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Pagelle nuovi singoli

Pagelle Nuovi Singoli in Uscita Venerdì 21 aprile: ottimi ritorni per Aisha e Gigi D’Alessio, non convince Paolillo. La sorpresa è Wepro

Si fanno sentire con buone proposte le donne questa settimana. Spiccano Kimono, Aisha e Federica Carta

di Fabio Fiume (Interviste, Recensioni) ·  (ultimo aggiornamento il )

PAGELLE NUOVI SINGOLI del 21 aprile a cura del nostro critico musicale Fabio Fiume.

Settimana ricca di uscite da parte di artisti noti; alcuni lo sono da sempre, altri fra alti e bassi ricompaiono periodicamente, altri ancora sono alla ricerca della definitiva consacrazione. Nel mezzo gli emergenti, alcuni particolarmente convincenti, che meriterebbero una maggiore considerazione radio/tv.
Ho ascoltato le novità per voi e questo è quello che ne penso.

Vi ricordo i voti che trovate alla fine delle mini recensioni non mettono in competizione fra loro gli artisti, essi sono infatti assegnati alla canzone in base alla carriera dell’artista che la propone e che salendo, salendo, si arriva a scoprire la Golden song della settimana. Ricordo inoltre che il “senza voto” non è un voto di carattere negativo ma è un semplice trovare quella canzone inutilmente votabile dal punto di vista radiofonico

Cliccate in basso per scoprire le pagelle nuovi singoli del 21 aprile 2023.

Enrico Ruggeri – Dimentico

Mi viene complicato essere obbiettivo su questo brano. Chi ha vissuto o vive una cosa simile mi capisce di sicuro. Posso solo dire bravo Enrico.
Senza voto

Matteo Paolillo – Liberatemi

Brano ansiogeno stavolta per il cantautore già protagonista noto della fiction Mare Fuori. Si tratta proprio di tinte che emergono dal pezzo, che sembra nato nell’ombra e, non a caso, racconta di uno stato d’animo piuttosto scuro, di uno stare giù da una vita e con l’unico appiglio di una lei vista come luce. Le frasi arrivano legate fra loro per via dei “lamenti” forniti come arricchimento di una base povera e senza alcun guizzo sottolineabile, tanto che persino le liriche in italiano risultano difficili da comprendere. Per una canzone musicalmente così scarna, non capire di primo acchito il testo, dovendolo ascoltare più e più volte, non è indubbiamente un punto a favore.
Quattro =
⭐⭐⭐⭐=

Romeo & Drill – Io non lo so

Pezzo nella media del poco che si ascolta come proposta da questa generazione composta prevalentemente di non cantanti. C’è che almeno ci si dovrebbe distinguere e non somigliare ad altre 10/100/1000 cose già sentite. Porsi nella mezzo non aiuta ad emergere, ma soltanto a confondersi fra gli altri. Non si muore, forse è vero, ma si campa assai male.
Quattro
⭐⭐⭐⭐

Tancredi – Se mi lasci domani

Ho sempre trovato interessante Tancredi fino ad oggi, però devo dire che questo nuovo singolo mi appare inferiore alle proposte fin qui realizzate. Innanzitutto l’inciso ha l’incipit che ricorda troppo da vicino Non Avere Paura di Tommaso Paradiso. Il testo poteva essere ampliato, anziché cadere su ripetizioni inutili, quando già l’inciso occupa praticamente oltre la metà del brano. Ecco cosa mi manca che in genere ho sempre riscontrato in Tancredi: l’originalità!
Quattro 1/2
⭐⭐⭐⭐✨

Alex Britti – Nuda

Qui il discorso si fa più blues, con tratti di elettricità che pervadono tutto il pezzo. Sicuramente soddisfacente per l’artista pensandola per essere suonata in giro, nei suoi mai banali live. Tuttavia la forma canzone è indubbiamente d’inferiore presa rispetto all’altra pubblicazione, sia che si ragioni da un punto di vista radiofonico, che se si voglia invece considerare la possibilità che un brano del genere si leghi ai ricordi delle persone. E’ un brano di Alex soprattutto per Alex, ma come singolo la valenza è certamente modesta.
Cinque =
⭐⭐⭐⭐⭐=

Laura Bono – A un passo

Sembra dover esplodere da un momento all’altro il pezzo ed invece resta un po’ come soffocato in gola. Il motivo è che l’inciso non ha una linea melodica che si lasci seguire; è un insieme di frasi lanciate senza un collante efficace che le tenga assieme dal punto di vista melodico, appunto. Anche il sound scelto come arrangiamento, tutto synth ed echi, non giova alla voce dell’artista che meriterebbe soluzioni più strong, come strong è la sua voce.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐

Santachiara – Nina

Conferma anche in questo nuovo singolo la tendenza a romaneggiare mentre canta. Eppure Santachiara è pugliese ed ha vissuto tempo a Napoli, al cui quartiere di Santachiara è dedicato il suo nome d’arte. Rispetto al precedente, per altro recentissimo, singolo stavolta si fa un po’ più di confusione nella resa canzone. L’inciso è caotico nell’arrangiamento mentre le strofe hanno vari punti in cui il testo risulta incomprensibile, proprio per il trascinare le parole.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐

Andrea Sannino & Mario Biondi – Mai senza ‘e te

In alcune sfumature melodiche il cantautore partenopeo mi ha qui richiamato alla mente il supremo Eduardo De Crescenzo, in un brano di quelli che invece, per arrangiamento, richiamano molto la tradizione musicale partenopea di fine anni 70, quella di band che raggiunsero il successo nazionale. Biondi poi ci mette il carico da 100 in quest’affermazione con la sua voce che è immediatamente un richiamo al mondo stilistico che fu di Barry White. Le loro voci si combinano benissimo assieme, pur risultando qui piuttosto comode, nel loro, come se stessero cantando in pantofole nel salotto di casa.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Leo Gassmann – Volo rovescio

Dopo l’ottima presenza sanremese che, a dire il vero, pensavo portasse a risultati più alti, Leo lancia il secondo singolo dal suo ultimo lavoro, spostandosi su un rock più caotico e di matrice primi anni zero. La presenza vocale è sempre importante ed il giovane artista sembra a suo agio anche in questa nuova veste musicale. Il pezzo è dotato nell’inciso di una buona hype anche se procede in maniera piuttosto prevedibile, a differenza del precedente singolo che aveva un’intelligenza di scrittura, soprattutto nelle dinamiche, che permettevano a Gassmann di poter dare una maggior prova di duttilità interpretativa. Prova comunque superata.
Sei+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Samurai Jay – Fammi capire

Molto lavorata sulle voci, però interessante sia come scelta d’arrangiamento, che ha una sua originalità ed una progressione incalzante e persuasiva, che come testo che tiene lontano l’artista urban dalle solite liriche da bulletto di periferia. Di negativo c’è che è veramente troppo breve. Il sound incalzante di cui prima, meritava anche un’evoluzione nella canzone stessa, con uno special o con l’ingresso di qualche variazione su tema dal punto di vista musicale. Più che accettabile comunque nell’insieme.
Sei+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Alex Britti – Tutti come te

Britti torna un po’ indietro con questo brano, al periodo di quando usciva con il classico pezzo per l’estate, che era in genere festaiolo, da cantare facile, ma sicuramente qualitativamente meno impressionante delle cose che teneva per altri momenti dell’anno. Il pezzo in questione ha una buona morale però; racconta di uguaglianza fra le persone, di non stare a farsi troppi retropensieri sulle prospettive diverse da cui guardiamo il mondo. Sono solo le posizioni di partenza, perché alla fine, a costrutto, siamo tutti uguali. Il tutto è raccontato mischiando pop a venature blues, propriamente sue, ed a sensazioni gospel, con importante farcitura corale. Non imprescindibile, ma senz’altro carino.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

Federica Carta – Come Marylin

Anche Federica Carta trova una canzone ( un po’ sulle orme dell’ultima Annalisa ) che si presta alla nuova piattaforma particolarmente in voga fra i giovanissimi, TikTok. Si è tutti connessi ma, alla fine, nonostante si stia in mezzo al mondo virtuale, ci si trova a fare i conti con la solitudine reale, quella che emerge non appena stacchi gli occhi dallo schermo. Il termine di paragone per spiegarlo l’artista lo trova in Marylin Monroe, diva anni 50/60 acclamata da tutti ma profondamente sola tanto da finire nel tunnel della depressione, che l’ha portata alla morte precoce.

La voce della Carta è sempre interessante grazie a quella vena malinconica di cui è portatrice sana e che in un brano come questo, solo apparentemente allegro, ci sta benissimo. Non grido al miracolo, ma fra le accozzaglie che si sento in giro, la trovo piacevole.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

Nomadi – Cartoline da qui

Festeggianti di ben 60 anni di carriera, la più longeva band italiana affronta quest’anno speciale con un inedito scritto appositamente per loro da Ligabue. Il brano è rispettoso della carriera della band, benissimo incastrato nel loro repertorio pur non scostandosi da quello del suo autore, che avrebbe potuto tranquillamente tenerlo per se, senza che risultasse stonato. Arrangiamento essenziale, molto suonato come nella storia del lungo corso della band, che sceglie di non risultare nuova ma riconoscibile per i tanti che l’hanno amata e ancora l’amano.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

Tropico – Chiamami quando la magia finisce

L’interessante autore partenopeo torna alla canzone in prima persona. Trova qui un’alternanza riuscita tra ritmica anni 70 e spazi melodici slowly, tra cantato in italiano e qualche passaggio in napoletano, con finale dal sentore orchestrale. E alla fine il concetto d’amore è sempre lo stesso: ci si accorge di tenerci a qualcuno quando non lo si ha più. Tropico non ha una grandissima voce ma è comunque dotato di timbro riconoscibile e questo come biglietto da visita è importantissimo.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

Aisha – Milano

Brano furbo e piacevole al contempo. Cita la celebre Killing Me Softly e la richiama anche nelle cadenze, evitando però di riprenderla completamente dal punto di vista melodico. Una pezzo del genere è comunque la dimostrazione che si può ancora produrre qualcosa di commerciale, che potrebbe, se sostenuto mediaticamente, piacere alle masse, senza dover per forza cadere in arrangiamenti cafoni o talmente triti e ritriti da far venire prurito appena senti le prime note. Altra intelligenza è la bella voce della nostra, tenuta però in sottrazione, senza strafare. Ci sono brani che oggettivamente non ne hanno bisogno.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Sergio Cammariere – Una sola giornata

Melodia ariosa e strumentazione elegante, come elegante e misurata è sempre l’interpretazione del musicista Cammariere, che torna ora dopo qualche anno d’assenza. Se ci si aspetta il pezzo che strizza l’occhio al grande pubblico allora c’è subito da specificare che si sta percorrendo la stessa via. La parte da leone qui la fa sempre la melodia, ma stavolta è lasciata alla musica su cui l’artista intona un testo pieno di parole, che mi arriva come una dedica ad un amico che non c’è più, in cui racconta la serietà della vita, della storia che spesso uccide i sogni, portandoseli via e lasciando le cicatrici che come strappi sono impossibili da ricucire. Da ascoltare non distrattamente.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Eman – Distratto

La vita di speranze, di leggerezze che a volte, quando incontri l’amore, vorresti vivere a pieno. Ma poi c’è la quotidianità dove non possono bastare 25 metri quadri di un monolocale ed un letto che a volte può volare come un’astronave. I sogni si scontrano con la realtà insomma e l’immagine bucolica del futuro fa i conti con la madre di lei che non ti vede di buon occhio e il capoufficio che aspetta il progetto consegnato. Però lei, che ha i piedi ben saldi a terra, poi sorride quando le dici che la porti al mare e tutto cambia. Intelligente e simpatica anche nella costruzione.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Kimono – Tempesta

Forse ad oggi è questa la miglior canzone di Sofia Tornambene, adesso in arte Kimono. Si tratta di un brano ispirato, di una ballata che mischia un a base elettronica su cui però s’inserisce robusta una ritmica reale ed una chitarra base che lascia intuire come il pezzo sia nato. Lei interpreta in maniera raffinata, con falsetti delicati alternati alla voce piena. Peccato il finale che arriva come uan cesoia su un brano che era palesemente non finito. Malattia di questi anni!
Sette ( ma avrei dato di più )
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Gigi D’Alessio – Si te sapesse dicere

Torna alla ballata classica napoletana Gigi e lo fa scegliendo di mettere da parte il suo storico compagno, il pianoforte, in genere sempre principe delle sue composizioni, per farsi fare compagnia da un arrangiamento giocato più d’atmosfere synth e orchestrazioni ad arricchire i crescendi. Intima e posata, non tronfia nel sentimento raccontato; arriva pulita, lineare, leggera nonostante il carico di un amore importante ma saputo porgere con delicatezza.
Sette+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Piero Pelù & Alborosie – Musica libera

Quanto fa strano sentire Piero su questi temi musicali! Però devo dire che dopo il primissimo straniamento, se ci si dimentica la matrice rock del nostro, che pure con gli anni si è andata spesso contaminando d’altro, questo abito reggae non gli sta affatto stretto. Alborosie è chiaramente nel suo, ma qui anche lui ci acquista con questo gioco a due voci, questo palleggio che chiama la libertà che la musica può donare, facendoci sentire equilibristi della vita.
Sette+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Ed ecco la Golden song della settimana…

Wepro – Il senso delle piccole cose che sono grandi

Ballata rock di buona intensità con prima il piano e poi la ritmica a discutere con un testo di sentimento, per strappare attenzione. In realtà poi vince il brano nella sua totalità, compresa la voce di Wepro, adattissima a questa tipologia di forma canzone, con le sue pieghe che sanno alternare rabbia e delicatezza. Poi arrivano chitarre potenti e distorte, un po’ in stile band metal anni 80, ma nemmeno questo sposta il risultato del pezzo che arriva compiuto, con anche il sufficiente spazio da lasciare alla musica, cosa che le nuove generazioni scordano troppo facilmente.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨