Pagelle ai nuovi Singoli italiani del 14 ottobre: Tananai che canta d’amore è da brividi… Salmo sottotono e contagiato da Fedez
Anche questa settimana le Golden song della settimana sono due... chi avrà convinto il nostro critico musicale?

Nuovi singoli le pagelle del 14 ottobre a cura del nostro critico musicale Fabio Fiume.
E c’è anche un duetto che non ti aspetti fra le novità di questa settimana, quello che mette assieme due rapper che fino a poco tempo fa non si erano certo amati. Non solo loro però fra i nomi importanti in uscita quest’oggi. Spazio poi come sempre a diversi artisti emergenti, qualcuno parecchio giovane, qualche altro che è già da un po’ ai nastri di partenza. Seguitemi, se vi fa piacere, per sapere cosa ne penso.
Si ricorda che i voti che trovate alla fine delle mini recensioni non mettono in competizione fra loro gli artisti, essi sono infatti assegnati alla canzone in base alla carriera dell’artista che la propone e che salendo, salendo, si arriva a scoprire la Golden song della settimana.
Quale sarà o quante saranno le Golden Song della settimana?
Vale Pain – I miei panni
Molto noiosa nel motivo che non ha mai cambiamenti o sussulti. Molto noiosa nel testo che è pieno di cose già sentite. Molti poi gli accenti sbagliati anche in frasi in cui non era necessario cambiarli. E’ proprio una cosa da orticaria. Tutto molto, tranne la canzone che è davvero poca cosa.
Tre
⭐⭐⭐
Nervi – Tuttelesere
Rock crudo alla vecchia maniera a sostenere un cantato sfacciato, irriverente, in diversi momenti parlato. E’ un po’ fuori tempo, nel senso che è difficile pensare che possa avere uno spazio al di fuori di un circuito live personale. Finale a sorpresa con variazione distorta da studio. Mi ha ricordato per approccio un pezzo presentato ad un Sanremo di “faziana” organizzazione, da Alessio Bonomo che s’intitolava La Croce. Mi convince poco.
Quattro
⭐⭐⭐⭐
Rayo – Chi mi amerà
Esordio per questo giovane artista napoletano. Voce decisamente acerba, tanto che pensavo si trattasse di un ragazzino. Rayo invece ha già 22 anni. Suoni ed arrangiamento fanno tanto metà anni 2000, quando il pop cercava di “urbanizzarsi”. Quelle cose sono invecchiate in fretta e fa strano sentirle riproposte oggi e da una voce che, come dicevo, per contrasto dovrebbe esserne anni luce lontana.
Quattro
⭐⭐⭐⭐
Will – Più forte di me
Tanto acerbo nella vocalità e nel suo pop piuttosto elementare. Fa un po’ l’effetto dei primissimi Benji & Fede. Il tutto si muove nel range di pochissime note e quando la canzone cresce arrivano gli effetti a coprire le magagne. C’è proprio tanto da studiare.
Quattro
⭐⭐⭐⭐
Fedez & Salmo – Viola
Fa moltissimo strano sentire Salmo in sonorità che invece sono più confacenti alla storia di Fedez. Certo, c’è un tiraggio diverso, però fa un po’ l’effetto dei duetti con J-Ax. E’ un’apertura per quello che è sempre stato uno dei rapper più ruvidi, ed è anche una mano tesa ( ed è cosa bella ) fra due che erano solitamente su posizioni, anche pubbliche, molto diverse. Tuttavia il brano, che probabilmente avrà successo già solo per i nomi in campo, è poca cosa già per Fedez se si considerano le sue hit più importanti, figuriamoci per Salmo.
Quattro 1/2
⭐⭐⭐⭐✨
Kid Gamma – Farci male
Up tempo sempliciotto ma orecchiabile. Come malattia del secolo, almeno dal punto di vista musicale, molte accento sono messe a ca… so! Strofe metricamente più interessanti dell’inciso che invece fa concorrenza ad un pezzo, per altro sfortunato, di Alessandro Canino, del 1993 e per cui il “tu tu tu” era l’occupato del telefono e che, a prescindere, è banalotto e per nulla moderno.
Cinque =
⭐⭐⭐⭐⭐=
Andrea Di Giustino – La rinvoluzione
Al contrario di quanto s’ascolta di questi tempi, il pop di Di Giustino è molto suonato. Il concetto espresso è chiaro ed anche giusto, e cioè che evolvendoci ci siamo in realtà imbruttiti, abituati al brutto. IL suono principale del pezzo, che ha praticamente la funzione dell’inciso, è però troppo vicino ad un famoso giro musicale, troppo. Da un cantautore è qualcosa che non ti aspetti e che vanifica un po’ il costruito.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐
Mandark – Dio
Beh, i detrattori delle religioni in genere, tendono a conferire al “dio” professato i mali della propria vita o del mondo in generale. Un po’ facilotto come discorso e soprattutto già sentito per l’appunto. Come se gli errori dell’uomo, le guerre, fossero colpa di quell’Essere superiore in cui crediamo. Andrebbe ricordato che Dio ( per lo meno quello mio ) ha donato all’uomo il libero arbitrio e la capacità di scegliere fra bene e male. Ad esempio io sono credente e accetto chi non crede, è una sua scelta. Mi piacerebbe però che, chi non lo fa, avesse lo stesso rispetto e non tendesse con discorsi qualunquisti a fornire motivi per non farlo.
Detto questo, a livello musicale il brano è un rock sincero e pure piuttosto incazzato nell’arrangiamento. Però, però… il rock mortificato in 2 minuti e cinque secondi è un errore piuttosto evidente. Se sei rock, te ne freghi degli algoritmi di Spotify, mettiamola così. Il pezzo andava ampliato. Lo meritava, anche se mi avrebbe sicuro innervosito con il testo.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐
Dutch Nazari – Giocare con me
La base di questo pezzo è alquanto piacevolmente strampalata, con vari innesti su una base tipicamente 80 che sembra strappata da un disco inglese di anni di new wave elettronica, che talvolta sembrano andare in dissonanza col resto, ma che invece hanno il potere di catturare l’attenzione, Più debole l’inciso, nonostante il termine giocare sia usato in senso figurato, riferito al rapporto di coppia, dove può essere usato sia con accezione positiva, che altresì negativa. E’ un discorso di ripetitività che aiuta ad entrare nel cervello ma stanca piuttosto in fretta. Comunque accettabile nell’insieme.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Miglio – Techno pastorale
Melodia e dance elettronica si sposano assieme qui. La voce di Miglio è un po’ dura per questo tipo di composizione, che in genere predilige le vocine lisce e sottili, precisissime. Però la cosa non è male: dona corpo al tutto e anche della sana sporcizia che rende il risultato più reale. Forse la base doveva essere un po’ alzata, messa più in linea con la voce. C’è comunque personalità e gradevolezza d’insieme.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Thomas – Monroe
“E se giochi, gioco anche io fino alla fine”, su una base quasi dub Thomas si mette il vestito animalesco della passione, cose che ne ufficializza la definitiva crescita. Eh si, il sesso, quella cosa sporca, sudicia che però fa perdere il controllo e che non è possibile domare se sei nel suo loop. Il pezzo ha una sua forza d’insieme che però mette un attimo all’angolo la bella voce dell’artista, qui lavorata parecchio d’effetti per renderla uniforme all’arrangiamento. Nel contesto però ci sta.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Casadilego – Oceano di cose perse
Mi ha ricordato, in questo brano, non poco L’Aura; è una questione di movimenti vocali, la tendenza ai picchi improvvisi che accentano momenti quando non te l’aspetti. E’ un mondo pieno d’atmosfere quello di Casadilego, una sorta di bolla fiabesca dal punto di vista musicale. Attenzione però al testo che non sempre arriva chiaro e la cosa può giocare contro. Il pezzo, firmato da Mara Sattei, però c’è.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
In Arte Agnese – Bicchieri di carta
Artisticità personale ed approccio musicale che sembrerebbe scanzonato di primo acchito, ma invece è appunto solo un approccio che nasconde una maestria non indifferente, una capacità di fraseggio e di gioco fra voce piena e falsetto, che trova pochissimi esempi così validi nel nostro paese. Elisa su tutti. Un po’ sconclusionato il testo, ma credo che volesse arrivare esattamente così… e ci riesce. Come cercare di mettere ordine in mezzo al caos.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Roberto Casalino – Un giorno tre autunni
La capacità di scrittura melodica di Casalino, ho capito, è praticamente universale. Ascoltando questa canzone infatti si può pensare tranquillamente ad ognuna delle belle voci per cui ha già scritto e come questa la si possa immaginare tranquillamente eseguita da ognuna di esse. Ed invece no! Stavolta sta bene anche sulla sua di voce e la rende sua, con i caratteristici toni sabbiati che poi virano in possibilità più dolci. E’ uno di quei brani classico/moderni; classico perché rispetta costruzione e schemi tipici del pop da cantare, moderno invece perché non è stantio nella proposta interpretativa, giocando di dinamiche ed intenzioni variabile durante il suo scorrere.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Angelina Mango & Nashley – Rituali
Continuo a trovare la proposta di Angelina Mango molto intelligente. Qui si muove su un pezzo elettronico interessante, adornato da un testo che racconta qualcosa e non butta parole a caso. La sua vocalità è davvero buona, ed in tanti penserebbero che con cotanto padre… ed invece io mescolo le carte e cercherei di riportare alla mente come cantava mamma Laura ( Valente, ex voce dei Matia Bazar .Ndr ) ed è a quelle evoluzioni che la sento molto vicina. Il suo percorso è però personale, non percorre strade già battute per lei dai genitori e questa è un’ulteriore intelligenza. Pertinente anche l’intervento rap di Nashley che, appare giusto per modi e non messo lì così per moda.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨
Veniamo alle Golden Song della settimana che, anche questa volta, sono due…
Luca Madonia – Non mi basta
Il sound base di chitarra, ammetto, mi ha fatto pensare tanto a quelle pubblicità di qualche prodotto caseario esposto tra le luci gialle di un tardo pomeriggio estivo fra i campi. L’immagine evocata in partenza è però in realtà non lontana dal vero messaggio della canzone: una continua ricerca di sfuggire al male, allo stress, da cui non sappiamo stare lontani. Basterebbe cercare la pace e rilassarsi nel guardare il volo di un gabbiano. Ci sono artisti ( e Luca è uno di questi ) che non hanno mai viaggiato coi grandi numeri eppure… sono quarant’anni che vivono di musica. Un motivo ci sarà, no? Una canzone bellissima come questa lo è.
Otto
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Tananai – Abissale
Oh Perbacco! Ma siamo sicuri che sia Tananai? Certo che lo è, lo si riconosce dalla sua voce strafottente e stonacchiata eppure così riconoscibile e per tanto in cammino su una strada tutta sua. E questa strada con il nuovo singolo “Abissale” passa per nuovi luoghi, fin qui inesplorati. Il cantautore approda infatti alla canzone d’amore e lo fa con tutto il tatto e la padronanza possibili, mettendo anche il cosiddetto brividino alla schiena.
Un amore finisce e c’è sempre qualcosa che ci porteremo dietro e che all’improvviso ricorderemo. Ed i ricordi possono fare male ma spesso essere anche casa. Semplicissima nella costruzione e immediata nell’arrivo emotivo. E bravo Tananai, te lo aspettavi un otto da me? Eccotelo.
Otto
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐






