RECENSIONE: SERGIO SYLVESTRE – SERGIO SYLVESTRE

sergio sylvestre

Protagonista all’ultimo Festival di Sanremo, concluso con un non trascurabile 6° posto, Sergio Sylvestre, il gigante buono già vincitore di Amici di Maria De Filippi, approda sul mercato con il suo nuovo lavoro dove, semmai ce ne fosse bisogno, chiarisce per prima cosa a tutti di non essere italiano.

Il suo disco, omonimo, è infatti tutto in inglese, come del resto il precedente ep, con un’unica concessione, oltre al brano del festivalone, ad un solo altro brano in italiano. E siamo di fronte ad un disco in cui Sergione si muove a proprio agio, tra sentori r’n’b, porzioni di dance accennate e ballads corpose con annesso uso della sua potente voce in maniera misurata ma senza riuscire tuttavia ad emozionare davvero come un cantante soul dovrebbe fare.

Eh si, perché già Con Te, il brano scritto per lui dalla Giorgia che tutti conosciamo ed ammiriamo e con cui il nostro ha preso parte alla più importante manifestazione canora italiana, era davvero una robetta insulsa che probabilmente nemmeno lei avrebbe osato pubblicare; un insieme di già sentiti con un inciso che si preoccupava solo di tirar fuori la voce e non il reale sentimento e con finale in gospel appena accarezzato, cosa che avrebbe dovuto nobilitare ed invece mostrava solo ciò che poteva essere il passaggio di Sergio all’Ariston ed invece non è stato. Purtroppo anche l’altro italico brano, Come il Sole ad Ottobre, è deboluccio; e lo è nel testo che già nel titolo potrebbe essere contestato. Andrebbe infatti detto al Sylvestre ed a chi ci lavora attorno che sono ormai 10 anni che il sole ad Ottobre scalda eccome, che le stagioni sono cambiate e che spesso nel mese delle foglie gialle siamo ancora a mezze maniche. Invece Sergio avrebbe potuto raccontarsi meglio se magari avesse portato un brano come Lucky Ones, ( ovviamente tradotta ) ballata dalle linee melodiche black, con punteggiature elettroniche nella base, intrisa di sentimento già nelle intenzioni del cantato o anche la più tronfia Point of You che però è il tipico brano che di questi periodi sbanca le classifiche anche nostre; una cosa per intenderci musicalmente vicina a mondi come quello di Charlie Puth in cui nonostante gli arrangiamenti con elementi synth tipicamente dance, essi restano solo vivaci arredamenti per un midtempo melodico.

The Last Kiss Goodbye sembra anche vocalmente strappata dal repertorio della rivelazione Rag’N’Bone Man , grazie a quella mistura di voglie black rese particolarmente europee da “poppissimi” na na na ; E qui Sergio è pieno, potente ed accattivante. Belle le note lunghe di The Way You Are, un po’ meno lo scarno arrangiamento che avrebbe meritato almeno l’ingresso di una batteria più possente e di qualche altro strumento oltre al synth. Sicuramente il linea con tante produzioni dance del periodo Down We Go ma un filo impersonale, cosa che viene sconfitta alla grande con la finale Honesty che regala più di un brivido nella sua essenzialità; un piano e voce davvero emozionale. Facevano ben sperare gli inediti di Big Boy, ma la sensazione che arriva ascoltando questo nuovo lavoro di Sergio, è quella di una possibilità sprecata attraverso una serie di canzoni che non riescono a toccare l’anima, cosa che dovrebbe essere la priorità per chi fa del soul, visto che già il termine significa anima. Si tratta per lo più di compitini ben svolti, ma se uno è bravo la sufficienza non è un vanto da esibire.

BRANI MIGLIORI: Honesty/ Lucky Ones
VOTO: 5/10
TRACKLIST

1.  Con te
2. The Last kiss goodbye
3. Running
4. Planes
5. Lucky ones
6. Point of you
7. Running up the hill
8. Come il sole ad ottobre
9. The Way you are
10. Down we go
11. Lie to me
12. Honesty

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.