Ieri un giovane musicista è venuto a mancare, ormai lo sapete tutti, si chiamava, anzi no si chiama perché voglio credere ancora che la musica renda eterni, Cranio Randagio.
Un rapper di 21 anni… come se n’è andato non è qualcosa che mi interessa, perché quello che conta, quello che definisce chi siamo è quello che facciamo da vivi, non come moriamo.
Aveva fatto X Factor Cranio Randagio e questa sembra essere l’unica cosa che ha importanza oggi insieme al fatto che non c’è più.
Se ne scrive per questo, il Tg1 ne ha parlato per questo, i social hanno cominciato a diffondere e condividere le sue canzoni anche per questo.
E proprio per questo siamo tutti colpevoli di qualcosa, dell’incapacità di trovare il valore nelle persone anche se non ce lo fa notare qualcuno o qualcosa, della noncuranza verso la musica di chi non ha fatto un talent show passando per la televisione. Perché oggi è la televisione a rendere un artista tale. O questo almeno vogliono farci credere.
Ma dobbiamo uscire da questo pensiero malato.
La tv non fa l’artista, a volte può trovarlo, magari dargli visibilità, raramente valorizzarlo… la tv spesso distrugge il talento. E a volte anche la persona.
Perché in tv ci sono dei canoni per cui puoi andare bene o non andare bene. Canoni di bellezza, di presenza, di fotogenia… e di quanto sei disposto ad adattarti e ad adattare la tua musica.
Ma non è la tv che sta insegnando ai giovani ad arrendersi, alle mamme che se non appari allora non hai successo, non vali… questo non lo sta facendo la televisione, perché la televisione fa solo il suo (a volte sporco) lavoro.
Siamo noi che ci stiamo arrendendo, siamo noi che ci stiamo vendendo, siamo noi che stiamo cambiando noi stessi, a volte la nostra musica. Siamo noi la causa e l’effetto di tutto questo.
E siamo noi che ascoltiamo che stiamo uccidendo musica e artisti.
Tutto questo nel testo di Petrolio di Cranio Randagio era già scritto da un po’ e oltre 340.000 persone nell’ultimo anno, 340.000 valorosi romantici amanti della musica, lo hanno ascoltato. Molti altri no.
La sua rabbia, il suo bisogno di fare musica, il suo talento nel farla, il suo non voler cambiare sentendo allo stesso tempo la pressione di chi attorno a te ti fa sentire un fallito… queste sono tutte sensazioni racchiuse nella sua canzone, ma noi non abbiamo voluto ascoltare.
Che poi lo dovremmo sapere che spesso chi grida di più è chi in realtà è più fragile…
Ma ogni giorno continuiamo a non ascoltare l’urlo o il bisbiglio di un artista che vorrebbe solo poter comunicare, avere anche una sola possibilità di essere ascoltato senza per forza essere cambiato. O la va o la spacca.
No, non abbiamo più voglia o tempo di ascoltare. Abbiamo perso la necessità di cercare fino a quando le cose non ci appaiono da sole davanti, e così ci ritroviamo in un giorno triste ad ascoltare tutti insieme, contemporaneamente, una canzone. Non mi capaciterò mai di tutto ciò, della morte che fa più eco della vita.
Ecco il video (qui il testo) di Petrolio, non serve aggiungere altro… ciao Cranio Randagio, e scusami perché anche io sono tra questi stronzi, anche io ti ho ascoltato distrattamente.



















