pubbliche dell’artista sulla genesi specifica del brano legate a questo Sanremo: la lettura resta ancorata al testo.
Analisi del testo: la domanda retorica come confessione
Il verso più ripetuto del brano — “che mi sono perso, ero solo distratto, da me” — funziona come un ritornello nascosto dentro le strofe, prima ancora del ritornello vero e proprio: una struttura che rinforza l’ossessione del protagonista per la propria distanza da sé stesso.
Stilisticamente, gIANMARIA costruisce il pezzo attorno a una domanda retorica — “Ma che ti sembro un mostro?” — che non cerca una risposta ma la mette in scena: è la stessa tecnica di spiazzamento che AMI aveva già notato in La città che odi, dove l’accusa veniva ribaltata in specchio. Qui l’accusa (essere un mostro) diventa il punto di partenza per un’autoanalisi, non una difesa.
Rispetto ai brani di X Factor, la scrittura si fa più essenziale, quasi telegrafica: frasi brevi, spesso senza connettivi, che imitano il pensiero che si interrompe (“Voglio entrare nei discorsi deciso / Ma mi sono perso tanto e che dico?”). È lo stesso cantautore di I suicidi, ma con una scrittura che ha imparato a togliere invece che aggiungere.
Testo di Mostro di gIANMARIA
Ti ho baciato sulla fronte, sono uscito
Ho tenuto il bacio che mi hai dato in viso
Per non correre nessun rischio
Ho occupato uno spazio più piccolo
Che mi sono perso? Ero solo distratto, da me
Sono entrato con la macchina in giardino
Perché non vedevo l’ora di tornare
Ora che sorella mia tu sei madre
Dimmi se siamo ancora fratelli
Che mi sono perso? Ero solo distratto, da me
E se correre fuori, mi lascia fermo dentro
Allora spero di stancarmi presto
E se seguendo gli altri, lascio indietro me stesso
Farò di tutto per stare da solo un momento
Ma che ti sembro un mostro?
Guarda che sono apposto
Che mi sono perso, ero solo distratto, da me
Mò che ti sembro un mostro
L’ho pensato pure io un secondo
Che mi sono perso, ero solo distratto
Stavo pensando a me
Ti ho lasciato sopra il letto un mio libro
Così sai che tornerò
Ma con tutti quanti i letti che ho visto
Con che faccia tornerò?
Voglio entrare nei discorsi deciso
Ma mi sono perso tanto e che dico?
Se non sai mai di che si parla tanto vale star zitto
E se le stelle fuori mi hanno tenuto sveglio
Vuol dire che ho avuto più di un pensiero
Se per allontanarsi basta prendere spazio
Allora diamogli un senso
Ma che ti sembro un mostro?
Guarda che sono apposto
Che mi sono perso, ero solo distratto, da me
Mò che ti sembro un mostro
L’ho pensato pure io un secondo
Che mi sono perso, ero solo distratto
Stavo pensando a me
Ma che ti sembro un mostro
Testo riportato per finalità di critica, analisi e discussione ai sensi dell’art. 70 L. 633/1941. I diritti d’autore restano in capo agli autori e agli editori del brano.



















