KARIMA – CLOSE TO YOU – RECENSIONE

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Voce meravigliosa, soffice come le pieghe del velluto, limpida come un cristallo di Boemia, potente come un rombo di tuono, passionale come il più ardito dei baci, delicata come la carezza di una madre, calda come un abbraccio inaspettato ma sentito, Karima torna ad incidere dopo un periodo di pausa abbastanza lungo ( 5 anni ) in cui è diventata mamma seguendo giustamente altre priorità, e lo fa coronando il sogno di proporre il repertorio che le ha fatto amare la musica; per il ritorno Karima canta infatti Bacharach, anzi per essere internazionali Karima sings Bacharach, messo li a sottotitolo del più stringato Close to you.
Non che la cantante livornese non si fosse tolta già la soddisfazione di collaborare col suo mito, già al suo fianco in quello che è ad oggi il suo unico Sanremo, nel 2009 e successivamente alla produzione del secondo ed omonimo album.

Adesso però è proprio tutta un’altra storia, perché la Ammar ( questo il suo cognome ) è stata proprio ospite del “vecchietto gentile del pop mondiale”, icona di una musica leggera eppur ficcante, commerciale ma al contempo capace di non invecchiare in 5 minuti, grande autore per donne dalle grandi personalità come Aretha Franklin, Sandy Shaw, Dusty Springfield, Cher, e su tutte Dionne Warwick, che più di chiunque altra ha maggiormente rappresentato con la sua voce le canzoni del grande autore. E adesso proprio da quel 2009 pare che il Sig. Bacharach si sia innamorato davvero della voce della nostra Karima decidendo di concederle una serie di brani del suo repertorio.
Ed in esso Karima ci sguazza a piene mani, provando e riprovando, fino alla scelta non certo facilissima di sceglierne poco più di una dozzina, arrangiandoli tutti in chiave filo jazz, con una voluta resa quasi live, che non si scostasse troppo dalla possibilità di eseguirli live, senza allontanarsi troppo dall’inciso. E con questi arrangiamenti Karima può essere centrata perfettamente sia in ambientazioni fumose da piccolo club, che in spazi aperti quali piazze e concerti estivi, in cui far esplodere fiati e percussioni.

Tra qualche scelta abbastanza solita, ma inevitabile, quale I Say a little prayer o Walk on by che hanno avuto diverse vite e forse non avevano bisogno di una ulteriore, Karima apre anche a qualcosa di più ricercato e forse meno noto per noi in Italia come Wives and lovers portata al successo nel lontano 1963 da Jack Jones che vede qui il piano e fiati giocare o come One less bell to answer, lanciata nel 67 dalla voce meno nota di Keely Smith e qui sorretta da un sax che la rende base perfetta per un incontro sexy.
Always something there to remind me è una vera e propria jam session che magari ti aspetti persino esser più spinta in live, mentre Alfie non perde nemmeno un filo di quella magia che la Warwick seppe conferirle. Tanto pathos in What the world needs now dove ci si può permettere di perdere l’intro dei fiati e affidare tutto al piano; ed è allora che t’immagini di essere in uno di quegli alberghi, quelli con più stelle del firmamento, e li nella sala c’è un piano a coda, con un uomo elegante a suonarlo ed una vocalist li di fianco, voce meravigliosa, abito da sera su tacchi altissimi e gioielli luccicanti che cadono sul decolté generosamente in bella mostra.
Waiting for Charlie e Just walk away avevano già fatto capolino nel precedente lavoro di Karima; peccato a sto punto manchi I’ve got my mind made up, prezioso gioiellino di un disco fuori catalogo inspiegabilmente. Ed è inspiegabile anche perchè Karima fatichi a diventare una cantante di successo. Forse sono mancate le occasioni, come quel secondo Sanremo mai arrivato? Forse troppo colta la sua proposta per il nostro mercato? Forse ci vorrebbe un disco di inediti, magari lavorati con qualche grande autore? Forse tutte queste cose. Se però magari riuscissimo a sentire le sue note cantate e non urlate, i suoi fiati razionati ed intelligenti e non strappati tra un urlo ed un altro come se si avesse bisogno della macchina per l’ossigeno, se prestassimo l’orecchio, provando a chiudere gli occhi e a lasciarci portare da un vibrato degno di esser chiamato tale e non un nitrito equino spacciato per tale, mi riesce difficile pensare che si possa restare indifferenti. Karima può sortire molti effetti, sicuro non l’indifferenza.
BRANO MIGLIORE: What the world needs now.
VOTO: 8/10

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.