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I detenuti di Bollate pubblicano 30 OP, l’album nato nello studio del carcere

Scritto e registrato nello studio del Quarto Reparto, l'album esce per Attitude Recordz e Altafonte Italia

di Chiara Tebaldini ·

30 OP è l’album di inediti realizzato dai detenuti del carcere di Bollate, disponibile dal 24 settembre su tutte le piattaforme digitali. L’album, registrato nello studio del carcere di Bollate, esce per Attitude Recordz ed è distribuito da Altafonte Italia.

Il progetto, che arriva oltre due anni dopo Mezz’ora d’aria, è stato presentato il 23 settembre durante il Bollate Live Show, dove si sono esibiti anche Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson.

30 OP: la genesi e il significato del progetto

30 OP è nato nello studio di registrazione del Reparto Giovani adulti della Seconda Casa di Reclusione di Milano Bollate ed è stato sviluppato dai detenuti del Quarto Reparto.

Il titolo richiama l’articolo 30 dell’ordinamento penitenziario sui permessi di necessità, ma nel contesto dell’album l’acronimo viene reinterpretato come “opportunità”: quella di acquisire competenze, assumersi responsabilità e raccontare la propria esperienza attraverso la musica.

I tredici brani sono stati realizzati durante un laboratorio artistico-musicale rap attivo dal 2022.

“Le canzoni partono dalle esperienze personali degli artisti coinvolti e affrontano anche le conseguenze concrete delle scelte compiute. Il carcere non è un gioco e il mito del gangster non coincide con la realtà della detenzione.”

A dirlo è Stefano Aschieri (Stelo), produttore esecutivo di 30 OP, che aggiunge come il progetto metta in relazione detenuti, operatori, professionisti della musica e della comunicazione, fotografi, videomaker, designer e realtà del settore discografico.

“I brani raccontano il peso delle decisioni, la solitudine e le difficoltà che possono accompagnare una persona anche dopo la fine della pena, ma soprattutto parlano della possibilità di acquisire consapevolezza, sviluppare nuovi strumenti e immaginare una direzione diversa. 30 OP è il risultato di un percorso nel quale i partecipanti hanno avuto la possibilità di acquisire competenze, confrontarsi con gli altri e assumersi la responsabilità di un’opera collettiva.”

Al progetto hanno lavorato anche:

  • Stefano Aschieri (Stelo), produzione musicale
  • Patrick Yassin, comunicazione e strategia digitale
  • Roberto Graziano Moro, fotografia e art direction
  • Federico Ceravolo, regista
  • Andrea Rocca, documentario
  • Davide Storelli, graphic design
  • Federica Parodi, coordinamento educativo e rapporto con l’istituto penitenziario

L’organizzazione e le realtà coinvolte

L’evento è stato organizzato e finanziato da Me Next Agency con il supporto della Cooperativa Articolo 3, che promuove il genere rap come forma di espressione di sé e di riscatto sociale.

“La Cooperativa Sociale Articolo 3 lavora a Bollate dal 2002, collaborando con tutte le realtà coinvolte all’interno della Casa di Reclusione di Milano Bollate alla realizzazione e al funzionamento di un carcere dove il tempo riacquisti un senso costruttivo orientato al futuro, dove si promuovono la responsabilità e l’autodeterminazione.”

A dichiararlo è Federica Parodi, operatrice della Cooperativa Sociale Articolo 3, che segue in particolare il Reparto a Trattamento Avanzato e giovani adulti.

“In particolare partecipa alla gestione del Reparto a Trattamento Avanzato e giovani adulti promuovendo attività, come il laboratorio rap, dove i ragazzi scoprono nuovi interessi, capacità e relazioni positive, strumenti che li possano accompagnare nel faticoso percorso di reinserimento verso l’esterno.”

Anche Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson hanno sostenuto l’iniziativa esibendosi durante il Bollate Live Show con alcuni dei loro brani.

All’iniziativa hanno collaborato anche Wormhole Records, label del progetto, Words For You, Mascara, Propaganda, Music Lab, Ferrujo e Lobstar – Eclettica, con il coinvolgimento del Ministero della Giustizia.

“Sono felice che eventi di questo tipo dimostrino ancora una volta quanto il lavoro costante con il territorio e con la comunità esterna possa dare senso e utilità alla pena, soprattutto per i ragazzi più giovani.”

Lo commenta Giorgio Leggieri, direttore del carcere di Bollate, aggiungendo che “progetti musicali come questo, vicini alle loro passioni, ci permettono di stimolare e far crescere le loro competenze, e rappresentano un ulteriore passo nel percorso di sviluppo delle attività professionalizzanti dell’Istituto.”