17 Gennaio 2020
di Interviste, Recensioni
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17 Gennaio 2020

Le pagelle del critico musicale ai nuovi singoli italiani in uscita il 17 gennaio

Le recensioni ai nuovi singoli da Ghali a Thomas, da Romina Falconi a Mahmood. Ma non solo, recuperati anche i brani usciti la scorsa settimana

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Dopo una settimana di stop torna la nostra rubrica dedicate alle Pagelle nuovi singoli del nostro critico musicale.

Questa settimana Fabio non solo recensisce i brani in uscita oggi, 17 gennaio, ma recupera anche molti dei brani usciti la scorsa settimana.

Si ricorda che si tratta del solo parere di Fabio Fiume e non di tutta la redazione di All Music Italia e che i voti espressi al termine delle mini recensioni non mettono in relazione alcuna artisti diversi tra loro, ma essi sono attribuiti alla canzone in base alla carriera dell’artista che la propone ed all’importanza che essa assume nel percorso dello stesso.

Cominciamo subito con le Pagelle nuovi singoli del 17 gennaio 2020.

Arya – A un passo da qui

Si racconta di una scomparsa precoce ed importante per l’artista che ha scelto proprio questo singolo per debuttare.

L’arrangiamento strumentale è un po’ ovattato, tenuto più di fondo, mentre avrebbe meritato una potenza maggiore, sia nelle ritmiche.

La voce si percepisce potente ed alla ricerca di note importanti, ma anche questa è tenuta quasi flattata. Perché?

Cinque


Gabriella Attardo & Chiara Bellomo – Fuffinanna

E’ una ninnananna vera e propria, che però non capisco perché viene proposta con un arrangiamento vocale pieno di echi, quasi ansimante.

Il testo è un racconto di un momento specifico di vita del nascituro, proprio i primi periodi. Sinceramente non la canterei ad un mio bambino.

Quattro


Emanuele Barbati & Kaufman – Chi manda le onde

Una collaborazione nata dalla stessa produzione, Barbati trova i Kaufman con cui non condivide solo chi crede in lui, ma anche lo stile che parte da un’elettronica incalzante che però, nel suo caso, si contamina anche di strumentazioni più reali.

Le onde sono quelle che tornano a bagnare gli occhi di una lei, ed a mandarle sono i ricordi, il passato che ha fatto soffrire.

Lui, adesso che sa, è pronto a restare, su una ritmica funzionale ed un motivo scorrevole e piacevole.

Sei +


Ben Dj – Prendila così

Nuovo rifacimento del classico di Battisti, divenuto più classico col tempo che al momento della sua uscita nel 1978, in cui non fu nemmeno singolo.

Qui si usa solo l’inciso ed è pretesto per movimentare con un testo una base danzereccia dove il sax è la variabile positiva, che avvicina la produzione ad alcune cose di stile, tipo Touch And Go, che fecero moda una ventina d’anni fa.

Sei=


Vinicio Capossela & Young Signorino – + Peste

Non è un’accoppiata creata in maniera naturale, ma è Signorino che è andato a riprendere un brano dall’ultimo disco di Capossela e lo ha rivisitato.

E suona tutto un po’ strano ma tutto sommato organizzato bene, tanto che sembra quasi che sia nato così.

E’ un approccio più serio alla musica da parte del rapper che riesce a non sfigurare al cospetto di cotanto maestro che, nonostante sia sempre lontano dalle mode, ha scelto di concedersi ad un artista, guarda un po’, di moda.

Sei +


Daniele Chiarella – Ho bisogno di te

Una disperazione, un bisogno che si sceglie di non urlare, ma di sussurrare o poco più.

Interessanti alcune scelte dell’arrangiamento musicale, mentre la scelta cantata finisce con l’essere un po’ noiosa, o meglio, devi essere nel mood adatto per sorbirla, altrimenti c’è poco da fare, corri il rischio di prender sonno.

Cinque ½


Lucio Corsi – Cosa faremo da grandi?

Io non ho mai capito di che cosa sono fatte le conchiglie e come fanno ad arrivare sulle spiagge affollate”.

E’una delle frasi emblematiche di questa canzone in cui si racconta della relatività delle cose, di come a volte pure i progetti di cui eravamo sicuri, vengono all’improvviso messi da parte… “buttando nel vento il lavoro di anni”.

Sente l’influenza della produzione tra gli altri di Francesco Bianconi, anche se la personalità di Lucio sembra abbastanza definita.

Il pezzo ha un suo perché anche se è per senso rivolto più a palati elitari che popolari.

Sette


Crisaore – Sereno

Anche questo brano può ascriversi al filone dreampop, questo modo di proporsi con un mood che mischia elettronica ed acustica, una voce contaminata da echi e sdoppiamenti.

Lo stile ha una sua possibilità di trovare un pubblico anche se per colpire bisogna per forza far presa sulla canzone, che deve avere qualcosa che le altre nello stile non hanno.

Se invece si è in media, come qui, non c’è nessun appiglio che ti permette di emergere rispetto ad altri che fanno lo stesso stile… soprattutto se la voce è femminile e sottile e gioca tra falsetti per rimpolpare la gamma di note prese, altrimenti troppo piccola.

Cinque


Nino D’Angelo – Si turnasse a nascere

E’ una nuova veste ancora questa dell’artista partenopeo, passato dal “neomelodico” da musicarello degli esordi, a campione del pop made in naples di metà ottanta, fino all’etnico dei 90/00.

Ed oggi è più attoriale, più maturo, più racconta storie. Indubbiamente non per il mondo radio, ma sicuramente dal senso artistico che va al di là di tutto questo.

Sette


Dardust – Ruckenfigur

Sembra una di quelle canzoni, tracce, musiche adatte alla contemplazione di un panorama che è però mutevole; un prato giallo fieno e graminacee che è illuminato da un caldo sole primaverile che è oscurato d’improvviso da una nuvola carica d’acqua ed ecco che il prato è scosso dalla pioggia.

Frattempo mentre torna il sereno sopraggiunge la notte e lui, l’osservatore, è sempre lì seduto ed osserva.

Otto


Daniele De Martino – Ti sto pensando

Ballata melodrammatica, da film musicarello, propria di quei momenti in cui lui sente la mancanza di lei e nella sua stanza va avanti e indietro col telefono sul letto, che vuole chiamare poi riattacca e si strugge.

Tutto tronfio, tutto solito, tutto uffà!

Tre


Dente – Cose dell’altro mondo

E’ una sorta d’evasione mentale che si ha bisogno a volte di provare in provincia, tra la nebbia, i bar, il lampioni spenti, ed un incontro con chi ha lasciato tutto questo, andando in posti indubbiamente più vivi: l’America, Milano, Napoli, la luna.

Anche io avrò da dirti di come ti ho dimenticato durante quest’assenza, di cosa è rimasto di ciò che eravamo noi. Il tutto su melodia e strumentazione semplice ed efficace, leggiadra oserei dire.

E ne giova il testo che arriva esattamente con quel misto d’amarezza che non vuole nascondere.

Sette


Paola Di Leo – Black mirror

Con una chiara matrice soul americana Paola riesce con questo brano per prima cosa a non sembrare nemmeno italiana; è proprio il modo di stare sulle parole, di separarle metricamente, oltre che di provincia.

Il pezzo è scritto molto bene, atto proprio a mettere in evidenza una voce particolare e le angosce di cui un brano del genere è portatore sano… e per questo non troppo sano, scusate il gioco dei parole.

Sette


Sarah Di Pinto – Uragano di stelle

Struttura del pezzo abbastanza semplice, con ripiego sull’elettronica che sembra diventato una sorta di sport nazionale per giovani artisti.

La voce pur precisa e pulita manca di specificità e la cosa è chiaramente più forte quando il pezzo non riesce a richiamare l’attenzione.

Finale ingiustificatamente tronco.

Quattro


Diorhà – Un altro pianeta

Sound elettronico abbastanza solito per un canzone che non esplode e paga un inciso che quando dovrebbe aprire, gioca di chiusura.

Anche a livello di testo pure essendo chiara nel messaggio dove è il ritrovarsi e bastarsi a farci andare bene le cose, dice molto poco a livello emotivo, non usando frasi che fanno la differenza tra questa canzone e le tante altre, per tema, simili.

Quattro ½


Drago – Tutto stanotte

Nasce bassista e qui si propone in prima linea con questo pezzo elettronico, un po’ sparato nel cantato e con la voce “protetta” da echi che ammorbidiscono questo senso di spinta.

L’intenzione fa molto Tommaso Paradiso e purtroppo per Drago, siamo su un artista che è troppo in auge oggi per essere già “doppiato”.

Quattro


Easy Funk – Sognare è gratis

Quartetto che ha scelto la chiave funk per arrangiare i propri pezzi che partono comunque dal rap come modalità espressiva.

E come marchio di fabbrica nel loro nome anche la parola easy, facile, e non a caso la proposta è estremamente easy.

Il pezzo avrebbe comunque avuto bisogno di uno special, di avere un minimo di sorpresa, visto che a partire dalle prime note tutto risulta abbastanza prevedibile.

Cinque


Elodie & Gemitaiz – Non è la fine

Mette da parte la musica più scanzonata prodotta ultimamente e si propone con un pezzo urban che fa decisamente più strada con meno patinature e più macchie da lucidare.

La voce di Elodie è precisa per questo stile in cui non sono necessari virtuosimi ma pienezza di base ed un giusto equilibrio con i suoni da studio più che con gli strumenti veri.

Con i rapper poi va indubbiamente a nozze, anche se in questo brano l’inciso è paradossalmente meno incisivo delle strofe, e non è cosa da poco.

Sei =


Era Serenase – Catrame

Si descrive la vita di notte in cui puoi anche sballare sentirti in un’altra dimensione e non essere pronto, alla ricomparsa del sole, a tornare alla normalità.

Le voci combinate del duo, rap quella di lui, pop sognante quella di lei, riescono nel dare un risultato d’insieme finito.

Funzionano pure nell’alternarsi, non cadendo specificamente in uno stile o nell’altro. Il sound è elettronico basato melodicamente sulle basse.

Sei ½


Ex Otago – Tutto ciò che abbiamo

Tornano in modalità ballad ( quasi sanremese verrebbe da dire ) gli Ex Otago, che in questo pezzo raccontano sempre il quotidiano di una storia che ha vene di malinconia e, scenograficamente, di noia.

La nostra relazione non è tutto ciò che abbiamo” … e quando lo stai dicendo o pensando, probabilmente sei già girato da un’altra parte. Il discorso musicale è decisamente pop e apre solo nel finale ad una bella chitarra.

Sei


Detto Ferrante Anguissola – La nave nera

Proveniente dal passato in tutte le sue sfaccettature, questo brano appare un po’ fuori tempo massimo.

Il testo è chiaramente importante e la neve nera del titolo potrebbe essere tutto il brutto che stiamo combinando e che solo nell’operato delle generazioni future si può nutrire un po’ di speranza.

Il problema è che è troppo difficile che le generazioni future ascoltino un prodotto come questo, che sarebbe risultato demodè già negli anni 80.

Quattro


Romina Falconi – Ringrazia che sono una signora

Continua la promozione del disco di Romina Falconi, Biondologia, con questo nuovo estratto che né specchio assoluto.

Romina è diventata, con i suoi testi e la sua irriverenza mista a capricciosità ed un filo di melodramma, icona per tutte quelle donne stanche di essere usate: tra amanti usate all’occorrenza con mogli a casa, fedeli fidanzate prese in giro, nuore che subiscono l’onnipresenza della suocera, quelle stanche di fare le signore quando invece ti prenderebbero a calci in culo.

Il discorso pop funziona e guadagna sorretto dalle immagini di video che hanno sempre, come i testi, quella componente trasgressiva senza esagerare.

Sette


Alice Favaro – Limiti opposti

Voce interessante per timbro e scelta stilistica che mette assieme oltre ad un buon cantata anche una carica interpretativa non male.

Il brano non è quello della vita, però ha una matrice molto americana, da ballata corale che fonde pop e percezioni black alla Mariah Carey senza mugolii.

Sei ½


Febo – Nonna dammi 4 numeri

Febo ( Andrea il nome completo ndr ) ha indubbiamente trovato una nuova linfa artistica, una scrittura efficace e ben appoggiata sulle proprie capacità.

In questo nuovo singolo confezionato in chiave ballad, sfugge alla routine di pensiero, quella che considera la Domenica come il giorno del riposo, mentre per lui è quello di una visita obbligata, quello che ti lascia tempo per pensare a cosa dovresti fare, che ti riempie di ansie.

E la nonna … torna nei sogni e magari chissà, gli regala quei 4 numeri che le ansie le farebbero sparire tutte. Molto buono anche melodicamente.

Sette +


Ricky Ferranti – Dubbi acerbi

Indubbiamente chitarrista Ferranti si produce in un brano che parte proprio da quello.

Il pezzo ha una finestra aperta sul blues ed un’altra sul country, risultando poco nostro. Mette in mostra le sue qualità di musicista, su cui sciorina un buon testo che però non è proprio chiarissimo.

Fai quasi fatica a seguirlo per capire cosa sta dicendo. Vocalmente, in alcune sfumature, mi ha ricordato Mario Venuti, che pur è di tutt’altra area geografica.

Cinque


Gazzelle – Vita paranoia

Sto come una bomba ma mica in senso buono, nel senso che domani esplodo” è l’incipit dell’inciso di questo brano che sottolinea sempre quanto sia originale Gazzelle.

E non è solo un discorso di testi, ma anche d’intuizioni musicali. Ad esempio questo pezzo, assolutamente moderno per metrica e linguaggio, non manca di avere nel suo arrangiamento più di una sensazione vintage, sorta di usato sicuro che spesso è tenuto meglio del nuovo.

Sette ½


Ghali & Salmo – Boogieman

Base che sembra trascinata qui direttamente dagli anni 90 col teletrasporto, da quel mondo che era tipico di situazioni tipo Livin’ Joy ed altri.

L’accoppiata funziona e sulla carta non era così mica facile pensarlo? Questo è un esempio di brano corto, ma che suona completo, che non aveva bisogno d’altro, giusto per lasciar capire cosa intendo quando appello come tronche altre canzoni.

Forse è il giusto pezzo per ridare lucentezza all’argenteria Ghali mentre Salmo non ne ha affatto bisogno.

Sette


Giaime, Pyrex & Andry The Hitmaker – Niente

Punta sulla melodia e sulla collaborazione con parte del mondo della Dark Polo Gang per questo singolo Giaime ed il risultato oggettivamente c’è.

Il linguaggio è più pulito rispetto agli stereotipi di stile, pur senza rinunciare ad una storia che ha un inizio ed una fine, che è comunque un cerchio chiuso.

Unica pecca che è quella che segnalo sempre, ovvero che si resta confinati in una durata, qui 2 minuti e 40 scarsi, che non permette evoluzioni d’arrangiamento o semplicemente di motivo melodico. Ma è moda, deplorevole, ma moda.

Comunque ampiamente sufficiente.

Sei ½


Galeffi – Dove non batte il sole

Atmosfere vintage ed allo stesso tempo originali, così come la voce di Galeffi che si pone a metà tra il mondo indie, dove l’intonazione può essere un’opzione, ed il pop mainstream, per via delle aperture molto italiane della sua melodia.

Anche se ti prende lo sconforto c’è sempre la speranza, un posto dove potrai godere di una pausa e ritrovare lo slancio.

Sette


Giacomo Ghinazzi & Tito – I want you more

Il dj producer ed il vocalist blues tornano a collaborare assieme per questa traccia che rilancia un tipo di dance non più così usuale e per certi versi quindi più nuova.

Si presta ad ambientazioni di massa ma anche clubbing.

La voce è elegante e quanto mai distaccata dal suo stile di provenienza, come a dire che se canti bene ed il timbro è buono puoi cantare ciò che vuoi.

Arrangiamento curato e suoni bilanciati tra loro.

Sette


I Desideri & Livio Cori – In bilico

Tematica da baciata elettronica in sottofondo nella nuova proposta de’ I desideri, qui appoggiati da Livio Cori.

Sempre a metà tra italiano, stavolta senza inflessioni territoriali, e napoletano puro come segno distintivo.

La proposta è in realtà nuova per il loro mondo, solo che continuo a suggerire di eliminare l’autotune.

Quando si parla di cantanti e non di rapper io voglio sentire la voce, quella vera, non quella modificata da una macchina. Manca uno special.

Sei


I Giocattoli – Tutto è sempre uguale

Questo pezzo d’ atmosfera sognante, proposto tutto con doppia linea vocale che rende ancor più acuto il senso del sogno appunto, racconta come a volte le felicità provate, che ci hanno esaltato, poi nelle mura di casa nostra, a bocce ferme erano solo situazioni effimere.

Lo spazzolino è sempre uno, il letto troppo grande per me”. Aperture indie, con qualche rimando da brith pop. Molto interessante e personale.

Sette


I Problemi Di Gibbo – #Buonumore

Un po’ di “e” troppo aperte che anche se distintive di una provenienza territoriale, in un pezzo tirato come questo che unisce sintetizzatori e chitarre, appare come uan sorta di disturbo, una distrazione dissonante.

Il pezzo ha comunque una buona valenza radiofonica ed un testo che racconta di quel che siamo anche grazie agli incontri avuti, pure con quelli che abbiamo perso per strada.

Sei


Il Nucleo – Cellule impazzite

Mancavano da una manciata d’anni non trascurabile quelli de’ Il Nucleo, e tornano adesso con questo brano che mette sempre in piazza la loro matrice pop rock che ha però naturale predisposizione all’indie/rock.

Forse è la voce che li porta verso certe scelte o che comunque è riconducibile ad un filone tipicamente british.

Il singolo ha una linea guida ipnotica ed è ben sviluppato nel cambio strofa inciso senza trascurare la parte ritmica che vibra ora come 15 anni fa.

Sette


Paola Iezzi & Miss Keta – Ltm

Forse da quando è solista questo è il pezzo più “Paola & Chiara” che abbia realizzato la moretta del duo, o almeno quello che ti aspetteresti da una nuova produzione delle due, che sono sempre state dietro alle tematiche dance maggiormente di moda ai tempi dei loro grandi successi.

Myss Keta non a caso ricorda diversi dei loro successi nel suo rap su base reggaeton.

Ha fatto pezzi decisamente migliori eppur non è andata chissà in che modo, allora tanto vale per Paoletta provare a far ballare di nuovo. E ci riesce.

Sei ½


J-Ax & Max Pezzali – La mia hit

Chiaramente cerca l’effetto simpatia e l’ottiene soprattutto se l’ascolti guardando il video che è pieno di star e di rifacimenti dei loro video.

Il pezzo da solo però è già sentito, sia per arrangiamento musicale che proprio per stile, muovendosi nel mood di quello che può considerarsi lo zio del rap. Mi ha fatto pensare ad esempio a Il Bello D’esser Brutti.

Anche Pezzali fa se stesso per l’inciso. Insomma brutta non è, ma non aggiunge e non leva alla carriera d’entrambi.

Cinque


Kutso – Strade interrotte

Stavolta l’irriverenza solita dei Kutso lascia il posto ad una ballata più esistenzialista e cantata in maniera più seriosa.

Sarà che è insolita come proposta da parte loro, però non arrivano così forti come quando scanzonano, pur riuscendo a dire tra le righe cose che restano.

Quel che resta qui invece è prevalentemente la bella prova vocale della loro voce guida.

Sei =


Giacomo Lariccia – Mi tradirai

Sembra si parli di una storia ma, in realtà, la possibilità del tradimento di cui si canta è concesso a… al cellulare!

E’ lui che negli ultimi anni raccoglie tutte le nostre confidenze, i nostri più intimi pensieri e che però potrebbe pure rompersi, oppure essere letto da altri.

E’ tutto un pochetto esagerato anche se irriverente e l’inciso un po’ sciupone delle strofe più articolate. Arrangiamento retrò.

Cinque ½

Clicca su continua per la seconda ed ultima parte delle recensioni.

Continua

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