RECENSIONE: GRATITUDE – JOVANOTTI

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TITOLO: Gratitude
AUTORE: Jovanotti
EDITORE: Einaudi
PREZZO:  14,50 €

È matematicamente provato come Jovanotti e l’Italia siano inversamente proporzionali.
E ora ve lo dimostro.

 

L’Italia è una mescola fortunata di paesaggi incredibili, opere d’arte millenaria e una cucina che levati. Un paese che ti materializza ricchezza da qualsiasi prospettiva lo osservi. Eppure stiamo morendo di fame. Curiosa come cosa. Fossimo il Kazakistan – posto geograficamente ingrato le cui attrazioni più suggestive sono promontori sbeccati e senza alberi – potrei capire, ma l’Italia?
Il nostro paese è partito con tutti i talenti e le qualità possibili e se l’è bruciate con uno degli atti di auto evirazione più feroci e masochisti che il mondo moderno ricordi.
Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, invece, ha fatto l’esatto contrario. Parliamo di un ragazzotto toscano d’origine e romano d’adozione che non sapendo suonare, cantare o recitare ha sfruttato i pochi talenti che aveva, li ha affinati, ed è riuscito a sfruttare il suo potenziale al 110%!
Ho trentanove anni e ricordo bene quando è uscito: un deejay casinaro vestito come il figlio albino dei Rum DMC che cercava di rappare in inglese senza riuscire a nascondere la zeppola. È qui la festa, Un due tre casino, Gimme five e altre frasette da ritardati ripetute alla tv per i tredicenni che rientravano trafelati da scuola e mangiavano stravaccati sul divano davanti alla scatola. Allora ci sembrava impossibile che il mondo potesse diventare più vacuo di così. Ovviamente ci sbagliavamo: Silvione è entrato in politica, sono arrivati i reality, il consolidamento della casta, la letteratura è morta di protesta e oggi… oggi siamo peggio.
Ma torniamo a Lorenzo che, nonostante gli slogan cheap e la risata da nerd, arrivava alla gente. Arrivava alla gente perché credeva in quello che faceva e sapeva trasmettere una goduria di vivere che alla fine non potevi fare a meno di chiederti : “Sarò scemo io che sto qui sul divano preso male a criticare con spocchia, urlando ai miei amici “dove cazzo son finiti i Led Zeppelin”, oppure lui che canta, balla, si diverte e si sta creando una carriera?”.
Già il Lorenzo degli inizi era solo questo: gioia contagiosa e canzonette scopiazzate dagli americani. Con il beneplacito di Cecchetto e dei dati Fimi per i dischi venduti.

Quello che allora nessuno di noi aveva capito è che quel ragazzotto allampanato con i jeans di quattro taglie più grandi aveva un cervello fino e tanta voglia di farli fruttare i suoi pochi talenti.
In pochi anni ha tagliato i fili con mangiafuoco Cecchetto e ha iniziato a imparare e affinare. Ha letto, ascoltato, viaggiato e assorbito il mondo come una spugna. Ha sviluppato una coscienza sociale, l’ha elaborata, destrutturata e restituita ligia, con tanto di un proprio punto di vista. E cerca che ti cerca, è venuto fuori anche il talento. E se aiuti le tue qualità a svilupparsi con mani da artigiano, mente aperta da viaggiatore e fede in quello che fai, allora ottieni il 110% da quel talento. Cresci, maturi e ti elevi artisticamente a un livello che nessuno poteva prevedere.
E allora passi dal gracchiare “Sei come la mia moto proprio come lei andiamo a farci un giro fossi in te io ci starei al cantare ispirato la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare, io mi fido di te. Cosa sei disposto a perdere?”.
E allora passi dal collaborare a bestiemme italdance con Albertino (ricordate Gino Latino?) ai toccanti feat con artisti del calibro di Michael Franti e Ben Harper.
In questo “Gratitude” (Einaudi, 184 pagine, 14,50 ) Lorenzo ripercorre con gioia e gratitudine verso la vita tutto il proprio percorso artistico: la passione per il rap, le notti in consolle, gli inizi a Radio Deejay, l’affermazione inattesa e spiazzante. E poi i viaggi, le idee, le canzoni scritte di getto e subito incise, o quelle tenute in un cassetto per anni. Non aspettatevi una biografia perché non lo è. Più che altro si tratta di una lunga monografia sul proprio lavoro scritta senza scivolare nel compiacimento o nell’amarcord ma con tanta curiosità e fiducia verso il futuro. Dalle pagine del libro traspare nitidamente come a Jova, alla fine, basti essere vivo ogni mattina per accendere la miccia dell’esistenza, migliorarsi e salutare con un sorriso il nuovo giorno. Lorenzo, in sintesi, è un preso bene tout court che vive pensando positivo perché è un ragazzo fortunato. E lo fa immerso nell’ora, muovendosi libero fra cielo e fango.
Probabilmente ha ragione lui, o forse è semplicemente uno che può permetterselo. Di certo quello che ha se l’è guadagnato.
Ora torniamo all’assioma dell’inizio: l’Italia aveva tutto ed è alla canna del gas.
Cherubini non sapeva ballare, cantare e suonare e ha venduto milioni di dischi, riempito gli stadi e scritto bellissime canzoni. Quindi, sia chiaro, il matto in questa sghemba storia non è certo lui.
Poi che non sia Keith Jarrett o Bob Marley il primo a saperlo è proprio Lorenzo. Ma neanche ha mai aspirato a diventarlo.
Tornando a “Gratitude”, che altro aggiungere? È una lettura semplice e coerente su un magnifico incoerente che da 25 anni non smette di fare festa, alla faccia di quell’Italia radical chic che a suon di guardare ogni nuovo movimento culturale scevro di connotazione politica dall’alto verso il basso, ha perso l’equilibrio e si è sfracellata giù dal quinto piano.
E da simili altezze rimettere a posto le ossa è dannatamente dura.
Alla prossima giovani hipster dell’ultima ora. E ricordate: la scritta bio sui prodotti che comprate al supermercato è solo un prefisso per metterveli più cari di due euro.
P.G.

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  Prince Greedy è uno degli esponenti più credibili del nuovo gonzo journalism all’italiana. Insieme al compagno di merende Episch Porzioni ha pubblicato i libri “Lady GaGa Shut Up and Dance”, “Whitney Houston La Voce Spezzata”, “Lucio Dalla Il Numero Primo”e il bestseller Amy Winehouse Fino Alla Morte, giunto ormai alla terza edizione. Scrittore prezzolato di professione, nel tempo libero si diletta a comporre pezzi folk su una chitarra senza corde. Ovviamente Prince Greedy non è il suo vero nome e, altrettanto ovviamente, se avesse voluto farvi sapere come si chiama ve l’avrebbe detto.