Momenti iconici e controversi del Festival di Sanremo negli anni ’60: dalla promessa di Mina al dramma di Tenco
Innovazioni e polemiche: gli anni ’60 trasformano il Festival in uno specchio della società italiana.
di Redazione ·

Continua il nostro viaggio in sette appuntamenti nei sette decenni del Festival di Sanremo, in attesa dell’edizione 2025. Dopo aver raccontato eventi, regolamenti e scandali degli anni ’50, passiamo agli anni ’60, un periodo segnato da un drammatico lutto che ha scosso profondamente la musica italiana.
Gli anni ’60 rappresentano un decennio cruciale per il Festival di Sanremo, un periodo in cui la kermesse si consolida come uno degli eventi culturali più iconici del Paese. Tra successi intramontabili, momenti drammatici e prime esperienze televisive, il Festival entra definitivamente nel cuore degli italiani.
Gli anni ’60 del Festival di Sanremo: tra grandi canzoni e momenti tragici
1960: L’addio all’invincibilità di Modugno
Dopo due vittorie consecutive, Domenico Modugno torna in gara in coppia con Teddy Reno con il brano Libero. Considerato il grande favorito, Modugno si trova invece a fare i conti con la fine del mito della sua “invincibilità”: la vittoria va a Renato Rascel con Romantica. Modugno, dichiarandosi sereno, non presenziò alla finale a causa di un calmante troppo forte che lo fece addormentare.
1961: Donne al comando e l’addio di Mina
Per la prima volta nella storia del Festival, la conduzione venne affidata a una coppia di donne: Lilli Lembo e Giuliana Calandra. Tuttavia, la Calandra fu sostituita da Alberto Lionello per la serata finale, spostando al 1986 la prima vera conduzione interamente femminile con Loretta Goggi.
L’edizione segnò anche l’addio di Mina al Festival. Durante l’esibizione di Io amo tu ami, l’emozione la travolse: la voce le si spezzò, scoppiò in lacrime e lasciò il palco senza terminare la canzone. Delusa, promise che non avrebbe mai più partecipato al Festival, una promessa che ha mantenuto fino ad oggi.
1963: Le polemiche tra De Sica e Marotta
Per aggirare un regolamento SIAE che escludeva dai diritti d’autore i brani inediti in gara, le canzoni furono eseguite al pianoforte senza parte cantata il giorno prima della competizione. Questa scelta suscitò critiche ma permise ai brani di non essere più considerati “inediti”.
A dirigere la commissione esaminatrice quell’anno ci fu Vittorio De Sica, che finì al centro di una querela da parte di Giuseppe Marotta, autore di un brano escluso, il quale lo insultò pubblicamente.
1967: Il dramma di Luigi Tenco
L’edizione 1967 è ricordata come la più drammatica nella storia del Festival per il suicidio di Luigi Tenco. In gara con Ciao amore, ciao, abbinato a Dalida, cantante a cui era legato sentimentalmente. Il brano venne eliminato dopo la prima serata.
Tenco lasciò un biglietto d’addio che criticava il pubblico e la commissione per le loro scelte musicali, denunciando la deriva commerciale del Festival. Queste le sue parole:
“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.“
L’episodio scosse profondamente l’opinione pubblica ma, nonostante il clima pesante, la competizione proseguì. Emblematico e rappresentativo del malessere che aleggiava in quei giorni l’episodio che vide Caterina Caselli, visibilmente provata, scoppiare in lacrime durante la sua esibizione.
1968: Il debutto di Pippo Baudo e lo scontro tra Don Backy e Celentano
L’edizione del 1968 fu la prima condotta da quello che ancora oggi viene considerato l’uomo simbolo del Festival di Sanremo, Pippo Baudo. In tutto il presentatore ha condotto 13 edizioni di cui l’ultima, a 40 anni di distanza dalla prima, nel 2008.
1969: Il Controfestival di Dario Fo e Franca Rame
Il Festival di Sanremo del 1969 fu segnato dal clima delle contestazioni sessantottine. Nei giardini di Villa Ormond, Dario Fo e Franca Rame organizzarono un “Controfestival”, un evento che intendeva rappresentare un’alternativa culturale alla kermesse ufficiale.
Sebbene inizialmente temuto dagli organizzatori, il Controfestival si rivelò un flop per via della scarsa organizzazione.
Insomma gli anni ’60 segnarono la trasformazione del Festival di Sanremo da gara musicale a evento simbolo della cultura popolare italiana. I successi, le polemiche e i momenti drammatici contribuirono a definire il Festival non solo come una competizione musicale, ma anche come un riflesso delle trasformazioni sociali e culturali dell’Italia dell’epoca.
Fu nel decennio successivo, quello degli anni ’70, che la kermesse affronto il suo periodo più buio.
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