LORENZO FRAGOLA: ZERO GRAVITY – RECENSIONE

lorenzo fragola

Prosegue il viaggio artistico di Lorenzo Fragola, iniziato appena un anno fa eppure già pieno di cose da raccontare, di esperienze, di presenza sul mercato abbastanza capillare grazie ad un EP di presentazione, un primo album di inediti ed adesso, a distanza di undici mesi appena, già un nuovo lavoro fresco fresco di pubblicazione e intitolato Zero gravity.

E per questo nuovo disco il giovane catanese, dalla faccia da bravo ragazzo con lo sguardo di quello che però non dorme affatto, si addentra in quel mondo pop che forse non sembrava proprio il suo mood, almeno non quando entrò nelle fila dei concorrenti di quell’ X Factor poi vinto ed in cui sembrava più proteso verso un cantautorato intimo, molto più acustico. Già perchè Zero gravity è un disco fatto per sfondare le classifiche, pieno di possibili singoli che potrebbero farlo durare anche oltre un anno ed in cui gli spazi intimi, per lo meno acustici di cui prima, sono pari allo zero e senza bisogno di scomodare la gravità. Si tratta per lo più di canzoni che non passano alla storia, arrangiate secondo gli standard più in voga nel pop europeo, che strizzano in qualche caso persino l’occhio alla dance, attuale o che fu, ma che eppur funzionano maledettamente, ti si ficcano nel cervello, ti indispettiscono quasi per quanto funzionali siano e sai che nonostante le radio te le faranno odiare, non riesci proprio farlo.

Certo qualcosa di bruttino, proprio bruttino c’è, come quel vecchio brano che Lorenzo ha scongelato per il Festival di Sanremo, facendolo apparire come le mamme lo vogliono, ma dimenticando che alla fine lui vorrebbe infilarsi nel letto delle figlie ( pardon nell’ipad ). Perchè Infinite volte, anche risentita molte volte, non è riuscita a farmi cambiare l’idea di un pezzo davvero inutile per la sua carriera, un polpettone che nonostante il dispiego di tante firme alla composizione non è scampato ad un imbarazzante ed imperdonabile errore di congiuntivo, e si inerpicava in strade espressive di falsetti decisamente improprie al nostro, che riusciva a stonacchiarli una volta si ed un’altra pure. Ma è passato… e per fortuna per lui, anche in maniera indolore. Se proprio si voleva puntare sull’effetto lentone magari la scelta sanremese sarebbe potuta cadere più su Qualsiasi cosa. Tutto, con un arrangiamento più tronfio ma sicuramente più vicino a quel pubblico che lo idolatra e che è disposto a seguirlo pure in pericolose strade buie.
Le licenze grammaticali si ripropongono anche nel finto e beffardo r’n’b Dire di no; sarà per questo che chi ha curato il concept del booklet ha preferito non inserire i testi? Chissà! Ma se non è possibile riavere il Lorenzo degli inizi, quello chitarra e fil di voce, allora bisogna andare oltre questi midtempo un filo inutili, per trovare nuovamente senso nella proposta e scoprirne una nuova forza e questo avviene indubbiamente quando aumentano i bit. Il brano migliore del lavoro è difatti Scarlett Johansson che, s’intenda, non è una dedica alla bella attrice, ma solo la donna che per il nostro rappresenta la bellezza ed il desiderio e che quindi ben si prestava come titolo di quella espressione di passione che, pur sapendo dovresti tenere a bada, proprio non riesci, ti ci abbandoni e pecchi, anzi, stavi già peccando con la mente prima di farlo davvero. Lei riesce a “fotterti la testa” e va bene la licenza poetica qui, perchè trovare un francesismo avrebbe tolto peso al senso del pezzo, firmato tra gli altri da Ermal Meta, e che si sviluppa su un tappeto 70’s che profuma di Daft Punk ultima maniera, quelli che hanno eletto Giorgio Moroder e lo Studio 54 a loro miti. Meta firma anche gli altri episodi uptempo del disco, Con le mani e Luce che entra e la sua scrittura è indubbiamente di grandissimo impatto pop; la matrice comune dei pezzi è l’arrangiamento vocale basato sulla doppia voce, che si rivela efficace ed offre un punto di forza sulle note basse, in cui Fragola ha dimostrato di avere bisogno di rinforzi. Anche D’improvviso, composta con Federica Abbate, si ciba della medesima scelta di arrangiamento vocale e, anche in questo caso, tra i brani introspettivi si rivela quello più potente, forse anche per quel senso malinconico, quella rincorsa all’abbraccio in cui magari ci sono più parole di quelle che potresti usare.

Solo uno l’episodio in inglese del disco, quella Weird dove invece Fragola si fonde tra gli altri con Virginio, che pare ultimamente ci stia provando particolare gusto a comporre in inglese; il pezzo suona molto italico nelle strofe per poi cedere invece il posto a suoni vintage, più 80 che 70 stavolta, nel riuscito inciso, in cui è facile immaginarti Lorenzo vestito con spalline colorate sotto lo stroboscopio. Buona la title track, tutta elettronica semplice e drum machine, scritta tra gli altri con Tony Maiello, che magari chissà, a furia di dare buone canzoni ad altri, riuscirà a trovare una nuova occasione anche per la sua di carriera. Frattempo quella di Fragola prosegue spedita e sicuramente, tra qualche passo falso ed una buona ripartenza, in maniera dignitosa, tenendosi ben lontana da quello zero, dove al momento ci lascia solo la gravità.
Insomma, Lorenzo Fragola in assenza di gravità galleggia nel pop che più pop non si può.

BRANO MIGLIORE: Scarlett Johansson
VOTO: 6+

TRACKLIST

  1. infinite volte
  2. Parlami
  3. Con le mani
  4. D’Improvviso
  5. Luce che entra
  6. Weird
  7. Qualsiasi cosa. Tutto
  8. Sospeso
  9. Scarlett Johansson
  10. Dire di no
  11. Zero gravity
  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.