19 Febbraio 2019
di Interviste, Recensioni
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19 Febbraio 2019

Intervista ad Orietta Berti “Per i 55 anni di carriera mi piacerebbe un pezzo di Tiziano Ferro…”

Tornata a ricoprire il ruolo di "coach" per il secondo anno a "Ora o mai più", abbiamo incontrato Orietta Berti per ripercorrere una carriera ricca di grandi successi e curiosi aneddoti

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Ogni volta che compare in tv, catalizza sempre l’attenzione dei più. Orietta Berti è una figura iconica della musica italiana, una che vanta 54 anni di carriera che non ha mai conosciuto momenti di stop, complice il suo sapersi reinventare di continuo, usando un’arma che le è propria: una proverbiale simpatia.

Se questa caratteristica la unisci poi ad una voce cristallina, che come dice il suo collega di attuale programma Red Canzian è un diapason e che, tale voce, supporta da sempre alcune delle melodie più belle della musica italiana che proprio tramite quella voce abbiam conosciuto, il gioco è fatto.

Oggi Orietta, oltre che nel consueto salotto domenicale dell’amico Fabio Fazio, è tra i coach di Ora O Mai Più, il programma del sabato sera dell’ammiraglia Rai, condotto da un sempre più divertito Amadeus e prodotto con la collaborazione della Ballandi Multi Media, ed in questa veste non solo sta aiutando la sua “allieva” Barbara Cola a provare a tornare alla ribalta, ma non sta lesinando di dispensare le sue conoscenze e la sua preparazione musicale, finanche a scontrarsi con le altre pepate coach ovvero Marcella e Rettore.

La raggiungo tra una prova e l’altra per scoprire che, intervistarla, è qualcosa di facilissimo ed anche affascinante, giacché sei di fronte ad una persona che è curiosa e che, come tale, non si risparmia dal raccontarti le sue di curiosità:

Come va Orietta? Questa è una nuova stagione piena d’impegni…

Va molto bene. Sono appena uscita dalle prove e domani si ritorna per la prova generale.

Lei è uno dei ritorni ad Ora O Mai Più, in qualità di coach. Ha già fatto un bilancio di questa nuova esperienza?

L’anno scorso avevo Valeria ( Rossi ndr ), dotata di una voce molto particolare, sua; alcuni l’hanno molto elogiata, altri criticata. Adesso invece sto lavorando con Barbara Cola che essendo una vocalist, una cantante di voce, dotata di una grande estensione, quella che io definisco musicista vocale, si presta maggiormente al mio repertorio.

Sicuramente quello più classico…

Veramente vorrei metterla alla prova anche con qualcosa di più ironico, farle sorridere la voce. Valuterò se è il caso nelle puntate a venire.

Orietta le mie interviste per All Music Italia sono sempre delle vere e proprie chiacchierate; faccia conto come se le stessi offrendo, da buon napoletano, un delizioso caffè. Ha voglia di raccontarsi un po’?

Vado a nozze! Non posso dire la marca, ma sai che a casa mia io consumo solo caffè napoletano? Anzi ti racconto subito una prima curiosità: la prima volta che è venuto Osvaldo, che poi sarebbe diventato mio marito, a casa, gli ho preparato il caffè napoletano e ci ho messo dentro un cioccolatino sciolto. Lui non lo aveva mai assaggiato.

Lo ha conquistato anche per la gola quindi?

E certo! Come da voi giù, anche dalle mie parti si mangia molto bene ed una donna deve sapere conquistare il suo uomo anche con gli alimenti.

Il suo primo approccio vero e proprio col mondo dello spettacolo è stato attraverso i panni di Suor Sorriso, nel 1964. Come è accaduto che prendesse questa strada?

Studiavo sin da bambina canto lirico, anche per far felice mio padre che era un ottimo cantante lirico, ma che non aveva potuto studiare in tal senso ed aveva trasferito a me questa sua passione.

A dieci anni già prendevo lezioni in tal senso, anche se i maestri un po’ mi ostacolavano perché dicevano che ero ancora troppo piccola. Purtroppo quando finalmente trovai un maestro che mi prese a cuore e poteva e voleva insegnarmi, mio padre venne a mancare. Così volli fare dei tentativi anche con la musica leggera.

Le sembrava più facile?

Soprattutto perché c’erano spesso concorsi, possibilità. Partecipai quindi ad un concorso a Reggio Emilia ed in giuria c’era Giorgio Calabrese che mi notò e mi diede degli indirizzi a Milano dove si tenevano dei provini per le case discografiche. Andai e pensa che incontrai a quei provini Memo Remigi, Fabrizio De André ma anche altri divenuti poi famosi più come autori, tra cui Zambrini che firmò ad esempio La Fisarmonica di Morandi ed Isola divenuto poi celeberrimo per essere l’autore di La Voce Del Silenzio.

L’incontro con lui in giuria fu una manna dal cielo. Mica tutti ti prendono, ti portano a fare provini? Non è come oggi che magari con internet hai possibilità d’inviare email, messaggi etc etc. Lui mi ha seguita fino a che non ho trovato il mio primo contratto con la Philips.

E furono loro a proporle le canzoni di Suor Sorriso?

Contemporaneamente alle registrazioni di Tu Sei Quello, che poi uscì nell’estate del 1965, stava avendo successo questa suora belga le cui canzoni erano cantate in francese e in inglese ma non in italiano. Mi chiesero così di registrarle io perché si voleva lanciare questo progetto esclusivamente in Vaticano, per le edizioni paoline.

Ma poi i panni di questa suora li ha vestiti anche come attrice in alcuni classici musicarelli..

Si ma li, anche se cantavo delle canzoni di Suor Sorriso, come Dominique, interpretavo in realtà il personaggio di Suor Teresa, che insegnava canto ai bambini della scuola elementare.

Visto che la sua carriera come cantante, tanto inseguita, non era però ancora partita, non aveva paura che un personaggio così forte e riconoscibile come una suora, l’imprigionasse?

Certo, lo avevo fatto anche presente al presidente di allora che era un tedesco. Lui però mi rassicurò perché con Tu Sei Quello mi avevano presentato al Disco Per L’Estate ed era una veste di me diversa, con una canzone d’amore che non si sarebbe scontrata con le canzoni della suora perché in realtà fuori dal Vaticano il disco non sarebbe uscito.

Invece poi non fu così perché il disco fu talmente un successo che poi lo fecero uscire anche nei negozi. Ma alla fine mi aiutò senza ostacolarmi.

Raccontiamo allora di Tu Sei Quello ma anche Io Ti Darò Di Più, Io Tu E Le Rose, Quando L’Amore Diventa Poesia solo per citarne alcune. Tutti grandi successi lanciati nelle varie manifestazioni. Ma come li sceglieva?

Ah questa è una bella domanda perché mi permette di raccontare una cosa davvero curiosa. Spesso mi chiedevano in quegli anni come facessi ad azzeccare sempre i successi; molto semplice!

Essendo dell’etichetta Philips, che aveva anche moltissimi operai, per capire quale brano si doveva portare ad una manifestazione, me ne facevano incidere tipo 4 o 5.

Ma cosa mi sta dicendo?

E ma mica solo io eh? ( ride ndr ) Tutti gli artisti dell’etichetta provinavano una manciata di brani. Tieni conto però che il provino era non una demo come quelle che si fanno oggi, che praticamente sono voce ed un filo d’accompagnamento e poi se scelte devono essere praticamente rifatte da capo.

All’epoca i provini si facevano sulla base che era già quella che doveva essere, con gli archi, l’arrangiamento già pensato.

Si ma non mi ha ancora detto cosa c’entravano i dipendenti?

Registrate le canzoni queste venivano mandante in fabbrica e fatte ascoltare per una settimana intera agli operai, ma anche ai dirigenti, all’amministrazione, mentre lavoravano. Al termine della settimana questi dovevano compilare una scheda dove barravano il titolo della canzone che gli era piaciuta di più e, senza se e senza ma, quella era la canzone che iscrivevano alla manifestazione.

Era come già avere una porzione di giuria e sapere quindi che il pezzo avrebbe fatto presa?

Infatti i brani andavano sempre benissimo.

E ma allora la domanda adesso viene da sé: le è mai capitato di amare particolarmente una canzone che però il “pubblico” dell’azienda non sceglieva?

Diciamo che già le 4/5 canzoni provinate erano comunque scelte da me, quindi in linea di massima mi piacevano tutte. Poi quelle che non venivano scelte le includevo comunque nei 33 giri oppure come lato b dei 45 giri. Anche se rivelo che nelle canzoni dei “sondaggi” c’era Grande Grande Grande, che non era come poi l’ha incisa Mina. Quella mi piaceva particolarmente e quindi la portai due volte ai sondaggi come provino ed arrivò tutte e due volte seconda.

Cosa le piaceva in particolare di quello che è riconosciutamente un grandissimo pezzo della nostra musica?

Che era l’esatto contrario di Tu Sei Quello. Mentre li cantavo di aver trovato l’uomo perfetto, quello che s’incontra una volta e mai più, in Grande Grande Grande si cantava invece di un amore di tribolazione. Poi comunque l’ho incisa lo stesso.

Mi sa spiegare perché due classici come Io Ti Darò Di Più e Quando L’Amore Diventa Poesia, nonostante lei li abbia condivisi con due grandi artisti quali rispettivamente Ornella Vanoni e Massimo Ranieri, nell’immaginario collettivo sono considerati dei successi più suoi?

Ornella doveva sostanzialmente rispettare se stessa, il suo genere. Decise quindi di cantare le strofe della canzone in una tonalità più bassa, mentre io decisi, anche per diversificare, di andare un’ottava sopra nella strofa, di farla più lirica. E’ logico che questa melodia, essendo più alta, resta maggiormente nell’orecchio.

Per quanto riguarda Massimo invece, la canzone l’ho portata io a Sanremo. In quei provini li avevo anche Alla Fine Della Strada che poi ha inciso Tom Jones facendone un successo da 14 milioni di copie vendute come Love Me Tonight. Arrivarono tutte e due prime a pari merito e la casa discografica scelse Quando L’Amore Diventa Poesia per la linea melodica.

Massimo l’ho voluto proprio io perché era esploso con Rose Rosse, aveva tanta voce ed essendo questa una canzone molto estesa, lui la poteva cantare benissimo. Non l’ha amata molto, anzi per un periodo non l’ha cantata proprio più. Ultimamente invece, si è ricreduto e spesso la ricanta.

Se non ricordo male tra l’altro questa è proprio la sua canzone preferita?

No, la preferita resta sempre Tu Sei Quello perché non solo è la prima, ma proprio per la melodia, pulita, e per l’epoca nuovissima. Poi viene Quando L’Amore Diventa Poesia.

All’inizio degli anni 70 invece c’è proprio un cambio di stile, passando dal melodico ad una serie di canzoni solo sulla carta più ironiche ma che in realtà nascondevano una forte morale come Finchè La Barca Va, Tipitipiti, Via Dei Ciclamini, Non Illuderti Mai…

T’interrompo per dirti che proprio quest’ultima è la mia canzone più incisa al mondo. Vanta una cover persino degli Abba che l’hanno ripresa proprio usando lo stesso mio arrangiamento.

Come mai però questo cambio di passo?

In realtà non è così. Diciamo però che queste allegre le tenevo per il Disco Per L’Estate, tranne Tipitipiti che però il testo è in realtà un abbandono.

Negli anni 70 i grandi cantanti pop vanno in difficoltà. Emergono i cantautori, si racconta di crisi, d’impegno sociale. Lei, invece, non ha perso nemmeno un grammo della sua popolarità. Come ha fatto?

Io sono stata fortunata. I direttori della mia etichetta erano sempre stranieri e diciamo che loro erano sempre attenti a cosa gli italiani sotto loro contratto dovevano proporre. Diciamo che prediligevano da noi sempre il bel canto all’italiana. Però essendoci la crisi della canzonetta a favore dei cantautori pensarono bene di andare a lavorare sulle nostre radici e mi fecero esplorare il folk.

Questa cosa mi salvò anche agli occhi della critica più intellettuale, perché alla fine era proprio una rilettura di ciò che eravamo. Lavorai così proprio sulle canzoni originali e con persone accanto a me che m’insegnavano la corretta pronuncia. Feci così tre Lp che hanno venduto l’ira di Dio… sto parlando del 1974 e la musica si vendeva tantissimo. Dopo mi han seguito tutti.

Orietta ma nel mondo della canzone, nella sua sterminata carriera, chi riconosce come vero amico?

Il primo che ti direi è stato Little Tony. Ogni volta che passavo per Roma, passavamo tanto tempo assieme. Un altro è stato Giorgio Faletti con cui accettai pure di fare un Sanremo, che fu divertentissimo, nel 1992 con Rumba di Tango. E poi Morandi, anche se sai cosa ti dico? Che sono amica di tutti, perché io non sono una che rompe le scatole. Non sono una che telefona di continuo; ho sempre paura di togliere del tempo, di disturbare.

Ah voglio ricordare Al Bano a cui voglio molto bene, che ogni cosa che fa mi pensa sempre e poi Fausto Leali. E’ che io ho sempre molto rispetto, prima per la persona e poi per l’artista.

Negli anni 80 invece vicino alla voce cantante si è aggiunta anche la voce “personaggio televisivo”. Come è iniziato questo corteggiamento della tv?

Ho partecipato a dei programmi revival come Una Rotonda Sul Mare o C’era Una Volta il Festival, ma anche prima di questi che sono già sul finire degli 80. Oltre ad essere molto chiamati in Rai, noi cantanti avevamo molto spazio anche sulle reti private che allora prendevano il largo. Ad esempio ho partecipato alle Premiatissime di Canale 5.

Discograficamente poi mi producevo da sola e per me, in quel periodo scriveva per me Umberto Balsamo. Ebbi dei riscontri ottimi a Sanremo con Futuro nel 1986 e una delle edizioni di C’era Una Volta Il Festival, arrivai prima tra le donne con Io Ti Darò Di Più e vinsi il premio: una pelliccia!

Conduceva il grande Mike Bongiorno e non poteva che esserci in palio una pelliccia…

E’ vero ( Ride ndr ). Ricordo pure la marca… era quella lì, ( la nomina ndr ) che faceva sempre da sponsor ai programmi di Mike.

Televisivamente che anni erano?

Per noi cantanti anni pieni di lavoro, molto ricchi. Le tv private in espansione cercavano chiaramente di avere un po’ di storia e la recuperavano attraverso noi. Perché vedi, quel che la gente giovane non può sapere, è che noi cantanti di quel periodo li, facevamo ad esempio le Canzonissima, stavamo in tv 4 mesi. Si iniziava il 6 Settembre e si finiva il 6 Gennaio. La gente s’affezionava per forza a te.

E difatti voi eravate i cantanti che vendevano un milione di copie a pezzo!

Ti racconto che una volta fu fatta addirittura una riunione in casa discografica perché un mio pezzo, Tipitipiti, dopo due settimane da Sanremo aveva venduto “solo” 800.000 copie ed era in ritardo rispetto agli altri miei precedenti. Si dicevano: “come mai, in cosa abbiamo sbagliato”! Poi alla fine chiuse a 1,3 milioni

Qual è la sua canzone più venduta?

Finchè La Barca Va che ha venduto 9 milioni di copie.

Lo deve dire da Fazio questo, quando lui la prende in giro!

No, meglio non dirlo, sennò arriva la finanza!

Lei è un mito, mi è troppo simpatica Orietta, glielo dico col cuore e senza essere Barbara D’Urso!

(Ride di gusto ndr ) Comunque non è tornata indietro nemmeno una copia.

Mi lascia un suo ricordo di Giorgio Faletti?

Quando abbiamo fatto Sanremo io mi sono sentita per l’unica volta davvero come in vacanza. Non sentivamo la gara, ci siamo divertiti. Ovunque andassimo la gente ci accoglieva in maniera eccezionale. Una volta al ristorante, ricordo proprio che si avvicinavano sempre più, ma non per infastidirlo, ma solo per ascoltare le sue battute. E poi era un gentiluomo, un signore.

Ricordare quel periodo, ora che lui non c’è più, mi fa sentire orgogliosa perché feci bene ad accettare, a fidarmi di lui.

E poi nei 90 mi diventa conduttrice?

Sanremo Giovani fu molto visto e mi portò moltissimi complimenti proprio dalle maestranze. A riguardo la cosa buffa era che io avevo una cartellina in mano solo per fare scena. Sopra non c’era scritto nulla se non la scaletta degli artisti e il titolo della canzone che presentavano. Io chiesi: “ma come”? Mi risposero che dovevo andare così, a braccio, che sarebbe stato più forte.

Invece il serale con le ragazze di Non è La Rai, fu sospeso dopo 5 puntate, perché insorsero le associazioni per la tutela dei minori, perché cantavano anche dei ragazzini. Nessuno notò che erano accompagnati dalle mamme. Pensa ad oggi quanti programmi con bambini protagonisti si son fatti!

Ma il connubio con Fabio Fazio come è nato?

Ero negli studi Rai dove lui stava facendo Quelli Che Il Calcio. C’incontrammo nei corridoi e mi chiese il perché non andassi ospite da lui. Gli risposi la verità e cioè che non so nulla di calcio e lui di ribattuta mi disse che ero quindi perfetta. Ho fatto 5 edizioni e sono andata in viaggio ovunque, in posti meravigliosi per i collegamenti.

E quale è il posto più esclusivo che ha visitato?

Non è per Quelli Che Il Calcio ma è dal Papa.

Quale Papa ha conosciuto?

Veramente ne ho conosciuti tre: Giovanni Paolo IIBenedetto XVI e adesso Papa Francesco a cui ho regalato il mio cofanetto. Lui mi ha chiesto: “Signora Berti lei canta bene? Perché chi canta bene, come diceva Sant’ Agostino prega due volte.

Torniamo ad Ora O Mai Più: è il suo secondo anno e attraverso anche la sua musica, stiamo ascoltando brani indimenticabili che però non abbiamo più occasione di ascoltare…

E aggiungerei soprattutto che li ascoltiamo per intero e non quei tagli televisivi di un minuto! Cosa vuoi capire in una canzone in appena un minuto?

Ma mi spiega perché l’anno scorso con Marcella, quest’anno con Rettore, ci sono punzecchiamenti continui? Cosa c’è che non sappiamo del dietro le quinte?

Di Marcella non mi è piaciuto l’anno scorso il tono delle sue critiche alla mia Valeria Rossi. Per 4 puntate l’ha massacrata con giudizi poco carini, dall’essere stonata al non aver voce, fino persino a canti come un gatto che miagola. Non si può dire questo, si trovano altre parole. Poi mi dai anche il 5, però non dici ad un’artista che sta cercando la sua nuova strada e che vuole riemergere cose di questo tipo.

La gente poi fuori, sapendo che tu sei la maestra, si convince che magari è davvero così, mentre Valeria non è affatto stonata. Ha proprio un modo di cantare suo, sempre un po’ in minore, che è così, la voce è sua, è personalissima.

E la Rettore?

Beh lei ci penalizza, perché in automatico il suo è un cinque, sin dalla prima puntata. Il bello è che poi non da una motivazione. Sin dalla prima puntata le dice che sembra una che vende il cocco! A Barbara? Ma se ha una voce potentissima e soprattutto ha fatto tanto teatro musicale. A lei il lavoro non manca. Certo è che poi lei ha detto che Mina canta come una lavandaia, che Vallesi aveva mandato fuori tempo l’orchestra con il direttore De Amicis che continuava a dirle che non era vero. O quando ha criticato una canzone perché era basata sul giro di do; sai quanti capolavori sono basati sul giro di do? Allora io dico sempre che uno prima di parlare debba pensare per non dire poi delle stupidaggini.

Adesso però ha questo problema con la sua allieva Donatella Milani…

A cui io dico sempre d’impegnarsi di più. Lei si lamenta solo; non va bene questo, non va bene quello… la verità è che io tutte le volte che la incontro, anche prima di andare in onda, la trovo in giro a fumare. Mai che prova, mai che scalda la voce e così arriva puntualmente fredda alla diretta ed è ovvio che risulti calante. Uno i consigli li dà, lo abbiamo fatto tutti, ma poi bisogna vedere se si è disposti ad ascoltare.

La rifarebbe come esperienza anche per la terza stagione?

Senza ombra di dubbio. Mi piace moltissimo. Mi piace stare a contatto con le persone, anche se io non sono una calcolatrice come Marcella!

Ah! Questa è una freccia vera e propria?

Eh ma sai lei calcola sempre. Da il voto basso a chi sa che poi potrebbe prendere voti alti da fuori. Io invece non calcolo nulla, io vado col sentimento. Se un’interpretazione mi colpisce, io ti do un buon voto e non m’importa se così in classifica mi sorpassi.

Giochiamo alla terza edizione quindi: chi vorrebbe come allievo?

Mi piacerebbe Tiziana Rivale. Cantava benissimo lei; c’incontravamo spesso nei programmi di Paolo Limiti. Non so se adesso canti ancora, però se lo fa, mi piacerebbe lavorare con lei.

Come è stato ritrovare invece Ornella Vanoni?

Ornella è troppo simpatica, ma anche dietro le quinte. Ha sempre la battuta pronta.

E adesso che succede?

Nel 2020 chiuderò il cofanetto per i miei 55 anni di carriera. Sto ascoltando parecchie canzoni nuove che m’inviano.

Ah ma lei ha avuto talmente tanti autori blasonati che hanno scritto per lei; ne ha qualcuno nel cuore più di altri?

Panzeri è stato per esempio uno che ha scritto per me tantissimi successi. Il fatto era che all’epoca gli autori scrivevano e basta. Lui ad esempio ha firmato per me, ma anche per la Caselli, la Pravo e tanti tanti altri. Scrivevano belle canzoni a prescindere.

Oggi invece chiunque scriva, vuol cantare e quando ti danno un pezzo, è in realtà un loro scarto, una mezza canzone, qualcosa che non hanno voluto tenere per il proprio disco. Poi ci sono quelli molto giovani che scrivono cose magari avendo in mente melodie sentite da bambini, non documentandosi, e quindi ti mandano sti pezzi, che li senti e sono tutti scopiazzati. Lo fai presente e non ti credono, ti dicono che non hanno copiato nessuno, e ti tocca fargli sentire l’originale.

Lei da chi vorrebbe una canzone?

Mi piacerebbe Tiziano Ferro. La sua scrittura mi piace, è un buon autore. Della vecchia guardia invece vorrei risentire Umberto Balsamo. Non so se scrive ancora, è un anno e mezzo che non lo sento.

Chiudiamo con una domanda che non le ho fatto e che invece avrebbe voluto le chiedessi?

E chi si ricorda! ( Ride ndr ) No, scherzo, abbiamo parlato un po’ di tutto, non mi aspettavo, hai una voce così giovane.

Spero quindi che il caffè fosse buono!

Si, il caffè era proprio buono. Grazie.


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