21 Dicembre 2020
Condividi su:
21 Dicembre 2020

TESTO & CONTESTO: “PETROLIO” DI CRANIO RANDAGIO versi che, a 4 anni dalla scomparsa, suonano ancora attuali

Il Prof di latino, nel giorno in cui il rapper avrebbe compiuto 26 anni, analizza per noi il testo del brano simbolo di Cranio

Condividi su:

Cranio Randagio Petrolio. Amici preparati e impreparati, ritorno ad analizzare testi dopo una parentesi di silenzio.

Ho pensato a lungo a cosa avrei detto dopo questo periodo di assenza; mi sono chiesto quale sarebbe stato, e di che tipo, il primo testo che, in positivo o in negativo, avrebbe guadagnato la mia attenzione. Perché, dopo un silenzio ‘scelto’, la prima parola deve sempre meritare di esser detta.

Confesso che i titoli del futuro Festival di Sanremo, rivelati qualche giorno fa, mi hanno fatto temere il crollo definitivo della penna: La genesi del tuo cuore, Glicine, Bianca luce nera, Chiamami per nome (come vuoi che altrimenti ti chiami?!) mi hanno fatto presagire la sensazione che proverò nei confronti di simili prodotti della scrittura pop contemporanea.

E, anche se è vero che un titolo (brutto!) non è tutto e che a cambiar idea non si fa mai tardi, mi sono detto: “Prof, scrivi qualcosa prima… ché è meglio!”.

Complici Massimiliano Longo (che ci teneva particolarmente a questo omaggio) e i ricordi di Facebook, mi imbatto in Cranio Randagio, il rapper italiano morto, appena ventiduenne, nel 2016, che oggi avrebbe compiuto 26 anni.

Non ho intenzione di scrivere un articolo nei toni della commemorazione: di facile retorica trenodica su questo ragazzo se n’è fatta tanta, anche di moralismo se n’è fatto tanto.

Io guardo ai suoi testi, io voglio restituire al ragazzo quell’attenzione che avrebbe voluto avere: una lente di ingrandimento sulle sue parole, non sulla vita privata o sulla tragedia personale. Avrebbe voluto fare musica Cranio Randagio. E io della sua musica parlerò.

Petrolio, pertanto, è la mia scelta. Ascoltiamola, perché le canzoni vanno ascoltate, mai solo lette.

 

CRANIO RANDAGIO PETROLIO: LA SOLITA RABBIA?

Del binomio rabbia-rap si parla da sempre.

Anzi, diremmo che la rabbia è proprio la matrice etica del genere. Ma il manierismo è alle porte: i rapper sono tutti inca**ati, i rapper mandano il mondo a farsi f***ere, la società è una m**da.

Non a caso, i rapper/trapper italiani mediocri – non mi riferisco certamente a quelli del livello di Rancore o Murubutu, ma a coloro che hanno scelto di non lasciare un segno – replicano le stereotipie del genere (l’insulto, il sessismo, i paradisi artificiali), pensando di darci la sensazione di una vita ai margini.

Non hanno cultura e ci sottovalutano; si difendono pure dicendo che fanno “denuncia”, quando noi vorremmo dir loro che anche in una sfida di turpiloquio saremmo in grado di batterli.

Poi c’è la rabbia necessaria, che non è necessariamente esponenziale: è graffiante, ma è vera perché si macchia di accenni di poesia.

Io lo leggo così, il testo di Petrolio. Niente di straordinariamente nuovo: la denuncia, a partire da un’esperienza privata, di un’insofferenza nei confronti degli inganni di un tempo, persino degli inganni concepiti da sé stessi.

Insofferenza contingente, che in alcuni momenti affida alla parola la capacità, però, di essere universale. Vi faccio vedere.

CRANIO RANDAGIO, PETROLIO: TESTO & ConTESTO

È un testo autobiografico, in cui l’io si muove in uno spazio ampio: dal mondo conosciuto ed esplorato alla stanzetta di casa, invasa dalle carte su cui chi scrive prolunga la sua vita.

Ho tolto i sassi dalle scarpe
e levigato i calli
da Roma nord fino alle Ande
diventando grande
Ho fatto passi in queste lande
degni dei giganti
per ritrovarmi in ogni caso
a casa fra le carte.

Diventa centrale, nel testo, la figura della madre, che richiama alle leggi della vita: al successo, all’affermazione economica, alla necessità di conformarsi al sistema. D’altronde chi vive la privazione non ha una visione intellettuale delle cose, vuole solo che la privazione finisca. Per sé e per le persone che ama.

E cantami il tuo nuovo pezzo
mi diceva mamma
mentre singhiozzava nella stanza
Mi chiedeva di portarle il testo
ché non mi capiva poverina
Aveva testa altrove
affitto e la benzina.

Lui vorrebbe dirle che quel mondo ‘lustrato’ non è migliore; anzi, uccide più profondamente. Perché uccide la verità dell’ispirazione, uccide la sincerità del sentire, porta al sacrificio di sé stessi.

Lei mi vuole ai talent
Dice che il talento vale il doppio quando è in copertina
Non ci arriva che mi dovrei ricoprire di mantelli come Harry fino a scomparire
Qua la fama è fieno nel fienile
E se il fattore arriva infilza col forcone fotte tutte le tue aspettative
è facile perire.

Il ritornello è la parte meno originale, a mio avviso, ma richiesta dalla struttura della canzone.

Non mi piace pensare al suo valore profetico, a un’anticipazione, come tutti hanno detto, della morte che Cranio Randagio avrebbe scelto per sé. Preferisco guardare al senso complessivo del brano: è l’espressione di una possibilità di elevazione che l’artista sradicato si riconosce.

Quando tutto è inquinato, l’artista si erge sulle cose, pur se con una macchia di petrolio sul dorso. Anche con un pizzico di presunzione aristocratica.

Io volerò, io volerò via (volerò via)
come un gabbiano pure se il petrolio mi pesa sul dorso smorzando la scia
Io volerò via, io volerò via
perché nel cielo c’è molto di più
che in questa terra sbranata da gru
che in questo oceano sempre meno blu.

Seguono il ritornello quegli accenni di poesia di cui vi parlavo, quelli che rendono la rabbia privata una rabbia di tutti.

Dammi un motivo per restare
per mollare l’ancora
Qui dove tutto è un detestare
ciò che l’altro fa
Ci hanno oppressi per testare
quanto è forte l’anima
Per quanto a pezzi possa amare
un giorno spirerà

“Ci hanno oppressi per testare quanto è forte l’anima. Per quanto a pezzi possa amare un giorno spirerà”: ogni volta che rileggo questa frase, trovo il motivo della canzone. A volte una frase è tutta la canzone, le conferisce l’intero diritto di essere.

In questa frase c’è il sentimento della consapevolezza del dolore e insieme della resistenza. E c’è forse la sensazione di essere vittime di un esperimento più grande, che va oltre il perimetro della nostra piccola vita.

Nella seconda strofa ritorna la dimensione personale. Capita che il successo arrivi e ti sottragga al “marciapiede” in cui vivevi “ribaltato fino al giorno prima”, “triturato (…) a rifiutar la vita”. E ti ritrovi tra “morti vivi”, sotto il “flash di un obiettivo”. E ti ritrovi ripulito dal sistema (“il nuovo Ed Sheeran / La bella voce, la chitarra, la faccia pulita”), ma in un mondo “senza obiettivi”.

C’è il riferimento esplicito a X Factor, all’esperienza televisiva che il cantante ha sofferto, probabilmente già allusivamente evocata nella prima strofa (“il fattore arriva e infilza col forcone tutte le tue aspettative”) .

Capita poi che il successo svanisca e che quell’illusoria parentesi abbia solo rallentato la naturale corsa del vento.

La gente si dimentica,
si scorda in un secondo
anche soltanto che tu possa stare al mondo
Ma come disse un sommo dall’alto del suo intelletto
Non puoi fermare il vento,
solo fargli perder tempo
.

Nel finale si riconferma la scelta alta. Cranio Randagio vuole il senso profondo delle cose, non l’apparente splendore delle forme: “Dammi un motivo per regnare, mica una corona”.

Smessi i panni dell’artista ribelle, parla infine al sistema, al “vero sovrano di ‘sta roba”. Cerca un ponte e persino intenerisce nella sua richiesta di essere ascoltato, come inteneriscono tutti i giovani che rifiutano il mondo ma non vorrebbero mai smettere di abitarlo.

Voglio spiccare fra la gente
dirgli che funziona
Quando dai tutto per qualcosa
fino alla psicosi
prima o poi si esulta
Te lo giuro, sì
ci spero ancora
Dai, spalancami le porte
Parlo con te, il vero sovrano di ‘sta roba
quello che ascolta e diffonde
Io ho qualcosa di importante
da dovervi raccontare
Nessun “non ce la farai”
vale quanto un “non mollare”.

CRANIO RANDAGIO, PETROLIO: SCRUTINIO FINALE

Era giovane la scrittura di Cranio Randagio. Aveva quelle contraddizioni interessanti che meritano attenzione: era privata e universale, era concreta e metaforica, sconveniente ma anche ingenua.

Io ho sempre letto con interesse Petrolio, anche grazie al suono di quella voce che non aveva le cadenze articolatorie scontate dei rapper e faceva registrare delle peculiarità del flow volte a enfatizzare il collegamento tra alcune parole chiave.

Provo a ipotizzare l’evoluzione che avrebbe potuto avere la sua scrittura e la immagino oggi un po’ meno inc****ta, con armi più affilate a combattere il sistema: la discografia, la tv, il mercato o più semplicemente la tirannide del pensiero.