AMORE MIO, FAMMI AVVELENARE…

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Sono tragica. Tragicamente passionale.
Schietta e inconsapevolmente comica.
E questo viziaccio che ho preso, poi, è proprio castrante. Uso il canto e la scrittura come un salasso e mai come un mezzo per dimostrare chissà quale dote.
Una purghetta emotiva. Nulla di poetico lì per lì, la poesia viene dopo, come una fotografia vecchia che ti fa dire:”ma ero io?“.
La poesia è personale e la riconosci sempre dopo, come la felicità.
E pensare che oggi se sei un cantante si da per scontato che tu voglia avere le tasche piene e la popolarità professando messaggi comuni a tutti. Perché fai la cantante se poi non ti sforzi di presentare temi attraverso i quali si possano identificare tutti?

Io canto per me e per chi mi vuole sentire, ma chi me lo fa fare di omologarmi?

La parte embrionale dei progetti, la scrittura e la creazione non è un’indagine di mercato. È come urinare dopo che si è aspettato tanto. La liberazione non è come il ragionamento.
Nasce tutto da un’idea e poco importa se l’idea ti sorprende in ciabatte e bigodini. Il mondo lì fuori non sa che stai vivendo una piccola tempesta cerebrale o emotiva. Il mondo lì fuori: ma che ne sa?
Scrivere non è altro che un atto di sano egoismo.

Scrivo per me da una vita e non comincerò certo ora a farlo pensando di far piacere a qualcuno. Il giorno che pensi ad un pubblico ipotetico smetti di essere te, non esce neanche una frase.
Ma che ti aspetti da una che è cresciuta con Via col vento e con Pier Paolo Pasolini? Le cose facili che se le prendano gli altri.
Un demolitore dentro una donna minuscola e decolorata, sono. Ho già troppe cose a cui pensare e me ne frego di rendermi conforme, se sono un prodotto da vendere non lo devo certo stabilire io. Io penso a fare il mio, che se volevo far soldi non passavo un quarto della mia vita in uno studio di registrazione senza finestre.
Ormai da un cantautore ci si aspetta una conformità alle regole.E poi c’è la moda; la moda non più come riferimento o ispirazione ma come necessità. Unico faro per noialtri tutti altrimenti disadattati. Che gran stronzata la conformità.
Se pensi che ci metto mezza vita a capire e, quando sono fortunata, accettare di essere diversa…

Chi mi conosce sa che non amo celebrare l’amore felice nelle canzoni. A celebrare l’amore, come ho già detto, ci vogliono un letto che cigola, una colazione insieme al mattino e nessun cantautore può davvero rendere reale quella sensazione.
Io rido di me, del mio lui, lo insulto, lo sbatto al muro. Piango dentro e scappo. Ecco di cosa ti parlo.
L’amore e la musica sono molto simili. Tutti intorno a te avranno qualcosa da dirti. Mai che nessuno fermi un gommista o un dentista a dirgli come è meglio svolgere il proprio ruolo. Se ami tutti sanno che cosa è importante fare, così pure se fai il cantante: è un continuo di “fai questo…“, “fai quello…“.
Ma non ci sono mai regole vere e ognuno ha il sacro diritto di fare del proprio cuore e delle proprie scelte professionali ciò che vuole.
Muoio, rinasco, faccio a modo mio quello che mi viene naturale.
Puntualmente amo. Tragicamente. Goffamente.
I miei temi d’amore hanno sempre un imprevisto.
Mi piace tanto l’imprevisto! Ma come si fa a vivere senza? Che noia vivono coloro che non hanno molti ostacoli. Come si può amare qualcosa che non ci ha fatto sudare, imprecare, tremare?
Amore mio , quando mi stringerai da stritorlarmi, fammi incazzare come solo tu saprai fare, fammi incendiare il cuore ancora! Quando ci sarai finalmente e quando mi lascerai priva di intenzioni fuggiasche, non ti risparmiare, fammi vedere tutto.
Questo cielo ha notato che noi umani siamo capaci di tutto. Capaci di fare il peggio e allora ci si aspetta (l’immagine è la prima cosa) che mostriamo sempre le nostre migliori intenzioni.
Omologati va bene, soprattutto sui social!
Uomini, tutti in fila, quando non sapete che fare tra di voi parlate di calcio (che ci sta sempre bene); dai, andate a comprare il regalo di san Valentino che “lei altrimenti ci resta male…
Donne, fornitevi di riviste che vi dicono come vi dovete presentare che “così non ve so po’ guarda’…” e se ogni tanto postate qualche foto sui vostri profili con cagnolini culoni e sotto frasi tipo “Io che amo così tanto” non fate mai male.
Mai nessuno che ammetta che ogni tanto è anche un poco stronzo.

Le persone che non si lasciano mai attraversare dal dubbio mi fanno paura. Le coppie che non discutono mai mi danno l’impressione di essere dei soldatini di ceramica con dentro una bomba ad orologeria.
Il disprezzo e la passione vanno di pari passo.
Prometto sin da ora, che descriverò il viaggio senza pensare alla meta.
Prometto tempeste emotive e salassi col gusto di vivere una vita e non una carriera. Puntualmente amerò, avvelenata ed estrema.
Prometto di continuare a celebrare Guccini e la sua libertà. Guccini che per quanto bene gli voglio mi sembra un parente. A volte ho l’impressione che mi abbia messo una telecamera nel cervello.
Quasi nessun cantautore ad oggi sceglie la libertà. Strano, no?
Ora che non abbiamo più un euro per la musica, siamo (siamo?) tutti impegnati a seguire le regole di mercato. E una volta che ci si mangiava abbondantemente, invece, c’era una gran voglia di rischiare.

Canto e amo allo stesso modo. Non mi risparmierò.
Mia carriera sgangherata, promettimi momenti mai scontati.
Amore mio, soprendimi, comprendimi e fammi avvelenare.

FRANCESCO GUCCINI – L’AVVELENATA

  Un Festival di Sanremo e l'esperienza ad X-factor alle spalle.. Ha pubblicato tre ep ed ora è al lavoro sul suo primo album. Il suo stile di scrittura in musica è unico: ironico, irriverente e tagliente.
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