STATUS – MARRACASH – RECENSIONE

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Marracash è tornato: il disco che non c’era, dopo quasi un anno di annunci e rimandi è finalmente uscito e si intitola Status.
Tre anni di silenzio (apparente visto che gli ultimi mesi hanno dato alla luce sia un’etichetta sia una linea di abbigliamento firmate) in cui Marracash, aka Fabio Rizzo, ha preferito stare fuori dal giro, chiarire la sua identità e fare il punto sulla situazione della musica hip hop in Italia prendendo da subito le distanze dalla quantità di “sottogeneri” che si sono venuti a creare negli ultimi anni trovando peraltro grande riscontro commerciale.
Il tutto senza snobismi o rivendicazioni ad effetto perché qualsiasi genere può essere rivisitato, alleggerito o elaborato, si tratta solo di scelte ed intenzioni diverse. Non è meglio né peggio.

Status non è un disco facile soprattutto se non si è cultori del genere; i suoni sono ruvidi ed aspri e le metriche composte non sempre sono così fruibili da lasciare un po’ spiazzati ad un primo ascolto, ma con la curiosità impaziente di riascoltare e capirci di più, perché di cose interessanti dentro a queste canzoni ce ne sono parecchie.

Tutto inizia con In radio, il primo singolo estratto e la prima cosa bella che troviamo in questa raccolta composta da 18 brani (20 su iTunes) che ha tutta l’ambizione di presentarsi senza tradire le sue stesse aspettative come l’opera più completa e riuscita di Marracash.

A fare la differenza è tutto un discorso di credibilità che resta costante lungo tutta la durata del disco che, anche ripercorrendo i classici discorsi contenutistici dell’hip hop come l’arricchimento, l’autocelebrazione o i racconti di una vita violenta riesce ad approfondire senza mai cadere nello stereotipo e assomigliare a tutti.
C’è spazio anche per tutta una serie di riuscite varianti sul tema: a partire dalla critica della desolante dipendenza dai social (Sindrome depressiva da Social Network), al dissing o tributo all’ultimo disco di Grignani (A volte esagero) realizzato insieme a Salmo e Coez. passando per un funky che non te l’aspetti con Neffa (Nella macchina) o un inaspettato incontro con Tiziano Ferro (Senza un posto nel mondo), uno tra i momenti più pregevoli di tutto il progetto.

Vendetta è il pezzo più centrato, denso di critica e denuncia sociale si sviluppa su diversi piani musicali, scomponendosi in più parti a colpi di synth fino a restituirsi integro e completo significando da solo il motivo per acquistare tutto l’album;

Un disco da consigliare ad appassionati o meno, che mostra l’hip hop italiano da un punto di vista diverso, che sa guardare fuori ma andare ogni tanto anche un po’ più in profondità. Interessante.

CANZONE MIGLIORE: VENDETTA

VOTO: 7.5/10

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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