Pagelle Nuovi Singoli in Uscita Venerdi 17 marzo: per Chiello arriva il pezzo della maturità. Ottimi i Negramaro con Elisa e Jovanotti
Se dieci brani superano il 7 in pagelle c'è un pezzo che prende un durissimo 3 dal nostro critico musicale
di Fabio Fiume (Interviste, Recensioni) · (ultimo aggiornamento il )

PAGELLE NUOVI SINGOLI del 17 marzo a cura del nostro critico musicale Fabio Fiume.
Settimana ricchissima di uscite. E sono molto colpito dal fatto che nella stessa siano uscite diverse canzoni dedicate a dei luoghi specifici, alle tre maggiori città italiane, Milano, Roma e Napoli. Sono quelle cose che se manco ti ci mettevi d’impegno sarebbero riuscite.
E devo dire che ho trovato diverse canzoni buone, non solo dai cosiddetti big della nostra canzone ma anche da alcune nuove leve e da altri artisti lontani da un po’ che provano a farsi ascoltare di nuovo. E forse in qualche caso, almeno per questo pezzo, qualche editore radio dovrebbe davvero, lasciando perdere i target o gli scambi pubblicitari/editoriali.
La musica è più bella quando è libera e anche le programmazioni radio sono più belle quando non sono strette fra i paletti ed i Dj possono ancora fare il loro lavoro di scelta. Raro, ma ancora da qualche parte si fa.
Vi ricordo i voti che trovate alla fine delle mini recensioni non mettono in competizione fra loro gli artisti, essi sono infatti assegnati alla canzone in base alla carriera dell’artista che la propone e che salendo, salendo, si arriva a scoprire la Golden song della settimana. Ricordo inoltre che il “senza voto” non è un voto di carattere negativo ma è variabile in base alla canzone.
pagelle nuovi singoli 17 marzo 2023
Rhove – Pelè
Allora chi mi legge sa cosa penso del cambio degli accenti, ma qui Rhove riesce a piazzarne uno che addirittura meriterebbe un applauso solo per il coraggio! Come si fa a far diventare strada, stradà? Questo pezzo è comunque un omaggio un po’ inutile al mondo del calcio, un insieme di nomi e poco più lanciato su un beat che si ripete. Cosa lascia? A me nulla, poi fate voi.
Tre
⭐⭐⭐
Jasmine Carrisi & Gio Montana – Cercami
Sia nei suoni che nel motivo ricorda almeno altre 15 canzoni dello stesso stile. L’unione delle due voci, che dovrebbero rendere credibile il testo che parla degli alti e bassi di una giovane coppia, sembrano invece su due binari distanti. Cantano una strofa per uno, poi il ritornello assieme, ma il pezzo poi termina così senza un progresso, senza una conclusione che comunicasse senso di completezza. Termina d’improvviso e ti lascia con un boh disegnato sulla faccia.
Quattro
⭐⭐⭐⭐
Tommy Dali – Fantasmi
L’ex amico di Maria arriva sul mercato con questo nuovo singolo, dove però sembra che non abbia imparato nulla nei mesi di scuola, tornando a sporcare completamente la sua voce con un fastidioso effetto che non ne chiarisce il timbro. Ed il peccato risiede sia nel fatto che il pezzo è molto cantato e, per paradosso, proprio nell’unico momento in cui l’effetto non c’è, viene fuori la vera forza del suo autore/interprete. Comunque troppo breve, da fare quasi concorrenza all’Osanna nelle chiese!
Quattro
⭐⭐⭐⭐
Olly & Lorella Cuccarini – La notte volta remix
Già ascoltato a Sanremo, Olly decide di lanciare questo storico brano, in top 10 durante i primi mesi del 1989, che lo vede assieme alla sua interprete originale, Lorella Cuccarini.
In realtà il giovane pseudorapper/trapper, che non vuole essere un insulto sia chiaro, ma solo un evidenziare che non lo vedo proprio purissimo come tale, scrive delle barre di sostituzione delle strofe, mutilando la canzone di fatto della maggiore aria, spazio che portava proprio nel bridge di preparazione all’inciso. Tiene quindi solo quest’ultimo, rivisitato però con modifiche sulla voce, anche quella di Lorella, che risulta totalmente inutile e facendolo pertanto apparire solo come una furbata per arrivare riconoscibile subito ad orecchio.
Quattro
⭐⭐⭐⭐
Ascanio – Karma
Se ascolti distrattamente, arriva simpatica ad orecchio, canticchiabile e molto estiva nel senso positivo del termine. Se poi però ti ci applichi, diciamo che questo pezzo ne sembra almeno altri 5 o sei, sia per arrangiamento, suoni scelti, che anche proprio per motivo. Inoltre negli appena due minuti e venti che dura, almeno due minuti sono impegnati/occupati da un interminabile inciso, che nemmeno una sigla televisiva della Carrà negli anni 70 e 80 osava tanto.
Quattro 1/2
⭐⭐⭐⭐✨
Assurditè – Amore & Casino
Sicuramente molto personale sia nella maniera di stare su questo arrangiamento retrò, che nel testo che è originale. Unico neo di questo brano è che nel momento in cui ti aspetti venga fuori in maniera importante, con un inciso che ne amplifichi proprio l’originalità delle strofe, ripiega su se stesso, sia nel testo che diventa un noioso ripetere le parole del testo, che nella scelta cantilenata di proporlo. Ci si poteva impegnare un po’ di più, diciamo.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐
thasup & Tedua – Dimmi che c’è
Sempre troppo incomprensibile il testo cantato dal trapper e producer, qui supportato anche da Tedua, le cui parti sono decisamente più chiare. E sinceramente la cosa mi spiace perché l’artista ha buone idee sia melodiche, sia nell’arrangiamento dei suoi pezzi, che hanno sempre un motivo per strappare attenzione.
Ed alla fine la ottengono perché è innegabile che thasup abbia un suo pubblico già fedelissimo, però credo che per lui sia arrivato anche il momento di fare quel salto per uscire dalla moda fine a se stessa e provare ad ancorarsi all’immaginario comune delle grandi canzoni, perché ha le possibilità per riuscirci. Qui e così io capisco solo che ha un buon sound, lo ascolto finché non mi stanca, ma finisce col farlo troppo presto e mi resta poco.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐
Wepro – Nofriends
In alcuni passaggi vocali mi ha ricordato un po’ il Daniele Silvestri degli anni 90, e magari chissà, potrebbe essere stato un suo mentore, essendo anche Wepro romano. Il brano unisce dei beat precomposti in studio, mandati in loop e intromissioni strumentali ruvide e distorte. Proprio questo permette al brano di catturare attenzione, anche se nel momento in cui svela completamente la sua natura di commistione fra il suonato ed il campionato, termina. La verità resta quindi strozzata in gola. Peccato perché l’idea c’è e mi piace, ma per il momento…
Cinque 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐✨
Alex Polidori – Guida a destra
Stavolta si propone più scanzonato e con questo fare romanesco che gli appartiene. Le “c”, le “s”, allentate, quasi pigre, rappresentano proprio la provenienza marcata a fuoco sulla carta d’identità. E’ sicuramente una scelta e ci può stare. Il brano è però molto meno interessante delle proposte, spesso da me lodate, del nostro, quasi come se stesse cercando il passaggio facile per le ormai imminenti giornate di primavera. Ci sono comunque delle intelligenze nell’arrangiamento che non permettono al pezzo di passare dal facile allo scemo, cosa che a volte è proprio roba di un attimo; d’altronde Polidori è uno che le cose le sa fare e di cui, come sempre dico, si parla troppo poco.
Sei =
⭐⭐⭐⭐⭐⭐=
Ale – Pare nu suonn
Sembra che una delle cantanti moderne si sia improvvisamente tuffata nel mood anni 2000 di Paola & Chiara. Ale canta davvero, non lasciando imprigionare il suo timbro da effetti che magari lo stile scelto richiamerebbe. Gli echi e l’uso del napoletano rendono però meno comprensibile l’inciso, persino a me che di Napoli sono. Ho in effetti dovuto sentire più volte per capire. L’incalzare ritmico avrebbe meritato qualche sviluppo ulteriore che purtroppo lo so, contrasta con i due minuti e mezzo cercati. Ma ne avrebbe giovato la canzone che sarebbe andata al di là di una sufficienza risicata.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Drast – Tutta la vita
Pop leggero e piacevole, con una naturale evoluzione fra strofa e inciso che si rivela efficace, anche per la variazione in doppia linea vocale usata nell’inciso appunto, rispetto alla strofa. Non tutte le parole sono chiarissime, un po’ per la scelta di sbiascicarle più che pronunciarle ed un po’ per gli accenti invertiti su punti salienti, al centro di una frase; questi poi risultano usati solo per gusto, davvero orrendo, giacché i verbi usati, come “correre” e “faceva”, così per ricordarne un paio che mi vengono in mente, potevano tranquillamente essere usati nella loro forma corretta. Nell’insieme comunque accettabile.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Il Tre – Roma
Roma fa da scenografia ad una storia d’amore che è in bilico fra ciò che si vorrebbe essere e la paura che lei possa andarsene perché non si è capaci invece di essere. Il pezzo è forte dal punto di vista della costruzione melodica, del suo crescendo, solo che cade vittima di una fine troppo anticipata, appena dopo il secondo inciso, che spezza la storia e non riesce a togliere quel senso d’incompletezza. Per la serie: avrei voluto saperne di più, ecco. Mi ci stavo appassionando e invece mi tocca spettare la prossima puntata. Ci sarà?
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Gianni Morandi – Anna della porta accanto
C’è ancora Jovanotti, fra gli altri, in questo nuovo singolo di Morandi; lo si riconosce dalle tante parole che si susseguono nel testo ma anche dalle immagini fotografiche che questi ci restituisce, come se fossero scenografie. Le strofe vedono Morandi tener testa ad un fraseggio che sta imparando sempre più a far suo, il susseguirsi di parole che quasi non c’è spazio per i fiati, il tutto su “punzecchiature” di chitarra suggestive. Un po’ meno l’inciso che diventa più “morandiano”, aperto e più classico, e toglie un po’ di attese e sorprese restituendocelo più vicino ai ricordi che ne hanno le nostre mamme.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Marco Ligabue – Nel metaverso con te
Pezzo che unisce sapienza di ventennale carriera e freschezza d’impatto. La proposta di Marco sembra il giusto compromesso fra ciò che ti potresti aspettare da uno che fa musica da tempo e cioè un pop suonato ed un linguaggio che non disdegna di usare termini più propri di una generazione attuale. Peccato che la sapienza musicale non venga qui bissata da quella vocale; Marco canta d’istinto e alcuni allunghi sono proprio brutti, sulle note si aprono vocali che diventano sgraziate, un filo fastidiose. Ne paga un po’ il pezzo che invece di suo è buono.
Sei +
⭐⭐⭐⭐⭐⭐+
Tropea – Proprio tu
Già vista ad X-Factor, la band torna con questo brano dritto, che è naturalmente rock nelle intenzioni e non ha velleità di sembrare altro. Fa quasi piacere sentire una batteria vera che detta i cambi tempo e l’appoggio delle dinamiche vocali, ora dolci ed un attimo dopo più ruvide. Voce e sound vanno bene qui di pari passo. La band non ha certo messo a segno il brano della vita, quello che ti ricorderai per sempre, ma di sicuro ha esposto in vetrina la propria verità.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Baustelle – Milano è la metafore dell’amore
E’ sempre un mondo sonoro che proviene da un passato e stavolta la scelta cade su un rock di provenienza British di fine anni 60. Il tutto per raccontare le contraddizioni di un metropoli quale Milano, che può sedurre, uccidere, farsi amare, senza mezze misure, soprattutto se ti lasci perdere fra le sue strade. Nonostante si Francesco che Rachele abbiano due voci solitamente algide, unite assieme nell’inciso, cantato chiaramente con un’ottava differente, riescono ad arrivare più calde e ad unirsi alla festa di fiati che rend eil pezzo anacronistico ma al contempo molto originale.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Hu – Limiti
Bel tiro per questo pezzo, subito al pronti e via, senza attendere. Sembra che Hu abbia fatto quasi immersione in una ambientazione dreamdance della seconda parte degli anni 90, e abbia chiamato artisti e producer come Sash o il mai dimenticato Robert Miles per farsi arrangiare questo pezzo. Funziona nel suo essere anacronistico oggi, apparendo completamente nuovo. Andrebbe chiaramente ampliato ben oltre i due minuti e diciassette di durata, sennò non hai nemmeno il tempo di salire sulla pista da ballo! Però buona e potente.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
La Nina – Harakiri
Tra italiano e napoletano, questo brano gode di un arrangiamento originalissimo che ha sentori molto popolari da una parte e dall’altra mi ha fatto ricordare (chissà se lo ricordate voi) Madh, uno degli artisti che hanno preso parte ad X Factor, credo sotto guida di Fedez, se non ricordo male, che amava tantissimo queste sonorità che arrivano anche dalla tradizione orientale, giapponese nello specifico. La proposta è comunque valida e lancia su scala nazionale un’artista che nelle sue zone ha già un ottimo seguito. Buone possibilità di emergere e con personalità.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Le Carie & Salmo – Bugiardo
Salmo canta qui con Le Carie di come un kg d’erba possa essere la via di fuga di un momento complicato e come lo sia stato erroneamente per tanti, e la risposta che si danno è la medesima del protagonista della canzone: tanto a me non mi frega, smetto quando voglio. Tutti quelli che ci cadono provano a dirselo, poi sappiamo bene che invece la realtà dice altro.
Molto forti alcuni passaggi del testo o di sicuro per nulla forbiti, però anche in questo caso, nel trattare certi argomenti alcuni termini diventano quasi indispensabili. Se poi sono completamento di una base rock che ha tendenze addirittura hard di matrice addirittura primi anni 90, allora la cosa è ancor più giusta o, semplicemente, non potrebbe esser diversa da così.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Marea – Il cielo di Napoli
Già noto come Tony Maiello, poi per un periodo breve solo Majello, adesso torna l’artista partenopeo e la prima novità è l’uso del dialetto in alcuni passaggi di questa nuova canzone. Si tratta di una ballata molto vocale, cantata in maniera piena e calda su una base piuttosto scarna, che affida soprattutto agli echi i pochi momenti in cui primeggia. Buono il crescendo dell’inciso così come l’aspetto intimo delle strofe, per una canzone che gode molto anche di un aspetto scenografico del testo.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Gero Riggio – Crescere
Per questo brano Riggio sembra abbia ascoltato tantissimo Renga. Alcuni passaggi melodici, ma anche proprio dei giochi vocali negli snodi in cui il pezzo cresce , lo ricordano molto da vicino. Detto questo, che può essere anche una banale ispirazione, va detto che Riggio, giocando con il titolo della canzone, è cresciuto tantissimo, sia in fase di scrittura, dove è diventato talmente centrato da dover stare attento a non cadere in errori di mestiere, sia in fase interpretativa, dove, come già sottolineato qualche singolo fa, ha imparato a gestire benissimo le basse, capendo che la bellezza di un pezzo può risiedere anche in quelle parti lì e non solo nelle aperture vocali potenti.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Follya – Mister
E’ un pezzo che un po’ denuncia l’attuale sistema musicale, ma non solo, uno sfogo a favore di tutti quelli che non sono messi in condizione d’esser ascoltati, per qualsivoglia motivo. Anche l’idea d’arrangiarlo in una maniera simil incazzata è giusta per il tipo di messaggio che poi si chiude in un corale “parappappà” dell’inciso, che è un po’ come il sunto a favore, il coro nel quale tutti quelli che si sentono così possono convertire. La band di Bernabei è oggi sicuramente più convincente del passato, anche di quello solista del loro leader.
Sette+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐+
Chiello – Milano dannata
Canzone di crescita per il giovane artista, che da una bella prova di nuova consapevolezza anche delle proprie possibilità melodiche. E’ una ballata di cruda visione sulla città che lo ha ospitato, che sa attrarti con le sue possibilità ma anche ferirti, come una bella donna che ti ha riempito il cuore di spine. E l’ex Fsk, potentino di nascita, qui canta pure molto, riuscendo molto bene ad interpretare il sentimento anche di rabbia, se vogliamo, verso questa conquista che abbiamo subito e che poi ci ha traditi. Molto buona.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Veniamo alla Golden Song della settimana che, anche questa volta, sono due…
Negramaro, Elisa & Jovanotti – Diamanti
Bell’insieme di amici per questa ballata che ha una potenza, un carattere che è proprio d’insieme, di quel che ogni componente che l’ha interpretata, oltre che scritta, ha saputo aggiungerci. E nonostante i tanti anni di carriera, dai 20 della band di Sangiorgi in su, tutti e tre dimostrano il perché si sono conquistati il loro posto al sole nel panorama musicale italiano: perché hanno oggettivamente qualcosa da dire, ancora oggi e sanno come farlo.
E gli si perdona anche più di un passaggio poco forbito nel pezzo perché, come dico sempre ai vari rapper/trapper, che invece ci poggiano sopra quasi interamente le canzoni, la parolaccia, se messa al posto giusto in un testo, con un senso, rafforza ciò che stai dicendo, come dovrebbe essere, senza ottenere invece un risultato svilente.
Otto
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
The Niro – Un mondo perfetto
Particolare ed anche fuori da ogni moda attuale. The Niro, che ogni tanto torna, stavolta lo fa con un brano che richiama molto il mondo delle colonne sonore e lo unisce con una scrittura che mi fa pensare al miglior Pacifico o, per chi ne ha ricordo, al siciliano Rosario Di Bella. Brano di grande atmosfera, cantato molto bene, con dinamiche cangianti e con una porzione musicale curata e piena. Davvero un ritorno notevole.
Otto
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐





