RECENSIONE: ORONERO – GIORGIA

oro nero

Partiamo subito da una doverosa ammissione di colpe! Chi vi scrive ama Giorgia, la reputa la migliore cantante italiana a livello vocale, e col tempo con un repertorio sempre più appropriato e centrato, che ne mette in luce tutte le formidabili attitudini e non trascura di fare l’occhiolino alle masse in maniera intelligente, senza scadere nell’ovvio che spesso affligge le proposte commerciali.
Come tale mi approccio sempre con un po’ di tensione all’ascolto di un nuovo lavoro; forse è paura di restare delusi, forse di non ritrovare quelle peculiarità che l’hanno resa alle mie orecchie un’artista speciale.

E’ già accaduto in passato, ma la cosa, con somma gioia, non si è ripetuta con gli ultimi due album e fortunatamente Oronero, fresco di uscita, conferma la regola del “non c’è due senza tre”.
Ribadita la squadra base che già si distinse nelle due ottime proposte precedenti quali Dietro le apparenze e Senza paura, composta da Michele Canova alla produzione e supervisione, la stessa Giorgia alla scrittura ( ben 10 delle 15 tracce sono sue ), ed in più di un’occasione il compagno Emmanue Lo con fidato coauture Oronero si arricchisce di una folta schiera di autori e musicisti americani con cui Michele, losangelino di adozione, è entrato in qualche modo in contatto, Pacifico che sa sempre esporre le emozioni come pochi e che qui firma Sempre si cambia ed il nostro Tony Maiello che ha soppiantato la fatica di trovare uno spazio per se stesso come cantore, grazie a quello che come autore gli stanno concedendo diverse star nostrane; Giorgia per l’occasione incide la sua Credo, tutta tappeto elettronico e lacrime che sciolgono le maschere.

I suoni di Oronero sono volutamente elettronici e sicuramente di livello internazionale, come spesso le produzioni del Canova del resto, anche se, e questa è l’unica reale piccola critica che posso fare al tutto, si avverte in più di un’occasione la nostalgia per una batteria reale, che suoni più dura e non ovattata dal setaccio dei synth.
La track list si snocciola piano alternando ballads ed uptempo e se le prime sono il vero cavallo di battaglia per questa minuta donna tutta ossa, occhioni e voce, ormai anche dei secondi è diventata padrona, credibile ed inoltre sempre più americana nel fraseggio e nelle dinamiche.
Oronero ha la forza così di non guadagnare momenti di stanca nonostante sia corposamente dotato di ben 15 tracce; si passa dal primo omonimo singolo ( decisamente “canovano” nell’arrangiamento ) che privo di inciso, denuncia il parlottare perenne della gente, che giudica senza conoscere, per un semplice gusto di aver qualcosa da dire, anche e soprattutto quando non richiesta, alla bella Per non pensarti più in cui bruciano le mancanze di chi vorresti rivedere solo per dirgli una parola che cancelli il senso del non detto che, per andare avanti, siamo costretti a riporre assieme alle fotografie in luoghi dell’anima di cui eviteremo di varcare l’uscio.
Il finto lento di Vanità che parte melodica salvo poi guadagnare bit al secondo inciso impreziosito dal falsetto sul titolo stesso, incipit dell’inciso, che arreda diversificando sulla bella voce piena della nostra, si alterna ai Bpm dance in Come acrobati che si candida come singolo per la prossima estate o per lo meno se la gioca con Amore quanto basta che a dir il vero è però un filo facilotta, forse troppo per una cantante come Giorgia.
Ognuno agisce per quello in cui crede; vedi, ecco io credevo in te” è una meravigliosa ammissione di qualcosa che cambia dentro, che si rompe, storia cantata magnificamente in Mutevole mentre sono le proprie consapevolezze ad essere alla base della forte Scelgo ancora te. Sarà difficile sparare dell’oronero su Oronero che è disco sapiente e pensato, in cui nulla è lasciato a caso; ne può esser sicura Giorgia che diversi mesi ha atteso prima di darlo alle stampe, sicura come voleva essere che tutto fosse giusto testamento del suo momento attuale, come le ha insegnato un amico e mentore quale Pino Daniele che lei stessa ha ammesso di averla illuminata con queste parole. E sinceramente quella luce è bella visibile da tempo.

BRANI MIGLIORI: Per non pensarti più / Vanità / Mutevole
VOTO:
Otto ½


TRACKLIST

1 – Oronero
2 – danza
3 – Scelgo ancora te
4 – Credo
5 – Per non pensarti più
6 – Vanità
7 – Posso farcela
8 – Come acrobati
9 – Mutevole
10 – Tolto e dato
11 – Amore quanto basta
12 – Sempre si cambia
13 – Grande Maestro
14 – Regina di notte
15 – Non fa niente

 

 

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica

  • Ugo

    Io non so, giorgia è stata ed è la mia cantante italiana preferita. Ho sempre adorato la sua voce in tutti i suoi cambiamenti e spesso ho trovato le sue canzoni azzeccate per il tipo di stile che vi riesce ad esprimere. Ma dagli anni 2010′ c’è stato un cambiamento. È come se avesse deciso di rinunciare alla sua parte Black, quella vena blues, jazz, R&B, che la contraddistinse agli esordi, apoena dopo il fantastico doppio c’è live in inglese, e che n caratterizzò le scelte collaborative successive, con herbie hancock, ray charles, e poi le scelte dei musicisti, non ultimi Ricky minor e Michael baker. Entrando nel tecnico, negli ultimi tre album non esiste una nota blue, non c’è un accordo jazz, una settima, un diminuito, un certo uso dei cori, un bel basso funkeggiante (nell’ultimo album non c’è proprio il basso suonato in nessun brano). La cosa mi preoccupa. Queste canzoni sono carine, le ascolto una due volte, poi mi stufano, non hanno quel qualcosa in più che giorgia era fino a Di sole e d’azzurro. In parole povere, c’è stata una svolta pop. Qualcuno che la vede come me?