Com’è che si impara a fare l’amore?

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Insegnami a fare l’amore, io che ho avuto solo lotte e che mi sono così abituata all’odio…
Ho una schiena umana, fragilina direi, e ho portato un peso grande.
Ognuno di noi ha un peso da portare, mettitela via.
Ho il mio momento di sana follia e te lo voglio raccontare a modo mio, da femmina di borgata; ero pronta a tutto costringendomi a fare amicizia con i miei mostri e speravo che andassero d’accordo con i tuoi.
Le più grandi storie d’amore nascono così, che ti credevi?

Non è solo un gioco di sguardi, non è solo pensarla allo stesso modo e sudarsi contro in un letto. Il vero amore è quando i mostri di uno vanno d’accordo con quelli dell’altro; altrimenti non è un amore, è una miccia.
E’ una limonata in discoteca dopo tre cocktail: semo boni tutti così…
La storia d’amore di cui ti parlo è la mia.

Io non so proprio fare l’amore. Buffo,no? Cerchiamo tutti la luce in fondo al tunnel e una volta trovata non sappiamo neanche cosa fare.
E’ buffo anche perché in questo mondo si tende a farsi trovare pronti e all’altezza: nel sesso, nella musica, in amicizia.
Tutti esperti, tutti pronti a dire la propria sui massimi sistemi, sulla politica, sul trend del momento direttamente dar divano de casa…
Un percorso musicale funge da ottimo esempio per tutti proprio perché ognuno di noi ha avuto sacrifici da fare e maledire, voglia di rivincita e personaggi, a volte di merda, a cui dover sorridere.
La musica viene vista come Marte, talvolta come una cosa da sognatori e poi per quello che è: un mondo come tutti gli altri.
Sono teatrale, soprattutto in questo periodo, ho visto cose che voi castani non potete neanche immaginare.
Ho visto persone ribaltarmi come un calzino e dirmi che non andavo bene così.
Ho visto grandi produttori/personaggi, la cui gloria è molto più colorata dell’anima che hanno realmente, prendermi come il giocattolo del mese e provare a costruire qualcosa con me e poi svanire per progetti che portavano più soldi.
Ho visto persone riuscire a compiere, in una manciata di giorni, quello che avrei voluto fare anni fa mentre io ero lì a capire ancora come non cadere mentre facevo i primi passi.
E ripetevo: devo lottare.

Quando ti dicono che non puoi fare una cosa le reazioni son tre:
– crederci e iniziare a fare altro
– non crederci del tutto ma al primo ostacolo cambiare rotta e rimpiangerlo tutta la vita (ti sarà mai capitato di sentire persone che ti dicono”ah bravo, ti piace dipingere? Io pure dipingevo ma poi è un mondo che fa schifo quello della pittura e io ho dovuto fare altro…”)
– e quelli che decidono di iniziare il lungo cammino felice e triste del “eh no, cazzo! Almeno ci devo provare!”
Sul punto tre ho molte cose da dire: tipo che diventi agli occhi delle persone che ti amano quasi un autistico chiuso in un mondo tutto tuo intenzionato a mettere tutte le energie in una sola cosa, tipo che devi prepararti a ricevere i più grandi/violenti/crudeli/vitali NO della tua vita; tipo cercare di superare te stesso scervellandoti nella ricerca di formule , alleati, rime, vocalizzi, intenzioni… (posso continuare per ore, che si sappia)

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Ora voglio bene a tutti, come quando ti nasce un figlio. “Le cose importanti sono altre… che me ne importa a me, ora ho lui
Mio figlio si chiama “Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio” e l’ho desiderato tanto da sembrare ossessionata. Ho la fortuna , come capita a molti che non hanno la pappa pronta e che si auto producono, di aver imparato molte dietrologie, molte cose tecniche che grandi della musica non hanno mai dovuto necessariamente sapere; in questo senso mi sono sentita una sarta, un artigiano, un muratore.
Puntuali arrivano i miei flashback mentre sorrido e stringo forte le mani di chi mi viene incontro.

Quello che sembrava un manager sadico (che mi chiamava pure quando non c’era nulla da dire) un volta è venuto a trovarmi a Roma, mentre vivevo facendo orari impossibili in un ufficio e le notti passate a scrivere, perché aveva sentito che qualcosa non andava: mi stavo abituando a non chiedere più. Il flashback: è arrivato e mi ha detto:”tu una chance te la devi dare altrimenti diventi un mostro“.
I giorni con The Long Tomorrow in studio che mi diceva”hai paura delle pause e delle parti strumentali lunghe, non darti regole, dobbiamo fare una cosa nuova, smettila di preoccuparti” , il momento caffè e gli amari sorseggiati dopo ore a studiare il suono di un synth. L’amore che quell’uomo ha per le rivoluzioni e per la musica io l’ho visto poche volte in vita mia.
Gli incontri con Immanuel Casto e il terzo grado che gli facevo su come era nata quella canzone o come si sentiva alla fine di un tour, alla fine di uno show, alla fine di una produzione, quando tornava casa con il silenzio.
Le domande che facevo sulla compressione, i riverberi, il delay … Perché ho capito che una come me, che ama passare in una canzone da note bassissime ad altissime, per il fonico sbagliato è come avere un gatto attaccato alle gonadi. Non scherzo.
Le notti a leggere come se il giorno dopo dovessi dare un esame.
I santi che ho avvertito quando non mi veniva facile un concetto da inserire in una strofa…
I capelli spezzati che mi ritrovo e Bruno che mi dice:”bambina, va tutto bene, ti acconcio io
Le lunghissime ore da Tartaglia a studiare lo storyboard di un video, pizze e birre, discussioni e avvertimenti.
Sudarmi tutto e la voglia di imparare che ho, in quanto nerd, sono le cose che benedico ogni giorno.

Arrivata in Fimi senza un padrino, senza molti appoggi dalle radio e dalla tv è come svegliarsi una mattina e ritrovarsi alti e senza cellulite, come saper volare! E’ una specie di miracolo e il merito è di chi non deve necessariamente farselo dire dalla tv chi seguire e chi no, il merito è di coloro che hanno deciso di donarmi amore.

Tutti gli anni passati ad urlarmi dentro:”voglio che esca il disco! Voglio un disco tutto mio!” e ora invece non faccio che ripetermi: “oh cazzo, è uscito il disco mio, E MO’?
Eh si, ognuno ha la propria piccola lotta personale e quando arriva un po’ di pace sembra quasi surreale. E Mo’ (che tradotto sarebbe: e adesso che cosa succede?)… E mo’ si vive, Sant’Iddio!

Si impara a dire grazie e si impara a fare l’amore, letteralmente, con se stessi e con le proprie intenzioni, con chi ti sostiene davvero e con le occasioni.
Sono stata una stronza sola per così tanto tempo che adesso devo imparare a managgiare il buono che c’è, quello che credevo non arrivasse mai.
Non so fare altro che cantare, e forse un poco scrivere, e adesso ci sei tu che mi ascolti… com’è che si impara a fare l’amore?
Insegnami a farlo come dico io e dimmi che non è un sogno quello che sta capitando. Certi sogni si fanno con un filo d’odio, chi se lo aspettava tanto amore?

  Un Festival di Sanremo e l'esperienza ad X-factor alle spalle.. Ha pubblicato tre ep ed ora è al lavoro sul suo primo album. Il suo stile di scrittura in musica è unico: ironico, irriverente e tagliente.
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