Marracash contro Fedez dopo gli scontri di Milano: “Con le buone non cambi le cose”
Il post di Marracash, la frecciata di Fedez sulla Scala, la replica di Nayt e il carosello che risponde alla retorica dei soldi.


Dopo gli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre Marracash e Fedez si sono divisi sui social. Lunedì 19 Marracash ha scritto su Instagram che “con le buone non cambi le cose”, il giorno dopo Fedez gli ha risposto senza nominarlo: “non credete agli artisti ricchi che vi sostengono”.
Gli scontri sono cominciati al corteo di Italia in Piazza contro il carovita, con oltre 5.000 persone, e sono continuati con i saccheggi nei negozi del centro. Secondo il bilancio di Avvenire, nei due giorni sono state portate in questura 271 persone, 220 delle quali minorenni, e ci sono stati 32 arresti.
Marracash: “Con le buone non cambi le cose”
Marracash, cresciuto alla Barona, ha aperto il post di lunedì con una premessa sui social: “Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente”. I suoi canali, scrive, sono altri: “i testi, la musica, i concerti, le interviste. I social per me sono un ufficio stampa”.
Poi scrive: “Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita”.
Il rapper ricorda di aver detto da un palco, un anno fa, “che il potere capisce solo il potere”, e di aver pubblicato due anni fa “un disco catastrofista già dal titolo”, cioè È finita la pace.
Il post si chiude così: “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”.
Fedez: “Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono”
Martedì 20 ottobre Fedez, cresciuto a Buccinasco, ha pubblicato un lungo messaggio sui social del suo Pulp Podcast. Riconosce la rabbia dei ragazzi e parte dalla sua storia: “Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l’ho vissuta tutta”.
Fedez se la prende con i colleghi che hanno espresso solidarietà ai manifestanti: “Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala”. Il riferimento a Marracash, che nel 2019 era alla Prima con Elodie, è apparso scontato.
Poi Fedez attacca sulle sfilate: “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton”. E la chiusa ai ragazzi: “Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi”. E ancora: “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto”.
Nayt risponde a Fedez: “C’è un noi”
Sotto il post di Pulp Podcast è arrivato il commento di Nayt: “Questa è una banalizzazione di un ragazzo disilluso che non sa cosa sia davvero l’amore e le sue contraddizioni”.
Per Nayt il cinismo di Fedez “non è lo specchio della realtà complessa in cui viviamo”, gli artisti “non sono tutti uguali e catalogabili come ‘i rapper'” ed “essere più coerenti di altri oggi non ti rende migliore di loro”. E chiude con Fedez: “C’è un noi, da qualche parte, e siamo qui a cercarlo, insieme”.
Marracash risponde a Fedez: “Mai inneggiato alla violenza”
Lo stesso martedì Marracash è tornato sul tema con un carosello di quattro slide: “Ok, mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo. Esporsi vuol dire letteralmente questo, mettere la faccia fuori dal finestrino e prendersela tutta”.
Marracash scrive che gli stanno bene i titoli dei giornali e le centinaia di insulti, che considera “la prova provata che i social non sono un luogo idoneo per parlare di politica”. Sulla violenza: “Non ho mai inneggiato alla violenza”, ma “quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande”.
Alla retorica del “tu hai i soldi, non puoi parlare” il rapper risponde: “Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo”.
Fra i commenti ai due post di Marracash ci sono quelli di Guè, Gemitaiz, Madame, Tredici Pietro, Artie 5ive e Tedua, che scrive: “La tua stoffa è di fottuto tessuto sociale”.
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