RECENSIONE: LESS THAN A CUBE – LESS THAN A CUBE

LESS THAN A CUBE

Il rock in Italia non è morto, ci sono i Less Than A Cube.

Quando in Italia si prova a fare rock tocca farsi il segno della croce ben consapevoli che le stigmate dell’insuccesso fioriranno sui nostri accordi come cristi fuori tempo massimo. L’Italia e il rock, un rapporto mai sbocciato, una conoscenza della materia assente, un pubblico che pare non esserci, un’attenzione radiofonica pari a zero, fino al definitivo deragliamento generalista dei media di costume che quando devono citare un rappresentante italiano di successo del genere bestemmiano il nome di Ligabue. Sì, avete capito bene. E potrei fermarmi qui, chiudere il pezzo e andare a dormire.


Tolti gli eterni e mai abbastanza applauditi Afterhours, il buon Pedrini (prima e dopo i Timoria), Verdena, Negrita, Linea 77 e gli algidi Marlene Kuntz, di band che siano riuscite ad affermarsi con la musica pesante nel nostro paese non me ne vengono in mente altre. Eppure gruppi validi ce ne sono, basta attraversare la notte con pazienza e in qualche piccolo club vi capiterà di incontrare la loro musica. Per questo da oggi in poi cercherò di dare voce a chi ancora una voce non ce l’ha; e non ce l’ha perché in radio non passa, perché eroicamente sceglie di non andare a sputtanarsi in qualche talent televisivo, perché propone un genere che in Italia è estraneo come l’acqua naturale a Shane McGowan.

Grazie a Dio ho la fortuna di scrivere su uno dei pochi siti che non segue la logica del padrone e ama dar spazio a tutti, basta che propongano buona musica. E allora coraggio, iniziamo questo viaggio e iniziamolo con un incredibile album che ho avuto la fortuna di trovarmi fra le mani dopo aver assistito a un reading di PJ Harvey, recapitatomi timidamente da uno dei tre membri della band.
P.S.: se non sapete chi sia PJ Harvey andate tranquillamente e beatamente a cacare e amici come e più di prima.

Il disco in questione è l’omonimo debut album dei Less Than a Cube.
Un trio torinese dai testi visionari e il groove assassino, che nelle nove tracce del loro omonimo album martellano nei territori a loro cari: grunge, post punk e indie rock, il tutto condito da chitarre affilate come mannaie, bassi sincopati e testi di livello assoluto.
Una roba talmente suggestiva da stentare a credere che sia nata nella terra del Po e non sotto la Space Needle.
Fabio Cubisino, chitarra e voce del gruppo, ha un’ugola cartavetrata che ricorda quella del defunto Scott Weiland, Alessandro Mautino picchia sulle pelli senza pietà, fornendo assieme al basso di Alessia Praticò una base ritmica che non fa prigionieri.
I componenti provengono tutti da precedenti esperienze musicali: Fabio ha suonato per 12 anni nella band indie rock Margaret, di cui è stato ideatore e fondatore; Alessia prima con Les Morceaux Anatomiques e poi con i Chloe, mentre Alessandro era con i Cockpit.

A tratti acidi (Revolution), volutamente low-fi con passaggi al limite del grunge più bastardo dei primi Alice In Chains (Monovolt, Not Forget, The World of Fire), per poi abbandonarsi a suite ancora più libere che dilatano lo spazio della forma canzone fino al confine dei sensi (Night Song). Questi sono i Less Than A Cube, e non solo. Perché in un attimo si rifanno quadrati e occhieggiano a un pop-rock centrato (Blue Grass, il primo singolo) che fa pensare a una versione meno glitterata dei Placebo. Senza dimenticare echi fottutamente indie (Escape Plan), sinistre sperimentazioni dark (Dear Secret, cantata da Alessia) fino alla suadente litania notturna di The Dust che chiude questo ottimo disco d’esordio.
Un disco profondo, ruvido e bellissimo, la colonna sonora per una notte dal fiato corto, nascosta in quegli angoli bui dove non arriva nemmeno il fiato della luna.
E che non mi si venga a dire che il rock in Italia è morto perché non ci credo, non certo dopo aver ascoltato i Less Than a Cube.

Attendo i vostri commenti, piccoli bastardelli affamati di riff. Il disco è uscito in questi giorni, andatevelo ad ascoltare e poi ditemi se il vecchio Sandman non ci ha preso anche stavolta.
Ciao guagliù, vi voglio bene come e più del solito.

VOTO: 8/10

TRACKLIST

  1. Monovolt
  2. Revolution
  3. Not forget
  4. Night song
  5. Blue grass
  6. Escape plan
  7. The World on fire
  8. Dear secret
  9. The Dust

 

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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