RECENSIONE: SLOGAN – MORENO

moreno

Non è stata facile la vita per Moreno negli ultimi anni; dopo un primo disco, Stecca, accolto trionfalmente, la seconda prova, Incredibile, ha lasciato intendere una decisa disaffezione da parte del suo pubblico, visto il decimarsi delle vendite. Nel mezzo un Sanremo in cui è passato quasi inosservato, finendo penultimo tra i finalisti, senza che il suo brano lasciasse chissà quale traccia; il tutto senza capire esattamente il perchè.

Moreno è rimasto sempre fedele a se stesso, faccia da simpatica canaglia, un freestyle buono anche live a servizio di un hip hop per lo più positivo, di quello che non fa perdere il sorriso sulla faccia. Forse proprio questo ha cominciato ad essere additato dai puritani di stile, gli stessi colleghi su tutti, abituati ad usare questo stile musicale come canto di denuncia, sesso di quello senza troppe complicazioni sentimentali o racconti per lo più di periferia , dove crescere è difficile e non perdersi sembra una disciplina olimpica che pochi portano a termine. E se l’hip hop viene spesso paragonato al cantautorato impegnato degli anni 70, ecco che come allora si sparava sul cantautorato d’amore, quello di Baglioni e Cocciante per intendersi, oggi si spara sull’esposizione più leggera dello stile della parola di strada, di cui Moreno è effettivamente portatore sano.

Non c’è bugia però in Moreno e nella sua proposta giacchè il piccoletto ventiseienne di Genova non si è mai proposto in un altro modo e se è piaciuto, passaggi in tv o meno, è forse proprio per questo. Detto ciò ora è tempo di Slogan, una prova del 9 per cui si è speso alla produzione Big Fish, che certo, tra i puritani, non ha da chiedere permesso o scuse a nessuno, ed in cui Moreno scherza persino sul suo percorso; come nell’iniziale Intro, dove ci racconta da dove arriva, come è stato considerato nel tempo dal pubblico, di come ancora venga additato chi esce da un talent e della domanda fatidica che in realtà ogni artista dovrebbe fare a se stesso e cioè se quel che ha fatto e prodotto è sufficiente per rimanere.

La promozione è stata affidata a due pezzi decisamente leggeri ma se Un giorno di festa, che ha scaldato i motori ad inizio estate, è stato un esperimento “modaiolo” troppo accodato a suoni che, da Major Lazer in poi tutti, sembrano volere nelle proprie produzioni, è nell attuale Slogan, non per altro title track, che il nostro viene fuori con personalità, giocando con le pubblicità famose e sottolineando che “No Moreno No Party“.
La nuova propensione dance di Fish spinge il disco tutto su ritmi danzerecci che toccano varie possibilità, anche quelle vagamente reggae come in 50 Sfumatore di canzoni su cui Moreno mostra agilità e si impegna anche nel cantato. In effetti in tutto il disco si nota che il rapper genovese si propone anche in incisi cantati, (seppur sorretto da effetti vari, echi, sovrapposizioni e vocoder) senza lasciarli a coristi ne a ospiti vari. Difatti Slogan ospita solo Deborah Iurato, che proprio Moreno condusse alla vittoria durante la sua permanenza da coach ad Amici di Maria De Filippi e che ad oggi, nonostante un terzo posto a Sanremo, non pare aver trovato ancora una sua precisa collocazione nella musica italiana. Lasciami andare offre una simpatica evoluzione anche per la sempre troppo compassata vocalist siciliana, prigioniera delle sue belle note, non sorrette da un repertorio altrettanto bello.

La sorpresa Moreno la offre con Lontanissimo, azzeccata ballad, che ricorda nelle intenzioni le cose delle band hip hop degli anni 90, Articolo 31 e Sottotono, in testa che rappresentano per lo stile l’apertura alle masse che fin li poco si erano affezionate. In Attimi preziosi, ogni schiaffo in faccia ed ogni singola lezione van tenuti bene a mente, ed il messaggio par indubbiamente positivo… certo è però che i pensieri, magari, andrebbero formulati col giusto italiano, che non è certo “gli sbagli che facciamo è per capire ciò che siamo“!!!
Controcorrente, rispetto a tutto il disco, va solo Antirap, che profuma di risposta, non senza qualche frase pungente, a tutte le critiche intercorse nel tempo.

Slogan è un disco nell’insieme specchio del suo autore, interprete, cantore; conferma un artista sincero che non segue stilemi dettati dalla “convenzione hip hop”, bensì la via delle strade del pop per raccontarsi al meglio, per ricordarci che anche per la strada, anche tra le difficoltà, non è che non si sorrida mai. Lui sorride e certo peccato non fa perché si può sorridere anche facendo hip hop!

VOTO: Sei +
BRANO MIGLIORE: Lontanissimo

TRACKLIST

1 – INTRO
2 – SLOGAN
3 – UN GIORNO DI FESTA
4 – LONTANISSIMO
5 – LASCIAMI ANDARE
6 – ALBA DI DOMENICA
7 – PING PONG
8 – 50 SFUMATURE DI CANZONI
9 – MAGICI
10 – ATTIMI PREZIOSI
11 – ANTIRAP
12 – NEVICA

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.