RECENSIONE: COME IL MONDO – MARCO CARTA

marco carta

 

Marco Carta piccole evoluzioni di un interprete ostinato.
Sembrava più in discesa la vita artistica di Marco Carta e per svariati motivi: la vittoria nel talent più famoso e longevo della tv italiana, una buona accoglienza dei primi progetti con picco nella vittoria a Sanremo e conseguente programmatissima hit estiva ( Dentro ad ogni brivido ndr ), timbro particolare, spesso impreciso e sporco ma comunque degno di nota, bell’aspetto gradevole alle tantissime e mai sopite fans prontamente ribattezzatesi “cartine” ed un sorriso da simpatica canaglia, da quello che ha commesso la birichinata ma la nega, che ti strapperebbe volentieri uno schiaffo ma che ti spinge alle immediate scuse subito dopo, per la tenerezza che lo stesso sorriso furbo e chissà quanto consapevole sa farti.

Tutte prerogative che in linea di massima strappano consensi facili, ancor di più se unite ad una storia personale importante come nel caso del cantante sardo, eppur la storia, quella successiva, i fatti, stan qui a dimostrare che non è sempre così. Per Marco Carta infatti, dopo i primi successi, si sono rincorse difficoltà più o meno evidenti, problemi di varia natura per la pubblicazione di un nuovo lavoro, bocciature a Sanremo, una partecipazione ad Amici Big passata quasi inosservata (nonostante l’ottimo piazzamento) ed il ripiego su strade televisive per ravvivare quel faro che le luci aveva ormai fioche e riprovarci.

Il tentativo arriva adesso e si chiama Come il mondo ed il mondo di Marco, almeno quello che canta, è un emisfero pop che cerca di sfuggire alla maniera, senza riuscirci sempre, articolato come è tra ballate abbastanza immediate ed incisive e pezzi uptempo invece minori, per i quali sarebbe pur portato ma a cui sembra mancare sempre lo spicciolo per completare l’euro. Provo a spiegarmi: nessuno di questi è brutto, nessuno merita il click sul tasto avanti, eppur altrettanto vero è che nessuno ti regala quella voglia di soffermarti. Si tratta per lo più di discorsi esistenziali e sui rapporti interpersonali, tutti però affrontati in maniera piuttosto generica e chiusi, in alcuni casi, anche abbastanza frettolosamente. Se il singolo Non so più amare scorre via senza alcun sussulto, se non quello di una lontana ed alquanto insolita parvenza rock, la buona base della title track, ad esempio, avrebbe meritato sia uno sviluppo, un bridge che la evolvesse e non una chiusura tronca dopo il secondo inciso, che un testo migliore; questo su una persona cambiata che stenti a riconoscere, messa in paragone addirittura col mondo che non vuole cambiare, è davvero poca cosa.

Per fortuna, come si diceva, è nelle ballads che Marco trova l’abito comodo; tutte sembrano plasmate sulla sua voce rocciosa e nelle crepe naturali della stessa in cui anche i contenuti, seppur sentimentali e non certo di astrofisica o chimica quantistica s’intenda, appaiono più centrati e sentiti. Lasciami adesso è storia che non sa più raccontarsi con uno sguardo rivolto al Bryan Adams degli anni 90, con finale in archi di appetibilità sanremesi, mentre Guarda la felicità ha un bell’intro misurato piano e voce , in cui emerge corpo vocale raramente così espressivo del nostro ed un inciso non sparato, tenuto in media tonalità, senza strafare che però assolve al suo compito, ovvero incidere, scusate il gioco di parole, restando impresso. L’apertura di Anche quando gioca addirittura sulle note basse ed evidenzia i miglioramenti interpretativi di Carta contrapponendosi alla conclusiva Stelle che invece è più aperta, ma ahimé, anche più solita. Completano il quadro i due singoli usciti l’anno scorso e che posto in un discorso completo ancora non avevano trovato, ovvero l’incalzante ( e positiva ) Splendida ostinazione e l’ostinata ma meno splendida Ho scelto di no, entrambe già baciate da luccichii di platino e d’oro.
Come il mondo è il conto che Marco Carta presenta al suo pubblico fedele, che lo ha atteso trepidante e che difficilmente resterà deluso dalle sue evoluzioni, non così evidenti da spiazzare l’interlocutore, ma indubbiamente importanti; è il piccolo passo con cui il cantante sardo ricorda a tutti di esserci anche lui e riprende la strada verso il centro del pop.

BRANO MIGLIORE: Guarda la felicità / Splendida ostinazione
VOTO: Sei +

TRACKLIST

  1. Anche quando
  2. Come il mondo
  3. L’Ultima cosa vera
  4. Lasciami adesso
  5. Splendida ostinazione
  6. Non so più amare
  7. Ho scelto di no
  8. Una Semplice notizia
  9. Guarda la felicità
  10. Stelle

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.

  • raimondo

    Che Fiume non straveda per carta è cosa risaputa, poi Marco non ha un potente management alle spalle e tanto meno un ufficio stampa. STELLE è una vera gemma, la struttura del pezzo e perchè fuori da quello che è stato finora il repertorio di Marco Carta. Non è un caso che sia al primo posto su spotify viral, segno che sta pescando un pubblico al di là dei suoi fan.

  • simone

    come immaginavo recensione piena di soliti pregiudizi triti e ritriti a questo punto te la potevi evitare… peccato per il sito che adoro e che ha sempre trattato degnamente marco carta come artista, mi riferisco solo all’autore della recensione, a mio avviso molto superficiale e fatta quasi di sfuggita perchè costretto, ripeto si poteva allora evitare

    • Ciao Simone, ci spiace che la recensione ti abbia deluso, ma del resto questo è un rischio quando si fanno recensioni. Poi i pareri possono cambiare da recensore a recensore (noi ne abbiamo tre diversi)… quando i due principali che si occupano di musica pop sono in disaccordo tra loro per esempio facciamo una doppia recensione.

      Detto questo sono pareri, va data la possibilità di esprimerli.
      A presto

      Massimiliano Longo