Le Pagelle ai nuovi Singoli italiani in Uscita Venerdì 20 Maggio: da Alessandra Amoroso a Sissi
Ampio spazio anche agli emergenti da Isoladellerose a Lourdes
di Fabio Fiume (Interviste, Recensioni) · (ultimo aggiornamento il )

Pagelle nuovi singoli italiani in uscita venerdì 20 maggio a cura del critico musicale Fabio Fiume.
Qualche nome importante per le classifiche, qualche ritorno dal passato che si pensava perso, qualche altro da un passato invece meno remoto in cerca di riprendersi il proprio posto al sole. Nel mezzo pezzi da novanta dal carattere regionale, novità fresche che hanno goduto di tanta esposizione televisiva e come sempre tanti emergenti. Tutto questo anima le nuove pagelle settimanali, da leggere come sempre tutte d’un fiato per poi ascoltare i pezzi e provare a capire se si è d’accordo o meno.
Partiamo subito con le pagelle nuovi singoli del 20 maggio.
Alessandra Amoroso – Camera 209
Con richiamo tutto danzereccio, firmato Db Boulevard e quella loro Point Of View che per la voce di Moony ci ha fatto ballare a suo tempo non poco, la cantante salentina si mostra a suo agio. C’è da un po’ voglia di divertirsi nelle proposte di Alessandra, che ha lasciato da parte le ballate strappalacrime a cui ci aveva abituati. Certo si tratta di una leggerezza che non passa alla storia eppure, nel repertorio dell’artista, ci sta alla grande; crea movimento, differenziazione di proposta, un’essenza diversa con cui condire le playlist dei suoi fans.
Sei+
Francesco Bianconi & Clio – Ciao
Dopo la bellezza del pezzo con Malika Ayane, Bianconi pesca questa giovane artista francese e, non a caso, destina la nuova pubblicazione in entrambi i paesi. Grande linea melodica e due voci che sono così in contrasto che, proprio nell’inciso, dove cantano assieme si sposano alla perfezione, fanno l’amore sulle note. Bellissima l’evoluzione musicale che poi porta alla conclusione sfumata, classico esempio di un mondo retrò che una melodia come questa, rincorre e ritrova.
Sette 1/2
Gianluca Capozzi & Vincenzo Bles – L’urdema notte
Unione d’intenti in quel di Napoli fra uno dei principi del pop partenopeo, Gianluca Capozzi ed uno dei rapper in veloce ascesa, Vincenzo Bles, che, fra l’altro, si divertono anche in un punto del pezzo a scambiarsi le peculiarità espressive. Lo special ricorda da vicino un brano di Dua Lipa, ma nel discorso simil rap, fatto di tante parole e fiati da gestire, le assonanze sono dietro l’angolo. Il connubio tra i due risulta al fine moderno pur senza tradire le radici venticinquennali quasi di Gianluca, che ha il merito di tenere botta nonostante il nuovo che avanza. Anzi, può insegnar loro.
Sei 1/2
Coez – Essere liberi
A volte esser liberi significa esser soli; è una sorta di prezzo da pagare, come recita l’inciso di questo pezzo. Coez paga un pochetto lo scotto della sua voce monocorde che, se a primo ascolto mi colpisce grazie al su modo di raccontarsi mai banale, già al secondo mi produce qualche sbadiglio. Non c’è mai una sorpresa nel suo incedere e questo, alla lunga, può stancare. Nell’insieme comunque il brano è senz’altro accettabile.
Sei
Matteo Crea – A casa dei miei
Arrangiamento di chitarre di riferimento funk/rock 80, nel segno di Prince mi verrebbe da dire. La canzone è una ricerca di emancipazione, una fuga dalla famiglia per cercare di far volare la propria identità, fuggire da regole impartite. Il messaggio è chiaro grazie all’inciso perché, per dirla tutta, le strofe non sono che un insieme di frasi tronche gettate lì più a cercare effetto che a spiegare per davvero cosa si vuol dire.
Quattro 1/2
Daniel – Non ti perdo
Gli effetti sulla voce sono il prezzo da pagare per risultare moderno, attuale. In realtà però la scrittura di Daniel non è malvagia di sua e si percepisce che se la cavi anche a cantare senza bisogno di aiuti. Eliminerei l’effetto ritmico della base troppo pieno d’echi; crea confusione e distrae. Il pezzo poi si perde in una serie di ripetizioni finali che non ne potenziano il messaggio, anzi, fanno perdere punti.
Cinque=
Romina Falconi – La suora
L’irriverenza della Falconi arriva puntuale, riuscendo sempre a spingersi più in là senza urtare nessuna suscettibilità. Questo le succede perché le sue soluzioni sono sempre una fuga da una delusione d’amore, spesso un tradimento, facendo si che chi ascolta non può avercela se qualche passaggio di testo risulta un po’ troppo ardimentoso o irrispettoso. Alcuni passaggi del testo sono oltremodo geniali, anche se il tema portante, quello del tradimento vituperato, perpetrato, con annessa vendetta, tende un po’ a ripetersi.
Sei 1/2
Manuel Finotti – Himalaya
Pezzo che cresce ritmicamente dopo la scelta piuttosto classica dell’inizio. Nelle note più tirate mi ha ricordato Ultimo ; è un fatto esclusivamente di timbro, non certo di emulazione. Lavorerei un po’ per ispessire le note basse invece, evitando di cedere al sussurro facile. Brano nella media, che avrebbe bisogno di un palco importante per emergere.
Sei
Lorenzo Fragola e Mameli – Luna Fortuna
La collaborazione fra i due artisti produce subito un nuovissimo singolo, a distanza di appena due settimane dal precedente. Il pezzo si muove su sonorità molto estive, abbastanza prevedibili, anche se la voce di Fragola è così riconoscibile che riesce a fare da valore aggiunto. Potrebbe non bastare a venire fuori fra le fila, ma provarci non guasta.
Sei
Giuliettacome – Lo-fi love
Se l’idea musicale, a metà fra modernità d’arrangiamento e vintage d’intenzioni, può apparire interessante, ammetto che un po’ disturba la pochezza di un testo che si appoggia troppo su inglesismi, modi di dire, slang, che in alcuni momenti creano fatica nel comprenderlo, soprattutto quando la cosa si sposa ad una divisione metrica delle parole già di suo quanto meno originale. Sono tutte correzioni consigliate, s’intenda; l’idea buona però resta lo stesso.
Sei 1/2
IsolaDelleRose – Nada Mas
Siamo reduci da una settimana in cui di proposte tipo questa ne abbiamo sentite a iosa. Il trio degli IsolaDelleRose si propone con un brano che profuma per arrangiamento di Eurovision Song Contest ed, infatti, non ci avrebbe stonato affatto nel mezzo. E’ un cross di stili, un po’ rock, un po’ rap, con una possibilità dance e non da meno con quei coretti, quegli “ooh” che si sollevano facilmente riprendibili dalle folle. Funziona, è popolare, e la cosa può aiutare, anche un po’ stereotipata, come detto.
Sei
Lourdes – Il mondo addosso
C’è più di un’idea in questo brano che parte con un arrangiamento elettronico di matrice 90 poi si evolve in una possibilità rock nel bridge, prima di trovare un’identità più pop nell’inciso. La cosa positiva è che le parti diverse non sono slegate fra loro e la sua interpretazione è credibile con ogni veste indossata. Deprecabile come sempre la mini durata e, se possibile, avrei eliminato l’enfasi dell’effetto usato in sottofondo nell’inciso per dare la battuta; lo avrei sostituito con una vera batteria, almeno nel secondo inciso. Più che sufficiente… ma avrebbe potuto andare ben oltre.
Sei+
Malakay & Bluem – Grazie
Davvero brutto, brutto tutto. Senza entrare nello specifico di una base che bollerei solo come soporifera, e credo aver detto tutto, il testo è di una banalità sconcertante, e soprattutto proposto in maniera sbagliata. Dal momento infatti che c’è una vocalist che accetta di cantare in duetto, quanto meno il testo doveva essere spostato dalla sua visione dei fatti. “Abbiamo fatto l’amore, io ti ho detto t’amo, m’hai spezzato il cuore, dicendo solo grazie” dice lui? Ecco nel momento in cui canta lei non avrebbe dovuto ripetere le stesse frasi, ma girare la cosa con un “tu mi hai detto t’amo, io ti ho risposto solo grazie”. Avrebbe avuto un minimo di senso.
Tre
Matia Bazar – Non finisce così
Nuova veste per gli storici Matia Bazar ed inevitabilmente questa passa per una nuova vocalist che è quella che poi ha il compito di calzarla quella veste. Luna Dragonieri
ha l’arduo compito di prendere i tanti ormai testimoni lasciati da chi l’ha preceduta. E porta con se una grinta tutta pop rock che forse per possibilità stilistiche s’avvicina maggiormente a quella che nei primi novanta portò la bravissima Laura Valente. I Matia, capitanati ora da Fabio Perversi, ripartono quindi da quel tipo di sonorità e forniscono un primo assaggio inedito per nulla malvagio, scritto con la sapienza di chi sa essere popolare ma non banale. Certo il problema è che di miracoli nella loro quasi 50ennale carriera ai Matia ne han fatti tanti e questo sicuro non lo è, ma è un inizio nuovo, una possibilità che lascia intravedere del buono. E forse qualche miracolo è ancora possibile.
Sei 1/2
Franco Micalizzi & Max Gazzè – Guarda che luna
Affida alla riconoscibilissima voce del bravo Gazzè il lancio del suo album Franco Micalizzi. E’ un lavoro di classici dell’italica canzone anni 60 ripresi con l’aiuto di artisti contemporanei. Max qui viene messo un po’ alla prova; la sua voce sottile è infatti in disaccordo con i ricordi della pienezza vocale di Buscaglione, colui che lanciò questo enorme classico. Tuttavia la cifra di leggerezza che porta con se un timbro così flebile, riesce a non appesantire la massiccia dose di fiati che fa da sfondo all’arrangiamento. Come a dire: da una parte mettiamo, dall’altra togliamo.
Sei+
Pamela Petrarolo – 50 Special
Ma perchè? Se Pamela vuole tentare di tornare in auge, non può certo farlo passando per una canzone così tronfia, così sentita e stra sentita, così iconica per chi l’ha lanciata. E poi che senso ha se la voce è completamente effettata? Cosa dovrebbe risaltare da questa proposta? Erano persino meglio le canzoni di Non E’ La Rai.
Tre
Gero Riggio – Luci rosse, luci blu
E’ questo un pezzo molto terreno; da un senso di tangibilità, di una musica che ha radici personali ben radicate su cui costruire la propria proposta. Riggio è cresciuto molto. E’ cresciuto proprio nella scrittura che in alcuni passaggi melodici mi ha ricordato il bravissimo Rosario Di Bella, pure lui delle terre governate dall’Etna. E di gavetta l’artista ne sta facendo davvero tanta. Che ci si accorga un po’ di lui?
Sette
Rio – Stellare 2
Passaggio ad una modalità dance che un po’ snatura la matrice ruspante della band di Fabio Mora, con ormai oltre 20 primavere sulle spalle. Anche la voce del nostro risulta costretta in questo gioco di due note messe in croce a favore di un’orecchiabilità a cui però manca quell’appiglio per farsi ricordare, che nemmeno i conclusivi nananannaraconferiscono, restando come sono incastrati sempre fra le due note di cui prima.
Quattro
Samurai Jay – Nessuno
Si sposta verso un arrangiamento con qualche accento rock il ritorno del rapper ed il risultato è trascinante. Merito anche di un testo che fugge agli stereotipi di stile, preferendo una verità personale, una fuga alla ricerca di una propria tranquillità, quel posto al sole. Ed è l’averla persa la ragione di quella fuga, la non accettazione della cosa, il non essere bravo a mascherare il dolore. Funziona molto.
Sette
Marco Sentieri – Sto perdendo il sonno
Passato per Sanremo qualche tempo addietro, il campano Sentieri sceglie una proposta meno impegnata per questo suo ritorno. A livello metrico il pezzo funziona sia nei suoi passaggi rap che in quelli più pop come stile, anche se la voce permetterebbe un’attitudine più rock blues, qui inesplorata. Modesto invece l’arrangiamento che impigrisce l’ascolto, data la totale assenza di strumentazione a favore di filtrini e synth nemmeno troppo originali.
Cinque 1/2
Alex Silipo & Marco Ferradini – Sogno le ali
Un po’ manieristica la maniera di cantare qui, figlia di un periodo trascurabile di certa musica italiana anni 90. Le armonie con le tastiere sono troppo evidenti e separate dal resto della strumentazione che emerge staccandole. Il testo invece non è malvagio, così com’è racconto di un crescendo che può non essere facile. Ce la si può fare però mantenendo la speranza, sognando le ali.
Cinque =
Sissi – Scendi
Ci sono Takagi & Ketra dietro questo primo singolo post Amici di Maria De Filippi di Sissi; e non poteva essere altrimenti. Come ho sentito i sentori anni 60, ho subito pensato a loro senza avere paura d’esser smentito ed infatti… La voce di Sissi potrebbe davvero cantare di tutto, così come è dotata di dinamiche importanti, un colore che non si sgrana quando sale note impervie, né perde di limpidezza sulle basse. Il vintage come approccio le è senz’altro congeniale e la sua voce, quelle dinamiche appunto, riescono a on farlo sembrare vetusto.
Sette




