12 Novembre 2014
di Direttore Editoriale
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12 Novembre 2014

Perché ho scritto un libro su GIANLUCA GRIGNANI…

Il 17/11 Massimiliano Longo pubblicherà il libro su Gianluca Grignani,visti da chi ne è stato l'assistente personale.Non senza qualche polemica di troppo...

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Il 17 novembre uscirà il mio primo libro, una biografia (non autorizzata, lo specifico anche se l’Italia a differenza di altri paesi non ha leggi che obblighino l’autore a farlo) di Gianluca Grignani. Si intitola ROCKSTAR (a metà).
Perché scrivere un libro su Gianluca Grignani potrebbe chiedersi qualcuno…
Perché al di là del valore di ogni singolo disco, quando parliamo di Grignani, parliamo sicuramente di uno dei talenti musicali veri che gli ultimi vent’anni hanno visto (artisticamente) nascere.
Qualcuno potrà storcere il naso, forse, ma quel qualcuno probabilmente non è andato oltre Destinazione paradiso e L’Aiuola, non ha ascoltato ciò che in radio non passa.
Perché scrivere un libro su Gianluca Grignani potrebbe chiedersi ancora qualcuno…

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Perché professionalmente la mia avventura nel mondo della musica è nata proprio con Gianluca Grignani. E’ con lui che ho iniziato, occupandomi inizialmente del rapporti con i fan, ed è con lui che ho proseguito come Personal assistant  imparando a fare un po’ di tutto… coordinare le interviste con l’ufficio stampa (Parole & Dintorni di Riccardo Vitanza), organizzare gli after show dei concerti più importanti compilando la lista degli ospiti e prendendomi cura degli artisti (in uno di questi ho conosciuto quella che sarebbe diventata una mia cara amica, Laura Bono)… ho imparato a muovermi su e giù per l’Italia in tour e a capire le esigenze di un artista ma non solo, di tutte le persone che lavorano e rendono possibile un tour senza mai scordarmi dei fan.
In tutto questa avventura è durata quasi sette anni.

Dopo sono arrivati Syria, Marian Trapassi, Niccolò Agliardi e i miei primi progetti da manager e produttore esecutivo… Eleonora Crupi, i Voyeur e questo sito che (spero) vi tiene compagnia ogni giorno.
E siccome sette anni sono lunghi, sono quasi la metà degli anni di carriera di Grignani, quando mi è stato proposto di farlo mi sono detto perché no?
Cosa c’è di male nel raccontare la carriera di un cantante documentandosi approfonditamente per quel che riguarda il prima e il dopo di me, e raccontando anche parte del mio vissuto al suo fianco?
Perché qualcuno che solitamente sta dietro le quinte, anche perché ha deciso di starci, quello è il posto che desidera, non può, qualche volta, dire la sua? Un addetto ai lavori ha forse meno da raccontare di un artista?
Credo proprio di no, anzi, in alcuni casi credo che abbia molte più cose interessanti da dire. Non dico che sia per forza il mio caso, ma in generale è così.

E se per caso c’é ancora qualcuno che si chiede perché scrivere un libro su Gianluca Grignani, io rispondo semplicemente “Perché no?”… in fondo se non l’avessi fatto io prima o poi lo avrebbe comunque fatto qualcun altro.
Stop. tutto qui… nessuna verità scottante da rivelare, nessuna vendetta e, scusate se lo sottolineo, nessun intento di arricchirsi con un libro… perché oggi ci si arricchisce se sei Moccia, non se scrivi un libro su un cantante.

Qualcuno ora si aspetterà che io risponda a Grignani in merito al suo aver dichiarato qualche settimana fa al Barone rosso di Red Ronnie (in risposta ad una domanda fatta in diretta su Twitter ed inerente al libro, posta da un fan che non conoscevo): “Non so, dice che ha lavorato con me. Non ricordo”… ma non lo farò.
La mia risposta diretta a Grignani la troverete nel libro perché non mi interessa che sia altrove. Al momento di andare in stampa ho fermato tutto ed ho chiesto al mio editore (Chinaski edizioni) di poter aggiungere qualche riga sul finale, perché non potevo ignorare totalmente la cosa.

Ma, al di là di quello che, chi ne avrà voglia potrà leggere nel libro, una considerazione credo di poterla fare qui…
Ora io capisco che sapere che qualcuno sta scrivendo un libro su di te possa creare un po’ di agitazione. Capisco anche se questo qualcuno ha lavorato con te l’agitazione possa diventare decisamente maggiore non sapendo cosa scriverà, ma nella vita ci sono persone e persone, vanno giudicate le singolarmente. Il dialogo risolve tutto. Le bugie invece tolgono qualcosa a tutti. A chi le dice e a chi le ascolta.
A me in quei giorni hanno tolto molto… ho dovuto rispondere a domande, difendermi da accuse, proteggere la mia professionalità frutto di anni di sacrifici e, per ultimo, giustificarmi anche agli occhi dei miei genitori.

C’é solo una cosa che vorrei dire al riguardo. Ed è qualcosa che mi ha insegnato Niccolò Agliardi negli anni che ho passato al suo fianco.
Ogni addetto ai lavori merita rispetto tanto quanto l’artista ne pretende.
Da Agliardi ho imparato, solo guardandolo, che quando entri in un posto dove si terrà un tuo spettacolo (o lo spettacolo di un “tuo” artista) ogni singola persona è importante. Niccolò entrava e salutava, si presentava e dava la mano a tutti… dal fonico alla persona che montava il palco fino alla signora che stava pulendo il pavimento. Mi ha insegnato il rispetto per ognuna delle persone che, qualsiasi sia il suo ruolo, contribuisce a far si che il tuo spettacolo esista, vada bene e si concluda.

L’artista non è un essere superiore, non detiene nessuna verità sconosciuta a noi mortali e non è esente dal dovere rispetto.
Questo ambiente è già sufficientemente in crisi senza che ci si metta a far la guerra tra noi e chi come me, lotta nel suo piccolo orticello portando avanti le cose con cui crede con passione va tutelato, non affondato.

“…ma tu difendi me che ti difendo anch’io, fratello siamo uguali ognuno a modo suo……… Fratello, rispetto”.
(Fratello pop – Niccolò Agliardi)

Il direttore

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