SPLENDE – ANNALISA – DOPPIA RECENSIONE

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Il nuovo album di Annalisa, quarto della sua discografia, è uscito qualche giorno fa nella settimana del Festival di Sanremo.
Un disco che ha diviso i fan: da una parte quelli entusiasti di questo nuovo lavoro e dall’altra quelli che, pur continuando ad ammirare le doti canore di Annalisa e il suo talento, non sono rimasti del tutto soddisfatti da questa nuova fatica discografica della rossa cantante.

Per questo motivo anche noi di All Music Italia abbiamo deciso di sdoppiare la nostra recensione per questa volta (e potrebbe accadere ancora in futuro) pubblicandone due: quella di un entusiasta Fabio Fiume e quella un po’ più dubbiosa del nostro Simone Caprioli.
E voi con quale di questi giudizi vi trovate maggiormente d’accordo?

ANNALISA “Splende” – Recensione di FABIO FIUME

Stavolta ci ha messo un po’ di tempo in più Annalisa per sfornare un nuovo disco; tempo necessario, di vita, d’ esperienza, di meditazione, di lavori serrati nella ricerca di brani che avessero tutti una ragione per esserci in quel concetto che è un album e che spesso gli artisti non rispettano, riempiendolo di cose inutili. E per lei il tutto è stato fatto sotto la supervisione del collega ed amico Kekko Silvestre dei Modà, che ha preso a cuore il suo progetto, le cose che aveva scritto, indirizzandole parzialmente verso territori più giusti da quelli elettronici dove la bella savonese pareva diretta.
Già, perchè Annalisa stavolta ha scritto quasi tutto quello che è possibile ascoltare in questo riuscito Splende, certo coadiuvata da autori già noti ai più come Diego CalvettiEmiliano Cecere e lo stesso Kekko, tra gli altri.
Qualche assaggio era già arrivato l’estate scorsa, con Sento solo il presente, brano intriso di quel mondo Modà che abbiamo imparato a conoscere e che per lei ha di certo rappresentato una botta di powerpop, necessaria a smuovere le acque di una produzione si elegante, ma sempre abbastanza impaludata nelle sabbie mobili post talent.
Per Annalisa Splende è davvero una prova zero, il corso di laurea che ha visto in Sanremo l’esame d’ammissione, superato a pieni voti con un quarto posto generale a premio di un brano, Una finestra tra le stelle, anche questa griffata dal Silvestre mentore, che le ha permesso di mostrare voce ma anche padronanza, eleganza e carica interpretativa, facendo dimenticare la tanto bistrattata provenienza televisiva. Ma è dalla sua scrittura che arrivano le sorprese più inaspettate; con la title track, ad esempio, si intravedono quelle possibilità elettroniche che impreziosiscono una batteria molto possente e donano forte apertura ad un inciso ficcante. Arrangiamenti power in Niente tranne noi e suggestive melodie per Questo amore e Un bacio prima di morire, che assieme alla già nota L’ultimo addio vanno a costituire il blocco per cuori romantici, con la prima, tra le tre, che svetta per testo e trova nella epica chiosa il suo senso.
E se di esami universitari si tratta, il 30 e lode più complimenti della commissione lo raccoglie Se potessi, inattaccabile melodia a due voci ( interviene tale Raphael Nkereuwem ) dove l’elevarsi ed il cadere diventano motivi di stupore e felicità da assaporare a doppie mani, per giorni che non tornano e che in noi sono quelli che restano. Con Splende l’allieva Annalisa ha meritato la laurea e con essa può lanciarsi all’inseguimento di nuove specializzazioni, partendo da questi standards elevati, che nel trito mondo del pop da classifica non sono così scontati.

VOTO: 8/10


ANNALISA “Splende” – Recensione di SIMONE CAPRIOLI

Ci sono certi clichè difficili da togliersi di dosso. In particolare gli ex allievi della scuola di Amici di Maria de Filippi hanno lamentato per anni, e a ragion veduta, la difficoltà nell’essere considerati dagli addetti ai lavori ed dal grande pubblico come cantanti di fatto, passati si dal talent più famoso della televisione ma un giorno usciti da questo ed alle prese con la realizzazione di canzoni, tour e quant’altro proprio come tutti gli altri. Cantanti punto. Non cantanti “ex Amici”.
Fortunatamente nel corso degli anni, con l’interesse sempre più concreto delle etichette discografiche che hanno deciso di investire trasformando gli “ex di…” in stelle da classifica, le cose sono andate migliorando.
C’è poi un altro clichè, quello della “promessa musicale” che partecipa al suddetto talent, che deve fare suo malgrado, una fatica doppia per essere credibile: dimostrare di essere artisticamente “slegata” dal discorso televisivo, e cantare canzoni che facciano davvero la differenza rispetto a quelle dei compagni di scuola (e non) per essere riconoscibile e costruire un percorso musicale interessante nel tempo.
Annalisa è uno di questi casi: dal 2011 ha pubblicato 4 dischi e partecipato 2 volte al Festival di Sanremo, riscuotendo sempre un discreto successo commerciale ma senza convincere mai fino in fondo;si è limitata a produrre i suoi dischi con impegno e puntualità, non sempre trovando le canzoni giuste ma, va detto, mantenendo costante una certa dignità artistica; ha fatto dei tour e ricevuto anche diversi premi; il tutto senza viaggiare in senso generale ne tanto più in alto ne tanto più in basso dei suoi colleghi, finendo per collocarsi tra quelle “promesse” di cui già detto, che sembra stiano sempre per sbocciare ma alla fine non sbocciano mai.

Detto questo, Splende è il titolo del suo nuovo lavoro, il quarto disco in studio: 11 tracce tra cui due singoli usciti nel 2014, il brano di Sanremo ed una cover. Un album pop melodico dalle atmosfere rassicuranti come se ne producono molti, senza guizzi creativi particolari, che aggiunge poco a quanto sapevamo di Annalisa che, per la prima volta è anche co autrice di quasi tutti i brani.
Non da una mano la firma di Kekko Silvestre, che in Sento solo il presente e Una finestra tra le stelle replica il “modello Modà” di tanti suoi successi, ma è un vestito che non calza alla perfezione su Annalisa.
C’è poca varietà, sia musicale che di contenuto: a padroneggiare sono le ballate, forse un po’ troppe che conferiscono lentezza al disco senza risultare efficaci se non in un paio di casi come L’ultimo addio e Niente tranne noi. I testi sono deboli: troppo intimismo senza originalità che ricorre spesso alle solite immagini romantiche oramai inflazionate;  Una boccata d’ossigeno arriva sul finale: Ti sento, cover dello storico brano dei Matia Bazar qui riletto e rielaborato, su cui Annalisa si muove con gusto e classe.
Lei ce la mette tutta, la sua voce talvolta arriva veramente alle stelle di cui canta, ma non è abbastanza per tenere insieme i pezzi di una tracklist tutto sommato noiosetta senza infamia né lode, che non la valorizza per niente. L’ennesima occasione sprecata. Che peccato.

VOTO: 6/10

  
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  • enzo

    Testi deboli?
    Secondo me la seconda recensione è stata fatta con i piedi.