12 Febbraio 2019
di Interviste, Recensioni
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12 Febbraio 2019

Ora o mai più – Intervista a Davide De Marinis: “Il mio inedito sarà molto estivo…”

Tra i concorrenti della nuova edizione del fortunato talent show di Rai 1 c'è il cantautore Davide De Marinis. Ecco la nostra intervista...

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Le interviste ai concorrenti di Ora o mai più.

Nel 1999 Davide De Marinis era una stella molto luminosa nei cieli dell’italica canzone. Il suo brano simbolo Troppo Bella conquistò inaspettatamente le quote di quell’airplay radiofonico non sempre facile da conquistare, soprattutto dai giovani.

Poi dopo qualche anno sulla cresta dell’onda, con un altro paio di successi come Chiedi Quello Che Vuoi e La Pancia i riflettori si sono via via spenti. In quest’ultimo anno però il vento sembra stia cambiando e per Davide si è aperta la porta chiamata Ora o Mai Più, il programma Rai prodotto con la collaborazione di Ballandi Multimedia e condotto da un divertito Amadeus.

E’ un’occasione per incontrarlo e chiedergli un po’ di curiosità del passato, ma anche del suo luccicante presente, che magari apre ad un futuro di belle speranze:

Comincerei l’intervista con un classico ma mai scontato: come stai?

Non ti rispondo con un classico bene o non c’è male. Se mi chiedi come sto, ti rispondo: molto carico.

Diciamo subito che questa nuova ed improvvisa ondata di popolarità, ricalca un po’ quella che ti arrivò nel 1999, quando il successo ti sorprese. Ma che ricordo hai tu del prima che tutto accadesse?

Nonostante siano passati vent’anni ho ricordi intatti perché sostanzialmente sono ancora abbastanza giovane, soprattutto con la testa.

Ero un ragazzo normalissimo e conducevo una vita semplice, arrabattando con dei lavoretti modesti per tirar su qualche soldino, tipo nel negozio di scarpe di mio cugino. Si viveva alla giornata e come base importante continuavo a scrivere canzoni.

Ma queste canzoni erano per…?

Erano per me stesso. Per me è come una delle funzioni vitali. Ho bisogno di scrivere e di scrivere quel che vedo, quel che vivo.

Non ho mai pensato alle canzoni in funzione di un disco. E quindi se prima annotavo di continuo, oggi memorizzo col telefono. Metto da parte ogni idea che mi viene in ogni momento.

E sono stati quegli appunti a portarti ad avvicinarti al mondo dei Cattivi Pensieri ( band pop in voga nella seconda parte degli anni 90 ndr )?

Si. Avevo firmato un contratto con la Emi e conosciuto Davide Bosio, chitarrista dei Cattivi Pensieri nonché direttore artistico del settore giovanile della casa discografica. Cominciai così questa collaborazione che mi portò tra l’altro a scrivere il brano con cui si presentarono a Sanremo nel 1997, Quello Che Sento, e poi altre cose.

Arriva però poi Troppo bella. Chi si accorge del potenziale di quella canzone?

Davide Bosio, come detto prima, fu nominato direttore artistico del settore giovanile della Emi e fu proprio lui a selezionare la mia cassettina ed a scegliermi per darmi la possibilità, con lui, di lavorare al mio primo album.

Tra i brani di quella cassettina già c’era Troppo bella?

C’era già ma era diversa. L’inciso era quello che poi sarebbe diventato noto, ma le strofe non erano così “da vita quotidiana”; diciamo che erano un po’ più ermetiche.

E perché le hai cambiate?

Perché me la bocciarono! Presentate le canzoni che avrebbero dovuto far parte dell’album, Troppo Bella non fu ritenuta idonea al resto del progetto. Fu Davide Bosio a quel punto che, fissato con l’inciso del pezzo, disse che non potevamo cestinarla, che ci dovevamo tornare su e riscrivere delle strofe magari più appetibili. Meno male che l’ascoltai, onore a Bosio.

La ragazza che ti piaceva ed a cui è dedicata esisteva davvero?

Si la vedevo ogni giorno a Brera. Pensando a lei ci misi meno di quaranta minuti per riscrivere i testi delle strofe, usando però come motivo quello che era in realtà lo special della prima versione. Misi semplicemente sulla musica una serie di pensieri che avevo su di lei, da come approcciarla a come la immaginavo.

C’è un pensiero che mi passa per la testa, fotografarti nuda su una bicicletta… cantavi. Sembra la sceneggiatura di un film di Tinto Bras!

Un pochino si, è vero. A dire il vero ero stato ad una mostra dadaista e tra le opere c’era una bicicletta che, se tu pedalavi, dalla sella usciva uno stantuffo. La scelta era quindi tua, se sederti o pedalare senza appoggiarti. La cosa mi colpì e quindi in un modo diverso la cosa è entrata nella mia canzone.

E’ sempre il mondo esterno ad ispirarti?

Credo che sia così un po’ per tutti, anche se dico che una grande mano l’ho avuta quando vinsi una borsa di studio al Cet, la scuola di Mogol. Lì mi colpì una sua lezione in particolare, in cui ci spiegava che quando scrivendo ci vengono in mente cose che magari a voce non diremmo, cose che non stanno bene per il perbenismo comune, cose che fanno arrossire prima noi stessi, cose intime, allora quelle sono le idee da non buttare, da tenere ed inserire nella canzone.

Alla gente piacerà perché quella cosa che tu hai messo in musica, molta altra gente la pensa e magari se ne vergogna. Invece così resta colpita e dirà: “guarda anche lui pensa così, anche lui fa così”.

Gli anni che seguono il fortunato 1999 sono anni in scia; il successo è ancora importante, partecipi a Sanremo con Chiedi Quello Che Vuoi che tra i giovani del Festival si piazza al quinto posto…

Anni memorabili. Il brano di Sanremo fu davvero fortunato, mise via oltre 30.000 copie, che oggi significherebbe il disco d’oro.

Ma ti sei mai chiesto cosa piacesse del De Marinis dell’epoca?

Credo che sia la stessa cosa che sta arrivando anche adesso, da quel che mi dicono. Si ha la sensazione che con me si ha a che fare col ragazzo della porta accanto. Ed io mi sento davvero così, io sono un italiano medio, un amico di tutti.

Penso poi che il mio essere così, oltre che attaccato alla musica, sia dovuto alle mie radici puteolane.

Ma davvero sei di Pozzuoli?

La mia mamma. Ed ogni estate io ero lì, per circa due mesi l’anno. Mia nonna suonava la chitarra e mi suonava le canzoni del bel canto alla napoletana.

Poiché il primo pomeriggio non si poteva scendere subito al mare ed io non riuscivo a fare la cosiddetta pennichella, mia nonna veniva con me nella cameretta in fondo alla casa e mi suonava le canzoni napoletane. Io stavo lì e la guardavo ed ascoltavo incantato. Tutto questo mi è rimasto.

Poi le luci si sono spente. C’è stato qualche errore che credi di aver commesso?

Certo. Il momento delicato è stato il secondo disco. Finita la promozione, il tour e tutta l’esposizione per il primo ed il consecutivo Sanremo e poi Festivalbar, avrei voluto fermarmi. La casa discografica invece, come spesso accade ai giovani artisti, voleva un nuovo album subito, a distanza non più di un anno. Io non ero pronto.

Non potevi dire di no?

La cosa è comune a molti giovani artisti però alla fine sai che ti dico? Che l’ultimo sì spetta sempre a te. Io alla fine ho accettato ed ho sbagliato.

Se pensi che il primo disco è frutto comunque di una selezione di cose scritte negli anni, è chiaro che un lavoro preparato in circa sei mesi non può avere la stessa calibratura.

Ma facendo un passetto indietro, quella Chiedimi Quello Che Vuoi portata a Sanremo, era un brano già preparato per un secondo lavoro o faceva parte di quelli rimasti fuori dal primo?

Era rimasta fuori dal primo semplicemente perché non era completa. L’idea già c’era. Avevo scritto le strofe ma mi mancava l’inciso e l’idea non arrivava.
Ricordo però perfettamente che una sera in studio arrivò il chitarrista che improvvisò un assolo. Su quell’improvvisazione mi arrivò l’ispirazione. Decidemmo così di lavorarci modificandola ovviamente un po’ e quell’assolo divenne il ritornello di Chiedi Quello Che Vuoi.

Negli anni bui però tu hai sempre continuato a far musica, pubblicare singoli da indipendente. Quale era la difficoltà maggiore per riuscire a farti notare con i pezzi nuovi?

La difficoltà più grande è stata la promozione radio. I grandi network non ti ascoltano neppure, oppure vai personalmente nei loro studi, fai ascoltare il tuo pezzo, magari ti dicono pure si, carina, ma poi non ti passano e devi affidarti direttori delle piccole radio locali che sono le uniche a passare musica non per target, non per accordi, non per scambi, ma perché c’è ancora lì qualcuno che ascolta il brano e dice: “ah si! Mi piace, lo passo”.

Il momento no per eccelenza?

Senz’altro il 2010, anno in cui le serate si sono davvero ridotte al minimo ed è coinciso anche con la separazione da mia moglie. Diciamo che le cose non andavano granché bene.

Però poi dopo il baratro c’è sempre la rinascita, no?

E la mia pian pianino è iniziata nel 2011 quando mi è capitato di fare un duetto con Gianni Morandi, poi dei singoli nuovi comunque portati in giro. Poi tre anni fa un nuovo slancio: mi sono svincolato da un contratto in maniera molto amichevole da un’etichetta in cui stavo sì bene ma in cui mi sentivo un po’ attaccato al palo. Non si facevano abbastanza cose.

Mi sono così legato a Pasquale Mammaro, un bravissimo manager, con cui si è creato un buonissimo rapporto. Lui mi ha portato a fare le prime cose, anche situazioni televisive come Caduta Libera, ma tutte importanti per farsi rivedere.

E’ lui che ti ha condotto ad Ora O Mai Più?

Si ma già l’anno scorso. Feci i provini e sembrava fossero andati benissimo. Quando però comunicarono il cast, ebbene non mi avevano preso. Rimasi deluso, ma Pasquale mi propone di rimbalzo subito di lavorare alla sigla di Domenica In per il ritorno in Rai di Mara Venier. Così è nata C’è Domenica In.

Davvero? Non sapevo fosse tua!

Si, l’ho scritta io e Mara l’ha sentita e le è piaciuta subito. Se n’è innamorata e mi ha chiesto persino di modificare un passaggio in cui diceva Belli Della Zia con Amori Della Zia. Il resto lo conoscete e lo ascoltate ogni Domenica.

Mi sembra di capire che sei particolarmente grato a Mara?

Assolutamente. E’ una grande donna, di grandissima sensibilità. Non smetterò mai di ringraziarla visto che grazie alla sua scelta, si è cominciato in Rai a riparlare di De Marinis, tanto che mi hanno chiamato nuovamente per Ora O Mai Più, ma stavolta senza nemmeno fare il provino. Mi hanno preso.

Ma sbaglio o hai scritto anche una canzone a strisce nero/azzurre?

E da interista è ovvio. Ho scritto per Wanda Nara, Interisti Si Nasce, ed è inutile dire che anche questa è stata una grossa fortuna perché quando Wanda mi posta qualcosa, si arriva fino in Argentina.

Torniamo ad Ora O Mai Più, sei capitato con un coach dal repertorio difficilissimo quale Fausto Leali…

Ma ne sono stato felicissimo. Svelo infatti che conoscevo Fausto sin da bambino, perché i miei erano parenti dalla sua prima moglie. Quando avevo tra i sei ed i dieci anni, spesso eravamo soliti fargli visita.

Ricordo delle domeniche pomeriggio, in cui poi lui magari tornava da delle serate. Mi preparava la pasta col tonno. Quando ci siamo incontrati si è ricordato di me.

E non avevi paura del repertorio appunto?

Devo dire che è chiaro che non le canti come lui, ma Fausto ha un repertorio talmente bello…

Sai che ti consiglierei di cantare Un’Ora Fa? La vedo molto adatta a te e secondo me potrebbero scapparci dei nove dalla giuria…

Ma sai che potrebbe esserci? ( Ride ndr ) Si, si, potrebbe esserci e se arrivano davvero i nove, ti ringrazierò.

Chi temi di più tra i giurati?

Senza ombra di dubbio Marcella Bella. Lei quando ti dice che le sei piaciuto, devi stare comunque attento. E’ tosta.

Mentre tra tutti i colleghi con chi ti stai trovando particolarmente bene?

In realtà non ci si riesce a vivere granché se non nel giorno della puntata. Pensa che persino alla prova generale non possiamo ascoltare nessun altro provare. Accade quindi che magari arrivo all’orario che mi è stato assegnato ed incontro Silvia Salemi che esce. Bacio, abbraccio, come ti è andata, poi lei va via ed io entro.

Me ne vado ed incontro Barbara Cola che arriva, altri baci, abbracci e via così. Tra tutti comunque ho scoperto Michele Pecora con cui spesso anche nei camerini facciamo un po’ di caciara.

Nell’ultima puntata potrai proporre il tuo nuovo inedito. Cosa si deve aspettare il pubblico?

Una canzone estiva. Un brano in cui credo molto, e che trovo una canzone di “Davide al naturale”. Racconta la mia quotidianità, è molto autobiografica. Ho molti brani nel cassetto, ma alla fine ero rimasto con due papabili. L’altro è però più emozionale, romantico, lo vedevo magari più adatto al palco di Sanremo. Questa invece apre proprio all’estate.

Buona estate in musica quindi!

Speriamo lo sia. Credo molto come ti dicevo nella canzone, nella sua originalità. Poi è chiaro, io non sono Tiziano Ferro o Eros Ramazzotti che a prescindere sarò appoggiato dalle radio. Ci vuole un buon lavoro di tutti ma anche qualcuno disposto a sentire per davvero la canzone e a darle una possibilità


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